beirut

[Shanghai +121] Swear

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 02:45

Pezzi di strada, pezzi di bella città
Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità
Pezzi di cuori, pezzi di fedi
Pezzi di chilometri e pezzi di metri

Riprendo la numerazione, in pieno delirio numerologico chinao.

Stamattina sono entrato in un negozietto per comprarmi dei fazzoletti di carta. A parte la figura di merda dovuta al fatto che mi sono fissato tre minuti sullo scaffale degli assorbenti, perché mi sembravano le tipiche confezioni cinesi dei fazzoletti di carta, con colori fosforescenti, eccetera. La tipa allora mi guarda strano e io gli faccio segno di soffiarmi con il naso, come per dire, “capito?”. Lei fa Ohhhhh, e rapida mi volta le spalle.

Anche io mi giro e nel movimento (marte in decima casa, terribile non solo per questi effetti collaterali) faccio cadere più o meno tutto. Mi scappa un tamade piuttosto sonoro. La tipa sbianca. Tamade vuol dire più o meno de puta madre, oltre a ricordarlo nel suono: ovviamente questo mi ha facilitato l'immediato ricordo della parola. La tipa sconvolta tira fuori da sotto il bancone i fazzoletti di carta, dentro una confezione con Winnie The Pooh in copertina e me li passa, frettolosamente. Roba che se fosse stata italiana si sarebbe fatta il segno della croce. Io finisco di raccogliere noccioline, caramelle chewing gum e pago ed esco, veloce.

A Ly ho chiesto due cose, anzi tre: perché è così difficile trovare fazzoletti di carta? Perché non ho mai visto un cinese soffiarsi il naso? E infine: perché è sbiancata quando ho detto la parolaccia?

Alle prime due domande non ho ricevuto alcuna risposta che possa essere spiegata a un umano. Il mio spirito di osservazione mi suggerisce che, scracchiando in continuazione, i cinesi non abbiano bisogno di soffiarsi il naso. I cinesi non lo ammetteranno mai, specie durante questi tempi pre olimpici, così concentrati sulle buone maniere. Sulla seconda invece mi ha detto che la parolaccia non è per niente sdoganata in Cina: né in tv, né nei film, né nella musica. Non si possono dire! Che du ball.

Anzi, a quanto pare, ma lo leggerete su Corriere o Repubblica, una tizia che ha sfanculato in tv il marito in un programma seriosissimo, è stata addirittura protagonista di un libro di grande successo.

Poiché prossima settimana sono invitato a cena dai suoi parenti, per la Ennesima E Forse Finale - Nonché Risolutiva - Cena di Fine delle Feste Per L'Anno Nuovo (che sembrano non finire mai in realtà: ogni sera cene e botti a ripetizione: devono finire le scorte) mi ha pregato di non farmi sfuggire nessuna parolaccia. Che già hai la faccia da terrorista. E' bello avere amici cinesi.

Che ridono quando ho lanciato la sfida di ping pong.

p.s. 10 euro sul Trap che in conferenza stampa come nuovo tecnico dell'Irlanda si tazza una Guinness...:-) 

 


[Shanghai] Ordinaria

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:06

Bah. Giornata di ufficio, oggi ancora più freddo, che quando esci nel corridoio o vai al cesuo ti si ghiacciano le mani. L'acqua poi, scende direttamente a lastre. Vabbè è un'iperbole...Ovviamente, rigorosamente, no carta e no sapone. Ho intravisto la tipa dei cesui. Severissima, come al solito. Ho la sfiga per altro di piombarle nel cesuo ogni volta che si accinge a lavare. Oggi ero lì con la mia bella porta aperta, lei bussa e io dico “busy”. Lei è entrata come niente fosse e ha iniziato canticchiare. Sono fissati.

Intanto – non al cesuo - ho notato che il Corriere ha riportato, oggi, la notizia che ieri mi ha dato Ly. Quella della tipa delle tette on line. In realtà la storia era un po' più complicata, ma che importa. Vuoi vedere che quel bastardo di Ly è la fonte di Rampini & Co.? Ogni volta che me ne racconta una, me la trovo l'indomani sui quotidiani italiani.

Ricordo, anche da qua, che domani c'è l'appello per il processo San Paolo a Milano. Se non ricordo male, probabile sentenza. I miei amichetti sono pregati di comunicare sul blog o via sms come andrà. Vedo, per altro, che i birri continuano a fare belle figure (caso Aldrovandi) in Italia e nel mondo. Certo, quando non sono indaffarati a scacciare la delinquenza e assicurare la sicurezza ai cittadini entrando a sorpresa negli ospedali per arrestare feti morti.

Saluto infine bip, che mi ha incautamente chiamato, e alla quale ho dato la terribile (specie per lei) notizia: da quest'anno niente più vacanze per la MayDay. Altro che comrades! Solo un giorno. Rimangono le vacanze di fine anno (una settimana), contrassegnata da piante di aranci in ogni zona della città (fa anche molto verde) e quelle per la festa nazionale della Repubblica CommunCapitalista a ottobre. A maggio si lavora, altro che.

A parte che i cinesi quando ci sono le feste sono ben ben strani: arrivano le circolari del Partito in ogni ufficio: Da lunedì x a lunedì y è festa. Quindi questo sabato e questa domenica sono lavorativi. Boh.

Niente più matrimoni durante la MayDay. Tanto tutti si sposano l'8 di qualsiasi mese. I barbecue sticks dei miei amici uiguri sono fantastici, anzi migliori, d'inverno: dentro c'è un fumo allucinante e stasera era il ricovero di tutti quelli che odiano San Valentino. Pieno di ragazzi per strada con cestate di fiori giganti.

Ragazzi, per domenica, mi raccomando: concentrati.

I'm an educated fool
So I don't know what it is I'm supposed to do
About this awkward situation
That's been forced down right upon me


[Shanghai] Trasparenze II

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 14:01

Non ho mai capito bene come funziona il fuso orario. Oggi stavo crollando in piedi, adesso mi sono svegliato. A Shanghai c'è 1 grado: per strada ci sono resti di fuochi di artificio (divorati dal cielo nell'ultimo dell'anno cinese) e resti di pupazzi di neve ghiacciati all'uscita di hotel lussuosi. Qua e là piccoli cumuli di neve. Erano dieci anni che non nevicava a Shanghai, pare. 

Il più grosso dei pupazzi che ho visto, e quasi integro completamente, era davanti all'ambasciata argentina.

Qui patiscono il freddo, poca gente per strada. Dalle sei cala gelo e buio. Nonostante il sonno ho gironzolato un'oretta, sciarpa rossoblù a scacciare fantasmi e pregustare torte stracittadine. Ogni tanto giri una strada e trovi un Topo Gigante tutto infiorettato e luminescente. Porta fortuna il topo? Tutti sti cazzo di animali nella prima settimana dell'anno portano bene. Ly è diventato più cinico. Saranno i capelli da rockstar de noaltri.

