beirut

[Diaz] La seconda parte dell'arringa del pm

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 03:53

Signor presidente, signori giudici, ieri il collega ha lasciato idealmente tutti dinnanzi al cancello della scuola Diaz Pertini nel momento in cui questo viene sfondato da un mezzo del VII nucleo del reparto mobile.
Mentre nel cortile della scuola si consuma il violento e tragico pestaggio di MC, free lance inglese, che subirà lesioni permanenti dall'agguato dei poliziotti, il VII nucleo sfonda il portone ed entra nella scuola. Canterini, chiamato dai suoi colleghi per partecipare all'azione, nella riunione preparatoria in questura, propone addirittura di fare un'entrata in grande stile, utilizzando i lacrimogeni. Viene convinto a lasciare perdere, ma i suoi uomini hanno voglia di menare le mani. Per distinguersi dai comuni picchiatori, gli uomini del VII nucleo decidono di infilarsi una cintura nera, anziché quella consueta bianca dei reparti celeri. Sarà la loro fregatura, purtroppo solo processualmente e neanche per tutti i suoi componenti e vedremo perché. Entrano e iniziano le violenze.

Come si giustificarono i poliziotti circa le botte e le ferite dei manifestanti? In due modi, ribaditi in aula: diranno che ci fu resistenza, con lancio di oggetti da parte dei ragazzi e ragazze nella Diaz, smentita dalle immagini televisive, e che le ferite degli occupanti erano ferite pregresse...

Cardona Albini non ha usato mezzi termini in aula: stiamo parlando di un massacro. Quanto alla resistenza degli occupanti la scuola: non c'è stata nessuna resistenza da parte delle persone, nessuna condotta di resistenza attiva, nessun lancio di oggetto, nessuna violenza, a nessuno e' stato potuto attribuire nessuna delle armi addotte nel verbale, tali armi non erano presenti nelle aule dove si sono svolte le violenze, e nessuna prova e' stata riferita rispetto al rinvenimento di tali armi, e' stata viceversa provata la provenienza ab esterno del principale reperto dell'operazione, le due bottiglie molotov, che aveva fornito uno spessore decisivo per formulare l'accusa collettiva di partecipazione all'associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio.

Quanto alle ferite pregresse: fu un'illazione fatta a caldo e diffusa dagli organi di stampa, unitamente a un sottodimensionamento dei feriti. Si può lasciare al giudice quanto questo contrasti con le immagini dei trasporti dei feriti, con le tracce nella scuola, diffuse da migliaia di fotogrammi, nonché con la documentazione medica delle lesioni acquisita agli atti. E veniamo all'azione, all'ingresso e alla perquisizione... (i poliziotti) cominciano a colpire. Subito dopo i primi entrano altri poliziotti, si spargono per la sala e cominciano a colpire. Colpi di manganello, calci, in pochi istanti tutto il locale e' pieno di poliziotti che vengono descritti tutti nello stesso atteggiamento: un pestaggio. Le descrizioni di questi poliziotti entrati per primi e i filmati inducono a ritenere che ci fosse certamente personale del VII nucleo. certo e' che in un secondo tempo viene riconosciuta e attestata la presenza di poliziotti di altri reparti, in borghese e con pettorina. Singole testimonianze sono molto dettagliate e riferiscono di violenze contro persone già ferite.

Gli insulti: Viene riferita costantemente l'urlare di minacce, insulti e ingiurie mentre i pestaggi avvengono. Le frasi vengono riferite sia da stranieri che da italiani. Vengono pronunciate anche a situazione avanzata, e provengono anche da persone che vengono descritte come funzionari. BV riconosce i funzionari: "li ho visti passare tra queste due pareti che non arrivavano al soffitto, li ho visti rimanere li', e uno ci ha detto 'bambini cattivi', con un giubbino chiaro, un po' calvo, con gli occhiali; poi ricordo anche uno con gli occhi azzurri e gli occhiali [per la cronaca, si tratta di Luperi] che ho poi riconosciuto nel fare una dichiarazione in tv". L'insulto più costante e' quello di "bastardi", mentre gli arrestati italiani riportano frasi come "nessuno sa che siete qui vi ammazzeremo tutti".

Questo e altro accade al piano terra, la cosiddetta palestra. Andiamo al primo piano. Tralasciando racconti drammatici riportati dai testimoni, interessante la conclusione di questa prima fase fatta dal pm: i racconti delle vittime sono terrificanti, sono stati resi in maniera assolutamente genuina in sede dibattimentale, sono state analizzati tutti gli aspetti del loro racconto, le divise, le uniformi, le difformità, io non sto qui ad annoiare con citazioni che noi tutti possiamo verificare sugli atti. Il quadro che ne emerge e' che molti descrivono le uniformi del vii nucleo, nessuno di questi anche quando ha visto foto in rogatoria di divise del reparto mobile hanno sempre riconosciuto l'uniforme ma senza la cintura bianca. [...] Tutti riferiscono dell'uso del tonfa, che e' in uso tra le forze tedesche, mentre da noi era sperimentale. E tutti descrivono l'uso di questo strumento anche con modalita' non ortodosse e che anche il comandante Fournier (vice di Canterini) ci ha detto che non sono assolutamente idonee. Fournier ci ha detto che se e' impugnato al contrario "spacca le ossa di un bue". Sappiamo che e' stato usato in questo modo e di fratture ne abbiamo. Una dotazione che deve essere usata in un certo modo, ma purtroppo alla scuola Diaz ha funzionato diversamente. Purtroppo bisogna dire che questo la nostra indagine lo ha sempre accertato il comportamento lesivo posto in essere da queste persone non ha visto come protagonisti solo membri del vii nucleo, e' un risultato a cui si e' già pervenuti nelle indagini preliminari, perché e' indubitabile che ci siano persone di altri reparti mobili anche di Roma, ma non solo, agenti in pettorina delle squadre mobili, agenti del nucleo prevenzione crimine, e nel corso delle indagini già da subito i riferimenti a condotte lesive poste in essere dai capi squadra sono attribuite ad altri reparti, ovviamente. Non vi e' dubbio che anche appartenenti di altri reparti abbiano condotto azioni lesive.

