beirut

[China] Catastrofi, ordini e coincidenze

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:05

Avvengono i miracoli,
se siamo disposti a chiamare miracoli
certi spasmodici trucchi di radianza

Nelle mie continue peregrinazioni tra quadernetti, orecchiette ai libri, biglietti con frasi varie e carta su carta che accumulo nel tempo, ho ritrovato questo pezzo. E' di Lella Costa, tratto dal suo spettacolo Magoni (e forse miracoli) che non ringrazierò mai abbastanza per Saramago, la Plath e Eliot, naturalmente. E' di tanto tempo fa, del 1994..., quando la Cina era qualcosa di vago e già ombroso nel mio immaginario. Poiché lo spettacolo mi aveva conquistato andai a rivederlo varie volte, fino a che mi portai un registratore, per sbobinare alcuni pezzi che mi erano piaciuti o che mi avevano incuriosito. Tra le sbobinature ho ritrovato questo: Era l'Internazionale. Oh porca miseria stavano cantando l'Internazionale. Che era una cosa importante, nessuno mi aveva detto: guarda gli studenti di Tienanmen stanno cantando l'Internazionale. E questo cambiava tutto, cambiava il mio magone, diventava un magone giusto, quasi bello. E ho pensato: dovrebbero saperlo però che l'Internazionale bisogna cantarla a pieni polmoni, buttarla verso l'alto, altrimenti è chiaro che ti emozioni. Invece loro la cantavano così piano. Non lo so, forse era per via dell'ora. Era l'ora violetta, l'ora del giovane Holden, quando già si accendono i lampioni ma rimane nell'aria come un ricordo della luce del giorno e ti sembra che in un momento così nella tua vita possa succedere ancora tutto, proprio tutto. Forse era quello, in quell'ora maledetta e magnifica tutti loro, ognuno di loro in quella piazza sapeva che la notte, che stava lentamente calando, li avrebbe accompagnati uno a uno e una volta e per sempre, a conoscere l'inguaribile abbraccio della nostalgia.

Le coincidenze: ho letto qualche giorno fa spiritato e godurioso Shock Economy di Naomi Klein. Da lì sono partito nell'ardua impresa di trovare quel ricordo dello spettacolo di Lella. Shock Economy è un libro dal ritmo tambureggiante, dagli esempi limpidi, lo stile frizzante e ha il fascino dei saggi che partendo da una tesi rileggono la storia senza sbavature. In più la Klein prende a schiaffoni storici e letterari la scuola di Chicago e il suo boss Friedman e nella lettura non potevo pensare alla odierna crisi finanziaria che ha visto i professori di Chicago, ancora una volta, fare pressione affinché le loro scaltre idee vengano messe in pratica sfruttando il nuovo shock creatosi negli Usa. La tesi della Klein è nota, laddove definisce “capitalismo dei disastri” i raid orchestrati contro la sfera pubblica in seguito a eventi catastrofici, legati a una visione dei disastri come splendide opportunità di mercato.

Tra i vari esempi storici c'è anche Tienanmen e tutto ciò che è seguito per la Cina. Anzi nelle sue pagine la Klein riprende totalmente la tesi di Wang Hui, di cui lessi Il nuovo ordine cinese, prima di Shock Economy. Coincidenze, appunto, con la consueta attenzione che fatti ancora piuttosto nebulosi nella loro interpretazione meritano. Wang Hui è bello contorto, di non facile lettura, ma sui fatti di Tienanmen ha una lettura che giustifica in pieno l'impianto logico della Klein e mette Friedman e la sua teoria economica al centro di tutto. Le proteste del 1989 che raccolsero una vasta quantità di persone e ceti sociali, sostengono Wang e la Klein, non erano tra occidentalisti democratici e ottusi protettori della ortodossia comunista del Partito, come molti hanno tentato di tramandare, bensì si opponevano alla specifica natura friedmaniana delle riforme: la loro rapidità e crudeltà, licenziamenti, disoccupazione e il fatto che tale processo fosse profondamente antidemocratico. Uno scontro a tutto campo interno ed esterno al partito, capace di unire studenti e lavoratori e in grado di dare vita a filoni di pensiero che ancora oggi, contrariamente agli stereotipi sulla Cina, sono dibattuti. A livello di studiosi, il cui campo di indagine storico e filosofico è troppo vasto per essere riassunto. Vado con l'accetta, ma quello che contano, in alcuni casi, sono le suggestioni.

Il massacro che ne conseguì fu letto da tutti come l'ennesimo esempio della brutalità comunista. Per altri si trattava di un massacro in nome delle riforme liberiste che sarebbero dovute comunque passare. E come altri paesi (dal Cile alla Polonia) l'intransigenza economica, richiedeva una tabula rasa sociale, un elettroschock collettivo, che rendesse morbido un terreno pietroso e compilcato. Cinque giorni dopo la repressione Deng si rivolse alla nazione affermando a chiare lettere che non stava proteggendo il comunismo, bensì il capitalismo. Orville Schell, sinologo, riassunse così la scelta di Deng: dopo il massacro disse: non fermeremo la riforma economica, fermeremo la riforma politica.

E dopo lo shock planetario di Tienanmen, il governo cinese impose le riforme più radicali che lo stesso Friedman in vari viaggi aveva suggerito alle autorità cinesi. Sono punti di vista, ma in generale, chiosa la Klein, si tratta di un altro miracolo economico, nato da un massacro. Come tanti altri. L'aspetto interessante è provare a leggere altri fatti cinesi come conseguenze dello shock e provare, con il tempo, a monitorare alcuni eventi, come il terremoto del Sichuan e la crisi del latte, per capire se in Cina, il capitalismo dei disastri, ha ancora frecce al suo arco, seppure in una situazione mondiale molto diversa da quella dell'allora 1989.

*** saluti e baci e a presto a otted, mandalina di Wuxi...;-) ***


[Genova] DeriveApprodiPaludi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:03

Guarda la punta delle mie scarpe
quello che faccio non è la spia
né informatore né polizia
che il mio mestiere non è
di sicuro non è.

Argh. Che palle, che uno vorrebbe anche andare avanti, mica vivere perennemente con uno specchietto retrovisore incosciente a segnalare ombre e di nuovo ombre. Invece. Di nuovo Genova e del resto lo sapevamo. I processi, ma prima di tutto quanto quelle giornate hanno significato per molt* di noi, fanno si che l'argomento venga spesso fuori in dibattiti più o meno pubblici, in ricordi, in notti di birra, incubi e sogni. Ora questa è la premessa: la casa editrice DeriveApprodi ha pubblicato un libro, Bolzaneto la mattanza della democrazia, scritto da Calandri di Repubblica, con tanto di prefazione di D'Avanzo. Calandri è un bravo cristo e credo anche un bravo giornalista, ma purtroppo è caduto in una pozzanghera bella putrida, in una latrina che hai voglia la quarta rivoluzione dei cessi a Pechino. E' cascato, ma forse non solo per responsabilità sua.

