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[Genova] Se la Repubblica e L'Unità scoprono Bolzaneto

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 19:00

Dopo sei anni circa, Repubblica e L'Unità hanno scoperto Bolzaneto. Le torture, le violenze, tutto. Hanno anche intervistato l'infermiere che anni fa ha pubblicato un libro. Pluri intervistato nel corso del tempo. Due, invece, gli anni di processo in corso. Tre, tra memorie e requisitoria, gli atti fondamentali dell'accusa. Centinaia di testi giunti in aula a testimoniare le violenze. Centinaia le occasioni di stigmatizzare quanto accaduto a Bolzaneto.

Eppure, per due anni, limitandoci agli ultimi due, Repubblica confinava la cronaca del processo nelle pagine locali genovesi, l'Unità era troppo persa tra Prodi e neo Pd per dedicarcisi. Ora, improvvisamente la scoperta: c'è stata Bolzaneto. Proprio nel momento in cui il ragionamento sui processi avanza, perché 76 anni di richiesta di pena è una pagliacciata, si discute di tortura e si mette in prima pagina la sofferenza di centinaia di persone. E si torna indietro.

Per scopo elettorale, ma non solo.

La prima traiettoria è sicuramente quella: Repubblica gioca, l'Unità la mette dentro. Oggi titolone in prima pagina: accuse alle destre. Fini nella sala controllo della questura. Ma và?

La seconda traiettoria, ben più grave, secondo me è un'altra. Perché i politici, saranno senza dubbio persone completamente fuori dalla realtà, ma non si può dire non abbiano lungimiranza. E allora, poiché dopo Bolzaneto arriverà alla fine anche il processo Diaz, poiché la teoria del PD è quella della polizia cattiva e di quella buona, poiché nel PD ci sono comunque candidati Serra e un po' di codazzo, poiché Serra fa parte della Polizia anti De Gennaro, bisogna pur fare qualcosa. Ovvero non si può dare addosso alla polizia in generale, ma bisogna sottolinearne una parte malata, possibilmente non quella del proprio nemico, ma anche, interlocutore. Dire a De Gennaro: non ci piaci, ma anche un po' si.

Bolzaneto è perfetta: 45 imputati che contano zero, frilli, due di briscola. Tanti banali torturatori. E allora diamo addosso a Bolzaneto e teniamoci ben ben pronti a dire che Bolzaneto è ok, la Diaz no. Perché no? Perché il pm è un esagitato, un matto, che ha tentato di mettere nel sacco TUTTA la polizia. Invece, ci diranno, doveva limitarsi a portare a processo il VII nucleo, i Canterini Boys, i cattivi di turno, tanto Canterini è un vecchio rintronato ormai, e lasciare perdere Gratteri, Calderozzi e compagnia. Quelli SONO la Polizia, adesso. E Serra e i suoi amici, volere o volare, devono farci i conti. Perché De Gennaro ha fatto centinaia di nomine, ha colonizzato la Polizia ed è ancora lì, in regia, al comando, nonostante la Diaz, nonostante le intercettazioni, nonostante tutto. E allora Bolzaneto è la merce di scambio.

Castelli lo ha già annunciato, e c'è da credere che sia lo stesso pensiero di Uolter: “La storia italiana è piena di pm che sostengono tesi rivelatesi fasulle”. Nella Procura di Genova, tranne per quattro o cinque magistrati, partiranno i festeggiamenti.


[Genoa] Differenze

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 10:37

Quando a Genova arrivavano i campioni d'Italia, c'era sempre una certa emozione. Da un lato c'era la paura di prendere troppi gol, dall'altro la voglia di fare l'impresa, infine il piacere di poter vedere dal vivo la squadra più forte dell'anno precedente. La Roma di Falcao e O Rey di Crocefieschi, la Juve di Platini, il Napoli di Maradona, il Milan di Van Basten, il Verona di Elkjaer, l'Inter di Mattheus, perfino i ciclisti di Vialli e Cerezo, devo ammettere. Squadre con personalità e che giocavano al calcio. Che spesso venivano a Genova, sembravano dormire e poi ecco la zampata. E se avevi culo ti portavi a casa un pareggio pieno di rimpianti. Altrimenti perdevi perché quelli giocavano a calcio, noi ci si provava e basta.

