[Fascisti su Marte] L'Irriducibile nel piddì
Non posso crederci, o forse si. E bravi i "compagni" del PD. Questo significa leggere la storia.
Tratto da Epolis, edizione romana di oggi.
Grazie Bì...;-)
Non posso crederci, o forse si. E bravi i "compagni" del PD. Questo significa leggere la storia.
Tratto da Epolis, edizione romana di oggi.
Grazie Bì...;-)
Uhm è passata ormai una decina di giorni dal ritorno in Italia: abbiamo perso con la Juve, l'Inter ci ha regalato momenti di sublime satira, abbiamo perso a Firenze, in Cina i tibetani si sono incazzati e un tipo alla stazione di Shanghai è stato arrestato perché aveva la valigia piena di pornazzi. “Sono un recensore di materiale porno”, si è giustificato, mentre veniva arrestato.
Sto leggendo uno, anzi tre libri interessanti. Adam Smith a Pechino, di Arrighi, è fantastico, mi ha quasi convinto. In pratica, in parole povere, dice che col cazzo che la Cina è capitalista. O qualcosa del genere. Insomma la Cina è qualcosa che forse le nostre categorie del pensiero non possono decifrare. Almeno sono arrivato a quel punto del libro. Ma sono pure d'accordo: socialismo di mercato (già un'aberrazione terminologica) non basta. E d'altronde, aggiungo, come si fa a capire una società che da duemila anni e più ha gli stessi connaturati comportamenti e struttura? Come se da noi vigessero ancora le tradizioni e la struttura sociale dell'Impero Romano, contemporaneamente ad uno sviluppo produttivo da grande potenza, oggi.
In particolare, in una intervista, Arrighi sostiene questo:
La
rivoluzione ha costituito uno spartiacque nella storia cinese. Da
allora l'arbiitrio dello stato può essere contestato. E quando
accade le forme della critica vanno dallo sciopero alla rivolta vera
e proprio. Durante una visita in Cina ho parlato con un quadro del
partito che aveva costituito una joint-venture con un'impresa
francese per produrre champagne in Cina. Ad un certo punto, la
sezione locale del partito ha proposto l'espropriazione della terra.
I contadini hanno sequestrato i dirigenti aziendali, i funzionari
statali e quelli del partito, ponendo una condizione: «li
rilasciamo solo se firmate un accordo che la terra continueremo a
coltivarla noi». Il partito ha subito firmato l'accordo.
Mi
piace ricordare questo episodio perché indica chiaramente che
il partito può pure decidere questa o quella cosa, ma se gli
uomini e le donne oggetto di quella decisione non sono d'accordo non
vanno tanto per il sottile, perché si sentono legittimati da
alcuni principi alla base della rivoluzione.
Ecco, sono d'accordo, intanto. Aggiungo che non è stata la rivoluzione a legittimare tali comportamenti. Il regidio in Cina è storia di più di mille anni fa. Così come il concetto che chi è "politico" debba rispondere sempre al suo popolo che può e deve ribellarsi. E in Cina di casini ne scoppiano ogni giorno e in alcuni casi il Governo blocca quanto irritava la gente (costruzioni, ma anche arresti di membri del partito contestati perché corrotti).
Il secondo libro è Talkin China, della sinologa del Manifesten, Angela Pascucci. Interviste, sulla stregua di altri libri già usciti, ma più viranti su concetti politici attuali e letti da sinistra, quindi meno superficiali, per certi versi, e più collegati a temi da sinistra italica. Credo che il libro sia collegato, o forse completa quanto detto dall'Arrighi: mentre quest'ultimo spiega molto bene alcune questioni della Cina più vecchia, nonché ovviamente un ottimo ripasso di Smith, Marx, Shumpeter e compagnia cantante, Talkin China riporta meglio lo sbalordimento occidentale contemporaneo di fronte a certe caratteristiche cinesi attuali, fresche fresche. La conclusione, la mia, è che con le nostre teorie, pratiche e anche parole, non saremo in grado di leggere, dare un nome, spiegare in pieno, quanto sta accadendo in Cina.
Infine English, un romanzo spassosissimo, ambientato nella zona dove vorrei recarmi appena tornerò in Cina: lo Xinjang, per la precisione a Urumqui. La storia di un ragazzetto che scopre l'inglese, durante la Rivoluzione Culturale, vero e proprio buco nero nella memoria storica e sociale cinese. Da ridere, piangere e tremendo, in alcuni casi, nella sua sfrontata semplicità. Le vicende famigliari sono fantastiche e dicono molto di più di tanti saggi pseudo cazzuti sulla Great China.
