beirut

[Beijing +138] Menimbelino

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 21:19

Sveglia alle tre e mezza per l'apoteosi del Vecchio Balordo...

I ciclisti ne prendono 4 dalla Dea. Citando Lino Marmorato: “questo Genoa è come una libecciata!” Menimbelino!

Bligata Buliccia Plesente!

Come cambia le cose

la luce della Luna...





[Beijing +135] Reincarnazioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 14:57

Lupo mi sono fatto invece
così ebbi salvo il pasto
tradito il mio destino
che niente era garantito
se non che il tempo e chi lo serve
ha bocca più grande e feroce
della mia
povera bestia cattiva
non abbastanza cattiva

A parte che a me la cucina cinese piace da impazzire. A Pechino, ovviamente, ho sguazzato come un pesciolino nella sua acqua tiepida e morbida: è una delle quattro scuole culinarie cinesi migliori. L'anatra pechinese mi fa morire, ma anche nei posticini anonimi ho avuto grandi sorprese. Ieri ho mangiato dei jaozi che stavo svenenendo. Per strada il tofu (letteralmente “tofu puzzolente”) è spettacolare. Detesto invece le interiora, intestini, culi di maiale, lingue, sanguinacce, che qui vanno per la maggiore...

Ma stasera ho mangiato nel posto migliore da quando sono in Cina. Il ristorante è il tibetano Maji Ami: secondo la mia guida è l'unico posto tibetano rimasto a Pechino. Secondo i miei calcoli non era distante dal luogo dove sono e così ho provato. Ho superato due ritrosie: una è che nei “ristoranti” in Cina, andarci da solo spesso è una menata, perché non prevedono il solitario mangiatore. In secondo luogo perché belin, fa un freddo della madonna di cristo. Pensando che è lunedì e che avrei trovato posto, sono andato smadonnando perché ho rischiato di farmi investire, mentre fotografavo (mannaggia a ste cazz di foto) una immensa televisione su un grattacielo. Il taxista però stava fumando (qui è proibito durante la guida), quindi ci siamo reciprocamente salutati la famiglia, dopo avere evitato il patatrac.

Dopo dieci minuti di cammino ho trovato il posto, che non significa entrarci: spesso in Cina bisogna fare dei giri allucinanti per trovare l'entrata. Sono entrato prima in un ristorante pettinato italiano, poi in uno turco, infine nel tibetano. Una coperta gigantesca separava le scalette dall'entrata del ristorante. L'ho scostata un po' timoroso, sono timido eh, e quando ho messo dentro il primo passo, ho capito subito che avevo fatto bene.

Fantastico: atmosfera calda, soffitto basso, lanterne a illuminare debolmente il posto, odori che mamma mia, musica tradizionale bella alta, ma – incredibilmente - per niente fastidiosa.

(La foto qui a fianco, presa da un sito, non rende giustizia: non è così chiaro...).

Tamburi, chitarrine, voci e balli, su un palchetto poco distante dai posti a sedere. Il tipo che mi ha ricevuto ha, al solito, storto il naso quando gli ho detto che ero da solo. Mi ha chiesto da dove venivo, gli ho detto “Italia, Roberto Baggio!” Svolta! Stavo per dirgli che me lo aveva consigliato proprio il Codino Magico, ma non ho fatto in tempo. Ero già seduto e il tipo tutto contento mi apriva il menù davanti agli occhi.

Gli ho chiesto di consigliarmi qualcosa che potesse saziarmi, senza sfondarmi o senza il rischio di lasciare una montagna di cibo. Ora, io sulle carni, mi perdoneranno i miei amici vegetariani, sono un po' una sussa, sono pieno di menate. Il piatto tipico ha a che fare con il montone e l'agnello. Spesso queste due carni a me non piacciono perché sanno di bestia (di bestino, dalle mie parti). Mi ha consigliato una roba che ho capito solo le parole “agnello”, “pietra”, “piccante”. Con una ciotola di riso, una birretta tibetana e una bella tazza di the nero, buonerrimo.

Quando è arrivato il Piatto mi sono trasformato, solo all'olfatto, nel Dalai Lama in persona, le mie mille vite mi sono ritornate nella memoria, mi sono visto pascolare, crescere in una filanda, assaporare l'odore del latte, della merda dei cavalli, pascolare, ruminare, poi volare, poi strisciare, poi piantare erbe, raccogliere erbacce, sfondare crani, farmelo sfondare, tirare su un muro, ritirarlo giù, spaccarmi le dita con i fiori e soprattutto mangiare. Agnello cotto sulla pietra, affogato da cipolle, peperoncini giganti, delle robe che sembravano olive, ma vuote all'interno come fossero di lamiera nera, ma che sono spezie, ma che non so quale in particolare, altre spezie (vabbè sulle spezie non sono proprio esperto...), odori di stalla e illuminazione ad libitum.

