beirut

[Sarpi - Shanghai - Luglio col bene che ti voglio] P.A.C. Men

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 16:25

Ed eccoci qua, a reti unificate il mio e il mio socio. Abbiamo addirittura messo su una newsletter aperiodica di Blackswift, stiamo progredendo in tema di comunicazione...Per non essere proprio uguali ho usato il titolo che abbiamo scartato, PAC Men per il nostro raccontino. Purtroppo non siamo neanche stati in grado di fare un gadget, che ne so occhialini da sole taggati Bs o prendisole Liboni. Anyway ecco l'intro, in fondo i links, insultateci che tanto ci piace (più al mio socio che a me, che io sono più reffioso...:-)

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D'estate si sa, il giallo tira. La gente ha voglia di storie, che cominciano, che finiscono, in cui i vinti vincono e i cattivi perdono, che poi al largo, sulla barchetta, durante l'aperitivo, già c'è la scottatura a dare fastidio, ci manca anche un impiccio letterario. Potremmo pure dire che il giallo sta tirando un pò tutto l'anno, come i complotti, gli intrighi, i giochi di potere.

La memoria pop letteraria dalla quale attinge blackswift è popolata di rotocalchi estivi, quelli che poi ci fasciavi le uova, la verdura o li mettevi per terra quando si doveva dare il bianco ai muri, con storie apocalittiche, per lo più famigliari, di disgrazie, di impercettibili attinenze con il reale. Una sorta di precursore di reality fiction che proprio perché partiva dalla realtà (omicidi tra le mure domestiche, storie italiane di scappatelle finite in tragedie, ecc) costituiva una straordinaria via di fuga, nel negozio del parrucchiere, del barbiere, nei cortili estivi, sulla spiaggia.

Lupo Liboni inaugurò la stagione dei nuovi mostri per l'estate. Balordo, mezzo, anzi tutto, fascistoide, si era tirato dietro le ire funesti delle comari di mezza Italia, specie quelle che scrivono sui quotidiani. Carlotto ne fece un ritatto che impressionò, parlando di insofferenti e prevedendone la fine che da lì a poco Lupo avrebbe trovato.

Una storie minore, assurta agli onori delle cronache, in mancanza di scalini, scaloni, scalate e intercettazioni. L'Italia lo voleva morto e lui morì. E allora, in epoca di romanzi criminali e di rivalutazione di hard boiled alla Ellroy, è un piacere dipingere la vicenda di Lupo Liboni in qualcosa di piccolo e grande allo stesso tempo. Una storia di balordaggine, inserita in uno dei periodi bui dell'Italia. Una straordinaria e casuale concomitanza di date. Una bizzarra, e molto meno comica delle premesse, storiella che non sembra molto più strana di quanto si potrebbe leggere sui giornali.

La chiamiamo Reality Fiction. Partenza dal reale per trasfigurare la realtà stessa. O per dare una propria lettura, con l'artifizio delle storie. E' solo un racconto, un divertissment. Un piccolo mostro per l'estate 2007.

Che gli insofferenti continuino a correre.

Su Blackswift esce il mostro dell'estate da portarvi sotto l'ombrellone: Luglio col Bene che ti Voglio (rtf, txt, pdf, cazzi e mazzi)


[Sarpi - Shanghai - Sarpi] Yao Ming

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 11:09

E vabbè ultimo, forse, post chinao, prima di sparare su il racconto dell'estate alla Visto o Grandhotel di Blackswift e chiudere per vacanza...Yao Ming è l'idolo indiscusso della movida cinese: 2 metri e 29, campione di basket. NBA. In China il basket è lo sport più seguito. In tivù ci sono continuamente sfide tra ragazzetti che fanno tiri liberi, da tre e poi gran finale con sfida di break dance, bah.