Vorrei ribadire, infine, che dopo Roma e Udinese il Genoa esprime il più bel gioco del calcio italiano. E che l'elastico Rossi Sculli, in alcuni casi, sarebbe più bello di un gol. Se funzionasse a dovere.
Sul Tibet ho raccolto un po' di cose interessanti:
Tenement Palm, un sito che traduce in inglese alcuni commenti sui blog cinesi
Eastwestnorthsouth, da sempre molto interessante
Global Voices che riporta anche una indecente bandiera - per i cinesi - della Cina, postata in giro tra Usa e Japan...questa...scandalo!
Su questi siti, e lasciandosi andare ai link correlati, credo si possa avere un'idea più reale su quanto il Tibet sia questione spigolosa e di difficile decifrazione.
Ora. Ho affittato finalmente casa a Shanghai. Vado a vederla, mi piace, ok la prendo. E' vicina all'ufficio e soprattutto nelle vie circostanti ci saranno duemila ristorantini, che già ho fame. E' in una zona tranquilla, vicino alla metro, insomma perfetta. Persino arredata da un umano, apparentemente, e non da un cinese. Ovvero, non sembra una stanza d'albergo o non ha mille robe appese o appoggiate dappertutto. Figata! No.
Come no? No, il proprietario prima di firmare vuole vederti. In che senso? Vuole vedere chi affitta la sua casa. Ah ok, nel senso vuole parlare con me, conoscerci? No. No in che senso? No, nel senso che non parla inglese. E allora che cazzo vuole? Vuole vederti. Bah.
Te pareva che mi capitava il proprietario birro inside, lombrosiano di adozione. Ly ironizza: im sure: he's a farmer. Ce l'ha con sti farmers, li vede dappertutto. A Pechino non ha fatto altro che ripetere, che città di contadini...guardali che arretrati, sono contadini, non c'è niente da fare. E' una zona rurale questa!
E vediamoci. Arriva oggi, da Hangzhou. Quasi mi viene voglia di incontrarlo e poi di dirgli, sorry eh, me ne trovo un'altra di casa. Ma sono curioso e decido che ok, incontriamo sto spaccamaroni. Minchia! Alla fine la mia doppia personalità ha dovuto resistere e starsene rintanata. Il tipo è professore alla scuola di giornalismo di Hangzhou. Mi ha anche invitato a qualche sua lezione (in inglese)...ho dovuto fare finta di niente, parlare di menate, mentre mi mostrava il suo bigliettino da visita (cazzo ne ho una collezione ormai).
E parla inglese. Una bella chiacchierata. Anche se Ly subito mi ha fatto notare una cosa: lo vedi? E' un bananamen, giallo fuori, ma bianco dentro. Eh vabbè, non ti va mai bene niente! Ogni volta che devo ripartire, la Cina sembra meno noiosa di quando invece ho davanti a me giorni e mesi. Ma Genoa – Juve è troppo, troppo, importante.
Sveglia alle tre e mezza per l'apoteosi del Vecchio Balordo...
I ciclisti ne prendono 4 dalla Dea. Citando Lino Marmorato: “questo Genoa è come una libecciata!” Menimbelino!
Bligata Buliccia Plesente!
Come cambia le cose
la luce della Luna...
Lupo
mi sono fatto invece
così ebbi salvo il pasto
tradito il
mio destino
che niente era garantito
se non che il tempo e chi
lo serve
ha bocca più grande e feroce
della mia
povera
bestia cattiva
non abbastanza cattiva
A parte che a me la cucina cinese piace da impazzire. A Pechino, ovviamente, ho sguazzato come un pesciolino nella sua acqua tiepida e morbida: è una delle quattro scuole culinarie cinesi migliori. L'anatra pechinese mi fa morire, ma anche nei posticini anonimi ho avuto grandi sorprese. Ieri ho mangiato dei jaozi che stavo svenenendo. Per strada il tofu (letteralmente “tofu puzzolente”) è spettacolare. Detesto invece le interiora, intestini, culi di maiale, lingue, sanguinacce, che qui vanno per la maggiore...