A livello processuale, si tratta di incrociare le testimonianze delle vittime, con le immagini televisive e con le relazioni di servizio dei poliziotti. Il punto di partenza in questo senso è la relazione del capo del VII nucleo, Canterini: uno spaccato della polizia italiana e del suo modo (costante, purtroppo) di operare. Francesco Gratteri, allora capo dello SCO, oggi capo del DAC, ovvero uno dei tre poliziotti più importanti del paese, dopo essere già a suo tempo stato promosso questore di Bari (e provate a chiedere a Vendola...pare siano amici, Nicki e “Ciccio” Gratteri) chiama Canterini e gli chiede una cazzo di relazione. Che non è che tutto quel casino non poteva essere spiegato. Di malumore Canterini si mette a scrivere. Cosa? Questo: descrive lanci di oggetti dall'alto, in particolare bottiglie, e violente colluttazioni per vincere la resistenza degli occupanti, che intanto si erano armati: la resistenza (scrive Canterini) avveniva al buio; e la situazione era la stessa al primo piano. Canterini, chiamato dai pm in sede di indagine, svela il retroscena della sua relazione: ogni commento sarebbe superfluo.

---- estratto interrogatorio Canterini ----

P.M.: ma guardi che le è stato chiesto finora soltanto questa cosa semplice, cioè se quello che lei ha testimoniato in questa relazione l’ha visto direttamente

Canterini: No, non l’ho visto...

P.M.: o l’ha appreso da altri...

Canterini: l’ho appreso, l’ho appreso...

P.M.: perché la firma l’ha messa lei sotto questa relazione...

Canterini: ha perfettamente ragione…

---- fine estratto interrogatorio Canterini ----

Quando in dibattimento gli vengono chieste spiegazioni sulla relazione, la chiama “relazioncina”, come dire: una marea di cazzate, anche perché nella sua personale lotta interna contro lo SCO, la sua posizione è migliorata: il casino delle molotov e delle prove false ha messo in evidenza altri poliziotti, più che la violenza dei suoi uomini, dibattuta nelle prime fasi del processo. Minimizza Canterini. Ma non è l'unico comportamento poco collaborativo. Basti ricordare del resto che tra i 13 firmatari del verbale di arresto per 96 persone, uno ancora oggi non si sa chi sia. Il primo caso mondiale di un atto pubblico anonimo.
Torniamo alle relazioni. Alcuni poliziotti hanno detto: poi ci mettemmo li' e tutti insieme facemmo la relazione, ci dissero di specificare cosa era successo, era una integrazione che serviva a chiarire, non so. E' chiaro che a un certo punto Canterini ha chiesto ai suoi uomini di scrivere, anche a chi non c'era, probabilmente. E qui c'è uno dei primi nodi del processo. Le lesioni, chi furono i responsabili delle lesioni? I pm chiesero l'elenco dei partecipanti all'irruzione. Il pm Cardona ricorda: ancora oggi abbiamo visto che non e' possibile ottenere una concreta lista degli uomini che hanno partecipato all'irruzione. I tentativi di individuazione non hanno incontrato facilità, anzi palesi difficoltà, se non comportamenti di ostruzione. E' straordinario che nonostante gli elenchi richiesti il dr.Troiani non fosse presente in questi elenchi, anche se era noto e viene raggiunto telefonicamente per sapere dell'operazione stessa. I nominativi dei partecipanti hanno avuto una graduale integrazione, non e' stata individuata una delle firme del verbale di arresto, le foto allegate per i riconoscimenti ci hanno messo in grave imbarazzo durante l'interrogatorio, perché sono foto risalenti a molti anni prima.

Dopo i pestaggi si procederà alla perquisizione e alla gestione del casino creato. E a quel punto il processo Diaz dimostra il labirinto in cui i pm e non solo si sono trovati a lavorare. Alla prossima settimana, per la terza parte dell'arringa.

[continua]


[Diaz] Nel silenzio, la prima parte dell'arringa del pm

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:26

Come avevamo anticipato, in campagna elettorale tutti a parlare di Bolzaneto e le sue torture, tanto i pesci di quel processo erano piccoli. Uomini e donne banali, nella loro violenza, nel loro approfittare di un clima di impunità. Banali, senza troppe stellette, senza ruoli importanti, facilmente scaricabili come mele marce. Invece gli imputati del processo Diaz sono tuttora ai vertici della polizia italiana, ben visti dalla destra, ma spesso a cena con la sinistra. Anzi molto di loro sono stati promossi durante il governo Prodi. Quindi meglio non parlarne, o anzi, condannare il pm, Enrico Zucca, con un ragionamento subdolo e disonesto, che più o meno dice così: se volevi beccare chi ha menato, dovevi pescare tra i frilli, invece così ti sei messo in testa di processare la polizia. Ma quelli sono amici nostri, quindi stai all'occhio.

E l'equilibrio instabile del processo e la vergognosa stampa nazionale, cresciuta a pane e viminale come scriveva anni fa il buon Mantovani del Manifesto, getta il silenzio, l'ennesimo, sul processo Diaz. Meglio Berlusconi e le raccomandazioni per ballerine di seconda fila. Ieri, almeno nelle edizioni on line il silenzio è stato totale. Poi parliamo di censura in Cina.

