beirut

[Genoa] Differenze

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 10:37

Quando a Genova arrivavano i campioni d'Italia, c'era sempre una certa emozione. Da un lato c'era la paura di prendere troppi gol, dall'altro la voglia di fare l'impresa, infine il piacere di poter vedere dal vivo la squadra più forte dell'anno precedente. La Roma di Falcao e O Rey di Crocefieschi, la Juve di Platini, il Napoli di Maradona, il Milan di Van Basten, il Verona di Elkjaer, l'Inter di Mattheus, perfino i ciclisti di Vialli e Cerezo, devo ammettere. Squadre con personalità e che giocavano al calcio. Che spesso venivano a Genova, sembravano dormire e poi ecco la zampata. E se avevi culo ti portavi a casa un pareggio pieno di rimpianti. Altrimenti perdevi perché quelli giocavano a calcio, noi ci si provava e basta.

Con questo animo ieri aspettavo l'Inter, Ibra e compagni. Mi sono messo nel parterre per vederli più da vicino. Ho visto invece una squadra che lancia lungo, che deve fare un monumento a Cambiasso e che deve piccionare i suoi ragazzini. Pelè fa tre falli in 3 minuti. Il primo brutto, il secondo veniale ma viene espulso. Capita. Mancavano circa dieci minuti alla fine del primo tempo. C'è chi dice 5, chi dice 20 (e mente).

Poi l'Inter è sparita, perché non ha gamba, almeno in questo momento, e perché non ha gioco, da sempre. Noi, come già detto, giochiamo al calcio, ci piace tenere la palla, muoverci, provare schemi, correre. Corriamo sempre da matti. Poiché ieri abbiamo corso contro l'Inter i soliti mezzi di informazione sottolineano la nostra come “la partita della vita”. Noi in realtà giochiamo sempre così. E ieri, se avessimo pareggiato anche solo 5 minuti prima, l'avremmo anche vinta. Ovviamente contro l'inter in 11 è presumibile che la partita sarebbe stata compromessa, ma il calcio è fatto anche di cartellini.

Nel secondo tempo assaltiamo la porta nerazzurra. Dal parterre si ha la sensazione di un assedio, si bestemmia e smadonna. Io sto dieci minuti completamente assente: perché penso che, contro un'Inter così gramma e in 10, non si poteva perdere. Poi ho un crampo e capisco che la tensione è troppa. Un bel coretto che ricorda le incursioni di Dossena in casa Mancini mi fanno riprendere fiato. Poi Borriello la mette dentro. Guardo l'arbitro, indica il centro del campo e allora volo. E arrivo alla rete e urlo e grido “Dai Genoa”. Perché a quel punto cazzo, ce la possiamo vincere. Ma il tempo è troppo poco e alla fine va bene così.

La cosa importante è che, anziché celebrare un pareggio, contro i campioni passati e ormai futuri di Italia, abbiamo tutti la sensazione di una occasione persa.

Nota su Mancini: dimostra di essere un allenatore, quando non toglie una delle punte. Corretto. Perché altrimenti noi avremmo attaccato in 10. Però alla fine, secondo me, non ha il coraggio di togliere un evanescente Ibra (che però fa l'assist del gol) e toglie Suazo. Che contro di noi segna sempre e che forse sarebbe potuto essere più utile. Ho sentito le sue interviste sulle radio genovesi. Giustamente si lamenta dell'espulsione. Il secondo giallo secondo me non c'era, mentre il primo poteva addirittura essere rosso diretto. Mi sembra però tremendo che si parli sempre di arbitri e mai di tecnica. Come se qualcuno volesse favorire il Genoa...mi fa ridere solo il pensiero. La verità è che nel calcio le topiche degli arbitri ci sono sempre state e non è il caso di enumerare tutti i torti subiti. Per noi, piccoli, alla fine i torti e i favori si compensano. Per le grandi, penso che il bicchiere sia sempre mezzo pieno. In più, una squadra che toglie Suazo e mette Cruz dovrebbe avere la decenza di non lamentarsi. Mai. Dovrebbero, semplicemente, avere qualcuno che li fa giocare al calcio, anziché trasmettere nervosismo, paranoie e complessi di persecuzione. Interisti, ogni tanto, fatevi una risata.