Con questo animo ieri aspettavo l'Inter, Ibra e compagni. Mi sono messo nel parterre per vederli più da vicino. Ho visto invece una squadra che lancia lungo, che deve fare un monumento a Cambiasso e che deve piccionare i suoi ragazzini. Pelè fa tre falli in 3 minuti. Il primo brutto, il secondo veniale ma viene espulso. Capita. Mancavano circa dieci minuti alla fine del primo tempo. C'è chi dice 5, chi dice 20 (e mente).

Poi l'Inter è sparita, perché non ha gamba, almeno in questo momento, e perché non ha gioco, da sempre. Noi, come già detto, giochiamo al calcio, ci piace tenere la palla, muoverci, provare schemi, correre. Corriamo sempre da matti. Poiché ieri abbiamo corso contro l'Inter i soliti mezzi di informazione sottolineano la nostra come “la partita della vita”. Noi in realtà giochiamo sempre così. E ieri, se avessimo pareggiato anche solo 5 minuti prima, l'avremmo anche vinta. Ovviamente contro l'inter in 11 è presumibile che la partita sarebbe stata compromessa, ma il calcio è fatto anche di cartellini.

Nel secondo tempo assaltiamo la porta nerazzurra. Dal parterre si ha la sensazione di un assedio, si bestemmia e smadonna. Io sto dieci minuti completamente assente: perché penso che, contro un'Inter così gramma e in 10, non si poteva perdere. Poi ho un crampo e capisco che la tensione è troppa. Un bel coretto che ricorda le incursioni di Dossena in casa Mancini mi fanno riprendere fiato. Poi Borriello la mette dentro. Guardo l'arbitro, indica il centro del campo e allora volo. E arrivo alla rete e urlo e grido “Dai Genoa”. Perché a quel punto cazzo, ce la possiamo vincere. Ma il tempo è troppo poco e alla fine va bene così.

La cosa importante è che, anziché celebrare un pareggio, contro i campioni passati e ormai futuri di Italia, abbiamo tutti la sensazione di una occasione persa.

Nota su Mancini: dimostra di essere un allenatore, quando non toglie una delle punte. Corretto. Perché altrimenti noi avremmo attaccato in 10. Però alla fine, secondo me, non ha il coraggio di togliere un evanescente Ibra (che però fa l'assist del gol) e toglie Suazo. Che contro di noi segna sempre e che forse sarebbe potuto essere più utile. Ho sentito le sue interviste sulle radio genovesi. Giustamente si lamenta dell'espulsione. Il secondo giallo secondo me non c'era, mentre il primo poteva addirittura essere rosso diretto. Mi sembra però tremendo che si parli sempre di arbitri e mai di tecnica. Come se qualcuno volesse favorire il Genoa...mi fa ridere solo il pensiero. La verità è che nel calcio le topiche degli arbitri ci sono sempre state e non è il caso di enumerare tutti i torti subiti. Per noi, piccoli, alla fine i torti e i favori si compensano. Per le grandi, penso che il bicchiere sia sempre mezzo pieno. In più, una squadra che toglie Suazo e mette Cruz dovrebbe avere la decenza di non lamentarsi. Mai. Dovrebbero, semplicemente, avere qualcuno che li fa giocare al calcio, anziché trasmettere nervosismo, paranoie e complessi di persecuzione. Interisti, ogni tanto, fatevi una risata.


[Zena] Largo 7 settembre 1893

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 14:03

[Genoa] Assoluto

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 19:58

Per chi mastica calcio come me, nel modo più assoluto, la partita di Firenze non può che essere letta con parziale godimento. A me piace il Genoa che sullo zero a zero o sul tre a zero a favore, o contro, gioca sempre, spinge, cerca gli schemi, i movimenti, gli spazi. Mi fa proprio godere. Andiamo a Firenze e per la prima volta giochiamo, almeno all'inizio, con i tre davanti belli alti. Sculli e Leon, inguardabile ieri, iniziano benino e creiamo subito due palle gol. Frey ci mette due pezze che ci fanno intuire che stiamo per buscare. Infatti.