(Prezzo=9 euro) Uno splendido arrivederci a Beijing eccheccazz!


[Beijing +134] Incomprensioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:41

E in questo silenzio
penso al losco tiro muto
riservato alle mie spalle
onoratissime!
perché non parli
così che potrò studiarti
lingua a sonagli

sputa in bocca ai tuoi fratelli!

Dopo mesi di Cina, sento di stare mettendo a frutto le esperienze passate. Domani tornerò a Shanghai: da un lato sono contento, perché mi pare di tornare a casa, dall'altro mi dispiace, perché Beijing comincia veramente a piacermi e non solo per le inifinite possibilità di trovare più posti rilassanti, anche a soli dieci chilometri, per sfuggire allo smog terribile (si sente proprio puzza).

Inoltre ho trovato un pub, dopo innumerevoli deliri nel buio di strade a nord ovest (vicino alla zona olimpica), con il tassista che mi porta in un posto, un altro che mi indica un altro e infine sono arrivato. Un pub british style, gestito da alcuni ragazzetti cinesi molto simpatici, con uno schermo gigante e svariati televisori. Sono andato a vedermi Galles Italia di rugby. Un solo gallese e un solo italiano (io). In mezzo tanti albioni a tifare Italia, salvo imprecare (io) per l'asfaltata che ci siamo presi. Ancora deluso dal derby di settimana scorsa (e pre goduria di ieri), ho anche avuto una discussione con un paio di tamarri cinesi: volevano che sullo schermo grande proiettassero Liverpool contro qualcosa. Al che gli ho detto, "Hey non se ne parla: rugby. Guardatevi il vostro fottuto calcio sulle tv, che ne abbiamo le palle piene di calcio, calcio e calcio!!". Alla fine hanno fatto vedere il rugby anche perché il mio compagno di petizione, il gallese, era evidentemente andato già "oltre" con le birrette...

La partita lasciamo perdere. Tanto a poco, senza reagire. Abbiamo fatto una meta grazie a un loro errore, per il resto è stata lezione di rugby. Belin, mai una soddisfazione, se non per le birre e gli ottimi spunti di osservazione, comprese interminabili partite a biliardo con un tipo inglese che pensava di essere forte, e invece era grammo come il peccato.

Rispetto a Shanghai, a Beijing è decisamente più un casino cavarsela in caso di problemi. A me ne sono successi di ogni. Stamattina l'ultimo. Sono andato in un mega complesso dove vendono di tutto. Faccio per ritirare. La macchinetta mi dice, “Sorry eh, cioè NOI ti abbiamo addebitato i soldi che hai ritirato, ma TU devi sucare perché qui non ce ne sono più”. Eh?

Mezz'ora per trovare qualcuno che parlasse in inglese e poi ho risolto. Prima però ho patito e mi sono innervosito, anche perché ho un raffreddore bastardo cane. Ho subito chiesto a un solerte poliziotto posizionato all'entrata (a Pechino è come a Roma: sono dappertutto e tanti). Gli ho chiesto, in cinese, se poteva aiutarmi. Gli ho chiesto, però, se parlava inglese, perché cioè spiegare quello che mi era successo in cinese...non sono proprio capace. Niente, ha cominciato a parlare in cinese. Io ho cominciato a incazzarmi. E lui continuava a parlarmi in cinese. E io, "oh (in cinese) ti sto dicendo che non capisco la tua fottuta lingua". E lui si è messo a ridere e ha continuato a parlarmi, tutto ebbro della sua cazzo di divisa. Da superiore, da chi la sa lunga, da chi cioè guarda te se deve perdere tempo con uno straniero. Allora gli ho preso il braccio che continuava a muovermi in faccia e gli ho detto “Non sto capendo, cazzo, ti plachi o no? Indicami qualche cazzo di manager di sto posto” (hanno “manager” per ogni cosa, qui...).

Non l'avessi mai fatto! Ha cominciato a incazzarsi pure lui. Gente che passava e guardava. A quel punto ho mollato il colpo, anche perché ho visto arrivare individui con le scarpe di legno e lucide e ho capito che era meglio lasciar perdere. Alla fine ho risolto, sono ripassato da lui e gli ho detto, in inglese, “sei proprio uno stronzo, fottiti”.

Minchia! “Fottiti” l'ha capito!