La mia stanza è la numero 174. La summa delle sfighe numeriche occidentali e cinesi in una botta sola.

Con il buio e il freddo poca gente per strada, passi svelti, mani nelle tasche e sguardi a inseguire il fumo che esce dai respiri. Per la prima volta noto quanto siano pulite le strade di Shanghai. Butto la cicca per terra e mi guardo indietro, poi di lato. Non ci sono neanche gli sbirri del traffico.

Mi sono perso nel mio centimetro di quartiere, un buio torvo mi disincagliava lo sguardo dalle torri, consuete suggeritrici di opzioni vagabonde, e mi sono ritrovato di fronte a un fast food giapponese.

Sono entrato perché non c'era nessuno.

Sono venuto nella tua città un giorno, era caldo e scuro
Poteva essere mezzogiorno, ma non ne sono sicuro
Avevo tempo da perdere, da guadagnare niente
Non c'eri tu nell'aria, sensibilmente


[Shanghai] Trasparenze

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:17

Cristo: sono le 18, da 6 ore di nuovo in China, Shanghai. Guardo fuori dalla finestra e anziché il muro solito, vedo improvvise le luci che si accendono, la serpentina di auto sulla sopraelevata e il tramonto che le sprofonda di viola. Poesia della lamiera.

Il mio amico Ly si è presentato con i capelli lunghi da tabbozzo di Bolza. Mi ha detto che non se li vuole lavare per un po'. Per sembrare più sudicio, mi ha detto. Bah. L'ho obbligato a trovare un locale metal dove andare domani sera. Oggi riposo, che già mi sono sfondato di cibo ma sono sfatto dal viaggio, vissuto accanto a un francese grasso che giochicchiava con un iphone pure al momento dell'atterraggio.

Invece in Cina si registra il record di accessi per il sito dove una star ha messo il video di una festa svoltasi a casa sua. Pare, si dice, si sussurra, si narra che le si vedano le tette. E' la prima notizia che mi hanno dato i chinai dell'ufficio. 

Non vergognarsi della propria malinconia
è un compito penoso anzi uno strazio.
L'amore trasparente non so cosa sia
mi sei apparsa in sogno e non mi hai detto niente
mi sei apparsa in sogno e non hai fatto un passo.


[Archivio Corriere] 1993: si scioglie la Fossa Dei Grifoni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:58

 
Il Corriere della Sera mette on line i propri archivi, gratis, almeno per ora, dal 1992. Una iniziativa interessante che pone interrogativi sul perché, ad esempio, anche Il manifesto, per dirne uno, non possa avere una edizione on line più intrigante o, almeno, più libera nell'accesso. Misteri. Anche perché la gratuità del servizio è presto svelata: dopo ogni ricerca i risultati sono sponsorizzati, di volta in volta, da inserzionisti diversi. Non è mica difficile. Google esiste da anni...

Curiosando con le parole chiave ho trovato un articolo del 1993 di Roberto Perrone, giornalista che stimo e di cui ho apprezzato anche i romanzi. Il pezzo è sullo scioglimento della Fossa Dei Grifoni.

Sciolta la Fossa: dalle prime riunioni sulle panchine in Piazza Alimonda, allo scioglimento volontario. Con il Genoa in A. 1993.

Anche gli ultra' invecchiano, quelli che non muoiono prima. Vent' anni dopo, come in una storia di moschettieri un po' stanchi, la Fossa dei Grifoni si e' detta addio. Forse e' il primo caso di auto scioglimento di ultra' nel mondo. Il Genoa perde i suoi tifosi piu' accaniti, o meglio perde il gruppo dirigente storico che ha deciso, con una votazione democratica, rigorosamente a scrutinio segreto, di pensionarsi: 16 4, a larga maggioranza, senza trucchi e senza inganni. Alla vigilia del loro ventesimo campionato i ragazzi (ora quarantenni) della Fossa cambiano stile di vita: allo stadio andranno, ma con mogli e figli, quelli che li hanno, come gli altri tifosi. Pare che non ci siano altre ragioni, il bello sta qui, solo il crollo degli ideali sportivi, un po' come succede nel mondo per altre ideologie. Non sono piu' sufficienti per dare senso a un impegno che prende tutta la vita. Certo, Spinelli non e' mai piaciuto a quelli della Gradinata nord, ma la decisione non sembra legata alla situazione societaria, anche se, probabilmente, c' e' un po' di stanchezza nel non vedere mai la squadra decollare, un quarto posto e una semifinale di Coppa Uefa in vent' anni sono stati bilanciati da troppe delusioni. Ora il Genoa e' in serie A, questo e' il suo quinto campionato di seguito, ci sono stati momenti peggiori, come quella domenica di giugno del 1988 a Modena in cui emigrarono in settemila per sostenere la squadra sull' orlo della seconda retrocessione in serie C. Anche momenti migliori come la trasferta a Liverpool e in quei giorni, Dario Bianchi, uno dei leader, raccontava di quando andarono a Foggia su un camion, lui e Sergio Ferreggiaro detto "Callaghan", un omaccione simpatico e inconfondibile per chi frequentava la nord. Il suo nome non aveva niente a che vedere con Dirty Harry, il fetentissimo ispettore interpretato da Clint Eastwood, ma gli derivava da un feroce giocatore del Liverpool degli anni ' 60. "Callaghan" e' morto cinque anni fa, stroncato da un infarto mentre faceva il bagno a Quinto. Erano in cinque all' inizio, prima domenica di campionato del 1973: Inter Genoa a San Siro. Gemellati (allora) coi tifosi del Genoa ci sono in gradinata anche quelli della Fossa dei Leoni del Milan, con un loro striscione. "Perche' non fate qualcosa di simile?" dicono agli amici genoani. Si riuniscono in cinque, Gianni Bardi, Lucio Poidomani, Stefano Aloigi, Marco Postiglione, Dario Bardi. Il primo striscione con il nome "Fossa dei Grifoni" lo cuce la mamma di Aloigi, le prime riunioni le tengono sulle panchine di piazza Alimonda. Poi, col tempo, il club cresce, si organizza, cambia. Aloigi muore in circostanze non chiarite in Venezuela, il calcio non c' entra. Vent' anni di tifo speciale, di spettacolo, di derby con quelli della Samp combattuti a striscioni e colpi di genio, ma anche a pugni sul muso. Momenti neri, come per tutte le tifoserie ultra' , ma anche tante buone idee e tanta collaborazione con i "cugini" che non hanno eguali in Italia: una cooperativa in comune per la pulizia allo stadio, happening contro la droga, fino alla raccolta di soldi che ha portato all' acquisto di un' ambulanza. Fino a ora. Addio alle armi del tifo, la prima fila ha stancato, il riflusso c' e' anche in curva, il calcio e' bello senza eccessi, anche positivi. Allo stadio ora vogliono andare senza piu' dover guidare i cori, mettere gli striscioni, gestire una gradinata. Il nome potrebbe non scomparire: "Se altri vogliono usarlo non ci opponiamo, largo ai giovani, ma dev' essere una loro decisione". Dietro di loro ci sono 2000 ragazzi, certamente non resteranno zitti, ma queste non sono semplici dimissioni, via un gruppo ne entra un altro. Dovranno ricominciare, proprio come vent' anni fa. E magari non avranno lo stesso entusiasmo. O forse la stessa follia. Roberto Perrone

