beirut

[Shanghai] Cosa vi ricorda?

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 03:47

Le foto arrivano da Xinhuanet, ma in questi giorni è un diluvio di misure di "sicurezza": vediamo se in questo mese che manca alle Olimpiadi, anche i cinesi diranno che alcuni contestatori vorranno buttare sangue infetto sulla foto di Mao, che Bin Laden attaccherà la Cina sul fiume Giallo e che gli anarchici vorranno utilizzare il napalm. E se qualcuno la vuole menare con la vecchia storia che la Cina è tremenda, dittatoriale, militare, guardi in casa propria e ricordi le nostre "libertà".

E' il potere, che è uguale dappertutto.

Members of China's armed police demonstrate a rapid deployment during an anti-terrorist drill held in Jinan, capital of east China's Shandong Province July 2, 2008, roughly one month ahead of the Beijing Olympics.(Xinhua/Fan Changguo Photo)

Members of China's armed police demonstrate fighting skills during an anti-terrorist drill held in Jinan, capital of east China's Shandong Province July 2, 2008, roughly one month ahead of the Beijing Olympics.(Xinhua/Fan Changguo Photo)

Members of China's armed police operates water canon vehicles to disperse a "mob" during an anti-terrorist drill held in Jinan, capital of east China's Shandong Province July 2, 2008, roughly one month ahead of the Beijing Olympics. (Xinhua/Fan Changguo Photo)


[Shanghai] Shanghai Rhythm (1)

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 14:37

Andiamo a dare fuoco ai tramonti
e alle macchine parcheggiate male
ad assaltare ancora i cieli,
a farci sconfiggere

Vorrei provare a immaginare il mondo sotto un dominio cinese. E starmene in casa come adesso, al buio con lo schermo nero e scrivere col bianco, per non fare troppa luce. Che scriverei col colore marrone se potessi leggerlo. Aprire birre e lasciare in frigo i tappi. E spegnerci dentro le sigarette. Mi manca l'autogrill e le sue inconsuete presenze. Quegli sguardi ai libri di Faletti e Beppe Grillo. E mi manca la macchina e poter dire, vado. E immaginare che vita fa la casellante e vorrei chiederlo. Che pensi che la birra cinese faccia cagare. Invece la Tsing Tao è buona, l'avevano messa su i tedeschi. Vorrei andare sul Huangpo ed essere da solo. Con sto stronzo nelle orecchie che mi tira fuori tutte la bile nascosta con cura e attenzione. La pulisco ogni giorno, la filtro. Quando la sigaretta finisce nella latta fa il rumore di uno scracchio per terra. I cani hanno scarpette rosse. Ho deciso di sopportare il caldo, evitare l'aria condizionata, spostare dolori, traslocare cemento e depositare sorrisi per terra. Non faccio altro. Vorrei una stazione di benzina, che scendi e fa freddo e bestemmi contro l'omino che tutto coperto ti guarda e sta lì fermo. E viene solo a prendere i soldi. Da troppo tempo non ho la febbre.

Oggi una ragazza mi ha guardato e mi ha chiesto l'ora. Sono uscito senza cellulare le ho detto. La musica spagnola come quella di quelli là, i gipsy qualcosa, mi fa cagare. Però la Heineken fredda è qualcosa di inspiegabile. E pure i cinesi. Nel senso di inspiegabile.

In Cina, anzi diciamo pure a Shanghai, non si possono bruciare i cassonetti della spazza. Non ci sono, cioè sono piccoli. Però sono pieni di sigarette. E non mi pare ci siano neanche parcheggi di auto. Parcheggi sotterranei, troppo fumo. La bicicletta non so neanche se la ritrovo perché è in mezzo ad altre mille biciclette. Le latte di birra sparse sul tavolo. Ho la capacità di occupare con qualsiasi cosa, qualsiasi superficie piana. Magari diventasse specialità olimpica. Quando voi pranzate, qui cala il buio. Come faccio a comunicare il buio alla vostra cazzo di luce di merda?

Sono andato al bancomat e mi ha detto che erano finiti i soldi. Non ho uno yuan e ho sete. L'altra è troppo distante e poi devo attraversare la strada. Vorrei una batteria da spaccare a forza di picchiarci dentro, prendere a calci la cassa, scassare per terra i piatti. Il crash lo metterei nel tostapane. Invece questo suona il flauto. Che non è che vai giù e chiedi una birra e parli con chiunque entri. E infine, cosa cazzo avranno da dirsi il premier cinese e quello thailandese?