(sotto, due, foto, due, della muraglia, dove per altro ho incontrato un genoano, vistosamente intirizzito - e "imbaccuccato" per il freddo atomico...:-)

 

   

 

   


[Beijing + 133] Vecchio Balordo Pechinese

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:59


Non importa se la vita sarà breve, vogliamo godere, godere, godere

Intanto un bacio incommensurabile e intergalattico ad Hellas, che da sola è andata a Udine...3-5 come godo, quasi non ci credo...Ottavo posto, Borriello capocannoniere. Peccato per il biscottone genovese ampiamente previsto dell'ex ciclista, vediamo che dirà il mio socio...in sua difesa!

Pinuccio stasera stava, al solito, per farmi morire. Per vederla in streaming ho installato un nuovo robo cinese che mi ha sfanculato tutto il pc. In questi giorni avrò scaricato dieci software di streaming, ma il Genoa è sempre su qualche software che ogni volta mi devo reinstallare ex novo. Sacramentu! Vedevo le merde e la Roma, il Cagliari e il Livorno, ma non il Grifo. A quel punto ho acceso Radio Nostalgia. E Leon l'ha messa subito dentro! A quel punto sono stato fino all'1-1 immobile. Sul 3-3 mi aveva preso la depressione. Poi il dramma da defibrillatore. O forse era ancora il gelo della visita mattutina alla Grande Muraglia. Non so se per quello o meno, ma sul 2-1 per i furlani ho preso anche un Aulin...Giornata di freddo clamoroso, partenza alle 8 per andare a vedere sta Muraglia. O meglio alla parte della Muraglia che si trova a una sessantina di chilometri da Beijing. Ero perfino emozionato e mano a mano che l'auto saliva, vedere alcuni brandelli e chilometri di quella costruzione, mi dava una sensazione inspiegabile. Peccato che oggi fosse una gionata nuvolosa, senza il tiepido sole che sta rendendo meno gelide le giornate pechinesi. Chi diceva meno dieci, chi meno cinque. In ogni caso faceva un freddo dell'orso e dopo alcun chilometri di salita con pendenze terribili, che mi sembrava di andare all'indietro, è arrivato il caldo. Soprattutto: uno spettacolo clamoroso, reso ancora più magnifico dal Grifone corsaro di Udine.

Per propiziare il post derby sono anche andato alle tombe Ming. L'aria spartana dell'atmosfera confuciana mi ha ricomposto l'amargura e restituito un'ora di serenità rude, antipatica, burbera e mugugnona (avevo una fame da Gesù Bambino nella stalla, dopo i chilometri in salita) ma godibilissima.

Prime foto pechinesi: Hutong e Tien An Men notturna...Gli hutong sono le casette della vecchia Pechino che resiste ai grattacieli e alle novità urbanistiche. Casette di pietra, viuzze strade, labirinti di svolte, gente indaffarata in ogni genere di attività. Ad avere culo si può girare per alcune ore e sbucare direttamente là. Sulla grandezza della Città Proibita, dopo una breve, ma intensa, gita nei giardini poco distanti. Per le Olimpiadi sono in attività, tra le case di pietra, alcuni volontari con la fascia rossa al braccio. Sono abitanti che devono controllare che non ci sia alcun malfunzionamento. Devono segnalarlo e provvedere. Salvaguardia dell'antichità e moderno controllo sociale diffuso.

Hellas! Ti.s...non so se sono più orgoglioso o preoccupato! :-D


[Shanghai - Beijing + 127] Rivincite

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:06

Exit light
Enter night
Take my hand
Off to never never land

Mangiando anatra alla pechinese Ly e il suo amico attore mi spiegano che a noi occidentali interessano cose che a loro invece non interessano. Le critiche occidentali, le menate sulla democrazia. Vogliamo solo vivere bene, tranquilli ed in pace. Non importa se il Governo mente, finché salvaguarda la nostra unità a noi va bene, mi dice D., aspirante attore di fiction televisive. Una bella storia, interessante, emozionante e bizzarra. Chissà prima o poi la racconto. Communism is bullshit, but Communist Party is Great.

Chiaro. Non vogliamo fare la fine dell'Unione Sovietica.

La prima notte pechinese la passiamo nella zona di BackSea: un lago ghiacciato su cui si affacciano pub e locali. Decisamente diversi da Shanghai. Freddo, musica che proviene dagli interni. Colori tendenti al rosso, in un mix di luci e ombre mooooolto Beijing.

Entriamo in uno di questi locali, si chiama Sex and da City. Non so perché. Non so cosa c'entra il da. Insieme a noi ci sono una ragazza, altra attrice, vestita di rosso, come fosse in maschera, stivalozzi neri aggressive, trucco pesante e aria da bevitrice incallita. Con lei c'è il suo amichetto, un sudcoreano. Immediatamente scatta la sfida, per la rivincita dei mondiali del 2002. Ladri, gli dico. Lui ride.