Yao Ming è dappertutto, specie a Shanghai. Nacque lì. Ma la sua straordinaria fama ultimamente ha roso alcuni dei suoi privilegi. Impegnato nei preparativi per il suo matrimonio, pare abbia snobbato la nazionale di basket cinese (mentre quella olimpica calcistica faceva da sparring partner alle nostrane Inter e Juventus, interrompendo addirittura la gara coi gobbi a causa di uno striscione comparso pro Tibet, apparso sugli spalti...). Giulio ci ha preso gusto. Me lo immaginavo a bere un caffè con l'altissimo, stimarne la lunghezza delle dita e cercare di capire se anche lui ha le unghie lunghe come molti dei cinesi. E chiedersi, nel caso la risposta fosse si, come può agganciare il pallone con le mani con unghie così lunghe. Ma sarà occidentalizzato, altro che. Unghie corte, rosicchiate, mani come badili edili. O più probabilmente, Gliulio, anziché intervistare yao Ming era intento a cercare omini di marzapane nelle vetrine dei negozietti shanghaiesi di dolciumi, chiedendo qua e là cosa pensano i cinesi di sto gigante. E poi ci romanza, che altro non sa fare.

Yao Ming, gigante in crisi

Il 12 settembre 1980, a Shanghai, Yao Zhiyuan e Fang Fengdinon non si erano sicuramente prefigurati con precisione il futuro del proprio figlio. Lo avranno auspicato speciale, radioso, ma soprattutto stabile, come accade in occasione della nascita di un figlio. Unico erede, maschio. Ottima fortuna per chi decide di rispettare la legge del figlio unico. Ancora più grande quando il bambino cresce, fino ad arrivare a 2,29 metri di altezza, per 134 chilogrammi. Immensa quando il ragazzo, Yáo Míng, dopo le stagioni negli Shanghai Sharks, diventa una stella dell'NBA made in Usa, gli amati odiati rivali nella geopolitica mondiale. Storica diventa la nascita quando, oltre a diventare uno dei giocatori di basket più famosi al mondo, Yáo Míng assurge al ruolo di idolo assoluto per un intero continente, quello cinese. Maglia numero undici, Houston Rocket e onore anche per la nazionale. (Continua)

[Sarpi - Shanghai - Sarpi - Zena] Intervallo: 20 luglio

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:45

E vabbè come ogni anno arriva il 20 luglio e per chi ha seguito nel corso degli anni i processi legati al G8, diventa una sorta di Santa Rosalia perpetua. Quando sono tornato dalla China alcuni “compagne e compagni” mi hanno detto, “Ei minchia di Genova finalmente se ne sono accorti! De Gennaro, i poliziotti eccetera”. E io, "si certo, peccato che a rischiare il culo sono i 25 cristi sotto processo per devastazione e saccheggio". Risposta: sguardi vaghi, increduli, ehh?? Cioè?? Stuporone...Insomma nel marasma mediatico che ha suggerito riflessioni macropolitiche e superintellectual dopo la vicenda Fournier, Colucci, De Gennaro, ecco la rimozione del processo più importante in corso a Genova, dove a rischiare il culo (dagli 8 ai 15 anni di condanna...) sono 25 persone tra le quali poteva esserci chiunque sia stato a Genova in quei giorni. Non che gli altri siano meno interessanti, ma a mandare in galera la gente a me non interessa, neanche nel caso di poliziotti. I processi Diaz, soprattutto, e Bolzaneto sono serviti per svelare molto sul G8 e per non fare sentire soli i ragazzi e le ragazze vittime di quegli eventi. Ma, nel silenzio generale, saranno i 25 "cattivi" a pagare per tutt*. Alla faccia di chi su quelle giornate si è costruito la sua bella carriera politica, in serie A e nel piccolo mondo antico e unto del movimento. 

Il G8 raccontato in aula tra violenze e assoluzioni

Per sei anni ha aleggiato tra indagini, processi e chiacchiericci, articoli di giornali, opinioni durante le mille serate seguite ai fatti di Genova. Poi l'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, tra molotov sparite e reticenze dei suoi uomini, è finalmente ricomparso sulla scena, da indagato, sollevando polveroni mediatici e politici, compresa la sua sostituzione dopo sette anni da capo, con giri di nomine che neanche un monarca. 