[Shanghai] Libertà e perline colorate

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:22

[intro: L'uomo occidentale proprio non riesce a trattenersi: deve autocelebrarsi. Ora partono i proclami e gli osanna ai salvatori dei poveri cinesi sofferenti e dimessi: i giornalisti occidentali! Quelli che non nascondono niente, che non accettano diktat, che non scrivono le marchette, che smerdano tutti. Come dire ai cinesi: arrivano i nostri e sarete folgorati dalla nostra strepitosa libertà di comunicazione...Eccone il primo esempio.]

I found this website, Play the Game for Open Journalist: the 2008 Beijing Olympics is a significant event in the relationship between China and the media. For the first time in recent history foreign journalists have been granted the right to work freely without interference from Chinese authorities. (not completely true: Danwei readers in Beijing reported earlier today that Facebook seemed to be blocked. It was accessible in Shanghai this afternoon, but now seems to be blocked nationwide).

Uhm, what's this Play the Game for Open Journalist? Play the Game is a non-profit democracy advocacy organization (produced by the international federation of journalist (sticazzi...) working in global athletic coverage. They produced a website with a series of helpful tools for reporters during the Beijing Olympic Games. So, they say, foreigner journalist will better know chinese culture, habits, traditions, and chinese journalist will appreciate to learn to open its own media channels.

Or, maybe: during the Olympic Games, chinese journalists will understand that our communication and mainstream media...are not so free. Example: what are the differences between chinese People's Daily and italian Corriere della Sera? Play the game...(here a suggestion to play...)


[Shanghai] Cronache da Hu

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:55

A man armed with a knife stormed a police station in Shanghai on Tuesday, attacking officers and killing at least five, authorities said. [...] The attacker was said to be 28 and from Beijing. He was arrested last year on suspicion of stealing bicycles.

Al riguardo, articoli dall'International Herald Tribune, dalla BBC, dallo Shanghai Daily.

Ora io, la mia fantastica bicicletta, soprannominata Belina, di evidente dubbia provenienza, non fosse altro che per prezzo e insomma...rumori che fa ad ogni pedalata, l'ho imboscata bene bene, che hai visto mai.

Questo fatto riportato, in ogni caso - insieme al recente esempio di mass incidents nella provincia di Guizhou (a cui si riferisce la foto a destra) contro politici e polizia in riferimento ad uno stupro e omicidio, venduto alla gente come suicidio della vittima per coprire il figlio di un politico locale - dimostra come gli stereotipi nei confronti dei cinesi che spesso ci immaginiamo o ci descrivono come signorsì un po' fetenti e incapaci di reagire, sono belinate, appunto.

Credo non si possono capire, conoscere e dire di conoscere davvero i chinai. Si possono solo provare a raccontare.


[Shanghai] I dubbi cinesi sul mancato successo del loro paese nell'ambito delle manifestazioni calcistiche internazionali.

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:54

Titolo pomposo, per dare l'idea di come i cinesi si prendano sul serio e non lascino niente al caso. E di come la nuova superpotenza si faccia portatrice di problematiche non esclusivamente economiche e finanziarie, ma anche culturali e sportive. Ok, mentre nelle notti cinesi di giugno si potevano trovare locali aperti fino alle 5 del mattino, per seguire gli europei di calcio, si consumava il dramma sportivo di una nazione. Il 14 giugno la nazionale di calcio cinese veniva sconfitta dall'Iraq: matematicamente fuori dai mondiali in Sudafrica nel 2010. Il calcio (in cinese zuqiu, zu, piede, qiu, palla) nel silenzio generale ha dato un dispiacere a molti suoi seguaci. Il calcio in Cina è morto, hanno sussurrato alcuni commentatori, osservatori: appassionati che dissertano ovunque di football. Anche qui esiste il bar sport!

Ma soprattutto, si chiedono quasi tutti, o almeno chi non si è ormai rassegnato solo a seguire il calcio degli altri, come mai uno sport così popolare in Cina, non ha un seguito pratico all'altezza delle competizioni internazionali? Come mai, ancora, la nazione più popolosa del mondo non riesce a mettere insieme undici uomini in braghette in grado di giocarsela, non sfigurare con le nazionali più forti del pianeta? O almeno non buscarle dall'Oman o da squadre del genere?