Poiché della partita però non me ne frega un cazzo due annotazioni: lo stadio di Firenze è angosciante. Il pubblico allo stadio, se possibile, lo è ancora di più. Per quanto, pare, che il tifo in casa non conti una mazza, è pur vero che trovarsi in stadi silenti è una tristezza incredibile. I viola li sentiamo solo sul 3-0 (sciagura a voi, sarà mica difficile cantare quando vinci 3 a 0 e sei quarto in classifica??), mentre noi, al solito, in trasferta rendiamo bene, anche se gli allenatori si moltiplicano ogni domenica. Uno dietro di noi ha ripetuto per 90 minuti che la colpa era di Sir Gasperson. Ma vanni a sbattere u belin in ti scoggi, macaccu, galusciu, durian!

A fine partita, mentre si aspetta che la polizia e gli aspiranti tali (steward) ci lascino andare a farci quei cazzo di chilometri inutili che ci siamo fatti, i fiorentini mostrano uno striscione: “Spagna vive”. Applausi e commozione. Roba da Genoa.


[Dublin- Belfast] What a pack!

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 10:17

Ebbro e denso di birra mi sono affacciato al mitico Croke Park con un doppio timore: entrare in un posto leggendario (nel 1920 gli inglesi spararono durante un match, uccidendo 13 persone), assiepato di circa 83 mila persone e andare a vedere per la prima volta dal vivo una partita di rugby.

Per un appassionato di calcio al rugby manca l'odio campanilista, le polemiche sterili, lo sfogo del tifoso contro avversari, arbitri, tutti, ma l'attesa si tinge di curiosità. Del rugby mi piacciono alcune caratteristiche, che attirano nella loro semplice brutalità. Innanzitutto la palla si passa indietro per andare avanti: mi sembra interessante come concetto; in secondo luogo non può esistere il giocatore fighetta, quello che dice “oggi non ne ho voglia, mi nascondo”. Se ti nascondi, ti asfaltano e basta. In terzo luogo mi piace il fatto che, pur elevato dalla retorica giornalistica sportiva al rango di "gioco più corretto e signorile della terra", in realtà è un coacervo di infidi furbetti, pronti a menarsi sfruttando tutte le lacune della visuale dell'arbitro, delle regole, dell'umana astuzia. La differenza con il calcio è che, dopo essersele date, semplicemente, si ritorna a correre anziché fare scene da squallida fiction all'italiana.

Ci sediamo circondati da irlandesi e da alcuni italiani con strambi capelloni tricolori. Quando parte l'inno in gaelico sembra che lo stadio debba venire giù. Il rugby è l'unico sport che unisce le due Irlande, gli inni sono due, l'emozione si fa sentire. Poi lì sul campo iniziano a darsele e il pack italiano nel primo tempo soffre la già ampiamente supposta superiorità irlandese. Nell'intervallo ci si immette nelle code chilometriche per accappararsi da mangiare (e da bere). Entriamo a secondo tempo già ampiamente iniziato. Si sentono i boati, ma la zona antistante le gradinate è ancora piena. Della partita non ce ne frega un cazzo. Se magna, se beve, se chiacchiera. Si cerca di capirli, sti irlandesi, specie quando parlano sorseggiando birra e ordinandone un'altra, quando la prima è circa a metà. E' finita, dicono.

Il pack italiano nel secondo tempo è trasformato, in mischia si va giù che è un piacere, il risultato si accorcia e gli irlandesi cominciano a temere il peggio. Alla fine vincono, ma sono delusi. Quando il match è terminato ci si stringe la mano come i giocatori in campo e tutti al terzo tempo. Io ho ancora negli occhi la manata di Bergamasco a un avversario, simbolo di forza fisica e determinazione messa in campo dagli azzurri nella seconda parte.

Con i due scemi, più La Maestra, unica savia, nonché fotografa del gruppo, si va al pub affianco al cimitero, a una decina di minuti dallo stadio. Cavanagh Pub, aka DaveDiggers, dal 1803 di proprietà della stessa famiglia.

Odore di muffa, cantinale, rumore, guinness a fiumi. Stanchezza, freddo della madonna, disquisizioni tecniche per capire se si sono capite veramente le regole del rugby. Tentativi di apprezzarne aspetti tattici e tecnici fino a quel momento sconosciuti.

Si gode per il Galles che sconfigge i Perfidi Albioni e comincia il tour dei pub. L'indomani ci aspetta Belfast: Falls Road, Bobby Sand, George Best.



[Genoa] 13 anni dopo. Sempre di più. Noi.

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 19:08

29 gennaio 1995 – 29 gennaio 2008. Ciao Spagna.