Perrone Roberto

(25 agosto 1993)



[Cosenza] Cronologia di un processo

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 19:26

Quando si parla di Genova e i suoi processi, solitamente si tende a dimenticare il troncone giudiziario di Cosenza e il procedimento contro il Sud Ribelle. Se a Genova contro i 25 la sentenza è già arrivata, a Cosenza è prevista nei prossimi mesi, mentre per i processi contro le forze dell'ordine si dovrà aspettare la primavera del 2008. Inoltre i reati di cui sono accusati funzionari, dirigenti e agenti di polizia, oltre a prevedere pene infinitamente minori, arriveranno al primo grado (appena sufficiente affinché le vittime ottengano almeno il risarcimento), mentre al resto penserà la prescrizione, ovvero le eventuali condanne non saranno mai definitive.
Il processo al Sud Ribelle ha avuto una genesi del tutto particolare, rispecchiando, per alcune parti della sua vita, il ritmo e i testimoni del procedimento contro i 25 manifestanti di Genova. Ne ripercorriamo alcune tappe, evidenziando i limiti di un impianto accusatorio balbettante, che è arrivato oggi al suo culmine, con la requisitoria del pm Fiordalisi.
Indagini e teoremi
L'inchiesta sulla «Rete Meridionale del Sud Ribelle» risale al 10 aprile 2000: in uno stabilimento Zanussi a Rende (provincia di Cosenza) vengono fatte recapitare delle rivendicazioni a firma Nipr: Nuclei di Iniziativa Proletaria e Rivoluzionaria. La sigla - su cui mai si farà chiarezza - rivendica una serie di piccoli attentati incendiari ad opera del movimento anarchico. Fiordalisi parte in quarta, mettendo sotto controllo i telefoni fissi dell'azienda. Nessun risultato, ma a Cosenza ormai sono giunti i membri dell'intelligence italiana. Le attenzioni si concentrano sull'area antagonista, mettendo insieme centri sociali, associazioni e perfino ultras. La ragione di questo scatto investigativo non è ancora conosciuta: nel frattempo Fiordalisi prepara le sue accuse. 359 pagine respinte dalle procure di Genova, Venezia e Napoli e infine accolte dalla procura di Cosenza. La tesi accusatoria ruota intorno a intercettazioni ambientali, telefoniche e informatiche, spesso raccolte al di fuori della procura inquirente e con metodi dalla dubbia legittimità. L'accusa di associazione sovversiva viene riferita anche a Genova. Si stilano profili degli imputati, andando a ripescare nel passato. Intercettazioni telefoniche, mail sotto controllo, così come le auto e gli spostamenti. Un lavoraccio per le forze dell'ordine, con pochi risultati, stando ai brogliacci acquisiti. Ma l'inchiesta non si ferma.
L'iter dell'indagine
Il 15 Novembre 2002, 18 attivisti del movimento meridionale sono arrestati con l'accusa di vari reati associativi (associazione sovversiva, cospirazione politica, attentato agli organi costituzionali dello stato). Una settimana dopo, il 23 novembre 2002, cinquantamila persone scendono in piazza a Cosenza per chiedere la liberazione immediata degli arrestati. Nel dicembre 2002 il primo scossone: il tribunale della libertà di Catanzaro produce una sentenza che, oltre a rimettere in libertà tutti gli arrestati, minimizza l'impianto accusatorio del provvedimento: «esprimere il dissenso non è reato». Nel maggio 2003 la Cassazione annulla la sentenza del Tdl di Catanzaro per esclusivi vizi di forma, mentre i contenuti della sentenza contestata non sono minimamente messi in discussione. Il pm Fiordalisi ne approfitta, presentando una memoria in cui ribadisce la volontà di arrestare nuovamente tutti gli indagati, allargando all'intero movimento le accuse già formulate contro il Sud Ribelle. Fiordalisi chiede di depositare decine di migliaia di pagine contenenti nuove prove: si tratta essenzialmente di intercettazioni riciclate (secondo imputati e difensori manomesse dalla Digos cosentina) da altre procure, che già le avevano dichiarate inutili e insignificanti. Secondo il pm invece, starebbero lì a dimostrare che le volontà degli indagati era quella di «turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito dello Stato, sovvertire la globalizzazione economica». Novembre 2003: nuova sentenza del tribunale della libertà di Catanzaro. A carico di cinque indagati su diciotto già scarcerati, rimangono i gravi indizi di colpevolezza, mentre a tre di loro viene imposto l'obbligo di firma. Per tutti gli altri cade ogni contestazione.
Arriva la richiesta di rinvio a giudizio per tredici indagati. Due di loro erano completamente estranei fino a quel momento a tutta la vicenda giudiziaria, mentre le posizioni di altri 41 indagati vengono archiviate. Solo per 11 dei 18 arrestati nel novembre 2002, è stata presentata richiesta di rinvio a giudizio; cinque di quelli che finirono nelle carceri speciali vedono cadere ogni contestazione a proprio carico. Fiordalisi aggiunge il reato di «associazione a delinquere». Nel maggio 2004 si svolge la prima udienza preliminare: il governo chiede cinque milioni di euro di risarcimento per i danni non patrimoniali, cioè d'immagine, subiti in occasione dei vertici di Napoli e di Genova. Ma il Gup respinge questa e tutte le altre eccezioni della difesa. Gli imputati chiedono la ricusazione del magistrato: richiesta rigettata dalla corte di appello e multa di 1.500 euro per gli imputati. Luglio 2004: a Roma nasce l'Osservatorio parlamentare sul diritto al dissenso, che si incarica di seguire da vicino il processo di Cosenza. I firmatari sono 12 deputati e due senatori. Il Gup rinvia a giudizio 13 indagati. Le pene previste per i reati contestati, vanno da 12 a 15 anni di carcere. Il 2 dicembre 2004 inizia il processo in aula di Corte di Assise.
Dalla Zanussi al Sud Ribelle
Come si è arrivati dal volantino alla Zanussi al Sud Ribelle? E' uno dei tanti buchi neri dell'indagine. Il 28 novembre 2006, a rispondere alla curiosità di avvocati e imputati a Cosenza, si presenta Alfredo Cantafora, capo della Digos cosentina, padre delle indagini. «Io questo filone investigativo a cui io faccio riferimento al momento prodromico, come momento iniziale per le indagini che poi ho condotto, questa, quella che poi sta al Sud Ribelle, è quello del...sono le indagini del volantino, le indagini del volantino cioè, la rivendicazione dei Nipr. Da quelle indagini noi, partendo da quelle indagini siamo riusciti a scoprire che cosa è stato poi la rete del Sud Ribelle». In aula Cantafora chiarisce poco dell'indagine e ancora meno circa le prove. Alla domanda precisa circa le evoluzioni investigative che avrebbero fatto sviluppare le indagini dai Nipr al sud ribelle, Cantafora risponde al microfono in aula, «questa conoscenza noi l'abbiamo perché ci sono delle comunicazioni interne alla polizia di stato» e precisa senza microfono, «e anche dai giornali». Un'affermazione bizzarra, tanto che uno degli avvocati della difesa risponde in modo perentorio: «no, i giornali non sono prove; l'hanno detto tutti i giornali, allora lo potevo leggere anche io».
Il capo
Fiordalisi, un po' a sorpresa, inserisce nell'elenco dei testi dell'accusa l'allora capo della polizia, Gianni De Gennaro. Poi lo toglie, ma la Corte conferma la propria volontà: lo vogliono ascoltare. Un'attesa vana e più volte rimandata, che si conclude con un nulla di fatto. Il 28 novembre 2006 la Corte cambia ancora idea e decide di depennare De Gennaro dall'elenco dei testi. «La testimonianza è assolutamente superflua e sovrabbondante». Lo stesso giorno il pm Domenico Fiordalisi deposita una modifica dei capi di imputazione, eliminando l'art. 272, propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale.
Tolemaide a Cosenza
Anche a Cosenza i fatti di via Tolemaide sono analizzati nei minimi particolari. I testi già sentiti a Genova, riescono a smentirsi in Calabria, pur confermando quanto già si sapeva sulla carica al corteo autorizzato. Mario Mondelli (funzionario di Cuneo aggregato a Genova, attualmente dirigente del I reparto mobile di Roma) è il funzionario di polizia che accompagna i carabinieri diretti a Marassi, ma che si fermeranno in Tolemaide per caricare le tute bianche. Mondelli durante l'udienza non riconosce il carcere di Marassi, dichiara di non aver partecipato agli scontri (nei video appare travolto dalla carica dei colleghi carabinieri), dichiara di essersi speso per metter pace tra i due «contendenti», di non aver mai dato l'autorizzazione ad Antonio Bruno (capitano dei carabinieri di Carrara a comando della Compagnia CCIT Alfa del III Battaglione Lombardia a Genova nel 2001) di attaccare deliberatamente i manifestanti autorizzati, dando la colpa proprio ai carabinieri ed al suo capitano. «Era meglio non passare proprio», risponde alle domande circa la necessità o meno della carica.
Le intercettazioni
Nell'ultima udienza, l'ennesima sorpresa: un piccolo giallo sulla tecnica delle intercettazioni, oltre 5.000 pagine. Viene denunciato in aula che moltissime intercettazioni infatti contengono voci registrate, prima dell'invio della telefonata o della ricezione effettiva. Tutto questo fa sorgere il dubbio che l'intercettazione non sia stata effettuata con apparecchiatura autorizzata, ma con attrezzature fai da te, acquistabile da chiunque, ma non autorizzata dalla legge per operazioni di polizia giudiziaria.