E infine, come è possibile che in un paese che copre mediaticamente alla perfezione ogni evento calcistico mondiale (con qualità, anche) non si riesce a dare una soddisfazione nazionale ai propri supporters? Petrovic, mister dei rossi cinesi, ha deciso che è una questione caratteriale: troppo emotivi (un diluvio di cartellini gialli e cartellini rossi a giustificare la sua interpretazione) i cinesi nelle competizioni internazionali, troppo sensibili agli appuntamenti importanti.

Evidentemente solo questa spiegazione non basta e la discussione infuria. Anche perché in Cina è diffusa, in un milione e mezzo di copie, una rivista, Titan Sport che pur seguendo anche altri sport (il basket), è focalizzata quasi esclusivamente sul calcio, non è controllata dal governo ed è il settimanale più letto della Cina. C'è anche un corrispondente fisso dall'Italia, Qiao Wanni, da Roma. Qiao Wanni, ovvero: Giovanni!

E allora si è detto dell'aspetto emotivo, ma un libro, Bamboo Goalposts di un commentatore calcistico della televisione di Pechino, Rowan Simons, ne indaga le cause più profonde, in una ricerca fatta in molti anni di vita cinese. Quello che manca al paese, per farla breve, è una cultura calcistica (è ancora uno sport elitario, ma soprattutto nei parchi, non ho visto nessuno mettere giù due magliette e improvvisare partitelle: molto più facile trovare aquiloni o gente che gioca a badminton o corre e fine) e soprattutto la mancanza di una federazione che anziché perseguire i propri interessi politici a suon di corruzione, magheggi e giri strani (rischiando per altro di essere estromessa dalla FIFA per i suoi metodi poco chiari) faccia veramente uno sforzo di diffusione del calcio in termini culturali e di pratica quotidiana (in Cina non esiste una organizzazione in grado di gestire i dilettanti) .

Fonti per approfondire e che fanno sembrare tutto serio:

Soccer-China game hampered by lack of base

Why kung fu never won a World Cup

Football in China

Titan Sport

Iraq ousts China from World Cup qualifying

China football faces reform calls (del 2004, ma interessante uguale)


[Shanghai] Deserti al contrario

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:41

Funziona così, che le metropoli acide e grigie sono luoghi che seguono e suggeriscono stati d'animo. E le luci e ombre, angoli e spiazzi, comportano mutamenti di stati d'animo, prospettive. Tutto in fretta, o tutto lento, con lo sguardo a perdersi. E per scovare colori, spesso, bisogna semplicemente rivoltarsi e trovarli nel punto più buio. Questo genere di metropoli, ovunque siano, regalano attimi di malinconia, tinta di speranza.

Le piazze sono vuote le piazze sono mute per combattere l'acne sono tutti in ferie maratone sulle tue arterie sulle diramazioni autostradali sui lavori in corso solo per farti venire e invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare le notti inutili e le madri che parlano con i ventilatori negli inceneritori le schede elettorali e i tuoi capelli che sono fili scoperti costruiremo delle molotov coi vostri avanzi faremo dei rave sull'enterprise farò rifare l'asfalto per quando tornerai.

Shanghai è un altro veleno, un altro deserto al contrario. Eppure, più vorresti andartene, più ti senti divorato dal sentimento di rimanere. Più non ne puoi più di tante abitudini, divertenti per i turisti, infinite se devi vivere qui, più vorrei arrivare a trovare un luogo affacciato sulle discariche e sul mare.

I semafori cominciavano a lampeggiare
centimetri tra le nostre bocche con un contratto andato a male
le istruzioni per abbracciarsi
e per ballare negli scompartimenti delle metropolitane
sarà l’effetto serra il nostro carcere speciale
le fotocopie del cielo milanese
che Milano era veleno, che Milano era veleno
era un deserto al contrario
un cielo notturno illuminato a giorno
da stelle cianotiche da stelle con tuo nome

Le poche parole, oggi le avrei voluto mettere tutte, sono di un gruppo (che poi è uno, accompagnato da musicisti niente male), Le Luci della Centrale Elettrica. Grazie a lui e a Michela. In attesa di rifare l'asfalto, è già abbastanza.


[Blackswift] Il mostro della primavera

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:42

Con le tue finestre aperte sulla strada
e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità,
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.