Ma stasera ho mangiato nel posto migliore da quando sono in Cina. Il ristorante è il tibetano Maji Ami: secondo la mia guida è l'unico posto tibetano rimasto a Pechino. Secondo i miei calcoli non era distante dal luogo dove sono e così ho provato. Ho superato due ritrosie: una è che nei “ristoranti” in Cina, andarci da solo spesso è una menata, perché non prevedono il solitario mangiatore. In secondo luogo perché belin, fa un freddo della madonna di cristo. Pensando che è lunedì e che avrei trovato posto, sono andato smadonnando perché ho rischiato di farmi investire, mentre fotografavo (mannaggia a ste cazz di foto) una immensa televisione su un grattacielo. Il taxista però stava fumando (qui è proibito durante la guida), quindi ci siamo reciprocamente salutati la famiglia, dopo avere evitato il patatrac.
Dopo dieci minuti di cammino ho trovato il posto, che non significa entrarci: spesso in Cina bisogna fare dei giri allucinanti per trovare l'entrata. Sono entrato prima in un ristorante pettinato italiano, poi in uno turco, infine nel tibetano. Una coperta gigantesca separava le scalette dall'entrata del ristorante. L'ho scostata un po' timoroso, sono timido eh, e quando ho messo dentro il primo passo, ho capito subito che avevo fatto bene.
Fantastico:
atmosfera calda, soffitto basso, lanterne a illuminare debolmente il
posto, odori che mamma mia, musica tradizionale bella alta, ma –
incredibilmente - per niente fastidiosa.
(La foto qui a fianco, presa da un sito, non rende giustizia: non è così chiaro...).
Tamburi, chitarrine, voci e balli, su un palchetto poco distante dai posti a sedere. Il tipo che mi ha ricevuto ha, al solito, storto il naso quando gli ho detto che ero da solo. Mi ha chiesto da dove venivo, gli ho detto “Italia, Roberto Baggio!” Svolta! Stavo per dirgli che me lo aveva consigliato proprio il Codino Magico, ma non ho fatto in tempo. Ero già seduto e il tipo tutto contento mi apriva il menù davanti agli occhi.
Gli ho chiesto di consigliarmi qualcosa che potesse saziarmi, senza sfondarmi o senza il rischio di lasciare una montagna di cibo. Ora, io sulle carni, mi perdoneranno i miei amici vegetariani, sono un po' una sussa, sono pieno di menate. Il piatto tipico ha a che fare con il montone e l'agnello. Spesso queste due carni a me non piacciono perché sanno di bestia (di bestino, dalle mie parti). Mi ha consigliato una roba che ho capito solo le parole “agnello”, “pietra”, “piccante”. Con una ciotola di riso, una birretta tibetana e una bella tazza di the nero, buonerrimo.
Quando è arrivato il Piatto mi sono trasformato, solo all'olfatto, nel Dalai Lama in persona, le mie mille vite mi sono ritornate nella memoria, mi sono visto pascolare, crescere in una filanda, assaporare l'odore del latte, della merda dei cavalli, pascolare, ruminare, poi volare, poi strisciare, poi piantare erbe, raccogliere erbacce, sfondare crani, farmelo sfondare, tirare su un muro, ritirarlo giù, spaccarmi le dita con i fiori e soprattutto mangiare. Agnello cotto sulla pietra, affogato da cipolle, peperoncini giganti, delle robe che sembravano olive, ma vuote all'interno come fossero di lamiera nera, ma che sono spezie, ma che non so quale in particolare, altre spezie (vabbè sulle spezie non sono proprio esperto...), odori di stalla e illuminazione ad libitum.
(Prezzo=9 euro) Uno splendido arrivederci a Beijing eccheccazz!
E
in questo silenzio
penso al losco tiro muto
riservato alle mie
spalle
onoratissime!
perché non parli
così che
potrò studiarti
lingua a sonagli
sputa in bocca ai tuoi fratelli!
Dopo mesi di Cina, sento di stare mettendo a frutto le esperienze passate. Domani tornerò a Shanghai: da un lato sono contento, perché mi pare di tornare a casa, dall'altro mi dispiace, perché Beijing comincia veramente a piacermi e non solo per le inifinite possibilità di trovare più posti rilassanti, anche a soli dieci chilometri, per sfuggire allo smog terribile (si sente proprio puzza).