Perché accade questo? Perché il processo Diaz è il processo allo stato e alle sue forze di polizia e nessuno, tanto meno adesso, è disposto a guardare nel proprio armadio. E' il processo che fa luce su un'operazione di polizia, venduta come un successo e che invece ha portato un centinaio di persone in ospedale, arrestate illegittimamente, è il processo delle molotov false (scomparse dalla questura di Genova durante il processo), del falso accoltellamento di un agente, delle false testimonianze e del rinvio a giudizio, a latere, dell'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. E l'atmosfera e le difficoltà di questo procedimento sono messe subito in evidenza dal pm nella sua requisitoria (grazie al socio e a supportolegale, dove trovate l'arringa intera): c'è un altro tipo di processi che è considerato difficile come questo che e' quello contro la criminalità organizzata, sotto il profilo, tecnicamente parlando, dalla ricerca di una prova in un ambiente in cui omertà coperture e impenetrabilità rendono il lavoro difficile. In tutti questi processi alle persone offese si dice "lascia perdere, sarà vero ma i rischi di un processo sono tanti". Poi ci sono processi in cui l'aura di intangibilità di un poliziotto sembra maggiore quando l'accusa nei suoi confronti proviene da chi e' screditato maggiormente perché e' considerato un nemico dello stato.

Perché è chiaro, e mi assumo tute le responsabilità di quanto sto per scrivere, che i poliziotti imputati, nel corso del processo (vedi indagine su Colucci, Mortola e De Gennaro) si sono mossi come una vera e propria associazione a delinquere, a volere dire le cose come stanno. E ancora, tanto per inquadrare la situazione: l'eventuale condanna di un poliziotto potrebbe comportare l'esposizione di una devianza che viene sentita come una devianza che intacca il sistema, e non parlo di quella diretta a fini personali, ma quella che e' intercorsa nel raggiungimento dei fini istituzionali. Chi e' disposto al sacrificio del sistema, se la vittima di un poliziotto e' colpevole?

Nella prima udienza delle conclusioni si parte dal principio, specificando che il g8 è ampiamente dentro al processo: i fatti che hanno dato origine a tutte le imputazioni sono noti, sono quelli connessi agli atti trasmessi all'A.G. nei confronti di 93 persone che occupavano la scuola Diaz. L'indagine ha dimostrato come i dati su cui sono stati costruiti questi atti sono inesistenti e artatamente costruiti, e tutti questi elementi usati come compendio indiziario da porre alla base dell'arresto, hanno portato a un arresto che e' da considerarsi un atto illecito, atto verso cui convergono tutte le altre azioni contestate agli imputati.

Perché quindi la Polizia decide di intervenire alla Diaz? Come ha spiegato l'ex prefetto Andreassi - esautorato proprio il 21 luglio 2001, perché considerato troppo propenso alla mediazione, dall'arrivo dell'uomo di De Gennaro, La Barbera che nel frattempo è morto - perché erano necessari arresti, per cancellare l'immagine della polizia che era rimasta inerte nei giorni precedenti. Protagonisti erano stati i Carabinieri: cariche a cortei autorizzati, pestaggi nelle strade e l'omicidio di Carlo Giuliani. Nella sera del 21 luglio si formano così battaglioni composti da poliziotti dello Sco (Servizio Centrale Operativo, ovvero l'anti criminalità) e della Digos che vanno in giro a cercare magagne per arrestare persone coinvolti negli scontri (la giustificazione fornita dalla polizia è che i battaglioni avrebbero dovuto aiutare a gestire il deflusso...). Accade così che alcune auto passino davanti alla Diaz, forse non solo una volta, ma più volte, lentamente, in modo un po' provocatorio. In uno di questi simpatici giri, qualcuno davanti alla Diaz li insulta e gli tira contro qualcosa. Sono vestiti di nero. La pattuglia torna in questura e riporta il fatto: alla Diaz ci sono i black bloc. E allora si interviene, senza chiedere permesso al magistrato, ma utilizzando l'articolo 41 del testo di legge di pubblica sicurezza (risalente al periodo fascista): intervento per cercare armi.

Sull'episodio reticenze varie e la prima avvisaglia sul problema più grosso della Diaz: riscontrare la catena di comando, ovvero chi comandava quella sera. Ma qualche poliziotto ha raccontato la sua versione, come spiega il pm nell'arringa: il capo equipaggio della macchina che sta in coda al convoglio, descrive il passaggio ci siamo fermati in fila in una strada, nell'arco di qualche attimo ho sentito un rumore, come la metropolitana, erano comparse persone da tutti i lati che ci dicevano assassini, abbiamo tentato di uscire, non hanno aperto gli sportelli, io avevo il finestrino aperto perché fumavo, non hanno lanciato oggetti, non ci hanno sballottato, cercavano di farci paura, cosi'. [...] Mi rivolsi al mio ispettore e protestai sul perché fossimo andati lì sotto, pensavo fosse una provocazione portarci lì.

L'operazione Diaz viene decisa in questura, nel corso di due successive riunioni. Si cercano i black bloc, nella sede del Genoa Social Forum. Un bell'azzardo che avrebbe chiuso il cerchio delle accuse della polizia e dello stato italiano: connivenza tra cosiddetti manifestanti pacifici e violenti, un successo di immagine e la giustificazione dei pestaggi ai manifestanti nei giorni precedenti. Beccare i famigerati bb nella sede degli amici di Agnoletto, è un colpo che smuove gli stomaci anche dei poliziotti meno ambiziosi, nel caso dovessero esistere. E allora si va, rischiando l'operazione e sperando di dividersi, ognuno, una fetta del merito. De Gennaro chiama anche Sgalla, il suo addetto stampa (lo stesso Sgalla, per capirci, che nel caso dell'omicidio Sandri si inventa lo sparo in aria nell'autogrill...). Tutto è pronto, davanti a tutti gli uomini di Canterini, VII nucleo creato ad hoc per il g8: la crema della celere italiana.