Ci siamo ridestati: nuovo racconto e nuova newsletter - rigorosamente aperiodica - di Blackswift, nome con il quale io e il mio socio ci dilettiamo in attività pseudo, cripto, quasi - letterarie, con impegno (a volte), devozione (a volte) e deliri tutti nostri tra serietà e belinate (spesso). Sforniamo racconti e pure romanzi (uno pubblicato un anno fa da Colorado Noir, Monocromatica, che trovate pure sul sito).

Bene: una canzone per l'estate (quella sopra...) per un mostro di primavera. Nell'attesa di ricevere qualche segnale positivo per dare sfogo a due progetti che abbiamo appena terminato, la combriccola Blackswift è lieta di annunciare la conclusione della saga dei mostri, iniziata la scorsa estate. Era solo un anno fa, poi la realtà è passata come un trattore rilasciante cemento armato persino sui più lugubri e apocalittici sforzi di ridurla a fiction...ed eccoci qua. Il mostro della primavera è atipico. Come a dire: se siete quelli che stanno comodi in poltrona, che quando stanno bene loro gli altri si fottano, questo mostro è tutto per voi. Con i migliori auguri che si avveri, tra l'altro.

Bando alla ciance, grazie al solito a Carl0s (:-*) e buona lettura: trovate tutto (altri racconti, romanzi, cazzabubbole...) su noswift o black-swift (addirittura..)

Se siete pigri: Campagna (mostro della primavera) in pdf, rtf, txt.


La Stella del Mattino, in China

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:06

Saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura

Tenue luce e coraggio duraturo. Ogni libro lascia immagini e ricordi. Io quando l'ho posato per terra, non ho comodini, ho sognato Lewis nel buio a sussurrare, o forse gridare. Traditore, pederasta. Ho visto la stanza dove T.E. incontra Michael Collins, in una premonizione di come la storia riservi destini che ogni uomo vorrebbe cambiare, modificare. Destini dai quali uscire e rientrare o quanto meno scriverne di proprio pugno le fasi, le scuse, le accuse, spiegazioni. Mi sono svegliato. Faceva un caldo boia, ma ho sentito gli odori dei tetti, di stanze, strade e del negozio, pianti di bambini, disorientamento allucinato e ho provato a immaginare occhi neri e mani appoggiate su un cadavere. L'aria condizionata mi ha dato sensazioni fredde e umide, che mi hanno consigliato lacrime liberatorie. Invece. Ho dormito di nuovo e mi sono svegliato ancora, alla luce di un'alba acida cinese e ho pensato che quel vuoto, apparente, che maschera il periodo tra la prima guerra e il resto, assomiglia - fatte le debite e storiche proporzioni - allo stesso vuoto provato dopo il 2001. Come dire, dopo Genova (dopo una guerra) non si è più gli stessi. Ci si vede in specchi deformati e ci si chiede: sono io, siamo noi, quelli? Eppure, bisogna farci i conti, ricordare come si era e come si è. Dettagliare i ricordi, per poi trovare il pertugio grazie al quale inclinare la storia e provarla a piegare ai propri sogni. Destino di uomini e donne.

Come leggere i fatti, come rimanere in piedi, come tornare a quella lucidità che sembrava di avere o non avere, come andare avanti. Mi sono fatto spedire Stella del Mattino di Wu Ming 4 a Shanghai. Prima di riceverlo ho letto tanti commenti, tante recensioni sul libro. Perché si incrociavano con quella discussione sulla Nuova Epica Italiana che pareva averci ridestato (a me e all'altro socio) da un torpore, legato a doppio filo con domande e sentimenti sull'utilità delle cose, la purezza o il tradimento di certi percorsi. E quella cazzo di Genova sempre lì a dirci: io sono qua, e voi?

Allora ho letto Stella Del Mattino provando a fare il vuoto delle tante (alcune decisamente dotte) recensioni. Ho provato a leggerlo come non sapessi chi fossero i personaggi, come non sapessi niente della storia e delle sue traiettorie languide e terribili. D'altronde mi basta guardare fuori dalla finestra, vedere come il nostro mondo sia interpretato, riletto e vissuto dai cinesi, per fare il vuoto e dimenticare. Farmi ammaliare e ridestarmi. Ho provato a essere amico di T.E. a sospettare di lui, ho provato a disegnarlo nella mente, a immaginarne il corpo, i sentimenti. Ho dubitato di lui e mi ha convinto. Ho creduto e l'ho ripudiato. E alla fine ne sono uscito diverso. Non per lui. Quanto piuttosto per quel fluire della storia tutta da leggere, immaginare e creare. Quella storia che invita a farne parte, a prenderne e prendere parte.