Inoltre ho trovato un pub, dopo innumerevoli deliri nel buio di strade a nord ovest (vicino alla zona olimpica), con il tassista che mi porta in un posto, un altro che mi indica un altro e infine sono arrivato. Un pub british style, gestito da alcuni ragazzetti cinesi molto simpatici, con uno schermo gigante e svariati televisori. Sono andato a vedermi Galles Italia di rugby. Un solo gallese e un solo italiano (io). In mezzo tanti albioni a tifare Italia, salvo imprecare (io) per l'asfaltata che ci siamo presi. Ancora deluso dal derby di settimana scorsa (e pre goduria di ieri), ho anche avuto una discussione con un paio di tamarri cinesi: volevano che sullo schermo grande proiettassero Liverpool contro qualcosa. Al che gli ho detto, "Hey non se ne parla: rugby. Guardatevi il vostro fottuto calcio sulle tv, che ne abbiamo le palle piene di calcio, calcio e calcio!!". Alla fine hanno fatto vedere il rugby anche perché il mio compagno di petizione, il gallese, era evidentemente andato già "oltre" con le birrette...
La partita lasciamo perdere. Tanto a poco, senza reagire. Abbiamo fatto una meta grazie a un loro errore, per il resto è stata lezione di rugby. Belin, mai una soddisfazione, se non per le birre e gli ottimi spunti di osservazione, comprese interminabili partite a biliardo con un tipo inglese che pensava di essere forte, e invece era grammo come il peccato.
Rispetto a Shanghai, a Beijing è decisamente più un casino cavarsela in caso di problemi. A me ne sono successi di ogni. Stamattina l'ultimo. Sono andato in un mega complesso dove vendono di tutto. Faccio per ritirare. La macchinetta mi dice, “Sorry eh, cioè NOI ti abbiamo addebitato i soldi che hai ritirato, ma TU devi sucare perché qui non ce ne sono più”. Eh?
Mezz'ora per trovare qualcuno che parlasse in inglese e poi ho risolto. Prima però ho patito e mi sono innervosito, anche perché ho un raffreddore bastardo cane. Ho subito chiesto a un solerte poliziotto posizionato all'entrata (a Pechino è come a Roma: sono dappertutto e tanti). Gli ho chiesto, in cinese, se poteva aiutarmi. Gli ho chiesto, però, se parlava inglese, perché cioè spiegare quello che mi era successo in cinese...non sono proprio capace. Niente, ha cominciato a parlare in cinese. Io ho cominciato a incazzarmi. E lui continuava a parlarmi in cinese. E io, "oh (in cinese) ti sto dicendo che non capisco la tua fottuta lingua". E lui si è messo a ridere e ha continuato a parlarmi, tutto ebbro della sua cazzo di divisa. Da superiore, da chi la sa lunga, da chi cioè guarda te se deve perdere tempo con uno straniero. Allora gli ho preso il braccio che continuava a muovermi in faccia e gli ho detto “Non sto capendo, cazzo, ti plachi o no? Indicami qualche cazzo di manager di sto posto” (hanno “manager” per ogni cosa, qui...).
Non l'avessi mai fatto! Ha cominciato a incazzarsi pure lui. Gente che passava e guardava. A quel punto ho mollato il colpo, anche perché ho visto arrivare individui con le scarpe di legno e lucide e ho capito che era meglio lasciar perdere. Alla fine ho risolto, sono ripassato da lui e gli ho detto, in inglese, “sei proprio uno stronzo, fottiti”.
Minchia! “Fottiti” l'ha capito!
(sotto, due, foto, due, della muraglia, dove per altro ho incontrato un genoano, vistosamente intirizzito - e "imbaccuccato" per il freddo atomico...:-)
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Non
importa se la vita sarà breve, vogliamo godere, godere, godere
Intanto un bacio incommensurabile e intergalattico ad Hellas, che da sola è andata a Udine...3-5 come godo, quasi non ci credo...Ottavo posto, Borriello capocannoniere. Peccato per il biscottone genovese ampiamente previsto dell'ex ciclista, vediamo che dirà il mio socio...in sua difesa!