Insomma nel libro, che prende atti pubblici e come tali già ampiamente conosciuti, ma ottimi nella loro funzione di comunicare a un pubblico vasto le infamie compiute in quei giorni, la parte clou non è un testo, una riflessione, una novità bensì le pagine in cui sono pubblicate le foto segnaletiche delle vittime di Bolzaneto. (riprese, of course, pure da Alias, senza chiedere una fava a nessuno sulla necessità o meno di ripubblicarle...)

Male per la privacy (seppure gli atti siano pubblici ormai), ma male anche per il poco, pochissimo, anzi nullo, coraggio dimostrato da una casa editrice che proprio neutrale non è, o non dovrebbe essere. Ad esempio (posto che sarei contrario ad entrambe le scelte, perché c'è già abbastanza merda nel solo ricordare come andarono i fatti): perché le foto delle vittime e non quelle dei poliziotti condannati? Perché non provare a usare un libro per, semplicemente, ricapitolare quanto successo? Non è abbastanza grave? Serviva anche del sangue da appiccicare alle pagine per essere più pulp? Senza starla a menare con l'utilità che può avere pubblicare delle foto segnaletiche sotto il profilo dell'informazione. Ovvero, nessuna. Infine mi chiedo: cosa avrebbe detto, pensato o fatto un autonomo vent'anni fa se un "compagno" con una casa editrice "compagna" avesse pubblicato le foto segnaletiche di altri compagni?

Di seguito il comunicato di Supporto Legale.

*questo libro non s'aveva da fare*

E' stato pubblicato da Derive Approdi "Bolzaneto, la mattanza della democrazia" a cura di Massimo Calandri. Ovviamente a nostro avviso è un bene che si parli di Bolzaneto e di coloro che vi sono stati torturati dopo essere stati arrestati (tra questi anche i 93 provenienti dalla mattanza della scuola Diaz). E' invece un male che in questo libro si violi totalmente la privacy di queste persone pubblicando le loro foto segnaletiche e tutti i loro dati personali. Sorprende e ferisce che a farlo, con la stessa leggerezza con cui lo farebbe Il Resto del Carlino, sia proprio una casa editrice "di parte" come DeriveApprodi. E ci stupiscono le risposte superficiali che ci hanno dato le persone coinvolte. La privacy delle persone non è argomento da affrontare con leggerezza. Da parte nostra c'è la richiesta di non dare spazio con presentazioni o altro a questo libro a meno che non ne esca una versione priva delle foto e dei dati personali delle parti lese. Al limite potremmo approvare la pubblicazione delle schede degli agenti colpevoli delle torture così se uno se li ritrova davanti quando va a rifare il passaporto, sa con chi ha a che fare. Ma dubitiamo che DeriveApprodi trovi ora il coraggio che non ha avuto ieri con la prima edizione. L'invito invece che vogliamo fare a tutti è quello di cominciare seriamente a ragionare insieme sui meccanismi di tutela delle persone coinvolte, in questi ed altri processi, e sulla pluricitata privacy. L'augurio è che DeriveApprodi voglia togliere nella prossima edizione tutti i riferimenti personali che non sono solo invadenti, ma soprattutto inutili.

I processi a Genova non sono finiti. Se nemmeno le persone "vicine" hanno la dovuta e scontata minima sensibilità la nostra preoccupazione non può che essere ai massimi livelli.


[China] Blog Latte e Informazione

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:28

Un redattore del Southern Weekend racconta la storia del latte contaminato e prova a sviscerare le problematiche legate alla censura in Cina. Lo fa su un blog, il suo, perché ha da togliersi dei sassolini e ha timore che se lo facesse sul suo giornale passerebbe rischi ben più gravi (e non solo lui). Il suo post in cinese, pubblicato sul blog è già stato tradotto, visto che è assai probabile che a breve potrà sparire (anzi mentre lo pubblico mi pare che la versione cinese sia già stata rimossa, perché non mi carica la pagina in questione: qui il testo copiato in cinese, dopo la traduzione in inglese). Allora, lo ripubblico qui sotto in inglese, tanto mi pare comprensibile, con una breve nota, questa: sarà anche vero che il concetto di qualità nella produzione industriale cinese è veramente labile, ma basti pensare a una qualsiasi puntata di report sull'industria alimentare occidentale per capire che riempiono di merda qualsiasi cibo che mangiamo. Non è una giustificazione per la Cina: è una caratteristica dello sviluppo economico di una capitalismo che vive anche di disastri e che su questi pare trovare, ultimamente, un terreno di sviluppo molto ampio.

Allo stesso modo l'esperienza di questo redattore è comune a molti altri suoi omologhi in Cina, ma non solo. Non solo latte, ma anche altri scandali, spesso, sono coperti, nonostante la verve di inchiesta di molti giornalisti cinesi. Il web, il cellulare e le moderne tecnologie permettono spesso a queste persone di riuscire comunque a comunicare quanto succede, rendendo sempre più fioca l'aura dei mezzi di comunicazione ufficiale (non solo in Cina) e con essa la possibilità di riscontrare anche in Cina un livello di opinione pubblica che come ha sconvolto il sistema mediatico occidentale, potrebbe anche seminare elementi di contraddizione al solido sistema cinese. Insomma insieme allo scandalo si pone anche un altro problema, decisamente in stretta connessione anche con la questione piccola piccola italiana: che senso ha oggi un'informazione privata (dei grandi gruppi o del governo) pubblica (ovvero di massa)? Come il cibo anche l'informazione è avariata, contaminata, truccata, viziata: e allora: chi fa informazione vera?

Let Me Skin Sanlu Alive: The Notes Of A News Editor About The Sanlu Tainted Milk Powder Case

1. Actually, our reporter He Feng had received the information at the end of July that more than 20 babies were hospitalized for kidney stones in Tongji Hospital, Wuhan city, Hubei province as a result of consuming the tainted Sanlu milk powder. But for reasons that everybody knows, we were not able to investigate the case at that time because harmony was needed everywhere. As a news editor, I was deeply concerned because I sensed that this was going to be a huge public health catastrophe. But I could not send any reporters out to investigate. Therefore, I harbored a deep sense of guilt and defeat at the time. I tried my best to tell all my friends and acquaintances not to use the Sanlu milk powder.