Come direbbe un mio conterraneo, mi fossi guardato durante la lettura, mi sarei visto che ridevo, mi sarei visto di spalle che partivo. Perché il sentimento durante la lettura era quello di un placido trasporto tra i rivoli della storia, la sua interpretazione, il suo superamento, l'incredibile meraviglia circa il senso di straniamento, possesso e volontà. E perché quella storia così a zig zag, forse, come dicono qui in Cina solo per rendere difficile una interpretazione degli spiriti maligni, mi pareva assumesse quell'immagine di cerchio in cui tutto è contemplato e possibile. La verità (quale) e il suo contrario. Il mito e la sua menzogna. E l'importanza di scriverne, dotarsi di strumenti, visioni del mondo e accortezze. Quindi sorridevo, perché l'anima era in pace. E avrei voluto partire e ricominciare il libro, trovare altre chiavi di lettura, riposarlo e rileggerlo ancora. Perché poi si tratta di smuovere animacce scure e anche mani e piedi e parole, perché colmare il post guerra, il post Genova, accudendo ricordi e sfornando uscite, è un compito arduo, duro, sfiancante, ma va fatto. Il ritorno è memoria, si è detto. Per me Stella del Mattino è mettere la faccia, la mia, dei miei compagni e di tutti quanto abbiamo imbarcato in questi anni, di fronte allo specchio, e ripartire. Come fosse possibile guardarsi indietro e andare avanti, dare nuove parole alle cose vecchie. Immaginare nuove parole per quelle nuove.

Per un guado una terra una nuvola un canto
Un diamante nascosto nel pane
Per un solo dolcissimo umore del sangue
Per la stessa ragione del viaggio viaggiare.


[China] Ristoranti chic a Shanghai

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:23

Xinhua Lu - Dingxi Lu

Il capo

 

Il capo, la capa e la cucina



[China Punk] Demerit

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 09:56

Demerit tutta la vita.

Al Logo Bar a Shang Hai...








 


[Shanghai] SIFF: Mongolia, Grecia e Germania

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:33

E' partita domenica l'undicesima edizione del festival cinematografico di Shanghai. Giuria presieduta niente meno che da Wong Kar Wai. Proprio del regista nato a Shanghai e vissuto a Hong Kong sarà presentato un'edizione rinnovata (e rimontata) di Dong Xie Xi Du (Ashes of Time, 1994) questo sabato. 16 film in competizione per il Jin Jue. Di quelli in lizza ne ho visti due, il terzo è fuori concorso.

Il primo è uno dei due cinesi in gara, Urtin Duu, di Hasichaolu. Urtin Duu, letteralmente significa lunga canzone, nella lingua mongola. E' un canto lungo, privo di ritornello, melodioso e possente. La storia del film è quella di un ritorno tra le lande della Mongolia più profonda, di una cantante che da Pechino torna nella propria terra, dopo aver perso il marito e la sua straordinaria voce. Colori sgargianti, paesaggi fantastici, una regia sicura e spigliata, interpretazioni di facce rugose, solcate da clima, intemperie, drammi e costumi e abitudini tradizionali.

Il tema del ritorno è caro alle popolazioni che vantano tradizioni e retaggi storici di battaglie e di grandi nomi: Gengis Khan riecheggia negli Urtin Duu ascoltati nel film e addirittura si sovrappone, in termini di immagini, ad una cavalcata che costituisce uno dei momenti topici del film. I cinesi in sala - la cui maggior parte mi pare andare al cinema solo per ridere, visto il poco gradimento per film duri e drammatici - mi sono parsi realmente assorti e rapiti dai paesaggi, dal chiarore della neve e dal buio di quelle notti, dalla mirabilia di un tramonto che si specchia in un esercito di cammelli, in grado di muoversi e agire solo se in ascolto di quelle melodie aspre e strazianti. Applausi finali e ovazione per l'anziana protagonista in abiti tradizionali, fiori in mano e presente durante la proiezione.