Pinuccio stasera stava, al solito, per farmi morire. Per vederla in streaming ho installato un nuovo robo cinese che mi ha sfanculato tutto il pc. In questi giorni avrò scaricato dieci software di streaming, ma il Genoa è sempre su qualche software che ogni volta mi devo reinstallare ex novo. Sacramentu! Vedevo le merde e la Roma, il Cagliari e il Livorno, ma non il Grifo. A quel punto ho acceso Radio Nostalgia. E Leon l'ha messa subito dentro! A quel punto sono stato fino all'1-1 immobile. Sul 3-3 mi aveva preso la depressione. Poi il dramma da defibrillatore. O forse era ancora il gelo della visita mattutina alla Grande Muraglia. Non so se per quello o meno, ma sul 2-1 per i furlani ho preso anche un Aulin...Giornata di freddo clamoroso, partenza alle 8 per andare a vedere sta Muraglia. O meglio alla parte della Muraglia che si trova a una sessantina di chilometri da Beijing. Ero perfino emozionato e mano a mano che l'auto saliva, vedere alcuni brandelli e chilometri di quella costruzione, mi dava una sensazione inspiegabile. Peccato che oggi fosse una gionata nuvolosa, senza il tiepido sole che sta rendendo meno gelide le giornate pechinesi. Chi diceva meno dieci, chi meno cinque. In ogni caso faceva un freddo dell'orso e dopo alcun chilometri di salita con pendenze terribili, che mi sembrava di andare all'indietro, è arrivato il caldo. Soprattutto: uno spettacolo clamoroso, reso ancora più magnifico dal Grifone corsaro di Udine.
Per propiziare il post derby sono anche andato alle tombe Ming. L'aria spartana dell'atmosfera confuciana mi ha ricomposto l'amargura e restituito un'ora di serenità rude, antipatica, burbera e mugugnona (avevo una fame da Gesù Bambino nella stalla, dopo i chilometri in salita) ma godibilissima.
Prime foto pechinesi: Hutong e Tien An Men notturna...Gli hutong sono le casette della vecchia Pechino che resiste ai grattacieli e alle novità urbanistiche. Casette di pietra, viuzze strade, labirinti di svolte, gente indaffarata in ogni genere di attività. Ad avere culo si può girare per alcune ore e sbucare direttamente là. Sulla grandezza della Città Proibita, dopo una breve, ma intensa, gita nei giardini poco distanti. Per le Olimpiadi sono in attività, tra le case di pietra, alcuni volontari con la fascia rossa al braccio. Sono abitanti che devono controllare che non ci sia alcun malfunzionamento. Devono segnalarlo e provvedere. Salvaguardia dell'antichità e moderno controllo sociale diffuso.
Hellas! Ti.s...non so se sono più orgoglioso o preoccupato! :-D
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Exit
light
Enter night
Take my hand
Off to never never land
Mangiando anatra alla pechinese Ly e il suo amico attore mi spiegano che a noi occidentali interessano cose che a loro invece non interessano. Le critiche occidentali, le menate sulla democrazia. Vogliamo solo vivere bene, tranquilli ed in pace. Non importa se il Governo mente, finché salvaguarda la nostra unità a noi va bene, mi dice D., aspirante attore di fiction televisive. Una bella storia, interessante, emozionante e bizzarra. Chissà prima o poi la racconto. Communism is bullshit, but Communist Party is Great.
Chiaro. Non vogliamo fare la fine dell'Unione Sovietica.
La prima notte pechinese la passiamo nella zona di BackSea: un lago ghiacciato su cui si affacciano pub e locali. Decisamente diversi da Shanghai. Freddo, musica che proviene dagli interni. Colori tendenti al rosso, in un mix di luci e ombre mooooolto Beijing.
Entriamo in uno di questi locali, si chiama Sex and da City. Non so perché. Non so cosa c'entra il da. Insieme a noi ci sono una ragazza, altra attrice, vestita di rosso, come fosse in maschera, stivalozzi neri aggressive, trucco pesante e aria da bevitrice incallita. Con lei c'è il suo amichetto, un sudcoreano. Immediatamente scatta la sfida, per la rivincita dei mondiali del 2002. Ladri, gli dico. Lui ride.
Io prendo una birretta, loro ordinano - subito - una bottiglia di Jack Daniels. Sticazzi. Arrivano frutti e fiori e qualità. Io sono spaccato, sono sei giorni che non dormo. Giochiamo ai dadi, una sorta di tocchi genovesi, in cui bluffando devi indovinare cosa hanno gli altri sotto il loro bicchierino. Divertente, il primo turno, poi diventa un po' una mennata. Ma d'altronde non si può fare altro. La musica è alta, parlare non se ne parla. Si gioca. Se perdi, bevi. Too boring. Si cambiano le regole. Se perdi, devi ballare per un minuto. Il locale non è strapieno, occidentali di sessant'anni ballano con ragazzine. Gli italiani li riconosci subito: pensano che all'estero tutto sia possibile. Così individuo immediatamente un uomo che avrà cinquant'anni con pantaloni rossi, camicia aperta sul davanti, attaccattura dei capelli dietro le orecchie e capelli unti e bagnati. E lunghi, tipo il cantante degli Scorpions per intenderci. Disgusting. Sul bancone, dove siamo appoggiati, ballano alcune ragazze. Musica hip hop. Fumo, rumore, ma meglio di tanti pub shanghaiesi. Poi si cambiano di nuovo le regole. Se perdi balli, se fai un tot di punti puoi chiedere ad altri di ballare. E arriva il momento.