Gli avversari hanno il sapore dei datteri

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:54

Stanotte l'ho sognato (ognuno sogna quel che cazzo vuole, no?). Mi spiegava i movimenti del play per fare al meglio la diagonale del rombo. Stamattina ho cercato di capirlo meglio. Un vademecum scogliano, roba da venerdì pre match.

-Io non faccio poesia, io verticalizzo!
-A volte penso che Gesù Cristo sia rossoblù
-Si capisce subito quando un giocatore sa fare la diagonale del rombo.
-Sapevo che un mio giocatore la sera andava in discoteca fino a tardi, l'ho seguito e quando è entrato nel locale gli ho lasciato un biglietto nel tergicristalli con scritto:"Stai attento, il tuo allenatore lo sa!"...Non c'è andato mai più.
-La vittoria non mi da emozioni particolari ma odio la sconfitta. Quando
perdo divento una bestia e a casa litigo con mia moglie. Che libidine quando perdo. La sconfitta mi esalta come le vittorie: posso riassaporare degli stimoli insostituibili.
-Lei, laggiù in fondo, mi deve ascoltare. Altrimenti io sto qui a parlare ad minchiam.(Scoglio in conferenza stampa rivolgendosi ad un giornalista)
-In questa squadra ho a disposizione doppioni, triploni, quadripliconi nello stesso ruolo.
-Io al Genoa sono il migliore allenatore al mondo.
-Il Genoa è una cosa particolare, ha un Dio tutto suo...
-Ci sono 21 modi per battere un calcio d'angolo e 12 per battere una
punizione.
-Abbiamo perso per l'errata applicazione di un meccanismo a "elle"
rovesciata.
-La Samp è come Dorian Gray, cultore dell'estetismo.
-La Coppa Italia??? Vale quanto la coppa del Nonno. La Coppa delle Coppe vale la Mitropa!
-Toglietemi di torno 'sti gialli di minchia.... (il riferimento è ai
giornalisti giapponesi ai tempi di Miura).
-Sono un diverso perchè non frequento il gregge: il sistema ti porta
all'alienazione.
-Io non comando i giocatori, io li guido.
-Pagherei 2 biglietti per vedere Maradona.
-Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.
-Il gol preso a Bergamo calcisticamente non esiste.
-Se dici Juve dico no, se dici Inter dico si, se dici Bologna dico no, se
dici Napoli dico si; a Tunisi vado gratis, a Genoa vengo anche in C.
-Il presidente non esiste, la squadra non esiste e la società non esiste, ma nella maniera più assoluta: esiste solo tifoseria e tecnico.
-Miura bravo di testa, bravo di destro, bravo col sinistro ma non adatto al campionato italiano. Ne è sicuro Professore? Nella maniera più assoluta.
-Se qui a Genoa non vinco uno scudetto in tre anni torno a Lipari a fare
l'albergatore.
-Luiso è un ragazzotto maleducato, affettuosamente parlando.
-Bouza è tatticamente come Maldini.
-Gabsi è il Di Livio d'Africa.
-Badra è secondo solo a Baresi.
-Mensah sarà il nuovo Desailly.
-Io per lei non sono il signor Scoglio sono il Professor Scoglio.
-La corsa è il nostro vaccino, la tattica esasperata la nostra minestra.
-Noi siamo il Genoa e chi non ne è convinto posi la borsa e si tolga le
scarpe. Noi non siamo il Roccapepe! Che poi dove cazzo sarà sto Roccapepe, magari è un paese bellissimo...
-Io i colori rosso e blu li ho nel sotto pelle, capisce? Non prendo in giro
nessuno quando dico che il Genoa è tra le prime 10 squadre d'Europa, come nome.
-Mi rilasso con i fumetti di topolino e con i film western: so già che
avranno un lieto fine.
-Nel nostro piccolo, al Genoa, faremo come la Dinamo Kiev. Quando avremo recuperato il tornante Rotella, s'intende.
-Oggi faccio un'analisi a 300 gradi, 60 gradi li tengo per me.
-Codrea è un grande play perchè aggredisce spazio e tempo.
-Io non ho bisogno dello yacht, mi basta una barchetta per pescare.
-Esonerato dal Torino, ho brancolato per 2 anni nell'oscurità.
-Il doping è sempre esistito e i calciatori sono ignoranti, nel senso che
ignorano elementi di chimica e farmacologia.
-Quando mantengo la testa sulle spalle posso combinare qualcosa di buono. Ho sbagliato due stagioni non ero lucido e mi sono prostituito.
-Stagione 88/89, negli spogliatoi: "Ragazzi questa formazione me l'ha
predetta Dio".
-Gli avversari hanno il sapore dei datteri.
-L'uomo discende dall'Africa ed è per questo che sono arrivato qui io ad
allenare.
-Intervista al tg2: "So bene che alcuni mi danno dell'istrione, ma lei sa che faccia fa l'istrione??
-Io le tabelle non le sbaglio mai, Io sono un uomo da numeri.
-Sono un allenatore di strada, un po' prostituta, che si arrangia.
-La vita è una roulotte!
-Le caratteristiche che devono avere i miei giocatori? Senz'altro necessitano di attributi tripallici!!! Quelli che hanno 3 palle fanno il pressing, quelli che ne hanno 2 giocano al calcio, quelli che ne hanno 1 fanno le partite tra scapoli e ammogliati.