Ieri invece era stata la volta di un film greco (Women conspiracies di Vassiliss Vafeas) che, seppure fossi ben predisposto a livello umano, mi ha a tratti irritato, quasi come il calcio della loro nazionale. Poi in certi momenti mi ha dondolato, salvo, un istante dopo, riportarmi in uno stato di incazzatura. Un guazzabuglio onirico (le parti migliori) e vagamente simbolico, ricco di dialoghi non sense e un gusto della sorpresa che ripetuto all'infinito mi ha creato un senso di confusione letale. Ai cinesi non è piaciuto e neanche a me. Forse non c'era niente da capire, ma solo apprezzare la fotografia del film: la Grecia regala angoli fantastici e l'isola nella quale si svolge parte del film costituisce un buon viatico alla memoria - così piccina di fronte a uno schermo - della vecchia Europa.

Infine un film tedesco non in gara, Counterparts di Jan Bonny. Già presentato nel 2007 in vari festival europei (a Roma era nella sezione “Rivelazione Europea”) è giunto a Shanghai con tanto di giovane regista presente in sala. Violenza domestica e repressione comunicativa nei rapporti umani: tra una coppia, i figli, i genitori e l'ambiente di lavoro (il protagonista fa il poliziotto...) Un film duro, che disegna traiettorie sinistre nel nostro vivere quotidiano. Non l'ideale per poi uscire e fare finta di niente.

 


[China] EnigMao

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:16

Non è che tutte le scoregge dei sovietici siano profumate. Come dargli torto?

La retorica di Mao, fatta di metafore contadine e di un linguaggio che nel privato e negli appunti, accanto ai documenti da approvare si esprimeva per metafore aventi come protagonisti, la merda dei cani (ci vuole un po' di comunismo nel mondo, altrimenti l'uomo sarebbe come un cane che mangia la sua merda), le stronzate, scoregge, aneddoti e retoriche campestri, indica un animo contadino alle prese con la storia. Un mito che ha costruito la sua immagine attraverso esperimenti, giustificando gli errori con una visione dialettica della storia (le famose contraddizioni), un uomo alle prese con la nazione più popolosa del mondo, uscita dal conflitto con i giapponesi e da una sanguinosa guerra civile e la difficoltà di gestire inghippi di potere e relazioni umane tutt'altro che semplici.

Short nella sua biografia del Timoniere (Mao, a life), secondo me la migliore in assoluto, tenta un esperimento non da poco: inserire un uomo così immaginifico all'interno di 80 anni di storia cinese, cercando di smussarne il protagonismo in una biografia più corale che individuale. Specie nella prima parte, durante la quale la figura di Mao è seduta ai piedi della storia: la osserva, si defila, si integra e si defila ancora. Caratteristiche salienti anche del suo successivo Impero e che tratteggiano gli infiniti elementi, le combinazioni, le casualità che portano l'ingegno di un uomo a primeggiare sugli altri.

Uomo di guerra, uomo incapace di gestire la pace. E la storia, nei momenti di difficoltà, in alcuni casi gli è andata incontro: conflitto coreano, dissidi con i sovietici. Quando invece gli eventi non gli hanno fornito soluzioni plausibili, si è inventato crociate e guerre (la rivoluzione culturale) sulle quali le sue contraddizioni si sono innervate procurando danni ingenti, morti e crisi sociali sulle quali l'animo cinese pare indagare ancora oggi. Mao si è ritrovato senza neanche sapere come (lui disse grazie ai giapponesi e forse non tutti gli storici possono dargli torto), alla guida di un paese da amministrare, senza avere idea sul da farsi, cercando di capire il modo, costruendo allo stesso tempo il suo mito e la sua storia tutt'altro che lineare.

Senza avere mai viaggiato all'estero, ma rinnegando il passato cinese, senza avere mai chiesto consigli, ma alla ricerca di indizi nel vituperato mondo classico cinese. Si diceva di contraddizioni: il libro di Short è un zig zag storico, ricco di documenti e assente di semplicismi e giudizi facili facili. Un cerchio, anziché una linea retta, in cui i concetti cardini della filosofia cinese, che lo si voglia o no, non hanno mai smesso di padroneggiare, seppure sminuiti in un Mao Ze Dong pensiero, fatto di marxismo e favole, leninismo e Cina, confusione e ira.

Come si costruisce un mito in Cina? La storia di Mao fornisce una chiave di lettura e Short ne descrive i passaggi salienti, tra originalità filosofica e pratica tutta contadina. Mao, che si voglia o no, anche nel momento in cui è salito sul piedistallo più alto della storia cinese, è stato un alchimista burbero, immaturo, viziato da se stesso e i suoi cortigiani, ma anche fine stratega e grande analizzatore dei comportamenti cinesi: attraverso la sua epopea, i suoi errori macroscopici, i suoi successi e le sue guerre interne al Partito (minacciando addirittura, a 70 anni, di ritornare a fare la guerriglia contro lo stesso partito comunista) Short fornisce chiavi di lettura oltremodo contemporanee. Anche perché su Mao, il giudizio storico, è tutt'altro che concluso.