Si cammina stanchi, si ammicca, si tace. Faccio un corso di 35 minuti per concentrarmi e non dire belin. Mai. Faccio prove di cadenza milanese. Figaaaaa, Gazzeeeeettaaaaaa, Pizzettaaaaaaaaaa. Kortatub mi suggerisce il silenzio. Giastemme in xeneixe. Ok Lotto. Qualche sciarpato, poca roba. Con Hellas e Kortatub carichiamo Onsky. Si va a piedi e cazzo quanto ci vuole. San Siro sarà pure la cattedrale, ma io a Notre Dame ho trovato subito l'ingresso. Dopo venti minuti troviamo il fottuto settore. E' iniziata da un minuto. Silenzio. Ci aggrappiamo agli scalini, vicini a Confindustrial e tre xeneixes già impegnati ad accendersi la siga. Siamo senza colori (tralascio tremebondi tentativi di travestimento), si parla ad occhiate. Si sta schisci. Poi ci giriamo e due tipe, età media 10 anni, sfoggiano berrettino e sciarpa del Genoa. Belin!

Ed ecco il coro: “uno di meno”, cantano dalla Sud. Beoti schifosi, niente da dire. Anche gli interisti ce l'hanno cantata. Ce lo hanno detto, perché sinceramente non li abbiamo sentiti. I milanisti nella sud sono da soli nello stadio e si sente. Si pensa a Spagna, si cerca di stare calmi, ci si morde le labbra, si comprano 223 caffè borghetti. Sigaretta. Per dimostrare la propria arguta sapienza i milanisti nella sud si tirano tra loro bombe carta, si abbracciano, si spingono. Sembrano proprio dei galusci conservati nella loro cesuossima curva.

Becchiamo due pere, si torna a casa in silenzio, ripetendo "mai più". La sensazione è che il calcio e i suoi stadi, stiano lentamente inabissandosi tra i tanti non luoghi, privi di una qualsivoglia scheggia di passione. La belinata è attaccare la figu di Figueroa sulla metro rossa. La gioia è il gol del figlio di Signorini al Viareggio. La speranza è di bere un vino buono per l'estate.


[Genoa] Tutti a Cracovia

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 10:54

Nella giornata delle polemiche e dalle partite rocambolesche il Grifone non poteva esimersi dal dire la sua: vinciamo una partita il cui risultato finale poteva esserci avverso. L'Atalanta becca tre pali, recrimina su un gol annullato (il fuorigioco sembra millimetrico e io sono della scuola che in quei casi i guardalinee dovrebbero tenere giù la bandiera), infine marchiamo il gol della vittoria su un calcio d'angolo inventato. In compenso, per larghi tratti della gara, dagli spalti si alza il coro “buffone buffone”, all'indirizzo di un arbitro che in venti minuti ci fischia più o meno quattrocento falli contro.

Poiché capisco calcio l'analisi della partita è piuttosto semplice: privi di Leon giochiamo un primo tempo di contenimento, come ci bastasse lo zero a zero. Insolitamente siamo lenti e poco tripallici, ovvero pressiamo troppo bassi. La Dea rumina gioco, corre e crea. Doni è il catalizzatore: Criscito e Bovo escono di volta in volta su di lui, ma soffriamo la sua posizione tra le linee: Milanetto è costretto a giocare troppo basso, così come gli esterni. Doni infatti avanza, tira via due dei nostri e i loro esterni cercano fortuna giocando lunghi. L'Atalanta gioca profonda e ci tiene lì, a soffrire e a lanciare. Il nostro centrocampo è come una pista d'aeroporto dalla quale si vedono tanti palloni volanti, ma mai a terra. Poi la Dea cala e veniamo fuori noi, finalmente. Il finale del primo tempo e i primi 20 minuti del secondo potremmo chiudere la partita. Il calcio, si sa, è cinico e baro: così nel nostro momento migliore becchiamo la pera dall'ex ciclista Doni, su rigore netto.

Graziati, pareggiamo con Marco Borriello, per il quale ogni parola è superflua. Un toro scatenato. Poi l'apoteosi. Lucho la infila di testa come i migliori gol di Tommasone Skuhravy: la palla piano piano si infila nell'angolo. Tutti a pregare che il portiere scivoli, poi, una volta entrata in rete, si ritorna ai vecchi tempi: ci si tuffa, si corre verso il basso, si scambiano posizioni. Ci metto dieci minuti a tornare dove ero prima e la partita finisce.