-Morirò parlando di Genoa.


[Genova] Poliziottesco sotto la Lanterna

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 21:15

Ci sono tre principali poliziotteschi ambientati a Genova. Nel loro genere tutti e tre sono dei classici. La cosa più interessante è riconoscere alcune zone di Genova, nella Genova anni 70. Un'altra – e sempre simpatica – curiosità, è quella di percepire la percezione dell'anima di quei tempi.

Ora, il poliziottesco vive su alcuni elementi classici: droga dappertutto, botte da orbi, complotti in ogni dove, sparatorie ovunque (ad esempio proprio in Mark il poliziotto spara per primo, ambientato a Genova, Mark arriva all'ultima scena con almeno 30 delitti alle spalle. Spara di continuo, tipo gli guardi gli stivali o i jeans stretti e lui ti spara. Nell'ultima scena c'è uno dei cattivi (che poi gli attori sono sempre gli stessi e i cattivi diventano buoni, gli sbirri i cattivi, insomma un casino, in ogni film se non sei concentrato rischi di non capire una mazza perché il mafioso di Roma violenta, magari in Il cinico l'infame e il violento è lo sbirro e si rischia di fare confusione) che punta la pistola a un poliziotto, mi pare. O comunque sia è veramente una situazione di merda per le solerti forze dell'ordine. Uno degli altri poliziotti, giunti lì per caso con Mark, messo alle strette, ammazza il cattivo. Mark si incazza come una iena e consegna il tesserino al capo della squadra mobile, improvvisamente, nell'ultima scena del film, prima di allontanarsi solo, contro il mondo. Così. Mark è infatti estremamente deluso, ecco, più che incazzato sembra deluso. Queste mesc un po' bandito, ma anche un po' bambinone, un po' zingaro, un po' peones: Mark è deluso, affranto, triste. Non si capisce però, se sia ravveduto dopo essere diventato in 55 minuti il più grande serial killer della storia o si sia incazzato solo perché non lo ha potuto seccare lui, l'ultimo morto del film).

Il poliziottesco è un cinema a tratti ingenuo nei suoi errori (in certe scene ci sono attori che cambiano tre volte la maglietta, oppure il morto prima è sulla poltrona, poi sul frigo, cose così, ma ne facevano uno al giorno di film, non è che si potesse stare lì a fare filosofia), ma a suo modo preconizzatore e allo stesso tempo, uno dei modi per fare critica sociale con un mezzo, e sceneggiature e soggetti e attori, popolare.

Infatti ha una sua sostanziale biforcazione: da un lato il poliziottesco sociale (Di Leo, ma anche titoli storici come La polizia è al servizio del cittadino? di Romolo Guerrieri), dall'altro il poliziottesco di azione tout court, sangue e merda. Immancabili, in entrambi i casi, gli inseguimenti in auto sfinenti, con sottofondo di musichetta ipnotica, dialoghi fantastici, surreali e cazzo duro, espresso con frasi tipo, conosco solo una legge, la mia. Machista iroso e ribrezzevole, con le donne solitamente confinate a ruoli vagamente retrogradi in tema di diritti, il poliziottesco vive di rude realtà sociale, solitamente sottoproletaria, ma anche di grande ironia. Moltissime le autocitazioni. In un film, mi pare Provincia Violenta, due signore se la chiacchierano. Una è la mamasan di un bordello, l'altro una pischella che l'anziana volpe sta cercando di adescare (robe tipo che la drogano e poi le fanno le foto hard e la ricattano). Parlando una dice all'altra, “potremmo andare al cinema!”. “Eh già, ma a vedere cosa?”. “Uhm basta non andare a vedere quei polizieschi, sempre uguali, sempre le stesse storie”. Autoironici i poliziotteschi!

In La Polizia incrimina, la legge assolve, del grande Enzo Castellari (autore anche de Il Cittadino si ribella, anch'esso ambientato a Genova, nonché de La via della droga e Il grande racket, superbi, nonché autore del sito da cui è tratta la foto di scena pubblicata nel post) Genova è fantastica come teatro di guerra tra due clan che si gestiscono il traffico di robba, con la polizia che, al solito, indaga, indaga, ma le cazzo di prove non bastano mai, perché la rete della mala è un magna magna anche con la società borghese bene. Quindi, nel poliziottesco, è facile imbattersi in poliziotti che dicono sempre “eh ste cazzo di leggi, di processo, di garanzie per la difesa, di coperture, ecc.”. E se possono si fanno giustizia da sé, contro i cattivi che, a parte alcuni rari casi, sono quasi sempre delle macchiette esilaranti (basti pensare a Il Cinico, l'Infame e il Violento), o in ogni caso il confine tra bene e male è sempre labile. Una sorta di precursore dell'hard boiled letterario americano.

Nel film, dicevo (?), a un certo punto fanno una retata a Caricamento. Si portano via un tot di leggere, come si dice a Genova, (informatori, papponi, trans e drughè) in Questura. Uno dei commissari gira intorno e in mezzo alla cinquantina di persone accomodate lì, con sguardo torvo. A un certo punto uno grosso (un pappone bifolco e dai modi spicci) gli fa, Commissario scusi, posso andare al cesso? Con una cadenza genovese da fare paura. Il Commissario lo guarda male. E quello termina la frase: E' che ho da mettere al mondo un polissiotto. Altro che la Squadra, i Ris, I Marescialli e i don Mattei.

Qui sotto Castellari, per due soli minuti, parla di Genova e dei suoi film...