L'arrivo nei pressi della scuola prelude ai successivi massacri: disturba l'atteggiamento diffuso di violenza e di soprusi commessi da poliziotti, giustamente se vogliamo esasperati dai giorni precedenti, ma quella sera in via battisti e nelle vie adiacenti, come si può rilevare non vigeva il codice, quantomeno di procedura penale. Noi siamo alla descrizione delle prime fasi, siamo alla descrizione dell'arrivo della polizia e all'uso di quella violenza di cui ben presto anche il difensore sentirà parlare direttamente, nei confronti di persone che nemmeno la più fervida immaginazione avrebbero potuto considerarle persone resistenti la forza pubblica.

Poi i poliziotti entrano nella scuola.
(continua)


[Shanghai] Cosa vi ricorda?

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 03:47

Le foto arrivano da Xinhuanet, ma in questi giorni è un diluvio di misure di "sicurezza": vediamo se in questo mese che manca alle Olimpiadi, anche i cinesi diranno che alcuni contestatori vorranno buttare sangue infetto sulla foto di Mao, che Bin Laden attaccherà la Cina sul fiume Giallo e che gli anarchici vorranno utilizzare il napalm. E se qualcuno la vuole menare con la vecchia storia che la Cina è tremenda, dittatoriale, militare, guardi in casa propria e ricordi le nostre "libertà".

E' il potere, che è uguale dappertutto.

Members of China's armed police demonstrate a rapid deployment during an anti-terrorist drill held in Jinan, capital of east China's Shandong Province July 2, 2008, roughly one month ahead of the Beijing Olympics.(Xinhua/Fan Changguo Photo)

Members of China's armed police demonstrate fighting skills during an anti-terrorist drill held in Jinan, capital of east China's Shandong Province July 2, 2008, roughly one month ahead of the Beijing Olympics.(Xinhua/Fan Changguo Photo)

Members of China's armed police operates water canon vehicles to disperse a "mob" during an anti-terrorist drill held in Jinan, capital of east China's Shandong Province July 2, 2008, roughly one month ahead of the Beijing Olympics. (Xinhua/Fan Changguo Photo)


[Shanghai] Shanghai Rhythm (1)

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 14:37

Andiamo a dare fuoco ai tramonti
e alle macchine parcheggiate male
ad assaltare ancora i cieli,
a farci sconfiggere

Vorrei provare a immaginare il mondo sotto un dominio cinese. E starmene in casa come adesso, al buio con lo schermo nero e scrivere col bianco, per non fare troppa luce. Che scriverei col colore marrone se potessi leggerlo. Aprire birre e lasciare in frigo i tappi. E spegnerci dentro le sigarette. Mi manca l'autogrill e le sue inconsuete presenze. Quegli sguardi ai libri di Faletti e Beppe Grillo. E mi manca la macchina e poter dire, vado. E immaginare che vita fa la casellante e vorrei chiederlo. Che pensi che la birra cinese faccia cagare. Invece la Tsing Tao è buona, l'avevano messa su i tedeschi. Vorrei andare sul Huangpo ed essere da solo. Con sto stronzo nelle orecchie che mi tira fuori tutte la bile nascosta con cura e attenzione. La pulisco ogni giorno, la filtro. Quando la sigaretta finisce nella latta fa il rumore di uno scracchio per terra. I cani hanno scarpette rosse. Ho deciso di sopportare il caldo, evitare l'aria condizionata, spostare dolori, traslocare cemento e depositare sorrisi per terra. Non faccio altro. Vorrei una stazione di benzina, che scendi e fa freddo e bestemmi contro l'omino che tutto coperto ti guarda e sta lì fermo. E viene solo a prendere i soldi. Da troppo tempo non ho la febbre.

Oggi una ragazza mi ha guardato e mi ha chiesto l'ora. Sono uscito senza cellulare le ho detto. La musica spagnola come quella di quelli là, i gipsy qualcosa, mi fa cagare. Però la Heineken fredda è qualcosa di inspiegabile. E pure i cinesi. Nel senso di inspiegabile.

In Cina, anzi diciamo pure a Shanghai, non si possono bruciare i cassonetti della spazza. Non ci sono, cioè sono piccoli. Però sono pieni di sigarette. E non mi pare ci siano neanche parcheggi di auto. Parcheggi sotterranei, troppo fumo. La bicicletta non so neanche se la ritrovo perché è in mezzo ad altre mille biciclette. Le latte di birra sparse sul tavolo. Ho la capacità di occupare con qualsiasi cosa, qualsiasi superficie piana. Magari diventasse specialità olimpica. Quando voi pranzate, qui cala il buio. Come faccio a comunicare il buio alla vostra cazzo di luce di merda?

Sono andato al bancomat e mi ha detto che erano finiti i soldi. Non ho uno yuan e ho sete. L'altra è troppo distante e poi devo attraversare la strada. Vorrei una batteria da spaccare a forza di picchiarci dentro, prendere a calci la cassa, scassare per terra i piatti. Il crash lo metterei nel tostapane. Invece questo suona il flauto. Che non è che vai giù e chiedi una birra e parli con chiunque entri. E infine, cosa cazzo avranno da dirsi il premier cinese e quello thailandese?