At the time, our reporter He Feng was already checking out the situations at a number of hospitals in Hubei, Hunan and Jiagxi. The doctors were highly suspicious that there was a problem with Sanlu. They reminded every family that came to the hospital with infant problems not to use Sanlu. At the time, I checked Baidu and all I could find were doubts being raised by some parents about this brand. We could only wait, wait, wait.

2. After the Olympics was over, my esteemed colleague He Feng began to investigate. He went to Hubei, Hunan and Guangdong. [...] Finally, he basically confirmed that a causal relationship between Sanlu baby powder and kidney stones in babies could be established. This investigation took more than ten days. It was difficult. Before the investigation, some of the parents in Hunan were paid off by Sanlu to keep quiet. Many newspapers in Hubei had to stay silent because Sanlu used its connections with the authorities. Certain local reporters who took part in the investigation were bitter but helpless about the way Sanlu shut the media down.During the first part of September, I discovered that it was impossible to find negative information about Sanlu on the Baidu search engine. [...]

During the investigative process, I reminded my colleague He Feng repeatedly to be careful. If the evidence should be insufficient, we would lost a lawsuit. I also reminded him that our investigation must be conducted secretly without the Sanlu Company being aware. As a large corporation, Sanlu has powerful backers. If they can shut down the Hubei media, they can also shut down something like Southern Weekend. In order to maintain our objectivity, we can publish the "pass" test results for Sanlu at the same time. This would be fair, and the public can decide whether the product really passes or not. During the process, there were many parents who kept asking questions because they want an explanation about the victimization of their children. There were also many righteous doctors who provided first-hand evidence to our reporter. But I was extremely disappointed in our relevant government departments. During our investigation, we discovered that the General Administration for Quality Inspection had come up with "passed" reports in June and July, so that the chances for an alert was missed again and again. I was also extremely disappointed with the Food and Drug Administration, which did not take any action even though the reports from many doctors indicated that there was an explosion of kidney stones in babies. The Disease Control Center of our Ministry of Health did not issue an epidemiological alert and it did not conduct any investigation. Most of all, I was disappointed and angry at the Sanlu Company for covering up the truth repeatedly and blocking the media so that more than 400 babies were victimized.

We want the truth. We want to race against time. We want to remove the doubts about this public health matter. This was the motivation and belief that impelled me and my colleague He Feng.

3. On September 12, Xinhua carried the anonymous accusation by the Gansu media against Sanlu. I realized that we had to report on this matter. We had to openly challenge Sanlu. This was the only way to warn the public about the food safety danger. We had already collected enough information and we were confident regarding the law. But that does not mean that we could get it published. On September 13, in spite of repeated attempts by He Feng and I, the report was rejected. That night, Sanlu was finally forced to admit to the problem of the troubled milk powder and they issued a public recall. This was somewhat comforting.

On September 14, we posted the report <The difficult path to find the cause of the kidney stones in babies> onto the Southern Weekend website and Southern Metropolis Daily. This was small compensation because our media alert was repeated prevented from going out.

4. I did not want to write these things, but I was really angered by Sanlu again. So I had to write. At this time, Sanlu is claiming again and again that the source of the contamination of the milk is through the criminal milk cow farmers. But if the farmers were to pour feces and urine into the milk, will you still put them into the milk powder? Once you learn about the numerous cases of babies with kidney stones, why were you busy shutting down the media and not issue any warnings? Why did you only admit that there was a problem when things went beyond control and then you put the blame on the milk cow farmers?

Sanlu also said that the victims ought to go to ask the milk cow farmers for compensation. This is immoral behavior. The legal reasoning is very simple: even if the milk cow farmers really did it, the victims should ask compensation from Sanlu, which could then ask the milk cow farmers for compensation.

I also read that the suspects already arrested in Shijiazhuang are unidentified. Reportedly, they were mostly milk cow farmers. What kind of investigative logic is it not to look for the real perpetrators and to look for peripheral details to distract the central government and the people of the nation? I also want to ask just what the State Quality Supervisory Administration has to say about their negligence and cover-up? I also want to ask the departments under the Ministry of Health how they explain their dereliction of duty?

5. From another angle, the people in the dairy industry have warned a long ago that there was bound to be trouble. The vicious competition meant that the dairy industry had to do battle at every stage from the milk source to the final product in a vicious cycle, until Sanlu finally destroyed itself. If state supervision and industry self-discipline do not work, the devastation would go beyond baby milk powder to reach the entire dairy industry. Every person who made money by producing fake and inferior stuff thinks that he is ahead of the game, but at the same time he is also hurt by others who are doing the same elsewhere. We have lost far too heavily already. We don't want chaotic and unhygienic food. We don't want an evil-doing market economy. We want a good market economy. We want an ethical market economy.


[China] Porno Proibito

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:35
According Chinese law, it is illegal to use the Internet to create, copy, retrieve, or disseminate feudal superstition, obscene or pornographic material, gambling, violence, murder, horror, or incitement to commit a crime.

In Cina esistono gli “yellow store”, una sorta di vetrina alla olandese. Sembrano saloni da parrucchiere e invece sono piccoli bordelli gestiti da qualche cinese che ha buoni ganci con le autorità o la polizia (i negozi sarebbero illegali ma si trovano in ogni città e via cinese, tranne a Pechino durante le Olimpiadi): si tratta di una delle tante zone grigie del paese. Tante altre attività in Cina, proibite, sono in realtà all'opera e tutti lo sanno: sono frutto di ganci e relazioni con personalità di potere nella città e come tali esistono e fruttano i loro bei soldini.

Ci sono poi le k-tv, karaoke in cui oltre a cantare si può pagare la presenza di una ragazza al proprio fianco, i massaggi speciali in ogni centro benessere e ogni genere di mercato del sesso (come negli alberghi, specie quelli piuttosto prestigiosi, all'interno e all'esterno dei quali si aggirano persone di ogni risma che sussurrano, ladies, massage?).

In compenso, scaricare pornazzi da internet però è una grave colpa e solerti funzionari statali monitorano ogni scarico illegale, portando alla luce personaggi e eventi d'altri tempi. Stanno lì a sorvegliare il traffico on line, pronti a pruriti e leggine di ogni tipo. L'ipocrisia è sovrana, ma emettere giudizi è fin troppo facile. L'ultima vicenda riguarda un uomo, tale Ren Chaoqi, multato 1900 yuan (circa 190 euro) per avere scaricato sul proprio pc un pornazzo di mezz'ora circa.

I solerti birri sono andati a casa sua, gli hanno aperto il computer e lo hanno multato. Il ragazzo, ha 28 anni, e ancora prima di capire a e b ha subito detto la sua: la multa era troppo alta, ha specificato, dicendosi disposto a pagare al massimo 500 yuan.