Non so come, non so perché cambia la musica. Metallica, Enter SandMan. Io e il coreano. Ci tocca. Solo che lui tazza da paura e sale sul bancone. Standind Ovation. I like Totti. Mentre la nebbia ci avvolge, it's pollution, man, torniamo a casa. Oggi faccio il turista.
E
la nebbia quando cade
tra le braccia della sera
ci fa sentire
come dei fantasmi
sopra una corriera.
Quello
che so, è che tu sentirai
tutta la rabbia che ho
io
sono qui, e tu conti su me
pensa
che ridere...
per me che conta soltanto la mia
di
solitudineeeeeeeeeee
Il bar ha luci azzurrine e viola. Il corridoio è stretto, poi si allarga, poi si restringe. Buio, fumo, rumore di palle da biliardo. Due suoni assordanti. Uno proviene dal piccolo palco: due ragazze filippine cantano Because The Night. L'altro proviene dal corridoio che porta ai cesui. Da lì si entra in una Ktv. Ci siamo capiti.
Hello my friend. Ci conosciamo? Birra? Uhm si. Oklaaa. Ah belin, ma solo malesiani in questo paese? Hey hai qualcosa contro i malesiani? No no. Ah no perché qui pensano che ancora stiamo nella giungla. Ah no, io no. Ah bene. Grosso, largo, sfatto. Occhi piccoli, mani grandi. Beve cognac. Finisce la canzone. Una delle due al microfono mi dice che sono in ritardo. Eh c'era una partita, abbiamo perso eh...penso tra me e me.
Il malesiano ha voglia di chiacchierare. Passa le dita sul bicchiere, scruta l'orizzonte che arriva, più o meno, fino alla bottiglia di liquore che ha puntato da tempo. I due camerieri sbucciano mele. Me ne offrono un pezzullo. Lo prendo. Chi vespa mangia le mele. Arriva una ventazza fredda dall'ingresso, faccio per spostarmi. In tv Bayern Monaco contro qualcosa. Fa freddo fuori. Ma si può sopportare. Sono gli interni il problema: fa freddo anche lì.
Si chiacchiera tra un bicchiere e l'altro, tra una canzone e l'altra, mentre frotte di giappons entrano, escono, accompagnano, sono accompagnati. Occhi lucidi, capelli bagnati, vestiti stropicciati. Ormoni che si toccano, occhiate che si sfasciano. Non noto nessuno con i fianchi fasciati da un qualsiasi abito di percalle. E si chiacchiera con il malesiano, novello Sandokan di Cina. Si parla di un po' di cose e finalmente si arriva al top, dopo uno sforzo atroce per capire il suo business. Talmente atroce, che non ho capito, sinceramente. Vende. Qualcosa. Forse, vende tutto quanto gli capiti sotto mano. Non è l'unico che conosco a fare questo, da queste parti.
Sto cercando una casa a Beijing perché ho un grosso cliente e devo essere lì per sei mesi, mi dice. Ah si? Si. Ah anche io. Ah. Eh. Per le Olimpiadi, dico. Perfetto. Perfetto cosa? Facciamo un accordo. Eh? La cosa mi ricordava qualcosa. Che accordo? - chiedo. Se mi dai duemila euro l'affittiamo per tutto l'anno e io te la lascio ad agosto e naturalmente, insomma puoi venire quando vuoi, ma a me ad agosto non interessa. Che ne dici? Eh devo pensarci. Eh ok pensaci. Ok. Io vado al cesuo, poi dammi la risposta. Eh belin, pisci per un paio di giorni?
Pensavo fossero stronzate, però, con i cinesi, malesiani, singaporeani, con cui ho avuto a che fare non ho mai visto firmare un contratto in un ufficio. E soprattutto ho capito una cosa: il contratto per loro è solo l'inizio della contrattazione. Ovvero il resto, non è lavoro: è tempo per cambiare le condizioni.