[Shanghai] Libertà e perline colorate

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:22

[intro: L'uomo occidentale proprio non riesce a trattenersi: deve autocelebrarsi. Ora partono i proclami e gli osanna ai salvatori dei poveri cinesi sofferenti e dimessi: i giornalisti occidentali! Quelli che non nascondono niente, che non accettano diktat, che non scrivono le marchette, che smerdano tutti. Come dire ai cinesi: arrivano i nostri e sarete folgorati dalla nostra strepitosa libertà di comunicazione...Eccone il primo esempio.]

I found this website, Play the Game for Open Journalist: the 2008 Beijing Olympics is a significant event in the relationship between China and the media. For the first time in recent history foreign journalists have been granted the right to work freely without interference from Chinese authorities. (not completely true: Danwei readers in Beijing reported earlier today that Facebook seemed to be blocked. It was accessible in Shanghai this afternoon, but now seems to be blocked nationwide).

Uhm, what's this Play the Game for Open Journalist? Play the Game is a non-profit democracy advocacy organization (produced by the international federation of journalist (sticazzi...) working in global athletic coverage. They produced a website with a series of helpful tools for reporters during the Beijing Olympic Games. So, they say, foreigner journalist will better know chinese culture, habits, traditions, and chinese journalist will appreciate to learn to open its own media channels.

Or, maybe: during the Olympic Games, chinese journalists will understand that our communication and mainstream media...are not so free. Example: what are the differences between chinese People's Daily and italian Corriere della Sera? Play the game...(here a suggestion to play...)


[Shanghai] Cronache da Hu

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:55

A man armed with a knife stormed a police station in Shanghai on Tuesday, attacking officers and killing at least five, authorities said. [...] The attacker was said to be 28 and from Beijing. He was arrested last year on suspicion of stealing bicycles.

Al riguardo, articoli dall'International Herald Tribune, dalla BBC, dallo Shanghai Daily.

Ora io, la mia fantastica bicicletta, soprannominata Belina, di evidente dubbia provenienza, non fosse altro che per prezzo e insomma...rumori che fa ad ogni pedalata, l'ho imboscata bene bene, che hai visto mai.

Questo fatto riportato, in ogni caso - insieme al recente esempio di mass incidents nella provincia di Guizhou (a cui si riferisce la foto a destra) contro politici e polizia in riferimento ad uno stupro e omicidio, venduto alla gente come suicidio della vittima per coprire il figlio di un politico locale - dimostra come gli stereotipi nei confronti dei cinesi che spesso ci immaginiamo o ci descrivono come signorsì un po' fetenti e incapaci di reagire, sono belinate, appunto.

Credo non si possono capire, conoscere e dire di conoscere davvero i chinai. Si possono solo provare a raccontare.


[Shanghai] I dubbi cinesi sul mancato successo del loro paese nell'ambito delle manifestazioni calcistiche internazionali.

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:54

Titolo pomposo, per dare l'idea di come i cinesi si prendano sul serio e non lascino niente al caso. E di come la nuova superpotenza si faccia portatrice di problematiche non esclusivamente economiche e finanziarie, ma anche culturali e sportive. Ok, mentre nelle notti cinesi di giugno si potevano trovare locali aperti fino alle 5 del mattino, per seguire gli europei di calcio, si consumava il dramma sportivo di una nazione. Il 14 giugno la nazionale di calcio cinese veniva sconfitta dall'Iraq: matematicamente fuori dai mondiali in Sudafrica nel 2010. Il calcio (in cinese zuqiu, zu, piede, qiu, palla) nel silenzio generale ha dato un dispiacere a molti suoi seguaci. Il calcio in Cina è morto, hanno sussurrato alcuni commentatori, osservatori: appassionati che dissertano ovunque di football. Anche qui esiste il bar sport!

Ma soprattutto, si chiedono quasi tutti, o almeno chi non si è ormai rassegnato solo a seguire il calcio degli altri, come mai uno sport così popolare in Cina, non ha un seguito pratico all'altezza delle competizioni internazionali? Come mai, ancora, la nazione più popolosa del mondo non riesce a mettere insieme undici uomini in braghette in grado di giocarsela, non sfigurare con le nazionali più forti del pianeta? O almeno non buscarle dall'Oman o da squadre del genere?

E infine, come è possibile che in un paese che copre mediaticamente alla perfezione ogni evento calcistico mondiale (con qualità, anche) non si riesce a dare una soddisfazione nazionale ai propri supporters? Petrovic, mister dei rossi cinesi, ha deciso che è una questione caratteriale: troppo emotivi (un diluvio di cartellini gialli e cartellini rossi a giustificare la sua interpretazione) i cinesi nelle competizioni internazionali, troppo sensibili agli appuntamenti importanti.

Evidentemente solo questa spiegazione non basta e la discussione infuria. Anche perché in Cina è diffusa, in un milione e mezzo di copie, una rivista, Titan Sport che pur seguendo anche altri sport (il basket), è focalizzata quasi esclusivamente sul calcio, non è controllata dal governo ed è il settimanale più letto della Cina. C'è anche un corrispondente fisso dall'Italia, Qiao Wanni, da Roma. Qiao Wanni, ovvero: Giovanni!

E allora si è detto dell'aspetto emotivo, ma un libro, Bamboo Goalposts di un commentatore calcistico della televisione di Pechino, Rowan Simons, ne indaga le cause più profonde, in una ricerca fatta in molti anni di vita cinese. Quello che manca al paese, per farla breve, è una cultura calcistica (è ancora uno sport elitario, ma soprattutto nei parchi, non ho visto nessuno mettere giù due magliette e improvvisare partitelle: molto più facile trovare aquiloni o gente che gioca a badminton o corre e fine) e soprattutto la mancanza di una federazione che anziché perseguire i propri interessi politici a suon di corruzione, magheggi e giri strani (rischiando per altro di essere estromessa dalla FIFA per i suoi metodi poco chiari) faccia veramente uno sforzo di diffusione del calcio in termini culturali e di pratica quotidiana (in Cina non esiste una organizzazione in grado di gestire i dilettanti) .