La vicenda, riportata dal Chinese Business View, ha avuto una cassa di risonanza nonostante la tempesta mediatica sulla vicenda latte e si è conclusa con una cambiamento: la pena è stata commutata: the facts in the case are clear and the law was applied correctly, but in light of the fact that this is Ren Chaoqi's first violation of the Computer Information Network and Internet Security, Protection and Management Regulations, and that the infraction is fairly minor, fining him 1,900 yuan is relatively harsh. We hereby cancel document #421 and impart a punishment of criticism and education.

Ren Chaoqi sul suo blog ha spiegato la sua situazione di imbarazzo con amici e famigliari (specie la moglie) promettendo di non guardare più film porno. Del resto, appare molto più sicuro un massaggio o una saletta privata della K-tv: e i soldi in quei casi finiscono ugualmente nelle mani di funzionari o poliziotti che, in modo più o meno esplicito, gestiscono questo tipo di business in China.


Week end

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:26
 

Che poi tra un arrivo e un altro, una partenza e una nuova valigia di pensieri, mi sembra di passare il tempo a fabbricare arrivederci, plastificare saluti, impacchettare desideri, lucidare marmitte di aerei improvvisati, appuntare scarichi industriali. Ho salutato Roma, tra crisi del Manifesto (sulla quale tornerò...) e abbracci calorosi e mancati.

S. sempre pronta a ricordarmi inconsapevolezza. E che fortuna. B., fratè, a portarmi in giro in motoretta, e non solo, nella sera fresca e chiara. A fare scuro e caldo le mura dell'acquedotto. Dense e struggenti, come un'amara constatazione, o un'acuta fantasia.


[Genoa] Casa e trasferte

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 16:55
Trovarsi a Milano dopo Genoa Milan (2-0)

Trovarsi a Roma dopo Genoa Roma (3-1)

Sentire le lamentele dei milanisti.

Sentire le lamentele dei romanisti.

E' un complotto a favore del Genoa, sicuramente.


Lerfe grasse au su

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 21:42
 

e i euggi di surdatti chen arraggë
cu'a scciûmma a a bucca cacciuéi de bæ
a scurrï a gente cumme selvaggin-a
finch'u sangue sarvaegu nu gh'à smurtau a qué
e doppu u feru in gua i feri d'ä prixún
e 'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún
perché de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce aerbu ni spica ni figgeü
ciao mæ 'nin l'ereditæ
l'è ascusa
'nte sta çittæ
ch'a brûxa ch'a brûxa
inta seia che chin-a
e in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a

Ciao Vale...


[China] Latte, melanina: il peggiore mestiere del mondo

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 09:34

Tutti concordano: è il mestiere peggiore del mondo. Ovvero: il ruolo di capo dei controlli qualità in Cina. Ieri si è dimesso Li Changjiang, a seguito dello scandalo del latte alla melanina. E al suo posto ora è stato nominato (un po' come nel grande fratello o l'isola dei famosi) Wang Yong, classe 1955, dal 1974 iscritto al partito. Il mestiere peggiore, nel momento peggiore. Sulla vicenda ecco una breve carrellata dei fatti.

-- Latte contaminato, 54 mila bambini intossicati, 4 morti, paura che dilaga un po' ovunque. Alcuni paesi asiatici e africani, per non sbagliarsi, hanno bloccato l'importazione di latte cinese. Starbucks, in Cina, vende solo latte di soia. I media cinesi ne parlano, il Governo si barcamena tra rivelazioni e proteste e prepara il terreno a una nuova resa dei conti interna. Storie da capitalismo dei disastri, da Cina del 2008: mercato, speculazioni, controlli e vittime, le solite. Scandali annunciati, come la debolezza architettonica delle scuole del Sichuan o l'attuale disastro del latte contaminato. E rese dei conti alla cinese. L'ultima notizia è che Li Changjiang «si è dimesso con il consenso del governo dopo che i prodotti contaminati hanno provocato l'ospedalizzazione di circa 13.000 bambini, e la morte di quattro di loro». Li Changjiang era il capo dell'amministrazione cinese deputata al controllo sulla qualità. Si è dimesso e ora si ritrova tutto solo a coltivare la speranza che basti così. Politicamente è finito, ma i guai per lui potrebbero essere anche più grandi. Perché la sua funzione è una delle più rischiose: nel luglio del 2007 Zheng Xiaoyu, 63 anni, l’ex capo dell’agenzia per i controlli igienico-sanitari è stato giustiziato, con l'accusa di corruzione. Aveva intascato soldi per sorvolare nei controlli su medicinali e alimenti. Anche allora a morire toccò ai bambini.

Tutto è cominciato mesi fa quando in una delle aziende che producono latte in polvere vennero segnalati casi di analisi allarmanti. Una emittente televisiva dello Hunan denunciò l'alto numero dei bambini ricoverati per problemi renali. Avevano unito i puntini, ma l'ordine da Pechino fu perentorio: silenzio. A pochi giorni dai Giochi, altre denunce e ammissioni, ma il copione fu lo stesso. Infine, quando il latte messo in commercio ha iniziato ad avere i suoi terribili effetti in modo massificato ecco le prime notizie, seguite ai primi ricoveri. Il mondo del web ha aperto le porte su una terribile vicenda, sulla quale il Governo di Pechino ha provato a metterci lo zampino. Ma presto tutto è venuto a galla.

Si deve a Jian Guangzhou, un reporter di Shanghai, la prima accusa ufficiale nei confronti di un'azienda, la Sanlu, della provincia dell'Hebei, partecipata anche dalla neozelandese Fonterra. Questi ultimi hanno subito preso le distanze: Andrew Ferrier, amministratore delegato del gruppo ha dichiarato: «facciamo controlli rigorosi, non escluderei un sabotaggio». L'azienda cinese, decisamente più invischiata, prima ha nicchiato, poi è stata travolta dallo scandalo. Non bastano le scuse al popolo cinese: una ventina di arresti, tra i quali figurano i manager e l'amministratore delegato del gruppo. I nuovi mostri hanno aperto le edizioni di molti quotidiani cinesi: Zhang Zhenlin, vice presidente di Sanlu, è ritratto a capo chino, in gesto di scusa, con la cravatta a ballargli davanti, tra il macabro e il ridicolo. E giorno dopo giorno crescono le novità: alla Sanlu sarebbero stati sequestrati circa 10 tonnellate di latte contaminato. Dopo i dirigenti è il turno dei politici, in un crescendo, perché le sorprese non finiscono lì: il 18 settembre il Dongguan Times annuncia che il vice governatore dello Hebei sapeva tutto. E' l'ultimo passaggio di un terremoto politico della regione e del suo capoluogo Shijiazhuang: licenziati Ji Chuntang, il vice segretario del partito e alcuni uomini dell'amministrazione locale sui controlli di qualità. E l'aria si fa ancora più tetra. Con i giorni aumentano i ricoveri, le morti e le novità: non si tratterebbe solo del latte in polvere, ma anche di quello liquido, degli yogurt.