Io prendo una birretta, loro ordinano - subito - una bottiglia di Jack Daniels. Sticazzi. Arrivano frutti e fiori e qualità. Io sono spaccato, sono sei giorni che non dormo. Giochiamo ai dadi, una sorta di tocchi genovesi, in cui bluffando devi indovinare cosa hanno gli altri sotto il loro bicchierino. Divertente, il primo turno, poi diventa un po' una mennata. Ma d'altronde non si può fare altro. La musica è alta, parlare non se ne parla. Si gioca. Se perdi, bevi. Too boring. Si cambiano le regole. Se perdi, devi ballare per un minuto. Il locale non è strapieno, occidentali di sessant'anni ballano con ragazzine. Gli italiani li riconosci subito: pensano che all'estero tutto sia possibile. Così individuo immediatamente un uomo che avrà cinquant'anni con pantaloni rossi, camicia aperta sul davanti, attaccattura dei capelli dietro le orecchie e capelli unti e bagnati. E lunghi, tipo il cantante degli Scorpions per intenderci. Disgusting. Sul bancone, dove siamo appoggiati, ballano alcune ragazze. Musica hip hop. Fumo, rumore, ma meglio di tanti pub shanghaiesi. Poi si cambiano di nuovo le regole. Se perdi balli, se fai un tot di punti puoi chiedere ad altri di ballare. E arriva il momento.

Non so come, non so perché cambia la musica. Metallica, Enter SandMan. Io e il coreano. Ci tocca. Solo che lui tazza da paura e sale sul bancone. Standind Ovation. I like Totti. Mentre la nebbia ci avvolge, it's pollution, man, torniamo a casa. Oggi faccio il turista.

E la nebbia quando cade
tra le braccia della sera
ci fa sentire come dei fantasmi
sopra una corriera.


[Shanghai +125] Rimedi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:17

Quello che so, è che tu sentirai
tutta la rabbia che ho
io sono qui, e tu conti su me

pensa che ridere...
per me che conta soltanto la mia
di solitudineeeeeeeeeee

Il bar ha luci azzurrine e viola. Il corridoio è stretto, poi si allarga, poi si restringe. Buio, fumo, rumore di palle da biliardo. Due suoni assordanti. Uno proviene dal piccolo palco: due ragazze filippine cantano Because The Night. L'altro proviene dal corridoio che porta ai cesui. Da lì si entra in una Ktv. Ci siamo capiti.

Hello my friend. Ci conosciamo? Birra? Uhm si. Oklaaa. Ah belin, ma solo malesiani in questo paese? Hey hai qualcosa contro i malesiani? No no. Ah no perché qui pensano che ancora stiamo nella giungla. Ah no, io no. Ah bene. Grosso, largo, sfatto. Occhi piccoli, mani grandi. Beve cognac. Finisce la canzone. Una delle due al microfono mi dice che sono in ritardo. Eh c'era una partita, abbiamo perso eh...penso tra me e me.

Il malesiano ha voglia di chiacchierare. Passa le dita sul bicchiere, scruta l'orizzonte che arriva, più o meno, fino alla bottiglia di liquore che ha puntato da tempo. I due camerieri sbucciano mele. Me ne offrono un pezzullo. Lo prendo. Chi vespa mangia le mele. Arriva una ventazza fredda dall'ingresso, faccio per spostarmi. In tv Bayern Monaco contro qualcosa. Fa freddo fuori. Ma si può sopportare. Sono gli interni il problema: fa freddo anche lì.

Si chiacchiera tra un bicchiere e l'altro, tra una canzone e l'altra, mentre frotte di giappons entrano, escono, accompagnano, sono accompagnati. Occhi lucidi, capelli bagnati, vestiti stropicciati. Ormoni che si toccano, occhiate che si sfasciano. Non noto nessuno con i fianchi fasciati da un qualsiasi abito di percalle. E si chiacchiera con il malesiano, novello Sandokan di Cina. Si parla di un po' di cose e finalmente si arriva al top, dopo uno sforzo atroce per capire il suo business. Talmente atroce, che non ho capito, sinceramente. Vende. Qualcosa. Forse, vende tutto quanto gli capiti sotto mano. Non è l'unico che conosco a fare questo, da queste parti.

Sto cercando una casa a Beijing perché ho un grosso cliente e devo essere lì per sei mesi, mi dice. Ah si? Si. Ah anche io. Ah. Eh. Per le Olimpiadi, dico. Perfetto. Perfetto cosa? Facciamo un accordo. Eh? La cosa mi ricordava qualcosa. Che accordo? - chiedo. Se mi dai duemila euro l'affittiamo per tutto l'anno e io te la lascio ad agosto e naturalmente, insomma puoi venire quando vuoi, ma a me ad agosto non interessa. Che ne dici? Eh devo pensarci. Eh ok pensaci. Ok. Io vado al cesuo, poi dammi la risposta. Eh belin, pisci per un paio di giorni?