Fonti per approfondire e che fanno sembrare tutto serio:

Soccer-China game hampered by lack of base

Why kung fu never won a World Cup

Football in China

Titan Sport

Iraq ousts China from World Cup qualifying

China football faces reform calls (del 2004, ma interessante uguale)


[Shanghai] Deserti al contrario

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:41

Funziona così, che le metropoli acide e grigie sono luoghi che seguono e suggeriscono stati d'animo. E le luci e ombre, angoli e spiazzi, comportano mutamenti di stati d'animo, prospettive. Tutto in fretta, o tutto lento, con lo sguardo a perdersi. E per scovare colori, spesso, bisogna semplicemente rivoltarsi e trovarli nel punto più buio. Questo genere di metropoli, ovunque siano, regalano attimi di malinconia, tinta di speranza.

Le piazze sono vuote le piazze sono mute per combattere l'acne sono tutti in ferie maratone sulle tue arterie sulle diramazioni autostradali sui lavori in corso solo per farti venire e invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare le notti inutili e le madri che parlano con i ventilatori negli inceneritori le schede elettorali e i tuoi capelli che sono fili scoperti costruiremo delle molotov coi vostri avanzi faremo dei rave sull'enterprise farò rifare l'asfalto per quando tornerai.

Shanghai è un altro veleno, un altro deserto al contrario. Eppure, più vorresti andartene, più ti senti divorato dal sentimento di rimanere. Più non ne puoi più di tante abitudini, divertenti per i turisti, infinite se devi vivere qui, più vorrei arrivare a trovare un luogo affacciato sulle discariche e sul mare.

I semafori cominciavano a lampeggiare
centimetri tra le nostre bocche con un contratto andato a male
le istruzioni per abbracciarsi
e per ballare negli scompartimenti delle metropolitane
sarà l’effetto serra il nostro carcere speciale
le fotocopie del cielo milanese
che Milano era veleno, che Milano era veleno
era un deserto al contrario
un cielo notturno illuminato a giorno
da stelle cianotiche da stelle con tuo nome

Le poche parole, oggi le avrei voluto mettere tutte, sono di un gruppo (che poi è uno, accompagnato da musicisti niente male), Le Luci della Centrale Elettrica. Grazie a lui e a Michela. In attesa di rifare l'asfalto, è già abbastanza.


[Blackswift] Il mostro della primavera

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:42

Con le tue finestre aperte sulla strada
e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità,
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.


Ci siamo ridestati: nuovo racconto e nuova newsletter - rigorosamente aperiodica - di Blackswift, nome con il quale io e il mio socio ci dilettiamo in attività pseudo, cripto, quasi - letterarie, con impegno (a volte), devozione (a volte) e deliri tutti nostri tra serietà e belinate (spesso). Sforniamo racconti e pure romanzi (uno pubblicato un anno fa da Colorado Noir, Monocromatica, che trovate pure sul sito).

Bene: una canzone per l'estate (quella sopra...) per un mostro di primavera. Nell'attesa di ricevere qualche segnale positivo per dare sfogo a due progetti che abbiamo appena terminato, la combriccola Blackswift è lieta di annunciare la conclusione della saga dei mostri, iniziata la scorsa estate. Era solo un anno fa, poi la realtà è passata come un trattore rilasciante cemento armato persino sui più lugubri e apocalittici sforzi di ridurla a fiction...ed eccoci qua. Il mostro della primavera è atipico. Come a dire: se siete quelli che stanno comodi in poltrona, che quando stanno bene loro gli altri si fottano, questo mostro è tutto per voi. Con i migliori auguri che si avveri, tra l'altro.

Bando alla ciance, grazie al solito a Carl0s (:-*) e buona lettura: trovate tutto (altri racconti, romanzi, cazzabubbole...) su noswift o black-swift (addirittura..)

Se siete pigri: Campagna (mostro della primavera) in pdf, rtf, txt.


La Stella del Mattino, in China

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:06

Saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura

Tenue luce e coraggio duraturo. Ogni libro lascia immagini e ricordi. Io quando l'ho posato per terra, non ho comodini, ho sognato Lewis nel buio a sussurrare, o forse gridare. Traditore, pederasta. Ho visto la stanza dove T.E. incontra Michael Collins, in una premonizione di come la storia riservi destini che ogni uomo vorrebbe cambiare, modificare. Destini dai quali uscire e rientrare o quanto meno scriverne di proprio pugno le fasi, le scuse, le accuse, spiegazioni. Mi sono svegliato. Faceva un caldo boia, ma ho sentito gli odori dei tetti, di stanze, strade e del negozio, pianti di bambini, disorientamento allucinato e ho provato a immaginare occhi neri e mani appoggiate su un cadavere. L'aria condizionata mi ha dato sensazioni fredde e umide, che mi hanno consigliato lacrime liberatorie. Invece. Ho dormito di nuovo e mi sono svegliato ancora, alla luce di un'alba acida cinese e ho pensato che quel vuoto, apparente, che maschera il periodo tra la prima guerra e il resto, assomiglia - fatte le debite e storiche proporzioni - allo stesso vuoto provato dopo il 2001. Come dire, dopo Genova (dopo una guerra) non si è più gli stessi. Ci si vede in specchi deformati e ci si chiede: sono io, siamo noi, quelli? Eppure, bisogna farci i conti, ricordare come si era e come si è. Dettagliare i ricordi, per poi trovare il pertugio grazie al quale inclinare la storia e provarla a piegare ai propri sogni. Destino di uomini e donne.