[China] Server dei Server

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:02

Riprendo da shanghaiist...:-/

It's finally happened: Anonymouse.org, the proxy service that many of us use to access blocked websites and surf the Internet anonymously, has been blocked by Net Nanny. Shanghaiist first noted it at 10:30PM last night Shanghai time, along with the block of ComedyCentral.com. While the decision to block Anonymouse is self-evident (okay, sort of), we're not completely sure why ComedyCentral got the axe. In the mean time, Shanghaiist suggests using alternative proxy services ProxyChina or Hack520.


[Hu] Vie, strade, Concessioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:36

Dopo le vie di Genova, associate al G8 e ai luoghi di quei giorni, pure a Shanghai (chiamata brevemente Hu dai cinesi) mi piace cercare l'origine dei luoghi, dei nomi e delle cose. E mi perdo a camminare. Si direbbe che quasi non faccio altro. Forse perché le strade nascondono segreti ad ogni svolta, forse perché solo camminando si respira l'aria di una città, o almeno credo. O forse perché Shanghai (nelle due foto due starlette degli anni 30, questa a sinistra, del cinema, quella in basso a destra, delle pubblicità di sigarette) ha un fascino che va catturato, non senza dovere spendere un po' di fatica. Una città che ricorda Milano, per i suoi chiaro scuri e per essere decadente e nonostante questo, ancora al centro dei trend comunicativi e finanziari del paese. Una bellezza, se si ritiene di trovarla, che richiede la massima empatia, un umore disposto a variare con sole e tramonto e tanta strada negli scarponi.

La mia parte preferita di Shanghai è quella che viene definita Concessione Francese: un po' perché abito nella via che si gongola sulle sue piccole spalli occidentali, un po' perché è la parte della città che più echeggia quel miscuglio architettonico e spirituale tra Oriente ed Europa, di cui Shanghai ha saputo farsi protagonista nella sua vita sociale e politica.

Un punto di non ritorno nella storia cinese e degli insediamenti europei in Cina è il trattato di Nanchino del 1842, a seguito della prima guerra dell'oppio. Quel trattato (e quelli che seguirono, definiti non a caso, “ineguali”) oltre a mettere in ginocchio i Manchu (la dinastia, ultima, dei Qing, quelli dei codini e della regnante Cixi, tanto per intenderci) e a rintronare il popolo cinese, stabilì anche l'apertura riconosciuta di alcuni porti alle navi occidentali. Fino a quel momento i mercanti inglesi, scozzesi e francesi, per dirne tre, se ne stavano leggermente al largo, aspettando i mercanti cinesi, banditi, farabutti e faccendieri, per scaricare sulle loro barchette l'oppio e ricevere nelle proprie the, spezie, seta.

Con la guerra si aprono i mercati. La Cina ne risentì, sia economicamente, sia in termini sociali. E in quel caso i porti, tra i quali quello di Shanghai, fino a quel momento cittadina un po' spenta e piccola, sovrastata dall'appena meridionale Ningbo, più attiva e viva, diventarono centri propulsivi dei due Imperi: quello cinese e quello occidentale. Così Shanghai prese ad animarsi di vite e di ogni residuo umano che giungeva dai posti vicini per procacciarsi, in ogni modo e con ogni strumento, di che vivere.

L'apertura del porto trasformò Shanghai, via via, in una metropoli dell'epoca, facendola diventare quello che oggi viene ricordata come una città nella quale convivevano ricchi e ricche e delinquenti di ogni risma. Una città dai colori e contorni aspri, nel cui luccichio moderno, maestoso e apparente si nascondevano giri e affari di ogni genere. La città nella quale, in un parco, era esposto il cartello: vietato l'ingresso ai cani e ai cinesi.

Nell'aprile del 1849 nasce la Concessione francese, crocevia storico di Shanghai e della Cina. Furono i francesi a stroncare la ribellione di Shanghai (contro Impero e contro gli stranieri) del 1855, furono i francesi a spingere per la seconda guerra dell'oppio. E ancora, fu nella concessione francese che nel 1921 nacque il Partito Comunista Cinese (dove oggi sorge Xintiandi, la via degli antichi shikumen dove sollazzano stranieri nelle notti shanghaiesi), mentre ricche signore passeggiavano tra i viali di Hua Hai Lu (prima intitolata al maresciallo Joffre) e le sue piccole boutique alla moda.