Pensavo fossero stronzate, però, con i cinesi, malesiani, singaporeani, con cui ho avuto a che fare non ho mai visto firmare un contratto in un ufficio. E soprattutto ho capito una cosa: il contratto per loro è solo l'inizio della contrattazione. Ovvero il resto, non è lavoro: è tempo per cambiare le condizioni.

Duemila euro mi sembravano una buona base per partire. Allora sono andato anche io al cesuo, per celebrare il momento con un simpatico parallelo. Una ragazza sciabatta nel corridoio. Uh, mi ferma, trafelata, da dove vieni? Da qui sotto ho la stanza in questo edificio eh...Ma no! Da dove vieni, il paese?! Ah...Idaly Idaly. Uh, io riconosco sempre l'età: scommetto che hai venticinque anni vero? Seeeeeeeee, Bella! Non ho mica vent'anni. Ne ho molti di meno, e questo vuol dire (capirai) responsabilità perciò...

Incrocio Sandokan. Che da uomo di queste parti, la tipa non la prende manco in considerazione. Hai deciso amico? Eh facciamo che ora al cesuo ci vado io e ci pensi tu. Oklaaaaaaaaa.

Torno, affare fatto. Ok dammi il tuo cellulare ci vediamo a Beijing e andiamo a vedere l'appartamento. Uhm si. Puoi fare un sacco di soldi. Ah si. Ehy my friend. Ad agosto lo affitti a tre quattro volte. Ma non sei contento? Si si. Cosa è successo my friend? Niente, è che mi sono morti tutti i cugini poco fa e allora capisci? Una strage, ho buttato il cellulare nel cesso, stavo per spaccare il computer insomma...Ok oklaaaa, ci vediamo a Beijingaaaaaaaa. Sì si.

Ci vediamo a Beijing. Come cazzo ti chiami, Sandokan?

Non è stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo
ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io
che mi son venduto a dio
per non esserti lontano
in un giorno disumano


[Blackswift] Freezer

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:12
Con i tempi consueti, usciamo, con il mio socio, con il nuovo raccontino.

Freezer.

"E perché
sono tutti nervosi (I volti intorno
si fanno gravi). Perché piazze e strade
si vuotano e ognuno torna a casa?".

"E che fa buio e i Barbari non vengono,
e chi arriva di là dalla frontiera
dice che non ce n'è più neppur l'ombra".

"E ora che faremo senza i Barbari?
(Era una soluzione come un'altra,
dopo tutto...)".

Il racconto è qui. :-)


[Shanghai +124] Periferie

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:56

E' giusto che anche le minoranze - ogni tanto - esultino.

"Cassano chiede il sostegno ai tifosi dell'altra squadra di Genova. La Gradinata Nord, invece, non ha bisogno di richieste. Canta. Sempre più degli altri.” (Pinuccio Brenzini)


[Shanghai +123] Notti

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 18:41

Da sempre noi siamo così
come un'onda che viene dal mare
cantiamo forza Grifone
voi non ci potete fermare
E quando cantiamo per te
ci vien dal profondo del cuore
Combatti e vinci per noi
forza Vecchio Grifone
(Bligata Buliccia)

Eh notte di lacrime e preghiere, esser doriano non sarà mai il mio mestiere. Ma il mio mestiere NON è. E allora: basti una cosa: De Andrè tifava Genoa.

Oklaaa come dicono i miei amici malesiani. Notte prima del derby. Faccio un salto a Xintiandi. I miei amici cinesi stasera giocano a carte. A me non piace giocare, figurati guardare. Guinness: 8 fottuti euro. Sa di metallo. Vabbè.

Sai giocare a biliardo?

Ehm no.

E a cosa sai giocare?

Uhm, calcio?

Bleah.

Vabbè ma che cazzo vuoi?

Giapponesi cantano qualcosa tipo “qualcosa Queen”.

So delle parole in giapponese.

Ah davvero?

Si.

Come mai?

Bah buh bih (sembra Ajorn...;-)

Vabbè che cosa ci sto a fare, qua?

In Cina la cosa che preferisco è la seguente: perdermi. Mi manca l'albergo dei ragazzi, dove di solito passavo, era la serie C, per urlare, Cazzo, andiamo, cazzo. Perdersi camminando è qualcosa di inspiegabile ai miei amici cinesi. Se sapessero quanto mi perdo, non solo nelle strade, ne rimarrebbero agghiacciati.