 

 

 

 

[Genova] Storie storie, svagate memorie

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:13

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.

Sentenza sui 25 arrivata. Inutile aggiungere parole prima di una valutazione più approfondita ancora da fare. Mi limito a segnalare altre parole, alcune specifiche, come il comunicato di Supportolegale, altre solo apparentemente lontane nel tempo, nei ricordi, nell'indifferenza. Non è nostalgia, né facile luogo comune. Sono le origini e quell'insana passione che arde in chi prende parte.

«Nacque già molto tempo prima del 30 giugno, settimane prima, e in modo del tutto spontaneo. Quando si diffuse la notizia che a Genova ci sarebbe stato questo congresso fascista, tutte le forze democratiche incominciarono a mobilitarsi. L’organizzazione della protesta non era in mano ad un partito o a un gruppo specifico, per tutta la città si diffondevano
gli inviti a mobilitarsi affinché fosse chiara l’opposizione di tutti alla decisione di tenere qui a Genova il congresso dell’MSI. Noi portuali dopo il lavoro ci fermavamo sempre in piazza Banchi a discutere.
(...) E via via che la data del congresso si avvicinava, il nostro coinvolgimento cresceva e gli incontri in piazza Banchi diventavano il punto di riferimento dell’intera giornata. (...) E spesso partivamo in corteo, con destinazioni che sceglievamo al momento. Ci furono molte scaramucce con la polizia, anche perché noi non sapevamo che si dovesse chiedere l’autorizzazione per fare un corteo, e i poliziotti a volte ci lasciavano passare, a volte volevano impedircelo.
Ma se è vero che ci comportavamo in maniera spontanea e magari ingenua dal punto di vista organizzativo, è altrettanto vero che avevamo, invece, ben chiara la nostra motivazione e il nostro obiettivo: non volevamo che il congresso si tenesse a Genova e avevamo tutte le intenzioni di far sentire la nostra protesta».
E arriviamo alla grande manifestazione del 30 giugno...
«Il 30 giugno era stato proclamato sciopero generale. Siamo scesi tutti in piazza e dopo il comizio è scattata una scintilla. C’era la famosa Celere di Padova, che era considerata una specie di corpo speciale ed era composta da picchiatori, e il loro capitano all’improvviso ha suonato la tromba e sono partiti i primi caroselli. Si è subito aperto un conflitto fortissimo.
Le camionette, lanciate alla massima velocità, ci venivano addosso fin sotto i portici per disperderci (...). I più giovani di noi non sapevano come comportarsi nel caos dei tafferugli, anch’io ero molto confuso e per fortuna (...) un amico del mio quartiere, che era stato un partigiano di montagna, si è preso cura di me e mi suggeriva come muovermi e dove nascondermi. (...) La guerriglia andò avanti fino al tardo pomeriggio e questi caroselli della polizia, che erano partiti alla grande contando sull’effetto sorpresa, piano piano hanno dovuto ridurre la velocità e l’intensità perché erano circondati da ogni parte, finché si sono dovuti fermare del tutto». (da 30 giugno 1960 - La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era, Frilli Editori)

Sono parole di Paride Batini, più volte console della Compagnia Unica dei portuali, ovvero più volte o forse sempre leader dei camalli. Nel 1960 aveva 26 anni e partecipò a tutte le manifestazioni. Uno dei personaggi de La Regina Disadorna di Maurizio Maggiani (scrittore ligure, non genovese...) si chiama Paride, proprio in suo onore, non dell'altro, di Paride.


[Genova] Armenia, Caffa, Barabino

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:10

 
E dopo Alimonda, Tolemaide e piazza Paolo da Novi, altre vie dell'antica Ianua. Tra Piazza Alimonda e via Tolemaide, guarda caso, si proietta, brevemente a dire il vero, via Armenia, giustificando in ampio modo alcune origini armene avvistate tra i genovesi mamalucchi odierni.

I genovesi ebbero ottimi rapporti commerciali con l'Armenia, dove ebbero possedimenti e benefici economici non da poco. Qualcuno parla di colonia, ma il termine potrebbe non essere esatto. Di certo vi fu un trattato, nel 1288, tra Zaccaria, vicario comunale e re Aitone II d'Armenia. Quando i turchi iniziarono a cagare la minchia agli armeni, fino ad arrivare al noto genocidio non ancora ammesso dagli ormai quasi europeissimi turchi, gli armeni furono accolti con grande benevolenza dai genovesi.

Via Caffa è la via dalla quale parte la carica sconsiderata che sfocerà nella tragedia di piazza Alimonda. Ne hanno parlato svariati testi, quando il processo contro i 25 manifestanti ha fatto da lente di ingrandimento su quanto accaduto in piazza Alimonda. Strano, tuttavia, ma non è da escludere che accada nel post sentenza, che per nessuno dei testi tra carabinieri e funzionari di polizia ascoltati in aula, sia stata chiesta la trasmissione degli atti, ovvero una incriminazione per falsa testimonianza. Eppure i video e le foto aiutano a capire meglio quando uno mente o finge di non sapere. Per tornare alla Caffa genovese: fu una della colonie più redditizie per i nobili genovesi, dopo aver siglato vari accordi con gli allora Tartari. Nel 400, secolo orribile per la Superba, di forti contrasti interni (vi furono dogi che durarono come un ghiacciolo nel deserto) Caffa venne perduta. Perla della colonie della Crimea fu anche sede di un arcivscovado. Sti cazzi.

Via Barabino è il luogo nel quale nel luglio 2001 alcuni poliziotti menano alcuni ragazzi. Tra i poliziotti ci sono l'allora capo e vice capo della digos genovese, Spartaco Mortola e Alessandro Perugini (il primo sotto processo per la scuola Diaz e indagato per induzione alla falsa testimonianza insieme al Capo (ex) De Gennaro, nei confronti di Colucci, il secondo imputato per il pestaggio e per le violenze a Bolzaneto). Uno dei picchiatori, De Rosa, sceglie il rito abbreviato e viene condannato a un anno e otto mesi, ma, alcuni giorni fa, la corte d'appello di Genova lo ha assolto.

Carlo Barabino fu l'architetto di Genova, una sorta di precursore di Renzo Piano, da un punto di vista ideale, ma che, al contrario di Piano, non ci ha lasciato cagate come il bigo e la palla di cristallo dei pesci palla nell'area finta dell'ex porto antico, ma qualcosa di più tangibile. Costruì il Carlo Felice (il cui nome andrebbe cambiato, perché omaggio assurdo ad un Savoia, odiati dai genovesi che vi finirono sotto scacco dopo il 1815 e il famigerato congresso di Vienna) e diede un contributo importante alla città. Poiché all'opera prima nel nuovo teatro - sorto nell'allora piazza San Domenico (venne tirato giù un edificio che dava fastidio ai signori De Ferrari e venne costruito il teatro) - vi partecipò Carlo Felice, il teatro ebbe il suo fottuto nome.