Ma a sei anni dai fatti del G8 non è De Gennaro, né altri dirigenti di polizia sotto processo, a rischiare di più. Chi nel 2008 potrebbe ritrovarsi tra capo e collo una condanna, potenzialmente dagli 8 ai 15 anni, sono i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per i fatti accaduti a Genova. Il primo processo a iniziare, il primo, forse, a finire. Migliaia di ore di video, di foto, centinaia di testi, cinque udienze chieste dalla Procura per la requisitoria. Numeri da capogiro, come gli anni che rischiano i manifestanti, all'epoca dei fatti appartenenti alle più diverse aree politiche. Un processo nel quale ognuno delle migliaia di partecipanti al G8 poteva ritrovarsi. Per l'accusa infatti, è bastato aver compartecipato, guardando e non facendo niente, trovandosi lì per caso o meno, durante gli scontri, per essere responsabile di devastazione e saccheggio. Compartecipazione psichica, la giurisprudenza avanza. (Continua)

[Sarpi - Shanghai - Sarpi] L'anno della morte di G.A.

Old Stuff — Inviato da beirut @ 11:05

Si chiama così perché Julius Cesar Abbadie è stato uno dei più straordinari giocatori del Genoa. Un simbolo, non solo calcistico, ma di stile, di passione, di genuanità. Uruguagio, nato il 7 settembre, proprio come il Genoa, 1930. Funambolico, assistman, piuttosto che finalizzatore, era soprannominato El Pardo. In China si è messo in testa di diventare il mio alter ego e ora addirittura ci ha preso gusto...con il mainstream e gli articoli di opinione. Hey niyaoshenma?  E' il mio Ricardo Reis: riservato e scontroso, mugugnone e puntiglioso e vagamente vago (viaggiatore viaggiante) nel dimostrare conoscenza, con quel senso del furto di parole e aneddoti che mi piace. Prendi pure dal blog eh, non importa se bianco o nero... E' l'anno della sua morte, anche se lui non ci crede...

Prima dell'articolo un simpatico e utile link: il Nuovo Statuto dei Lavoratori Cinesi, approvato il 29 giugno. In inglese, in pdf. Per gli appassionati, davvero. E' qui: LAW OF THE PEOPLE’S REPUBLIC OF CHINA ON EMPLOYMENT CONTRACT (Continua)

[Sarpi - Shanghai - Sarpi] Fucilato sul Mainstream

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 09:41

Eh vabbè prima o poi bisognava farlo. Tra sport e processi genovesi mi diletto da un annetto e mezzo, forse, a solcare le pagine di uno dei quotidiani mainstream di sinistra. Non è Liberazione. Allora insomma lo sport mi piace e poi con tutti i difetti ho il ricordo di quando a 16 anni avevo quel giornale sempre in mano. E quindi sono vecchi retaggi, il ricordo delle litigate con il mio nonno picciastro, che smadonnava ogni volta che riportavo le parole dei blasfemi eretici rinnegati, promesse, assensi ai racconti di staffette notturne nei boschi piemontesi, di imboscate di tedeschi, di martiri e Benedicte, e sacramenti e gotti di vino e fragole - e...mica ti saiè anarchic? Ou belin, nu ti saiè mica anche sandurian? - che mi fanno proseguire, nuove amicizie, per fortuna esiste la Libera Repubblica dello Sport e qualche alleato...:-) Poi uno cresce e discerne e insomma nonostante alterne, ma soprattutto interne - e se a Milano fischiano orecchie, proprio me ne fotto - alchimie maligne, insomma eccomi qua. (Continua)

[Sarpi – Shanghai – Sarpi] Apocalittici O Integrati

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:41

Uno scrittore professionista, l'intellettuale malato di spirito e idee e idealismo perduto. Un donatore di sangue, tutto soldi e profitto e realismo. Una sorta di ying e yang, etereo e reale, freddo e caldo, conviventi nel senso unico tracciato dall'Apertura di Deng: chi vive facendo profitto, il venditore di sangue, chi vive scrivendo del profitto, lo scrittore professionista.