Ho trovato un pub, a Shanghai, che trasmette il Sei Nazioni. Valido viatico di luppolo per non soffrire. Il tipo nella foto, mi ha offerto uno stick. Perché uno lo aveva fatto cadere. E perché, in cinese, gli ho detto che era troppo caro, uno spiedino caduto per terra. Allora ho barattato il mio temporale, con una foto in posa. Non c'è stato verso, di non fargliela in posa.

Un abbraccio al mio socio. Un abbraccio forte.

 


[Shanghai + 122] Sposalizi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:36

Ha lo stomaco magro
questa giovane sposa
dovreste farla mangiare
di più
ha un brutto sogno da donna
che non dice a parole
ma sposta metro per metro
nell'erba fredda.

Poiché ieri a Badminton ho buscato (21-5; 21-15...ma domani tocca al ping pong e in quel caso non sarà una scoperta come è stato ieri il Badminton che altro non è se non il "volano", solo che ti fai un culo quadro a correre avanti e indietro e a picchiare sulle piume della pallina che ha svolazzi strani e imprevedibili) oggi ho accompagnato il mio amico cinese a un “evento”. Una ragazza che lavorava nell'ufficio accanto al nostro si è licenziata, per mettere su una piccola azienda che organizza matrimoni. Qui è un business mica male: anche i meno abbienti spendono almeno 10 mila euro per organizzare un matrimonio con i fiocchi. Prima vanno in Comune a stringere il patto civile, un certificato. Poi aspettano sei mesi circa e quando arriva il certificato fanno il festone. Deve essere figo perché “ci mettono la faccia”, altro concetto fondamentale nella socialità cinese.

Due ore di scenette, vestiti e ricostruzione di un ipotetico rapporto tra la coppia pronta a sposarsi. Poi poiché ho il nuovo giocattolo ho fatto qualche fotografia.

 

Questa sotto è la nostra amica...

 

Questi sono i tipici topi sparsi ovunque...

 

Questa è la vista dalla mia finestra...tre minuti fa.

 

 



[Shanghai +121] Lezioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:46

Libertà fiammanti per noi prigionieri
figli di un odio bellissimo 

bombe contro il cielo per incoronare
religiosi inferni romantici
uomini uomini uomini
e tutti

a metà

Oggi ho imparato due cose e forse ne imparerò una terza. Intanto fatevi una risata: me l'hanno segnalata oggi: Mao che offre donne cinesi, nel 1973 a Kissinger.

Allora, la prima è una lezione professionale, diciamo, imparata in Cina, ma proveniente dalle nostre zone italiote. Ovvero: non serve a niente essere in un luogo e sentirsi dire dal vicino di scrivania che Spielberg è un fallito. Non serve a niente essere in un luogo per sentirsi dire, dal cameriere di un “Caffè Italia” in Nanjin Road che Spielberg è un fallito. Non serve a niente spiegare che, per fortuna, anche qualche cinese si organizza ed è possibile trovare risorse on line. Non serve a niente essere in un luogo per leggere, in un editoriale di un quotidiano cinese, senza mezzi termini, che Spielberg è un fallito. Non serve a niente essere in un luogo e percepire, da più discorsi, che i cinesi pensano che più gli occidentali rompono la minchia con i diritti umani, più loro pensano che il Partito abbia ragione (e che Spielberg sia un fallito, ET un coglione, eccetera eccetera). Non serve a niente, infine, ricevere in più discorsi l'opinione che dopo le olimpiadi i cinesi faranno una simpatica traversata: verso Taiwan. Non serve a niente esserci, hic et nunc. Collegare i puntini, organizzare le sensazioni. Non vale mica un cazzo!

O meglio: salvo rare eccezioni, tutto questo serve, può essere utile, può essere preso in considerazione, può attirare una minima attenzione se il potenziale datore di lavoro è di destra o comunque di centro, o comunque, sicuramente, espressamente, irrimediabilmente, non di sinistra. Fischia il vento, infuria la bufera.

La seconda, più locale, diciamo: anche Xiantandi, la zona fighetta di Shanghai, durante questo periodo invernale e poco turistico può regalare due ore di passeggiata serena, lambendo il parco e deragliando nelle zone dei manovali, facchini, uomini di fatica, raccoglitori de nocchie. Zona interna, sprofondata tra i grattacieli: solo dall'alto, o camminandoci dentro, ci si può accorgere di una città nella città.

Terza potenziale lezione: oggi inizia la sfida. Italia vs China. Prima partita, ore 18, palestra comunale di Shanghai Ovest (e supermegacomunista, abbonata a Il Manifesto ancora prima che Ello nascesse, da generazioni di gestori delle peggiori palestre cinesi. Poco conta che Ello arrivi qui, e sulle notizie, con una buona settimana di ritardo: quando c'è sentimento, non c'è mai pentimento): badminton. Prossimamente, squallido bar vicino alla zona dei pub: ping pong. Due scuole a confronto: quella voltaggina (di me medesimo) e quella shanghaiese. Terzo, non so dove precisamente, il prossimo venerdì: football (a 11). E lì son cazzi, amici chinai.