Tra l'altro Raffaele De Ferrari (nome della piazza) sparò (per sbaglio, certo) a un popolano, tal Morgavi, originario di Voltaggio, ridente e storico paesino della Valle Scrivia, vicino ai Martiri della Benedicta, allora feudo dei De Ferrari e celebre per le sue acque sulfuree e per un campo di calcio su cui lasciai la tibia. Ma questa, come direbbe Lucarelli :-), è un'altra storia. La piazza su cui si erge il Palazzo Ducale sede nel 2001 dei Grandi Otto, tra l'altro, sfiora e aggancia un altro gustoso aneddoto. Il secondogenito di Raffaele De Ferrari e della scia Brignole Sale, allevato in Francia e su cui puntarono tutto i famigliari, si fece pinzare sulle Barricate della Comune parigina. Ben gli sta. Dopo lo smacco i due sono tornati a Genova a fare opere di bene: da qui la piazza e il nome della duchessa Galliera (la Brignole Sale) al noto ospedale genovese. Fino alla morte della donna, per altro, l'ospedale non ebbe i reparti di maternità e ginecologia (Genova e le sue storie, di Giuseppe Marcenaro, per la precisione, ne racconta un sacco di sucidi e oleosi spetteguless) a ricordo dei due figli, il primo morto, il secondo addirittura rivoluzionario.

 

Sempre Barabino curò la costruzione del palazzo dei De Ferrari, nonché la mitica villetta Di Negro. Barabino collaborò anche alla facciata della Chiesa di San Siro che, contrariamente a quanto si pensi, specie nella terra dei Visconti e degli Sforza, fu vescovo genovese. San Siro venne oltremodo celebrato perché la leggenda lo vuole trionfatore sul Basilisco (nella foto in alto a destra in una delle sue svariate rappresentazioni), super mostro re dei serpenti, "che si narra abbia il potere di uccidere con un sol sguardo diretto negli occhi", raffigurante nient'altro che, nell'immaginario da sempre guerrafondaio cattolico, l'eresia ariana.

Il vento che correva su Genova
soffiava nella mia fisarmonica
nasceva piano la mia musica
e dentro al cuore solitudine
com'ero io, com'ero io

 


[Genova] Alimonda, Tolemaide, Paolo Da Novi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:38

 
Si è tanto parlato di Genova in relazione al g8. Si è parlato di vie, di strade, di piazze. Avrete sentito nominare, o voi non genovesi, nomi, cognomi, santi, dottori, duchi e re. A Palazzo Ducale, ad esempio, in Piazza De Ferrari, ex Piazza San Domenico, stavano i grandi.
Gli altri, centinaia di migliaia, erano tra le vie i cui nomi riecheggiano la Genova antica, stipati tra i monti e gli acquitrini marosi che sigillarono i nomi di tante vie della suburra xeneixe. Via Del Campo, Via del Canneto, Piazza Campetto, insomma un tempo era tutta campagna paludosa, con un fiumiciattolo, pare, a separare la zona dei Banchi (la vecchia Borsa era proprio lì) e il maaaaare.

Pochi sanno, ad esempio, che a Genova visse per un certo periodo Nietszche, preso tra Zarathustra e il mare di Rapallo e le passeggiate dal centro fino al cimitero di Staglieno. Dove abitò lui, cadde tutto. Cadde, venne tirata giù la sua casa, durante la seconda guerra mondiale. Lo specifico per il mio socio. E altri pochi sanno che Stendhal disse che via Balbi (la via che scende da Principe e che molti di voi avranno fatto scesi dal treno alla ricerca di caruggi, focacce e traglia magrebina) era la via più bella del mondo. Uno studioso di Genova chiarisce: lo diceva perché vi abitava una donzella broccolata senza pietà. E quindi via Balbi trasudava, agli occhi di Stendhal, la bellezza sognata in carne e ossa. Vabbè.

Durante il g8 alcune vie e piazze sono diventate celebri, loro malgrado. Piazza Alimonda ad esempio, il luogo dove Carlo Giuliani venne ucciso. Alimonda era un prete, divenuto cardinale e poi arcivescovo di Torino, nel 1883. Dieci anni prima che un medico inglese creasse il Genoa, il 7 settembre 1893. Il nome era Spensley, del dottore dico. Il simbolo il Grifone, in onore della sconfitta inferta all'aquila prussiana. Più curiosa l'origine di un'altra via divenuta celebre, fino ad allora malcagata, come si dice. Via Tolemaide, capitale della Siria. Nel 2001 teatro di una carica a un corteo autorizzato, con spranghe e mazze ferrate. Poi su a ritroso con i carabinieri a menare la gente, fino in Corso Europa. Via Tolemaide: quando tornò ai Cristiani (i genovesi si lanciarono nelle varie crociate spinti da sentimenti vagamente finti, da un punto di vista cattolico, ma piuttosto lungimiranti, in tema di affari marittimi) i genovesi remesciarono allegramente nel torbido. Nel 1291 Tolemaide venne recuperata dai Saraceni, che, peraltro, passarono a Genova intere giornate di sollazzo, dando fiato ai veneziani che iniziarono a prendere per il culo i genovesi “sangue misti”, frutto delle unioni tra genovesi e saraceni conquistadores. Tolemaide nel 1291 venne conquistata in allegria dai saraceni. Nemmeno all'epoca, per dire, si parlò di devastazione e saccheggio.

Interessante la storia anche di Piazza Paolo da Novi, detta anche, precedentemente, Piazza Galera, perché costruita da ex galeotti. Nel 2001 lì, da Corso Buenos Aires, arrivava lo striscione “Smash”. Il popolo genovese nel 500 e rotti si ribellò ai proprio nobili filo francesi du belin e pose come Doge Paolo da Novi, lavoratore della seta, ma personaggio piuttosto agiato economicamente e con un bel cuore di leone. Fece un bel casino, il buon Paolo Da Novi: ruppe le uova nel paniere ai francesi (per troppo tempo i mangia formaggi ci considerarono una loro provincia meridionale) tentò di conquistare Montecarlo, sconfisse i Fieschi che scorrazzavano nel Levante, finanziò Pisa contro i fiorentini. Cosa inaudita, ma a quel tempo le alleanze andavano e venivano. Rimane il fatto che tra le porte di Genova e le strette vie volavano scudisciate anche dalle finestre. Un bell'andare. A questo punto però qualcosa si mosse, tornando a Paolo Da Novi.

Il re di Francia fece vela tra i monti, incazzato come una biscia. Il popolo di Genova affiancò il Doge nella battaglia, ma i nobili locali preferivano i Sarkozy di allora. Così, prima aiutarono i galletti a fregarci, poi fregarono Paolo da Novi in fuga. Lo rinchiusero a Castelletto per un periodo, dopo il quale pensarono bene di tagliargli la testa, in quella che oggi chiamiamo piazza Matteotti.

Parola del giorno: REMENOU es. e cose remenae spussan: le cose ripetute puzzano.