Non sembrano esserci vie di uscita, specie se il Partito commissiona un romanzo su Lei Feng, celebre figura della Rivoluzione (io ho la maglietta, esattamente con l'immagine a sinistra...), da ricercare tra le unghie smaltate, le ciprie e i trucchi delle signore e i vestiti all'occidentale, le amanti, il non libero cercare dei nuovi signori cinesi.

Una carrellata di personaggi che impressiona nell'involuzione continua delle storie che si rincorrono con ritmi inaspettati e scanditi dalle parentesi dello scrittore professionista. E' Noodlemaker, di Ma Jian, tradotto con il solito titolo ridicolo, che forse sembra fare più "China", chissà, ovvero Spaghetti Cinesi, Feltrinelli. Splendidi i titoli dei capitoli, stile L'abbandonatore o L'abbandonata.  (Continua)

[Sarpi – Shanghai – Sarpi] No dark sarcasm (and Idaly's pills)

上海 shngh dintorni — Inviato da beirut @ 16:44

 
*** Due giorni fa è morto Kappa. Kappa era un anarchico milanese. Non un “vecchio” anarchico milanese, come si è soliti leggere. Non era vecchio. Io l'ho conosciuto che ero ragazzino, a Genova, in tv. Era il Kappa che si era fatto tirare dentro da quei babbi della Gialappas ai tempi dei primi Mai dire Goal. Lui citofonava e diceva, sono Kappa. Poi l'ho incontrato al Ponte e ho detto, Cazzo ma sei Kappa. Era lui. Lui e il suo naso. E la sua stazza che mi hanno raccontato che ne hai difeso di compagni. Uno dei pilastri del Ponte della Ghisolfa, era stato. Troppo che non ci vedevamo, al solito, troppo poco il tempo passato con chi se ne va senza avvisare. Stasera una birra, sto scegliendo la via solitaria, sarà per te, solo. ***

Vabbè pezzetto sugli studenti e in fondo qualche news succulenta in inglese per i miei amici cinesi, mi chiedono dell'Italia, ecco almeno non devo scrivere mail...:-) (Continua)

[Sarpi – Shanghai – Sarpi -4] Se Repubblica scopre il ce suo

Cè Suǒ e dintorni — Inviato da beirut @ 16:19

Io lo sapevo che il ce suo avrebbe continuato a regalarmi soddisfazioni, anche al mio rientro in Italia.

E così navigando qualcuno mi ha segnalato che oggi su Repubblica.it appare - nelle gallerie delle immagini - qualcosa che su questo blog era già passato e anche da tempo immemore: ovvero i cessi conturbanti a forma di culi di donna o fauci di animali. Su Repubblica si scopre anche qualcosa a forma di suora, giusto, vedo bene o mi sbaglio, ecco magari mi sbaglio... (Continua)

[Sarpi - Shanghai - Sarpi] - 2

上海 shngh dintorni — Inviato da beirut @ 14:15

Oklaaaaaa Im in Italy, everything in a rush: same shit every different day.

La mia visuale dall'Italia è ancora lo stranimento. Anche se solo per due mesi e mezzo, la stanchezza e la necessità di accantonare ritmi e parole per altri arriva, ti confonde e ti obbliga. Insomma neanche un pò di tempo per fare un consuntivo delle scale armoniche cinesi. Ci vuole tempo, pazienza e dedizione. Ecco un succo, un sunto, un sommario, un riassunto di pioggia e sole e umidità, panorami di città. Non c'è tutto. Altro è inventariato sotto la voce, "da scoprire". Anche per me: parole tra le righe, Luoghi oscuri, luce di luna arancione, bicchieri di neve e rotaie di treni, di tram e di marosi. Che alla fine l'io è io. Arido sono dimenticato. Può essere che a breve, tipo tra una settimana, dovrò tornare. Per una cosa veloce. Eh si due giorni di viaggio però. Vedremo. Ah vabbè grazie a tutt*...:-) (Continua)