Esausto, cerco camere iperbariche, defibrillatori, mentre si organizzano orge onanistiche nei cessi della Nord. Ultimo appunto: esultando urlavo a Gesperini: “Lucho deve giocare, sempre!”. In realtà, come lo stesso Figueroa ha confermato, è solo al 30%. Onore a Gasperson: con una squadra mediocre, ma che con un paio di innesti può reggere confronti più intriganti, siamo in piena zona Uefa. Tutti a Cracovia!


[Genoa] Cade un'aquila dal cielo

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 11:13

Cau ou mè zuenottu ve porta miga na smangiaxun
che se cuscì fise puriesci anàvene 'n gattixun
Nu ghe n'é nu ghe n'é nu ghe n'é

Si gironzola per Roma, facendo più giri che la merda dei tubi. Con Hellas ci facciamo un giro nel ghetto, salutiamo S. (grazie, grazie), ci prendiamo una piomba notturna e l'indomani, alle 14 circa, siamo già insieme al migliaio di rossoblù in trasferta in coda ai tornelli. Entrare all'Olimpico è sempre una sensazione strana, specie dopo aver superato il Foro Italico, ebbro della sua littoria superbia. Vola un'aquila nel cielo, cantano i nazilazio. Vola vola.

Noi ci scaldiamo, cantiamo e un gruppone di romani genoani porta in curva variegate prelibatezze dolci. Si mangia, si smadonna, si teme una figura di merda. Ogni volta che si va in uno stadio “grande”, la sensazione è quella di sperare in una partita dignitosa, sul campo e ancora di più sugli spalti. Cominciamo bene e i primi venti minuti diamo il bianco, sugli spalti e e in campo. Giochiamo a 4, con Gasperson che torna a ragionare di tattica e piazza Criscito a sinistra e Konko a destra: a turno vanno a francabollare Mauri, uno dei più temuti.

Sulla consueta cappella di Rubinho becchiamo la prima pera e si bestemmia che è un piacere. Poi venti minuti di nulla. Si riparte e Hannibal si inventa una piroetta da circo, l'arbitro ci casca e pareggiamo. Ora: rigore inesistente, fuor di dubbio, ma il Genoa è storicamente in credito di rigori, specie contro la Lazio (negli anni 80 almeno due volte, grazie a un rigore truffaldino, ci hanno catapultato in B, mortacci loro).

Oua scie che ghe semmu, c'è la sensazione del colpaccio. E infatti Marco Borriello la spara di nuovo dentro di testa. Tripudio. Mi faccio tutta la gradinata in discesa, arrivo ai vetri divisori e provo in ogni modo a buttarli giù. Mimmo esulta proprio sotto di me. Gli dico, Juve Merda, gli urlo, lui saluta, sorride. Mimmo è tornato :-)

Si esce allegri, consci di avere beccato tre punti fondamentali e storici: un po' perché contro la Lazio, a Roma, non si vinceva da 49 anni, un po' perché il Grifone zittisce, come già secoli fa, un'aquila arrogante e presuntuosa (e becera, con i soliti buuuh all'indirizzo di Konko), un po' perché si ha la sensazione che i tre punti siano fondamentali per il nostro campionato. I ragazzi sono talmente felici che vengono subito verso la curva, dimenticandosi di quella pagliacciata del terzo tempo: NO AL CALCIO MODERNO.

E ora, salutando Il Grande Massimo Carrera, aspettiamo gli orobici al tempio.


[Genoa] Della partita non ce ne frega un cazzo. Animali in autostrada.

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 12:11

** Un bacio a Hellas e Kortatub, per la gita, la compagnia, la tagliata, i cori e le risate. Gnagnania! E la macchina è dal carrozziere...;-) **

Empoli – Genoa 1-1. Il gioco del calcio, tecnicamente, è piuttosto semplice: bisogna portare il pallone dall'altra parte del campo e ficcarlo in una rete. Questo può essere fatto sia tramite passaggi (lunghi o corti, dalla cui natura discendono tecniche come il “possesso palla” o il “contropiede”) o attraverso dribbling o entrambi. Primo dato: ieri il Genoa non riusciva a fare due passaggi di fila, né lunghi, né corti. E già è uno svantaggio mica male. E nemmeno abbiamo Pelè in squadra. E già è tara storica.