Duemila euro mi sembravano una buona base per partire. Allora sono andato anche io al cesuo, per celebrare il momento con un simpatico parallelo. Una ragazza sciabatta nel corridoio. Uh, mi ferma, trafelata, da dove vieni? Da qui sotto ho la stanza in questo edificio eh...Ma no! Da dove vieni, il paese?! Ah...Idaly Idaly. Uh, io riconosco sempre l'età: scommetto che hai venticinque anni vero? Seeeeeeeee, Bella! Non ho mica vent'anni. Ne ho molti di meno, e questo vuol dire (capirai) responsabilità perciò...
Incrocio Sandokan. Che da uomo di queste parti, la tipa non la prende manco in considerazione. Hai deciso amico? Eh facciamo che ora al cesuo ci vado io e ci pensi tu. Oklaaaaaaaaa.
Torno, affare fatto. Ok dammi il tuo cellulare ci vediamo a Beijing e andiamo a vedere l'appartamento. Uhm si. Puoi fare un sacco di soldi. Ah si. Ehy my friend. Ad agosto lo affitti a tre quattro volte. Ma non sei contento? Si si. Cosa è successo my friend? Niente, è che mi sono morti tutti i cugini poco fa e allora capisci? Una strage, ho buttato il cellulare nel cesso, stavo per spaccare il computer insomma...Ok oklaaaa, ci vediamo a Beijingaaaaaaaa. Sì si.
Ci vediamo a Beijing. Come cazzo ti chiami, Sandokan?
Non
è stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo
ma ci
sei finito dentro
e ci son venuta anch'io
che mi son venduto a
dio
per non esserti lontano
in un giorno disumano
Freezer.
"E
perché
sono tutti nervosi (I volti intorno
si fanno
gravi). Perché piazze e strade
si vuotano e ognuno torna a
casa?".
"E che fa buio e i Barbari non vengono,
e
chi arriva di là dalla frontiera
dice che non ce n'è
più neppur l'ombra".
"E ora che faremo senza
i Barbari?
(Era una soluzione come un'altra,
dopo tutto...)".
E' giusto che anche le minoranze - ogni tanto - esultino.
"Cassano chiede il sostegno ai tifosi dell'altra squadra di Genova. La Gradinata Nord, invece, non ha bisogno di richieste. Canta. Sempre più degli altri.” (Pinuccio Brenzini)
Da
sempre noi siamo così
come
un'onda che viene dal mare
cantiamo
forza Grifone
voi
non ci potete fermare
E quando cantiamo per te
ci
vien dal profondo del cuore
Combatti
e vinci per noi
forza
Vecchio Grifone
(Bligata
Buliccia)
Eh notte di lacrime e preghiere, esser doriano non sarà mai il mio mestiere. Ma il mio mestiere NON è. E allora: basti una cosa: De Andrè tifava Genoa.
Oklaaa come dicono i miei amici malesiani. Notte prima del derby. Faccio un salto a Xintiandi. I miei amici cinesi stasera giocano a carte. A me non piace giocare, figurati guardare. Guinness: 8 fottuti euro. Sa di metallo. Vabbè.
Sai giocare a biliardo?
Ehm no.
E a cosa sai giocare?
Uhm, calcio?
Bleah.
Vabbè ma che cazzo vuoi?
Giapponesi cantano qualcosa tipo “qualcosa Queen”.
So delle parole in giapponese.
Ah davvero?
Si.
Come mai?
Bah buh bih (sembra Ajorn...;-)
Vabbè che cosa ci sto a fare, qua?
In
Cina la cosa che preferisco è la seguente: perdermi. Mi manca
l'albergo dei ragazzi, dove di solito passavo, era la serie C, per
urlare, Cazzo, andiamo, cazzo. Perdersi
camminando è qualcosa di inspiegabile ai miei amici cinesi. Se
sapessero quanto mi perdo, non solo nelle strade, ne rimarrebbero
agghiacciati.
Ho trovato un pub, a Shanghai, che trasmette il Sei Nazioni. Valido viatico di luppolo per non soffrire. Il tipo nella foto, mi ha offerto uno stick. Perché uno lo aveva fatto cadere. E perché, in cinese, gli ho detto che era troppo caro, uno spiedino caduto per terra. Allora ho barattato il mio temporale, con una foto in posa. Non c'è stato verso, di non fargliela in posa.
Un abbraccio al mio socio. Un abbraccio forte.