Non solo: non sarebbe solo la Sanlu l'azienda a speculare con il ricco commercio del latte in polvere. Ce ne sarebbero altre, tra le quali lo sponsor olimpico (che avrebbe dovuto fornire il latte proprio al villaggio degli atleti) Yili e i brand Mengniu e Shanghai Bright Diary. Prodotti e marchi cinesi, dal marketing aggressivo e aiutato da molte star. Queste ultime, respirata l'aria, hanno immediatamente comunicato le loro decisioni. Liu Guoliang, mister della nazionale cinese di ping pong e testimonial di Yili, ha già fatto sapere che devolverà alle vittime i suoi introiti pubblicitari macchiati dalla vergogna. A quel punto lo scandalo è divenuto inarrestabile e la Cina ha messo in campo i suoi leader. Wen Jiabao, una stagione a correre qua e là per tappare le falle del sistema cinese, almeno mediaticamente, ha fatto visita agli ospedali (come già nei luoghi tempestati dalla neve o dal terremoto), si è fatto fotografare e annunciato la strategia del governo: «mai più simili scandali». E mentre ai media si chiedeva di prendere per buone solo le agenzie governative, la faccenda si allargava: sarebbero 22 su 100 le aziende coinvolte nello scandalo del latte, mentre da Hong Kong sono giunti sospetti anche sulla Nestlè, che ha immediatamente ritirato i suoi prodotti dal mercato asiatico, pur assicurando circa il rigore dei propri controlli.

Dopo la sbobba olimpica un'altra bella gatta da pelare per il governo cinese. Il 2008, alla faccia dell'armonia, andrà in archivio come l'anno dei disastri e dei disordini, nel trentesimo compleanno delle «riforme»: non solo neve e terremoto, proteste in Tibet e attentati in Xinjiang. Secondo fonti riportate dal Guardian ci sarebbero state almeno 90 mila proteste nel corso dell'anno. La causa nella maggior parte dei casi sarebbe la corruzione dell'apparato dirigente del partito. [da Il Manifesto]

Adesso guardami le mani
ti sembrano mani da padrone?
coraggio e toccami le mani
che la mia vita non è


2046

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:48

Era solo una storia.

Ma l'avevo intessuta delle mie esperienze.

E delle mie fantasie.


Nero Nerò

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:32

Una cosa che non passa per la testa in Cina è la possibilità, prima o poi, di incontrare un fascista. Non che non si incontrino italiani boriosi e qualunquisti o manager squallidi, ma non capita sicuramente di sentire parlare nei bar in termini razzisti o vedere gente che sfoggia, ebbro e orgoglioso, magliette terribili (sotto casa a Milano abbiamo beccato uno che indossava in tranquillità la maglietta "Rock against communism, meglio morto che rosso"...)

Poi arrivi in Italia e: ammazzano a sprangate un ragazzo italiano di colore, il barista sotto casa racconta che ha tentato di dare fuoco a un barbone, come raccontasse come ha giocato l'Inter la sera prima, la gente si lamenta con i caramba degli spacciatori e i carabinieri rispondono: copritevi il volto, non fatevi riconoscere e ammazzateli e pure il barsport si colora di nero quando si sentono persone che non vogliono Ballottelli in nazionale perché è negro. Minimi storici, niente di nuovo. Il minimo allora è andare al corteo per Abba (oggi, sabato alle 14.30 Porta Venezia) e poi a Quarto Oggiaro. E' ben poco, ma è quello che abbiamo ora. Mica siamo a Castel Volturno...

Preso a calci dalla Polizia,
incatenato a un treno da un foglio di via,
oppure usato per un falò,
il nero, te lo ricordi il nero, quando arrivò?


Regret

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:56

Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.

(Silenzio)

Che sia troppo tardi, madame.


[China] Shock made in China: il latte

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:11

Tre bambini morti, 6.244 intossicati, 158 gravemente affetti da blocco renale acuto, 1327 ricoverati in ospedale per complicazioni renali. Giorno dopo giorno aumenta il bilancio delle vittime e si rivela l'imponenza della nuova crisi alimentare cinese, scoppiata appena una settimana fa con i primi casi di bambini avvelenati da latte in polvere alla melamina, composto chimico usato per produrre plastica, colla e fertilizzanti, che alcuni produttori caseari senza scrupoli hanno aggiunto al latte per aumentarne il contenuto di proteine.

Era logico che dopo le Olimpiadi l'attenzione sulle vicende cinese scemasse, ma lo scandalo del latte in Cina, sembra costituire un esempio dei tanti shock dell'economia e della politica cinese, in grado di ridisegnare equilibri e posizioni e chissà cos'altro. Come per il terremoto del Sichuan, le cui conseguenze nelle stanze del partito sono ancora imperscrutabili. Lo scandalo del latte è scoppiato e oltre alle ditte che producono il latte infetto, ci sarebbero responsabilità anche da parte dei dirigenti del partito della provincia nella quale il latte è prodotto (le autorità si sono già bevute i capi dell'azienda cinese (e neo zelandese) Sanlu e sembrano prossimi a blindarsi anche il sindaco della città in cui il tutto era prodotto.

Al di là dello scandalo di cui si possono trovare informazioni in giro sui media mainstream, è interessante il riverbero che esso ha sul web. I cinesi discutono e costruiscono opinioni comuni, condivise, rielaborano le informazioni e usano i moderni strumenti di comunicazione come una sorta di piano ideale da contrapporre ai media ufficiali e al governo (via cellulare e bbs si organizzano proteste, via blog si discute e si mette anche alla gogna la produzione locale, senza differenze rispetto a quando le critiche vengono rivolte all'Occidente).

La marca in cui è stato trovato il più alto contenuto di melamina è la Sanlu, controllata al 43% dalla compagnia neozelandese Fonterra. Il presidente di Sanlu è stato arrestato dalla polizia per violazione della legge sulla sicurezza alimentare. Sotto accusa è anche Ji Chutang, il sindaco di Shijiazhuang, la città dove ha sede la Sanlu, nonché numero due del partito della provincia. Sembra infatti che il governo cittadino fosse stato informato dell'adulterazione (in corso da mesi) già all'inizio di agosto ma non avesse agito né avvertito Pechino per via delle Olimpiadi.