Come leggere i fatti, come rimanere in piedi, come tornare a quella lucidità che sembrava di avere o non avere, come andare avanti. Mi sono fatto spedire Stella del Mattino di Wu Ming 4 a Shanghai. Prima di riceverlo ho letto tanti commenti, tante recensioni sul libro. Perché si incrociavano con quella discussione sulla Nuova Epica Italiana che pareva averci ridestato (a me e all'altro socio) da un torpore, legato a doppio filo con domande e sentimenti sull'utilità delle cose, la purezza o il tradimento di certi percorsi. E quella cazzo di Genova sempre lì a dirci: io sono qua, e voi?

Allora ho letto Stella Del Mattino provando a fare il vuoto delle tante (alcune decisamente dotte) recensioni. Ho provato a leggerlo come non sapessi chi fossero i personaggi, come non sapessi niente della storia e delle sue traiettorie languide e terribili. D'altronde mi basta guardare fuori dalla finestra, vedere come il nostro mondo sia interpretato, riletto e vissuto dai cinesi, per fare il vuoto e dimenticare. Farmi ammaliare e ridestarmi. Ho provato a essere amico di T.E. a sospettare di lui, ho provato a disegnarlo nella mente, a immaginarne il corpo, i sentimenti. Ho dubitato di lui e mi ha convinto. Ho creduto e l'ho ripudiato. E alla fine ne sono uscito diverso. Non per lui. Quanto piuttosto per quel fluire della storia tutta da leggere, immaginare e creare. Quella storia che invita a farne parte, a prenderne e prendere parte.

Come direbbe un mio conterraneo, mi fossi guardato durante la lettura, mi sarei visto che ridevo, mi sarei visto di spalle che partivo. Perché il sentimento durante la lettura era quello di un placido trasporto tra i rivoli della storia, la sua interpretazione, il suo superamento, l'incredibile meraviglia circa il senso di straniamento, possesso e volontà. E perché quella storia così a zig zag, forse, come dicono qui in Cina solo per rendere difficile una interpretazione degli spiriti maligni, mi pareva assumesse quell'immagine di cerchio in cui tutto è contemplato e possibile. La verità (quale) e il suo contrario. Il mito e la sua menzogna. E l'importanza di scriverne, dotarsi di strumenti, visioni del mondo e accortezze. Quindi sorridevo, perché l'anima era in pace. E avrei voluto partire e ricominciare il libro, trovare altre chiavi di lettura, riposarlo e rileggerlo ancora. Perché poi si tratta di smuovere animacce scure e anche mani e piedi e parole, perché colmare il post guerra, il post Genova, accudendo ricordi e sfornando uscite, è un compito arduo, duro, sfiancante, ma va fatto. Il ritorno è memoria, si è detto. Per me Stella del Mattino è mettere la faccia, la mia, dei miei compagni e di tutti quanto abbiamo imbarcato in questi anni, di fronte allo specchio, e ripartire. Come fosse possibile guardarsi indietro e andare avanti, dare nuove parole alle cose vecchie. Immaginare nuove parole per quelle nuove.

Per un guado una terra una nuvola un canto
Un diamante nascosto nel pane
Per un solo dolcissimo umore del sangue
Per la stessa ragione del viaggio viaggiare.


[China] Ristoranti chic a Shanghai

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:23

Xinhua Lu - Dingxi Lu

Il capo

 

Il capo, la capa e la cucina



[China Punk] Demerit

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 09:56

Demerit tutta la vita.

Al Logo Bar a Shang Hai...








 


[Shanghai] SIFF: Mongolia, Grecia e Germania

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:33

E' partita domenica l'undicesima edizione del festival cinematografico di Shanghai. Giuria presieduta niente meno che da Wong Kar Wai. Proprio del regista nato a Shanghai e vissuto a Hong Kong sarà presentato un'edizione rinnovata (e rimontata) di Dong Xie Xi Du (Ashes of Time, 1994) questo sabato. 16 film in competizione per il Jin Jue. Di quelli in lizza ne ho visti due, il terzo è fuori concorso.

Il primo è uno dei due cinesi in gara, Urtin Duu, di Hasichaolu. Urtin Duu, letteralmente significa lunga canzone, nella lingua mongola. E' un canto lungo, privo di ritornello, melodioso e possente. La storia del film è quella di un ritorno tra le lande della Mongolia più profonda, di una cantante che da Pechino torna nella propria terra, dopo aver perso il marito e la sua straordinaria voce. Colori sgargianti, paesaggi fantastici, una regia sicura e spigliata, interpretazioni di facce rugose, solcate da clima, intemperie, drammi e costumi e abitudini tradizionali.

Il tema del ritorno è caro alle popolazioni che vantano tradizioni e retaggi storici di battaglie e di grandi nomi: Gengis Khan riecheggia negli Urtin Duu ascoltati nel film e addirittura si sovrappone, in termini di immagini, ad una cavalcata che costituisce uno dei momenti topici del film. I cinesi in sala - la cui maggior parte mi pare andare al cinema solo per ridere, visto il poco gradimento per film duri e drammatici - mi sono parsi realmente assorti e rapiti dai paesaggi, dal chiarore della neve e dal buio di quelle notti, dalla mirabilia di un tramonto che si specchia in un esercito di cammelli, in grado di muoversi e agire solo se in ascolto di quelle melodie aspre e strazianti. Applausi finali e ovazione per l'anziana protagonista in abiti tradizionali, fiori in mano e presente durante la proiezione.