[Sarpi - Shanghai +71] Ammarare a Shanghai

上海 shngh dintorni — Inviato da beirut @ 10:04

*** E correndo mi incontrò lungo le scale. Se sei in China potrebbe non servire, ma è sempre meglio portarsi dietro un portolano. Specie se l'agonia delle vedove ammara marosamente il maaaaaare. C'è qualcuno che è stato invitato e dorme a pancia in giù e di sicuro si incastra con incerti movimenti. Traslando, si può dire sia folle sentimento, scellerato arazzo, cui ci si dedica con cura, estrema cura. Chi ha finte orecchie a sventola per capire il taglio mediorientale delle cose e se c'è qualcosa da capire, si capirà. O si è già capito. E quel che importa è che è tutto vero. Come la barba senza mento: non vale un cazzo. ***

Sabato sera eravamo in sette o otto, non ricordo, al ristorante del Sarcazzo DeGgggiada. Pettinato, patrizio ma con il porco più buono dell'intera China. Stimo sommamente un mio collega cinese che si è presentato all'incontro con i laoban italiani con una maglietta con scritto “Same shit, different days”. Ne ho ordinato un stock. Haucchuma? Si parla come si mangia. Devo trattenermi dallo sputazzare, faccio il cinese e si arriva all'argomento top. (Continua)

[Sarpi - Shanghai +70] Luna e Quartiere

上海 shngh dintorni — Inviato da beirut @ 16:05

Sono breve. Stanchezza e ricordi e non ci si annoia mai, ma l'anima vagula e blandula. Ho cambiato la mia China, la mia Shanghai ha cambiato occhi nei miei. La stringevo a un certo punto, ne sentivo l'odore, mentre l'altra strisciava lorda tra altre labbra. Avevo imparato le piccole consuetudini, le chiacchiere al mercato, gli sguardi d'intesa, quando l'intesa chissà, ognuno pensa qualcosa di diverso dall'altro. Nella mia Shanghai bestemmiavo contro clacson e auto e moto, odiavo gli sguardi. Qui in questa nuova città, hanno vietato i clacson. Non piacciono a quelli come me. Dall'oggi al domani, è partita la moda di fare i doppi fari. Nessuno usa più il clacson. (Continua)

[Sarpi - Shanghai +67] Anedottica parlante e compagnia cantante.

Rén Men — Inviato da beirut @ 06:12

 
Il manager taiwanese ha bisogno di un caffè e allora si avvicina alla boccia d'acqua, cristo che fastidio che trascinano i piedi, a me dà fastidio, alzali! E' finita l'acqua, succede. Ma lui è un manager e allora, Fangaaaaaaaaaa? Fix the bottleaaaaaa! Laddove Fang è il pischello che poi è un grafico. Tutti usano sta cazzo di aaaa finale cantonese che ormai ne sono anche io un po' dipendente, come il laaa malesiano o il maaaa mandarino finale per le domande. Mi piace perché posso sgrammaticare l'inglese senza problemi. Infatti alzo gli occhi dalla mia scrivania, lui è proprio di fronte a me e dico Whats the problem maaa? Waterbottle...e mi indica la boccia.

Vabbè tanto Fang giustamente sta facendo finta di non sentire e allora mi alzo e la metto a posto io. I doitlaaa. Così vado comincio ad armeggiare. E anche un po' a imprecare. Cioè ma cazzo sai solo comandare? Vabbè che qui per dire, se sei in una riunione il caffè lo portano solo ai capi. Che fastidio. E allora tonante e rigorosa mi scappa, al solito. La più semplice, un po' incazzosa, ma così amata nel suo consueto e diretto significato. La bestemmia.
  (Continua)

[Sarpi - Shanghai +66] La ragazza è senza nome, di Dian Guang Blackswift (2-fine)

Rén Men — Inviato da beirut @ 15:59

***Hey, hey la prima parte è qui...Dove si racconta di una ragazza a Beijing che ordisce un piano. Ma un piano non è tale senza un complice, consapevole o inconsapevole....***