Ha
lo stomaco magro
questa giovane sposa
dovreste farla
mangiare
di più
ha un brutto sogno da donna
che non
dice a parole
ma sposta metro per metro
nell'erba fredda.
Poiché ieri a Badminton ho buscato (21-5; 21-15...ma domani tocca al ping pong e in quel caso non sarà una scoperta come è stato ieri il Badminton che altro non è se non il "volano", solo che ti fai un culo quadro a correre avanti e indietro e a picchiare sulle piume della pallina che ha svolazzi strani e imprevedibili) oggi ho accompagnato il mio amico cinese a un “evento”. Una ragazza che lavorava nell'ufficio accanto al nostro si è licenziata, per mettere su una piccola azienda che organizza matrimoni. Qui è un business mica male: anche i meno abbienti spendono almeno 10 mila euro per organizzare un matrimonio con i fiocchi. Prima vanno in Comune a stringere il patto civile, un certificato. Poi aspettano sei mesi circa e quando arriva il certificato fanno il festone. Deve essere figo perché “ci mettono la faccia”, altro concetto fondamentale nella socialità cinese.
Due ore di scenette, vestiti e ricostruzione di un ipotetico rapporto tra la coppia pronta a sposarsi. Poi poiché ho il nuovo giocattolo ho fatto qualche fotografia.
Questa sotto è la nostra amica...
Questi sono i tipici topi sparsi ovunque...
Questa è la vista dalla mia finestra...tre minuti fa.
Libertà
fiammanti per noi prigionieri
figli di un odio bellissimo
bombe
contro il cielo per incoronare
religiosi inferni romantici
uomini uomini uomini
e tutti
a
metà
Oggi ho imparato due cose e forse ne imparerò una terza. Intanto fatevi una risata: me l'hanno segnalata oggi: Mao che offre donne cinesi, nel 1973 a Kissinger.
Allora, la prima è una lezione professionale, diciamo, imparata in Cina, ma proveniente dalle nostre zone italiote. Ovvero: non serve a niente essere in un luogo e sentirsi dire dal vicino di scrivania che Spielberg è un fallito. Non serve a niente essere in un luogo per sentirsi dire, dal cameriere di un “Caffè Italia” in Nanjin Road che Spielberg è un fallito. Non serve a niente spiegare che, per fortuna, anche qualche cinese si organizza ed è possibile trovare risorse on line. Non serve a niente essere in un luogo per leggere, in un editoriale di un quotidiano cinese, senza mezzi termini, che Spielberg è un fallito. Non serve a niente essere in un luogo e percepire, da più discorsi, che i cinesi pensano che più gli occidentali rompono la minchia con i diritti umani, più loro pensano che il Partito abbia ragione (e che Spielberg sia un fallito, ET un coglione, eccetera eccetera). Non serve a niente, infine, ricevere in più discorsi l'opinione che dopo le olimpiadi i cinesi faranno una simpatica traversata: verso Taiwan. Non serve a niente esserci, hic et nunc. Collegare i puntini, organizzare le sensazioni. Non vale mica un cazzo!
O meglio: salvo rare eccezioni, tutto questo serve, può essere utile, può essere preso in considerazione, può attirare una minima attenzione se il potenziale datore di lavoro è di destra o comunque di centro, o comunque, sicuramente, espressamente, irrimediabilmente, non di sinistra. Fischia il vento, infuria la bufera.
La seconda, più locale, diciamo: anche Xiantandi, la zona fighetta di Shanghai, durante questo periodo invernale e poco turistico può regalare due ore di passeggiata serena, lambendo il parco e deragliando nelle zone dei manovali, facchini, uomini di fatica, raccoglitori de nocchie. Zona interna, sprofondata tra i grattacieli: solo dall'alto, o camminandoci dentro, ci si può accorgere di una città nella città.
Terza potenziale lezione: oggi inizia la sfida. Italia vs China. Prima partita, ore 18, palestra comunale di Shanghai Ovest (e supermegacomunista, abbonata a Il Manifesto ancora prima che Ello nascesse, da generazioni di gestori delle peggiori palestre cinesi. Poco conta che Ello arrivi qui, e sulle notizie, con una buona settimana di ritardo: quando c'è sentimento, non c'è mai pentimento): badminton. Prossimamente, squallido bar vicino alla zona dei pub: ping pong. Due scuole a confronto: quella voltaggina (di me medesimo) e quella shanghaiese. Terzo, non so dove precisamente, il prossimo venerdì: football (a 11). E lì son cazzi, amici chinai.
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