In particolare, su alcuni forum è stato chiesto: accettate le scuse della Sanlu? Queste alcune risposte (Danwei le ha tradotte in inglese):

sherron84: I don't know how much money the scapegoat took...
Wangming Sanmao: This is a classic performance by government officials and businessmen. The end result will be that the government pays money, peasants go to jail, the companies resume their business, the people who pay tax foot the bill, and children get to endure hardship.
beilangX: Don't fucking treat us as a silent majority!
First chicken then egg: Boycott Chinese products!
Mingyue Guangbai: How are we supposed to support Chinese products if they are like this!
billow631: Lock up Sanlu's leaders. Don't give them anything to eat except their own milk powder.

Qualcuno mette in evidenza che in questa Cina fantasmagorica, cominciano a rimetterci spesso i bambini: con il terremoto in Sichuan e con questa storia del latte in polvere. Qualche link per capire meglio:

L'opinione del Guardian

Commenti da forum cinesi on line

Commenti di un blog 

I testimonial famosi...

 


[China] Comandanti e pop, made in Italy e convergenze

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:17

Non è facile trovare libri sulla Cina che vadano al di là di resoconti esotici e aneddoti più o meno interessanti, carini, simpatici, catalitici.

Resta sempre l'amaro in bocca per uno stile, che definisco Rampini style, che si limita a resocontare le cose, fingendo una lettura neutra e dando sempre invece un'interpretazione piuttosto basata sui luoghi comuni, siano cinesi o italiani. Nella consueta confusione tra raccontini, cultura di massa e cultura popolare, nella sempre presente confusione che si fa. Come se il fatto di dover parlare ad un pubblico ampio, legittimasse una poca qualità. Basti pensare, invece, alla complessità odierna di svaghi, ad esempio televisivi, di massa, rispetto a quelli di trant'anni fa. E' una questione generale, ma che associata all'esplorazione della differenza cinese potrebbe dare luogo a esperimenti interessanti. Mi manca, nei libri sulla Cina contemporanea, non alludo ai libri di storia, di pensiero politico e filosofico, una vera e propria lettura critica, politica e sociale che sappia tenere insieme la possibilità odierna di rielaborare autonomamente le informazioni. E' un processo continuo e che non manca in Cina. E che di sicuro è ormai attuale in Europa e negli States. Forse perché in questo magma in movimento, non è facile fermarsi e scorgere fenomeni comuni, in due mondi così apparentemente distanti e su due binari differenti. O forse perché tentando un approccio diverso, si sgretolerebbero molti punti di partenza. O forse annullerrebbe una vasta produzione sulla Cina che sembra dire però sempre la stessa cosa, senza spingersi mai più in là di caute analisi e apocalittici scenari.

Due libri costituiscono due piccole novità, o meglio, due vecchi modelli di lettura che però se non altro sono schierati chiamamente all'interno della stessa sfera di interpretazione: quella del capitale. E noi siamo qui per rielaborare, mica siamo davanti alla tivu'. Non credo si possa essere mai super partes, credo che da qualche parte gli esempi o le esposizioni, debbano trovare uno sfogo. Molti libri sono delle grandi introduzioni: dopo ogni pagina, capitolo, la domanda è sempre la stessa: e quindi?

Chi comanda a Pechino? (Castelvecchi, 2008, 18,5 eurelli) ha un grande merito e non è strano che lo abbia. Lo ha scritto uno del Cemiss, il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) (che è diretto da un Maggiore Generale, o Ufficiale di grado equivalente, posto alle dipendenze del Presidente del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD), ed è strutturato su tre Dipartimenti (Relazioni Internazionali, Sociologia Militare e Scienze, Tecnica, Economia e Politica industriale) ed un Ufficio Relazioni Esterne. Eh. E' la prima volta che trovo una biografia politica abbastanza illuminante dell'attuale politburo cinese, all'interno di un libro in cui la parte centrale è interessante. Come i militari guardano alla Cina: sempre meglio saperlo in anticipo, no?

Dopo l'occhio del militare, ecco l'occhio dell'uomo italiano, di cultura e arguzia, che prova a tracciare una rotta per il paese di origine. In due parole: l'uomo che si lambicca a trovare una strategia vincente per il tanto decantato Made in Italy. Chi ha paura della Cina (Tea, 2008, 9 eurini) è di Francesco Sisci, corrispondente a Pechino de La Stampa. Poiché il libro afferma un timore, l'introduzione di LCDM (Montezemolo) e i primi capitoli seminano il tipico odore di merda di chi non sa come affrontare la sfida. E allora Sisci prova a prendere dapprima per mano la dirigenza italiana, spiegandogli cosa dovrebbe fare per capire la Cina, infine, finalmente, si lascia andare a considerazioni politiche che scrutano davvero la diversità cinese.

Così, sia nell'uno che nell'altro libro, dopo innumerevoli numeri e disquisizioni economiche, ne traiamo una deriva sociale che mi pare molto interessante. Soprattutto la parte centrale del libro di Sisci, sviluppa traiettorie da interpretare al di là della lettura pro Italia che ne fa l'autore. Come fa l'Italia a sopravvivere alla sfida cinese, si chiede Sisci? Domanda retorica, perché la questione sembra già essere chiusa.

Più interessante apparirebbe invece notare gli elementi che accomunano la crisi culturale europea e la crescente economia cinese e i suoi riflessi sociali. Tutti in realtà ne parlano, ma nessuno pare concentrarsici: perché i numeri economici sono più imponenti e perché la retorica è dura a morire. E perché una riflessione che sposti sul sociale alcuni fenomeni storici, porterebbe a conclusioni poco felici per chi ti fa l'introduzione (ancora il made in Italy).

E' questo che nessuno ha ancora fatto: rigurgiti sociali (in fenomeni interessanti come la convergenza culturale di Jenkins: leggere il link aiturebbe per altro, a chi fosse interessato, a comprendere alcui passaggi di quest post altrimenti criptici, ma la convergenza è anche questa: disseminare indizi e rielaborarli a propria volontà) del vecchio Occidente e spiragli sociali cinesi (da esplorare, trovare e mettere in fila): questa mi sembra una sfida importante. Perché la guerra silenziosa tra Cina e resto del Mondo non sia solo un confronto tra due poteri e due economie, ma possa trovare una sintesi sociale in grado di impressionare, una volta per tutte, il capitale. Sia esso in crisi, o in espansione. Insomma qualcosa si muove, si o no? La mia sensazione è che gli approcci ufficiali o riconosciuti come tali, anche sulla Cina, siano macchiati dall'incapacità di cogliere tanti elementi sparsi e interpretarli. Cosa più facile per altri, chi è ormai abituato a cambiare i contesti e immaginare storie. Dal dire al fare c'è di mezzo lo studio e la creazione dei mondi.

