*** Per Lale e Cruyff...:-))) ***
Di solito la mia mattinata inizia alle sette, quando le tipe delle pulizie dell'albergo si intrattengono in discorsi sul più e sul meno, ad un livello di voce tale che a volte sogno stia entrando un'ambulanza in camera. Ma il mio sonno è decisamente più forte. Del resto una volta mia madre buttò giù la porta di casa, perché dormivo e preoccupata di suo e aizzata da una vicina – sarà successa una disgrazia, sicuramente è successa una disgrazia – sparò via la porta. Evento incomprensibile a distanza di anni sia per lei, ancora a chiedersi come sia stato possibile il mio sonno profondo, sia per me, ancora a chiedermi come sia stato possibile che mia madre da sola abbia buttato giù una porta blindata. La mia domanda è sicuramente più intrigante.
Alla fine mi tiro su, sempre in ritardo, tipo alle 8 e 15. Il primo passo fuori dall'albergo è sempre il più temuto. L'afa mi prende, il casino, il rumore, mi tortura, i tre semafori che devo affrontare rappresentano l'incognita pura in questa terra straniera, nonostante funzionino come da noi. Rosso stop. Verde puoi andare. Ma è tutta un'altra storia. Intanto perché i taxi hanno licenza di fare il cazzo che vogliono. In secondo perché magari mi unisco a uomini e donne di personalità che decidono di passare con il rosso, salvo, a un certo punto, partire in uno scatto che di solito mi coglie impreparato. In ogni caso, quando sono in ritardo i semafori sono rossi, quando sono largamente in anticipo, sono tutti verdi. La differenza in termini di tempo di percorrenza a seconda che accada l'uno o l'altro evento è di circa dieci minuti. E rischio di addormentarmi al palo. L'attraversamento degli incroci è la mia prova del nove: se arrivo vivo in ufficio significa che il risveglio è stato difficile ma efficace, altrimenti... (Continua)