[Shanghai +121] Swear

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 02:45

Pezzi di strada, pezzi di bella città
Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità
Pezzi di cuori, pezzi di fedi
Pezzi di chilometri e pezzi di metri

Riprendo la numerazione, in pieno delirio numerologico chinao.

Stamattina sono entrato in un negozietto per comprarmi dei fazzoletti di carta. A parte la figura di merda dovuta al fatto che mi sono fissato tre minuti sullo scaffale degli assorbenti, perché mi sembravano le tipiche confezioni cinesi dei fazzoletti di carta, con colori fosforescenti, eccetera. La tipa allora mi guarda strano e io gli faccio segno di soffiarmi con il naso, come per dire, “capito?”. Lei fa Ohhhhh, e rapida mi volta le spalle.

Anche io mi giro e nel movimento (marte in decima casa, terribile non solo per questi effetti collaterali) faccio cadere più o meno tutto. Mi scappa un tamade piuttosto sonoro. La tipa sbianca. Tamade vuol dire più o meno de puta madre, oltre a ricordarlo nel suono: ovviamente questo mi ha facilitato l'immediato ricordo della parola. La tipa sconvolta tira fuori da sotto il bancone i fazzoletti di carta, dentro una confezione con Winnie The Pooh in copertina e me li passa, frettolosamente. Roba che se fosse stata italiana si sarebbe fatta il segno della croce. Io finisco di raccogliere noccioline, caramelle chewing gum e pago ed esco, veloce.

A Ly ho chiesto due cose, anzi tre: perché è così difficile trovare fazzoletti di carta? Perché non ho mai visto un cinese soffiarsi il naso? E infine: perché è sbiancata quando ho detto la parolaccia?

Alle prime due domande non ho ricevuto alcuna risposta che possa essere spiegata a un umano. Il mio spirito di osservazione mi suggerisce che, scracchiando in continuazione, i cinesi non abbiano bisogno di soffiarsi il naso. I cinesi non lo ammetteranno mai, specie durante questi tempi pre olimpici, così concentrati sulle buone maniere. Sulla seconda invece mi ha detto che la parolaccia non è per niente sdoganata in Cina: né in tv, né nei film, né nella musica. Non si possono dire! Che du ball.

Anzi, a quanto pare, ma lo leggerete su Corriere o Repubblica, una tizia che ha sfanculato in tv il marito in un programma seriosissimo, è stata addirittura protagonista di un libro di grande successo.

Poiché prossima settimana sono invitato a cena dai suoi parenti, per la Ennesima E Forse Finale - Nonché Risolutiva - Cena di Fine delle Feste Per L'Anno Nuovo (che sembrano non finire mai in realtà: ogni sera cene e botti a ripetizione: devono finire le scorte) mi ha pregato di non farmi sfuggire nessuna parolaccia. Che già hai la faccia da terrorista. E' bello avere amici cinesi.

Che ridono quando ho lanciato la sfida di ping pong.

p.s. 10 euro sul Trap che in conferenza stampa come nuovo tecnico dell'Irlanda si tazza una Guinness...:-) 

 


[Shanghai] Ordinaria

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:06

Bah. Giornata di ufficio, oggi ancora più freddo, che quando esci nel corridoio o vai al cesuo ti si ghiacciano le mani. L'acqua poi, scende direttamente a lastre. Vabbè è un'iperbole...Ovviamente, rigorosamente, no carta e no sapone. Ho intravisto la tipa dei cesui. Severissima, come al solito. Ho la sfiga per altro di piombarle nel cesuo ogni volta che si accinge a lavare. Oggi ero lì con la mia bella porta aperta, lei bussa e io dico “busy”. Lei è entrata come niente fosse e ha iniziato canticchiare. Sono fissati.

Intanto – non al cesuo - ho notato che il Corriere ha riportato, oggi, la notizia che ieri mi ha dato Ly. Quella della tipa delle tette on line. In realtà la storia era un po' più complicata, ma che importa. Vuoi vedere che quel bastardo di Ly è la fonte di Rampini & Co.? Ogni volta che me ne racconta una, me la trovo l'indomani sui quotidiani italiani.

Ricordo, anche da qua, che domani c'è l'appello per il processo San Paolo a Milano. Se non ricordo male, probabile sentenza. I miei amichetti sono pregati di comunicare sul blog o via sms come andrà. Vedo, per altro, che i birri continuano a fare belle figure (caso Aldrovandi) in Italia e nel mondo. Certo, quando non sono indaffarati a scacciare la delinquenza e assicurare la sicurezza ai cittadini entrando a sorpresa negli ospedali per arrestare feti morti.