Il gioco del calcio, poi, ha altri fattori determinanti: la tattica. A suo modo artistica, la tattica consiste nella posizione che, teoricamente, per gran parte della partita dovrebbero tenere i calciatori in campo. Il Genoa di ieri ha avuto al riguardo due svantaggi: il primo è che, come dice il mister Gasperini, “non è difficile dire ai giocatori dove devono stare, è che poi si muovono”. La seconda è che la tattica, oltre a riguardare la propria squadra, riguarda anche gli avversari. Da alcune partite il Genoa sembra non sapere come giocano gli avversari. Ne consegue un continuo mutamento tattico dei propri giocatori a partita iniziata. Il che mai, nella storia, porta bene, se non in rare e fortunose occasioni. Una squadra forte, gioca sempre allo stesso modo.

Infine altri due fattori: le emozioni, i sentimenti e il contorno "climatico". Sul primo punto: il calcio è uno dei pochi sport in cui, contemporaneamente, all'unisono, a 11 persone viene la stessa sensazione: il vitello. Ovvero, paura, sfiducia, sensazione di non farcela. In questi casi o hai un leader cui il pallone non brucia nei piedi e si prende responsabilità, oppure devi aspettare un colpo di culo. A noi ieri è successa la seconda cosa (il gol di Masiello!), pur suffragato da un tacco di Lucho Figueroa per il quale non ho parole. Mister, Lucho deve giocare dobono!

Infine le condizioni “ambientali”: ieri a Empoli c'era un freddo assurdo, prima della gara è anche lievemente e rapidamente nevischiato, un vento della madonna che, a un minuto della fine, mi faceva già bestemmiare pensando ai 350 chilometri che avrei dovuto fare al ritorno. In uno stadio con le curve stile subbuteo, freddo, mezzo vuoto. In cui a battere le mani si perdevano le dita. Anche se la corsa dei ragazzi sotto di noi alla fine, è una soddisfazione.

Insomma una partita brutta, timorosa, per certi versi incomprensibile, viatico tremebondo al sabato che ci aspetta. Bolgia in arrivo.

p.s. Ma invece, Marotta, dove cazzo guarda?


[Genoa] Aristocrazia e raccattapalle

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 11:53

La cosa peggiore per un genoano non è perdere, ci siamo abituati, e non sono neppure le disgrazie, ci siamo abituati. E' vedere entrare in campo la propria maglia con una insolita boriosa, presuntuosa, arrogante e molle attitudine. La famosa unione popolare e aristocratica genuana, sul campo si è sempre tradotta con spazi per il calcio spettacolo, per innaffiare i nasi incipriati delle bagasce ricche in tribuna, sempre supportati però da quel cuore che si accende ad un rapido sguardo verso la Gradinata Nord, per alimentare sogni di gloria di una ex repubblica.

Così come Brera ricordava che l'indole italiana avrebbe potuto ottenere successi con la nazionale solo grazie al Sacro Catenaccio (ed è avvenuto così anche agli ultimi Mondiali), allo stesso modo il Genoa ha ottenuto i suoi massimi successi solo quando alcuni elementi di talento che ogni Luna Nuova Ogni Tanto arrivavano a Genova, erano supportati da grinta, cuore, corsa, legnate sulle gambe avversarie, rancore per una storia andata male, orgoglio popolano, fatto di suburra e cristi e madonne.

Ieri invece è scesa in campo l'anima aristocratica della Città, quella Superba dei Principi che grazie al suo Popolo onorò il 500 come secolo dei genovesi, salvo finire tre secoli dopo al ruolo di lacchè degli odiati Savoia. Ci prendiamo 3 pappine dai cavalieri senesi, acerrimi rivali bancari della sciatta borghesia genovese e il popolo piange ancora. 1-3: forse ieri anche i ragazzi hanno capito come si gioca per salvarsi. E forse anche Sir Gasperson, fiacco ricordo della British Genoa, capirà cosa significa essere allenatore del Genoa Cricket and Football Club, non di una semplica neopromossa.

p.s. Grazie a rozzoblù per il suo report

p.p.s. Un buon 80% della sconfitta di ieri è attribuibile indubitabilmente e "in modo assoluto", come direbbe Scoglio,  ai raccattapalle del Ferraris.



[Genoa] Grifoni Precari

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 11:40

 

Mancavo solo io, mi sa.