Sa troppo poco di inglese, ma forse quello che ha appena visto scendere dal taxi potrebbe essere la sua soluzione. Una come lei non si può accompagnare a qualcuno di elegante, né a qualcuno di vistosamente straniero. Passano certe facce, gli occidentali pensano che qui in China si possono vestire o comportare come vogliono. Gente in pantaloncini corti nei templi, donne mezze nude nei pub. Cappelli, ciabatte, foulard, tutte cose che è convinta non userebbero mai nei loro paesi, nella loro vita quotidiana. E soprattutto non andrebbero mai da Hooter. Ma in China ognuno si sente libero, tranne i cinesi. Ma questo quando si è qui non conta, tutti a dire che bello il vostro paese, poi tornano e parlano di censura, ma quando sono qua tutto è bello, libero, avete voglia di vivere, si vede, le aveva detto un ragazzo in un pub qualche tempo prima. Che mondo stava guardando quel coglione col berretto da baseball? Mettitelo in culo. Pigu(Continua)

[Sarpi - Shanghai +66] La ragazza è senza nome, di Dian Guang Blackswift

Rén Men — Inviato da beirut @ 15:16

*** E vabbé. Questa è reality fiction, il cavallo di battaglia di Blackswift. Per l'occasione la firma è, in onore delle S.H.E. che hanno riscosso grande successo, Dian Guang Blackswift, il mio socio cooperante a distanza è d'accordo nel tributo. Ah grazie alieno, anche per la segnalazione...:-) e pure al tipo che ha giustamente notato come il mio socio sia italianissimo (buh) e come invece nella sigla di Blackswift scorra l'internazionalismo attraverso il sangue armeno, il mio...ok. Saluti anche a cla e al suo noblogs granata...

Reality Fiction, trasposizione del reale nel fantastico, nell'invenzione, in qualcosa che poteva succedere, o che magari è accaduto ma non esattamente così, o che ancora si sarebbe voluto potesse accadere...E per oggi ho consumato tutta la consecutio di cui dispongo. Alleluja. Butto su subito la prima parte...e poi anche la seconda eccheccazzo prossimi giorni non so se avrò tempo e poi soundtrack...:-***

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La ragazza è senza nome e porta una gonna corta e larga bianca. Va di moda a Shanghai, a Beijing è un lusso, una specie di avanguardia. Si guarda in giro, l'uomo la stava seguendo, ma è entrata in una zona fatta di viuzze strette, tra vecchie case di pietra, ancora lucide, ma in cui il passare degli anni si può ancora toccare, specie allungando furtivamente le mani sui portoni leggermente aperti. Panni stesi, vapori, odore di cibo. Probabilmente l'uomo ha deciso di starle più a distanza, hanno molti modi per pedinare la gente, questo sembra fare il proprio lavoro con metodo. Fa troppo caldo, all'una a Beijing il caldo ti asciuga le ossa, talmente è secco e assordante il calore del sole. Ma almeno si vede, il sole. Avrebbe bisogno di guardarsi allo specchio, contemplare la propria pelle, è preoccupata di avere le occhiaie e invece vorrebbe essere scintillante come nelle notti migliori di Shanghai. E sente le proprie labbra screpolate, ma non ha tempo di usare il suo burro di cacao, le sue creme per le mani e per il viso, deve agire e ragionare in fretta. (Continua)

[Sarpi - Shanghai +66] Ignoranza's corner

Rén Men — Inviato da beirut @ 06:49

E' arrivato il momento dell'ignoranza. E' scoppiata sta polemica su Cameron Diaz Maoista. Perché? Perché ha sfoggiato in Perù una delle borsette più in voga nei mercatini della città vecchia di Shanghai. Io preferisco raccattare accendini a forma di libretto di Mao, sono super kitch. Su espressa richiesta però stamattina mi sono preso due ore e sono andato ad accattare la borsa. Ma ho fatto di più. Il problema per Cameron è che portare la borsa di Mao in Perù, insomma: sono insorte associazioni e blabla. Chissà che ne penserebbe Manuel Scorza... (Continua)

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