Ieri invece era stata la volta di un film greco (Women conspiracies di Vassiliss Vafeas) che, seppure fossi ben predisposto a livello umano, mi ha a tratti irritato, quasi come il calcio della loro nazionale. Poi in certi momenti mi ha dondolato, salvo, un istante dopo, riportarmi in uno stato di incazzatura. Un guazzabuglio onirico (le parti migliori) e vagamente simbolico, ricco di dialoghi non sense e un gusto della sorpresa che ripetuto all'infinito mi ha creato un senso di confusione letale. Ai cinesi non è piaciuto e neanche a me. Forse non c'era niente da capire, ma solo apprezzare la fotografia del film: la Grecia regala angoli fantastici e l'isola nella quale si svolge parte del film costituisce un buon viatico alla memoria - così piccina di fronte a uno schermo - della vecchia Europa.

Infine un film tedesco non in gara, Counterparts di Jan Bonny. Già presentato nel 2007 in vari festival europei (a Roma era nella sezione “Rivelazione Europea”) è giunto a Shanghai con tanto di giovane regista presente in sala. Violenza domestica e repressione comunicativa nei rapporti umani: tra una coppia, i figli, i genitori e l'ambiente di lavoro (il protagonista fa il poliziotto...) Un film duro, che disegna traiettorie sinistre nel nostro vivere quotidiano. Non l'ideale per poi uscire e fare finta di niente.

 


[China] EnigMao

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:16

Non è che tutte le scoregge dei sovietici siano profumate. Come dargli torto?

La retorica di Mao, fatta di metafore contadine e di un linguaggio che nel privato e negli appunti, accanto ai documenti da approvare si esprimeva per metafore aventi come protagonisti, la merda dei cani (ci vuole un po' di comunismo nel mondo, altrimenti l'uomo sarebbe come un cane che mangia la sua merda), le stronzate, scoregge, aneddoti e retoriche campestri, indica un animo contadino alle prese con la storia. Un mito che ha costruito la sua immagine attraverso esperimenti, giustificando gli errori con una visione dialettica della storia (le famose contraddizioni), un uomo alle prese con la nazione più popolosa del mondo, uscita dal conflitto con i giapponesi e da una sanguinosa guerra civile e la difficoltà di gestire inghippi di potere e relazioni umane tutt'altro che semplici.

Short nella sua biografia del Timoniere (Mao, a life), secondo me la migliore in assoluto, tenta un esperimento non da poco: inserire un uomo così immaginifico all'interno di 80 anni di storia cinese, cercando di smussarne il protagonismo in una biografia più corale che individuale. Specie nella prima parte, durante la quale la figura di Mao è seduta ai piedi della storia: la osserva, si defila, si integra e si defila ancora. Caratteristiche salienti anche del suo successivo Impero e che tratteggiano gli infiniti elementi, le combinazioni, le casualità che portano l'ingegno di un uomo a primeggiare sugli altri.

Uomo di guerra, uomo incapace di gestire la pace. E la storia, nei momenti di difficoltà, in alcuni casi gli è andata incontro: conflitto coreano, dissidi con i sovietici. Quando invece gli eventi non gli hanno fornito soluzioni plausibili, si è inventato crociate e guerre (la rivoluzione culturale) sulle quali le sue contraddizioni si sono innervate procurando danni ingenti, morti e crisi sociali sulle quali l'animo cinese pare indagare ancora oggi. Mao si è ritrovato senza neanche sapere come (lui disse grazie ai giapponesi e forse non tutti gli storici possono dargli torto), alla guida di un paese da amministrare, senza avere idea sul da farsi, cercando di capire il modo, costruendo allo stesso tempo il suo mito e la sua storia tutt'altro che lineare.

Senza avere mai viaggiato all'estero, ma rinnegando il passato cinese, senza avere mai chiesto consigli, ma alla ricerca di indizi nel vituperato mondo classico cinese. Si diceva di contraddizioni: il libro di Short è un zig zag storico, ricco di documenti e assente di semplicismi e giudizi facili facili. Un cerchio, anziché una linea retta, in cui i concetti cardini della filosofia cinese, che lo si voglia o no, non hanno mai smesso di padroneggiare, seppure sminuiti in un Mao Ze Dong pensiero, fatto di marxismo e favole, leninismo e Cina, confusione e ira.

Come si costruisce un mito in Cina? La storia di Mao fornisce una chiave di lettura e Short ne descrive i passaggi salienti, tra originalità filosofica e pratica tutta contadina. Mao, che si voglia o no, anche nel momento in cui è salito sul piedistallo più alto della storia cinese, è stato un alchimista burbero, immaturo, viziato da se stesso e i suoi cortigiani, ma anche fine stratega e grande analizzatore dei comportamenti cinesi: attraverso la sua epopea, i suoi errori macroscopici, i suoi successi e le sue guerre interne al Partito (minacciando addirittura, a 70 anni, di ritornare a fare la guerriglia contro lo stesso partito comunista) Short fornisce chiavi di lettura oltremodo contemporanee. Anche perché su Mao, il giudizio storico, è tutt'altro che concluso.


[China] Server dei Server

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:02

Riprendo da shanghaiist...:-/

It's finally happened: Anonymouse.org, the proxy service that many of us use to access blocked websites and surf the Internet anonymously, has been blocked by Net Nanny. Shanghaiist first noted it at 10:30PM last night Shanghai time, along with the block of ComedyCentral.com. While the decision to block Anonymouse is self-evident (okay, sort of), we're not completely sure why ComedyCentral got the axe. In the mean time, Shanghaiist suggests using alternative proxy services ProxyChina or Hack520.


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