E io sto qua
in una città lontana
in una città straniera
che vita è questa
che vita sarà
mai più saggezza
mai più.

 


[China] Homofobia

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 16:57

 

Visto che da noi massacrano i negri e i rom (l'eliminazione nell'indifferenza dei negri è opera di sceriffi improvvisati o esaltati repressi, i rom sono roba loro, dei carabinieri) e menano per strada i froci, vediamo che si dice in Cina riguardo quest'ultimo argomento.

Avevo conosciuto dei ragazzi che avevano realizzato il sito web di un noto locale gay di Shanghai. Il sito era stato chiuso qualche tempo dopo. L'argomento è stato di attualità per un certo periodo, scomodando Gengis Khan e le sue leggi omofobe e provando ad interpretare i dettami governativi cinesi.

Queer As Folk Beijing è il primo independent gay video podcast in China. Realizzano video e servizi. Qui di fianco c'è uno dei loro video, dedicato all'omofobia. Oggi invece il topic era: Lesbian Toy Story. L'Europa - e soprattutto l'Italia - sono uno strano cadavere storico.

 


Genoa Milan al Safari Bar

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:38

Ho trovato sul muro dei Gir il resoconto africano della partita di ieri.

Mi è piaciuto e lo piazzo sul mio blog. Così evito menate tattiche e storiche per spiegare perché ieri abbiamo vinto noi. Il calcio riattiva ricordi e anche se non fa tornare indietro le persone regala momenti di malinconia struggente. Il Genoa poi è maestro di recupero e mantenimento della memoria.

Per quel che vale, la goduria di ieri e l'abbraccio finale di squadra e città sono ancora per te, Claudio Spagna, sempre e per sempre nei nostri cuori. Di seguito Genoa Milan, al Safari Bar.

L’atmosfera al Safari Bar di Kakoneni non è quella delle grandi occasioni, ma poco ci manca. Quest’anno l’assembramento ha già registrato i livelli massimi di colori, stupori, grida e afrori, di denti bianchi in fila per quattro, occhi come quelli di rapaci rivolti alla luna e ascelle come girasoli semichiusi. Prima con le preoccupanti immagini degli scontri seguenti alla crisi politica del Paese, poi con le vittorie nel mezzofondo alle olimpiadi di Pechino e infine proprio la scorsa settimana, con la diretta di Kenya-Namibia valevole per le qualificazioni ai mondiali del 2010 in Sudafrica. Per la cronaca, 1-0 delle “Harambee Stars”, con gol di Jamal su calcio di rigore (sacrosanto, per atterramento del fluidificante Njoroge dopo una cavalcata da antilope in savana). In casi come questi, anche i conservatori, i fondamentalisti anti-televisione (“hakili ya shetani -è la scatola cranica del demonio”) si uniscono alla folla e partecipano al viaggio emotivo. Sarà per la presenza degli “wazungu”, dei bianchi che hanno regalato loro l’hakili ya shetani e gli hanno attaccato anche una bella parabola, perché a nonno Kazungu piace il calcio, ma soprattutto il campionato inglese, tifa Portsmouth come il suo primo datore di lavoro, alla fine degli anni Cinquanta; sarà perché c’è un insolito drappo rosso e blu all’ingresso del Safari Bar, ma l’esercizio è pieno.

Domenica, i ragazzini fanno festa, ma non tutti possono entrare. I più ligi, diretti dal piccolo Kitsao, sono seduti all’ombra del baobab della primari school a leggere la bibbia e commentarla come se Gesù arrivasse da Mariakani o Ngomeni, i musicofili si fanno incantare dalla tastiera elettrica di Katana, che non sa suonare ma finge molto bene, grazie al pulsante dei ritmi preimpostati. Il bandierone, i cui colori ricordano l’etichetta della “Safari Vodka”, ha attirato anche un paio di bevitori di mnazi, che non distinguono il calcio dal rugby e la borsetta di una ragazza da un orinale. Kibonge riesce a sbatterli fuori prima che avvenga l’irreparabile. Mama Lucy guarda con amore la sua pochette e la stringe a se, come fosse un figlio scampato all’uragano di Houston. I più tranquilli e interessati, come Gunga, soprannominato Drogba, che a nove anni ti snocciola la formazione del Chelsea riserve comprese, o Kea, che si presenta con una sgargiante maglietta dell’Inter, numero 7 e la scritta “Figo”, che in swahili vuol dire “rene”, sono in prima fila accanto a nonno Kazungu, all’elettricista Makotsi, al suo vicino di casa Onesmus e al venditore di telefonini Lawrence Kamongo, che controlla le tacche sul suo Nokia. Ci sono tutte, va tutto bene. Al bancone, con aria finto disinteressata, il barista Kibonge serve Pilsner tiepida e lascia spento il frigorifero (“non fa ancora abbastanza caldo”). Seduti sugli sgabelli, in posizione ottimale con i gomiti piantati sulle salviette di spugna della Guinness, gli “wazungu”, lo Svaporato con sua moglie e i suoi amici: il “Genoa club Malindi”. Già, perché oggi a Kakoneni, alle porte del parco nazionale dello Tsavo, cento chilometri dalla semiciviltà di Malindi, si vede il campionato italiano: Genoa-Milan. Kalume, ex cameriere all’Hemingways di Watamu, licenziato perché “non resisteva alle arachidi e poi gli veniva sete”, indossa la maglia di Ronaldinho, quando era ancora al Barcellona, Kibebe lo scemo del villaggio si lamenta perché “nel Milan non c’è più un africano in campo”, e fa voto di tenere ai rossoblu. “Eccolo, c’è Seedorf, in panchina”, gli fa Kibonge. “Tengo al Genoa lo stesso, c’è un congolese!”, replica Kibebe, strizzando l’occhio allo Svaporato, la cui maschera di pietra saponaria tradisce la tensione che sperava di allentare assistendo al match insieme con gli africani al bar. Sua moglie ha già indottrinato gli avventori un quarto d’ora prima, per non essere disturbata dopo il fischio d’inizio.