Saluto infine bip, che mi ha incautamente chiamato, e alla quale ho dato la terribile (specie per lei) notizia: da quest'anno niente più vacanze per la MayDay. Altro che comrades! Solo un giorno. Rimangono le vacanze di fine anno (una settimana), contrassegnata da piante di aranci in ogni zona della città (fa anche molto verde) e quelle per la festa nazionale della Repubblica CommunCapitalista a ottobre. A maggio si lavora, altro che.

A parte che i cinesi quando ci sono le feste sono ben ben strani: arrivano le circolari del Partito in ogni ufficio: Da lunedì x a lunedì y è festa. Quindi questo sabato e questa domenica sono lavorativi. Boh.

Niente più matrimoni durante la MayDay. Tanto tutti si sposano l'8 di qualsiasi mese. I barbecue sticks dei miei amici uiguri sono fantastici, anzi migliori, d'inverno: dentro c'è un fumo allucinante e stasera era il ricovero di tutti quelli che odiano San Valentino. Pieno di ragazzi per strada con cestate di fiori giganti.

Ragazzi, per domenica, mi raccomando: concentrati.

I'm an educated fool
So I don't know what it is I'm supposed to do
About this awkward situation
That's been forced down right upon me


[Shanghai] Trasparenze II

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 14:01

Non ho mai capito bene come funziona il fuso orario. Oggi stavo crollando in piedi, adesso mi sono svegliato. A Shanghai c'è 1 grado: per strada ci sono resti di fuochi di artificio (divorati dal cielo nell'ultimo dell'anno cinese) e resti di pupazzi di neve ghiacciati all'uscita di hotel lussuosi. Qua e là piccoli cumuli di neve. Erano dieci anni che non nevicava a Shanghai, pare. 

Il più grosso dei pupazzi che ho visto, e quasi integro completamente, era davanti all'ambasciata argentina.

Qui patiscono il freddo, poca gente per strada. Dalle sei cala gelo e buio. Nonostante il sonno ho gironzolato un'oretta, sciarpa rossoblù a scacciare fantasmi e pregustare torte stracittadine. Ogni tanto giri una strada e trovi un Topo Gigante tutto infiorettato e luminescente. Porta fortuna il topo? Tutti sti cazzo di animali nella prima settimana dell'anno portano bene. Ly è diventato più cinico. Saranno i capelli da rockstar de noaltri.

La mia stanza è la numero 174. La summa delle sfighe numeriche occidentali e cinesi in una botta sola.

Con il buio e il freddo poca gente per strada, passi svelti, mani nelle tasche e sguardi a inseguire il fumo che esce dai respiri. Per la prima volta noto quanto siano pulite le strade di Shanghai. Butto la cicca per terra e mi guardo indietro, poi di lato. Non ci sono neanche gli sbirri del traffico.

Mi sono perso nel mio centimetro di quartiere, un buio torvo mi disincagliava lo sguardo dalle torri, consuete suggeritrici di opzioni vagabonde, e mi sono ritrovato di fronte a un fast food giapponese.

Sono entrato perché non c'era nessuno.

Sono venuto nella tua città un giorno, era caldo e scuro
Poteva essere mezzogiorno, ma non ne sono sicuro
Avevo tempo da perdere, da guadagnare niente
Non c'eri tu nell'aria, sensibilmente


[Shanghai] Trasparenze

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:17

Cristo: sono le 18, da 6 ore di nuovo in China, Shanghai. Guardo fuori dalla finestra e anziché il muro solito, vedo improvvise le luci che si accendono, la serpentina di auto sulla sopraelevata e il tramonto che le sprofonda di viola. Poesia della lamiera.

Il mio amico Ly si è presentato con i capelli lunghi da tabbozzo di Bolza. Mi ha detto che non se li vuole lavare per un po'. Per sembrare più sudicio, mi ha detto. Bah. L'ho obbligato a trovare un locale metal dove andare domani sera. Oggi riposo, che già mi sono sfondato di cibo ma sono sfatto dal viaggio, vissuto accanto a un francese grasso che giochicchiava con un iphone pure al momento dell'atterraggio.

Invece in Cina si registra il record di accessi per il sito dove una star ha messo il video di una festa svoltasi a casa sua. Pare, si dice, si sussurra, si narra che le si vedano le tette. E' la prima notizia che mi hanno dato i chinai dell'ufficio. 

Non vergognarsi della propria malinconia
è un compito penoso anzi uno strazio.
L'amore trasparente non so cosa sia
mi sei apparsa in sogno e non mi hai detto niente
mi sei apparsa in sogno e non hai fatto un passo.


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