Nasce la Nuova Nord.

Que viva Gasperson!

Grifoni Precari.



[Genoa] Cosa vuol dire avere un metro un mezzo di statura

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 11:11

Con sta storia che non scrivo quando vinciamo...Arrivo al match con il Palermo un po' come Matteo Paro Il Faro (grande acquisto, alla faccia dei maniman): non al meglio dopo un sabato influenzale, forse per le notturne per la chiusura di City of Gods...prossimamente :-)

Ci schieriamo come da molto tempo a questa parte: io nella Nord, Hellas nella Sud e Kortatub ai tornelli a colloquiare con gli steward del caso. La Nord è stanca dalla prestazione di Milano (dove abbiamo dato il bianco, ribadisco) e iniziamo un po' in sordina. Il gol beccato dopo 8 minuti non ci scalda troppo: c'è un po' di disillusione. Poi San Leon Del Dribbling la mette due volte e Marassi ritorna bolgia.

Giochiamo bene, cazzo, giochiamo un calcio aperto, arioso e che ha un unico obiettivo: scambi rapidi e tante conclusioni. Alla faccia di chi guarda solo il gol, tatticamente Gasperini è un mago: avesse giocatori di qualità potremmo davvero sognare. Invece a parte un paio di piedi buonissimi, il resto è buono, solo buono, e non spiccheremo il volo quest'anno. Perciò: rapidi verso una salvezza tranquilla e poi fuori le palanche per un paio di innesti di classe.

Ma tatticamente la partita nella partita è sempre artistica e piena di colpi di classe. Bravo Mister, Gasperson! Peccato che ci facciamo di nuovo almeno due gol da soli e rimettiamo in sesto 3 volte una partita che ci lascia solo un fottuto punto. Siamo una squadra di nani e sui calci piazzati andiamo sempre in ansia totale. Saltate cazzo!

Per una volta esco dallo stadio con l'amargura di chi si è stracciato l'anima a dire che abbiamo giocato bene, ma raccogliamo sempre troppo poco. Rimane la soddisfazione di vedere giocare bene i ragazzi con la maglia più bella del mondo e una ricerca frenetica su Google: come raggiungere Reggio Calabria domenica prossima?



[Sarpi - Shanghai - Genova] Dying of a anticipation

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 15:53
Choking from intoxication 

p.s. Non è per commenti vari che ho dimenticato due vittorie del Grifone. E' che è più bello scrivere delle sfighe e delle disperazioni, più che delle vittorie.

p.s.1 Il giovane Ghinassi a Championship Manager (è pop o è popolare? Sicuro è un tunnel lungo, nero e senza spazi e tempi) è fortissimo.

p.s.2 Visto che si dice “si si vabbè ma poi alla fine di sta cazzo di Genova ne parlate solo tra voi?”. Si raccolgono spunti e nel frattempo, oltre a ricordare il sito di supportolegale.org, vi segnalo questa bella panoramica, in una forma nuova, oltre che realistica, e che mi pare funzioni, del mio socio scritto per nazioneindiana.com. Si tratta della cronaca di una settimana a rimorchio dei processi genovesi. (Continua)

[derby] Torta Pasqualina, la ricetta

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 17:26

 

 

TORTA PASQUALINA - TORTA PASQUALINN-A

INGREDIENTI PER 6-8 PERSONE, MA ANCHE 22 O 36 MILA:

 

 

  (Continua)

[Sarpi - Shanghai - Genoa] Muri da derbi, 4: Chokri El Ouaer

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 12:02

Bouza è tatticamente come Maldini, Gabsi è il Di Livio d'Africa, Badra è secondo solo a Baresi. Parole di Scoglio, in versione tunisina. Dopo i successi nel Genoa, le magre esperienze a Torino e Bologna, Scoglio si lancia nell'avventura più bella sua vita, la nazionale tunisina. La qualifica al campionato del mondo nippo coreano, ma privandosi della vetrina mondiale, ritorna al Genoa in difficoltà. 
Se dici Juve dico no, se dici Inter dico si, se dici Bologna dico no, se dici Napoli dico si; a Tunisi vado gratis, a Genoa vengo anche in C, disse. E porta con sé alcuni tunisini, tra i quali lui, Chokri El Ouaer, portiere e capitano della Tunisia, miglior giocatore tunisino nel 2000. E' l'ottobre del 2001. (Continua)

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