Tutti ora sanno che il Genoa è la squadra più antica d’Italia e che è stata fondata dagli inglesi ma poi è diventata italiana, un po’ come lo stato del Kenya, insomma… “Un tempo le cose antiche avevano grande valore – aveva sentenziato nonno Kazungu – ora invece se hai l’automobile più moderna, l’ultimo modello di telefonino, sembra che acquisti valore anche tu, che magari hai molto meno sale in zucca di tuo padre”. Alla parola “telefonino” Kamongo si era destato da un torpore causato dalle parole incomprensibili di un certo Italo Cucci, su Rai Italia. “Tranquillo, sono incomprensibili anche per noi” lo aveva rassicurato un mzungu. “Bisogna distinguere tra antico e vecchio” era la nenia del rappresentante. “Infatti” disse nonno Kazungu. “Il Genoa è antico, il Milan è vecchio!” Risate convinte dei kenioti, convulsioni nervose del Genoa Club Malindi. La partita ha inizio. Sugli spalti c’è molta più gente che al Nyayo Stadium di Nairobi quando giocano le Harambee, e anche se non ci sono tamburi e ballerine di “ngala music”, fanno un bel casino! E tutto per il Genoa. “Il Milan però ha vinto molto di più, è fortissimo” precisa Kalume. “Genoa, Genoa, Genoa!” gli urlano nell’orecchio Gunga e Mwachiro.

Quando Ronaldinho si prepara per l’esecuzione di un calcio di punizione, però, nel Safari Bar calà il silenzio, come nel preciso istante in cui il sole s’inabissa dietro la spina dorsale della Rift Valley e tutti gli animali pregano in privato per il suo ritorno l’indomani. Fuori. Torna il sole. Ma il Genoa ha grinta, è come uno gnu testardo che ha deciso di sfidare l’anziano leone sulla corsa. Non è così presuntuoso da irriderlo, ma lo attende, ne studia la strategia e valuta le sue stanche mosse, poi scarta di lato, chiamandolo alla rincorsa. Ecco la differenza, pensa nonno Kazungu: l’orgoglio e la fierezza dell’antico guerriero contro il potere ormai logoro del vecchio padrone. Gli animali sono undici. Ognuno ha la sua razza, la sua personalità, ma tutti corrono per una causa comune. “Vinceremo!”. C’è una sgusciante gazzella di nome Gasbarroni, lui sembra voler ferire con la sua gioventù il vecchio leone. Gli passa di fianco e lo salta, contandone le rughe. Quando poi il pallone giunge al Principe, leopardo dai passi felpati, tornato da poco in Savana per combattere con l’antica alleanza del Grifone, lui lo ammorbidisce come fosse la carne di una zebra, masticata per i denti poco avvezzi al pasto del suo cucciolo. Il cucciolo si chiama Sculli e, grazie al Principe leopardo, trova dimestichezza con quel pasto succulento.

E’ gol! Genoa-Milan 1-0! Urla, ruggiti, tappi di tusker malt che saltano, ascelle che si aprono come girasoli all’alba e ginger ale caldi che schiumano sulla formica dei tavoli. Makotsi, che si ricorda ancora la finale Milan-Liverpool di Istanbul, predica calma. Il Milan può uscire fuori alla distanza, è leone e serpente allo stesso tempo. Ma la reazione del felino ferito è debole, il Grifone lo tiene d’occhio e non spreca energie, anche se la gazzella dalla lunga chioma sembra scatenata. Al fischio finale del primo tempo le pacche sulle spalle si sprecano. Sembra già tutto archiviato, tanto che Kibebe lo scemo fa per andarsene. “Guarda che non è mica finita…” gli fa Kamongo. “Lo so, lo so…finisce 2-0…” Lo Svaporato ascolta e fa un gesto scaramantico che il nonno scambia per eccessiva presenza di zanzare. “Accendi il ventilatore, barman” “Va bene, ma quando ricomincia la partita lo spengo, fa troppo rumore”. Il secondo tempo si apre con un leone riposato e più in palla. E’ convinto di essere ancora il re della savana e mostra i denti, con l’ingresso dell’africano.

Ma il ranger del Grifone inserisce in campo un altro strano animale un po’ gibbuto e ricurvo su se stesso, sembra un facocero, ma scatta e si ritrae come un dikdik. Si chiama Marco Rossi, dice la moglie dello Svaporato, e si appiccica all’africano Seedorf come una iena su un bufalo malato. Appena l’antica alleanza può sottrarsi alle grinfie del vecchio leone, sa fare male. Lotta con le unghie, si apre a raggiera e punge, leopardo e gazzella insieme sono devastanti: leggiadria e potenza, estro e concretezza, fantasia e classe. Così si resiste e si sfiora il colpo di grazia, si subisce solo un’azione (“ma cosa c’entra un anatroccolo nella compagnia del leone?” si chiede Gunga) e il finale è meraviglioso. Il leopardo si trova a tu per tu con il capobranco, un leone di quarant’anni che ne ha viste di tutti i colori, in tutto il mondo. Si guardano, per un attimo. E per un secondo il leopardo ha un moto di commozione, ne legge le azzurre pupille come a voler sorbire l’ultima perla di saggezza. Ma è tardi, ora. Il sole sta per tramontare e colora la rift valley di arancione. Il leopardo fa una finta. Il capobranco abbocca. Il leone si arrende, sfinito. E’ giusto così. Forse presto i leoni avranno un nuovo leader, forse bisognerà attendere che tutti i vecchi se ne vadano.

“E’ il destino di chi non conosce l’orgoglio di sentirsi antico – sospira nonno Kazungu – diventa subito vecchio ed appassisce senza dignità. Guardate me: sono antichissimo, ma ho sempre qualcosa da imparare e ho i miei nipoti. Grazie a loro non morirò mai!”. Kalume non lo ascolta, accartoccia la sua maglia di Ronaldinho e chiede a un mzungu se è possibile averne una di Gasbarroni, il barista Kibonge stringe mani come fosse l’arbitro e il suo sorriso sa che sta per partire un giro offerto dallo Svaporato, Gunga e Kea ballano in tondo gridando “Genoa Genoa”, Kibebe lo scemo esce di corsa strepitando “l’avevo detto, l’avevo detto!” Lo Svaporato, avvolto nella sua sciarpa (antica, eccome...ancora recita "Fossa dei Grifoni") vede passare come sempre un film in filigrana davanti al cielo d'Africa: promozioni, bagni in una fontana magica ma così lontana adesso, lacrime di gioia e di rabbia, bestemmie e peana al terzo piano della Nord, sorrisi bagnati di tristezza come quello di Genoa-Cosenza e smorfie sofferte di liberazione come quelle di Genoa-Napoli.

Un film senza titoli di coda e con un solo volto, in mezzo alle millefacce di un popolo di cui in pochi oggi difendono gli antichi valori: il volto di Claudio Spagna. Per te. Per noi. Il Safari Bar si svuota con calma, come il Ferraris. Ci si abbraccia, si beve e si respira un’aria di frizzante libertà, come se davvero qualcuno avesse abbattuto un vetusto dittatore. Lawrence Kamongo controlla la batteria del suo nuovissimo Nokia. Ha perso due tacche, proprio come il Milan. “Sembra moderno – gli fa Makotsi - ma è già vecchio…buttalo via!”


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