Shanghai divenne per un secolo il centro più importante della Cina non solo economicamente ma anche politicamente (oltre che per la moda e i gusti dell'epoca, vedi il film Blood Brothers, ambientato nella Shanghai degli anni Trenta, ma anche le opere di Anchee Min e tanti altre naturalmente). La dirigenza del partito comunista, con un Mao ancora relegato nelle montagne a studiare la guerra e la via cinese al marxismo, dettava i tempi della propria vita illegale prima e della propria ricerca di successo poi da Shanghai, prima di ricompattare il paese e definire come capitale del paese Pechino (dove tirarono giù alberi e tutto quanto sorgeva in Tien An Men per celebrare le adunate di massa: a questo proposito ho visto con interesse il documentario di Antonioni del 1972 sulla Cina, in piena epoca di Rivoluzione Culturale, uno dei periodo bui e che costituisce l'oggetto di indagine della maggior parte della produzione letteraria cinese contemporanea. I testi del film sono di Andrea Barbato. Mica poco. C'è anche una parte su Shanghai che confermerebbe un antico andazzo che recita più o meno così: se vuoi vedere quanti sono i cinesi, fai un giro a Shanghai. Credo sia vero).

Oggi, Hua Hai Lu è ancora una via lunga interminabili chilometri e ospita migliaia di negozi e di grande firme. Nella parte più in sorge anche l'ambasciata americana, riconoscibile dai muri grigi e dalle guardie sempre presenti. Più in generale in tutta la concessione esistono alberghi sontuosi, all'interno di giardini magnificenti, in un clima tra il decadente e lo storico che vanno a colorare l'umore dei suoi passanti. La fama da via dello shopping di Hua Hai Lu, però è stata nel tempo soverchiata da Nanjing Lu. Oggi la via più occidentale dell'antica Shanghai è considerata il centro degli acquisti della classe medio bassa cinese.

Eppure, a ridosso della via, si articolano tutti quei vialetti e quelle strade che nascondono antri bui e poco illuminati, piccoli parchi e alberi a cadere sui passanti, come se non esistesse, a pochi metri, quel brulicare di acquisti e vendite. Viuzze dove si può trovare tofu puzzolente (si chiama così eh), pizzette di Shanghai o le frittelle che rinfrancano e aiutano i chilometri successivi da percorrere. E poi c'è Heng Shangh Lu, un universo che sarebbe bellissimo, se non fosse anche il centro dei pub, uno dei tanti, di Shanghai.


[China] Veglie e ricordi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:36

Per alcuni dei miei amici, i fatti di Tien An Men del 1989 sono davvero semplici da spiegare, capire e interpretare: un gruppo di leader, mossi dagli indipendentisti di Taiwan e pagati dagli Usa, hanno gabbato centinaia di fratelli e sorelle cinesi, portandoli al massacro.

Sarà stato anche un atto violento e tremendo, ma ritengono che la repressione fosse l'unico strumento adatto a garantire l'unità e la sopravvivenza della Cina. Altrimenti, mi hanno detto, avremmo fatto la fine dell'Urss. Punto.

A Wuxi un ragazzo di vent'anni, invece, mi aveva detto: Deng fu terribile. Mao non avrebbe mai mandato i soldati contro il suo popolo.

Nel frattempo, come ogni anno, il 4 giugno, a Hong Kong si è fatta la veglia per ricordare le vittime (un centinaio per i cinesi, migliaia per l'Occidente) del 1989 a Pechino. Quest'anno, per la prima volta, la CCTV ha mostrato le immagini. Fornendo però la sua versione: la veglia sarebbe stata per le vittime del terremoto e la televisione pubblica, pur mostrando le foto, non ha fatto il minimo accenno ai reali motivi della veglia.

Tutto ciò mentre, in tema di politica interna, la situazione sembra volgere ancora una volta al torvo: si parla di movimenti di truppe cinesi verso il Tibet (ma potrebbe essere una cautela in vista del passaggio della fiaccola della sfiga da quelle parti il 18 giugno), mentre alcuni siti riportano di un nuovo attacco terroristico uiguro nello XinJang.


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