Ho saltato il roveto col mio passo da equilibrista.
Piangevo bacche di sangue, era il rosario dell’ametista,
ridevo di meraviglia, sgranando gli occhi dell’ametista.
Ho comprato una chitarra alla fiera della Maddalena



[Genova] Cose che succedono a Zena

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:27

Stare a Genova ormai è come essere un turista di ritorno. Da Shanghai a Genova, via Milano, un'altra città, voglia di bestemmiare e raccontare. Arrivo in un bar, chiedo un caffè. La commessa sbuffa.

Arriva un altro avventore nel bar, uno che sembra conoscere tutti. Si avvicina alla barra. La cameriera gli chiede, “vuoi qualcosa da bere?”. Lui risponde, “no belin, sono venuto a comprare una fettina”.

Dove sto a Genova è Rivarolo, in una casa all'ultimo piano di un palazzo ben ben alto, con una splendida vista sull'autostrada. Se guardo dalla finestra vedo “Se siete stanchi fermatevi in un'area di servizio”. E' pur sempre un salto di qualità, quando vivevo a Bolzaneto davo i biglietti al casello, direttamente dalla finestra.

L'altra notte non riuscivo a dormire e ho iniziato a sentire delle voci venire dal piano di sotto, dove abita un vecchino con un cazzo di cane che abbaia sempre. Sento ste voci e mi avvicino alla finestra. Guardo l'ora. Sono le due di notte. Mi avvicino di più alla finestra per sentire che succede. Mi concentro e sento la voce di De Andrè, che canta Ma i tuoi larghi occhi, i tuoi larghi occhi chiari anche se non verrai non li scorderò mai.

Da dove abito quando si va in centro, nella casbah, detta anche “centro storico”, ancora oggi diciamo, “andiamo a Genova”. De Ferrari, la piazza più famosa di Genova, si erge su una sorta di altura per chi arriva dalle fogne cittadine. Qualcuno giustamente suggerisce un affascinante retrogusto: Genova sembra costruita attraverso uno scavo che ha ritagliato palazzi alti, che sembrano congiungersi al cielo.

Su piazza De Ferrari, luogo di arrivo di cortei e di festeggiamenti sportivi, nonché piazza mitica dal 1960, un aneddoto sulla taccagneria genovese. Ogni visitatore di Genova sottolineava l'attaccamento ai soldi dei principi, duchi, conti genovese. Uno dei vecchi nobili della famiglia De Ferrari amava, stile Paperone, entrare nella propria cassaforte e rimirare le proprie ricchezze. Fino a quando non chiuse per sbaglio la porta e non ci morì dentro, steso tra soldi e averi.

Parola del giorno: RAVATTO, ovvero ciarpa, miscea, bazzicatura, bazzeccola, doriano.

Sono i genovesi “gli uomini che non si voltano”,
che fuggono dentro la loro stessa città,
illusi da una meta che non sono più capaci di prefigurarsi.


[Via Sarpi] 43 cinesi indagati (ancora Basilone Show!)

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:29

Il 12 aprile 2007 in via Sarpi scoppia la buridda tra cinesi e poliziotti italiani. Volano pugni, spintoni, e sale il terrore.

Alcuni quotidiani titoleranno apocalittici: Bandiere Rosse a Milano.

Immagini riprendono poliziotti in borghese vagamente minacciosi, con simpatici guanti neri, cinesi incazzati come iene. Tutto era nato dalla multa ad una donna incinta. Da lì era nata una sorta di incazzatura generale dei cinesi, finita a colpi di razzismo, consueto, e di proclami per togliere dal centro cittadino sti miliardi di cinesi casinisti e taroccatori.

Basilone, non è uno sconosciuto, ahinoi: il pm fu già protagonista delle accuse senza senso relative all'11 marzo. Il ligio e zelante pubblico ministero pare avere, come molti, la spregiudicata preferenza per il potere e gli ordini politici. Sarà contento De Corato.

Risultato: 43 cinesi indagati per adunata sediziosa, interruzione di pubblico servizio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e lesioni volontarie.

Sono curioso di capire le motivazione del Basilone. Tra i 43 c'è anche una donna italiana.


[Genova] Il Gran Visir (avviso chiusura indagini in pdf) e i due servi sciocchi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:48

Era nell'aria da tempo. Si diceva, si sussurrava che la Procura di Genova avesse chiuso le indagini su De Gennaro, Colucci e Mortola, in riferimento all'istigazione alla falsa testimonianza di Colucci, ex questore di Genova.

Per chi non si ricorda: Colucci, ex questore di Genova, arriva in aula per il processo Diaz a raccontare la sua verità. Una verità bizzarra e stralunata, che addossa responsabilità a vari personaggi. Una testimonianza, soprattutto, che ribalta le dichiarazioni già rese in fase di indagini da Colucci. Scatta la falsa testimonianza e si viene a sapere, da intercettazione, che le parole di Colucci sarebbero state sponsorizzate dal “capo”. De Gennaro finisce nel registro degli indagati.

Giovedì partono gli acip, avvisi di chiusura delle indagini preliminari. Una notizia conosciuta ma tenuta ancora in serbo, in attesa che gli avvocati difensori acquisiscano gli atti. Domenica invece Repubblica e Corriere escono con la notizia.

Oggi il Secolo XIX esce con un'altra news: sarebbero stati identificati i ps che via radio si espressero in maniera truce sui manifestanti e sulla morte di Carlo Giuliani.

Ecco l'acip per De Gennaro, Colucci e Mortola.


[Genoa] No al calcio moderno

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:55

Scrivere sul Genoa solo quando si perde. Ultimamente sta diventando un impegno fisso. Con i rossoblù di mezzo è necessario fare opera zen e provare a confermare quanto si pensa sul calcio: giochiamo bene, non facciamo un punto che è uno, ma la fortuna prima o poi girerà. Insomma preferisco perdere giocando bene. Fine della diplomazia.

Ieri Genoa Roma è stata una specie di rito pagano giocato in un cimitero vivente. Se le bandierine dei corner avessero avuto una lucina in cima, l'effetto scenico sarebbe stato ancora più pregnante. Silenzio assoluto, qualche coro che parte dal piloro, quando i ragazzi sembrano spingere e guardare la Nord, sussurrando, “Dai cazzo dateci una mano”. Poi ritorna il silenzio, i fischi e bestemmie, tante. Ma non cantante in coro, non rendono l'idea.

La Nord è ferita e straziata dal vuoto pneumatico di una riflessione che non c'è. Qualcuno canta, qualcuno fischia, qualche coro anti polizia. Qualche mugugno e un'uscita sconsolata: per il risultato e per questo calcio di merda. Con un peso sullo stomaco, che i canti e i riti collettivi di solito riescono ad affievolire. Esci incazzato per il risultato quando è negativo, ma hai la coscienza a posto, ti pare di avere dato tutto. Invece ieri sembrava a tutti di non avere neanche sudato.

No al calcio moderno.


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