[Fascisti su Marte] L'Irriducibile nel piddì

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:41

Non posso crederci, o forse si. E bravi i "compagni" del PD. Questo significa leggere la storia.

Tratto da Epolis, edizione romana di oggi.

Grazie Bì...;-)



 

 




[Zena] Largo 7 settembre 1893

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 14:03

[China] Punti di vista

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 20:08

Uhm è passata ormai una decina di giorni dal ritorno in Italia: abbiamo perso con la Juve, l'Inter ci ha regalato momenti di sublime satira, abbiamo perso a Firenze, in Cina i tibetani si sono incazzati e un tipo alla stazione di Shanghai è stato arrestato perché aveva la valigia piena di pornazzi. “Sono un recensore di materiale porno”, si è giustificato, mentre veniva arrestato.

Sto leggendo uno, anzi tre libri interessanti. Adam Smith a Pechino, di Arrighi, è fantastico, mi ha quasi convinto. In pratica, in parole povere, dice che col cazzo che la Cina è capitalista. O qualcosa del genere. Insomma la Cina è qualcosa che forse le nostre categorie del pensiero non possono decifrare. Almeno sono arrivato a quel punto del libro. Ma sono pure d'accordo: socialismo di mercato (già un'aberrazione terminologica) non basta. E d'altronde, aggiungo, come si fa a capire una società che da duemila anni e più ha gli stessi connaturati comportamenti e struttura? Come se da noi vigessero ancora le tradizioni e la struttura sociale dell'Impero Romano, contemporaneamente ad uno sviluppo produttivo da grande potenza, oggi.

In particolare, in una intervista, Arrighi sostiene questo:

La rivoluzione ha costituito uno spartiacque nella storia cinese. Da allora l'arbiitrio dello stato può essere contestato. E quando accade le forme della critica vanno dallo sciopero alla rivolta vera e proprio. Durante una visita in Cina ho parlato con un quadro del partito che aveva costituito una joint-venture con un'impresa francese per produrre champagne in Cina. Ad un certo punto, la sezione locale del partito ha proposto l'espropriazione della terra. I contadini hanno sequestrato i dirigenti aziendali, i funzionari statali e quelli del partito, ponendo una condizione: «li rilasciamo solo se firmate un accordo che la terra continueremo a coltivarla noi». Il partito ha subito firmato l'accordo.
Mi piace ricordare questo episodio perché indica chiaramente che il partito può pure decidere questa o quella cosa, ma se gli uomini e le donne oggetto di quella decisione non sono d'accordo non vanno tanto per il sottile, perché si sentono legittimati da alcuni principi alla base della rivoluzione.

Ecco, sono d'accordo, intanto. Aggiungo che non è stata la rivoluzione a legittimare tali comportamenti. Il regidio in Cina è storia di più di mille anni fa. Così come il concetto che chi è "politico" debba rispondere sempre al suo popolo che può e deve ribellarsi. E in Cina di casini ne scoppiano ogni giorno e in alcuni casi il Governo blocca quanto irritava la gente (costruzioni, ma anche arresti di membri del partito contestati perché corrotti).

Il secondo libro è Talkin China, della sinologa del Manifesten, Angela Pascucci. Interviste, sulla stregua di altri libri già usciti, ma più viranti su concetti politici attuali e letti da sinistra, quindi meno superficiali, per certi versi, e più collegati a temi da sinistra italica. Credo che il libro sia collegato, o forse completa quanto detto dall'Arrighi: mentre quest'ultimo spiega molto bene alcune questioni della Cina più vecchia, nonché ovviamente un ottimo ripasso di Smith, Marx, Shumpeter e compagnia cantante, Talkin China riporta meglio lo sbalordimento occidentale contemporaneo di fronte a certe caratteristiche cinesi attuali, fresche fresche. La conclusione, la mia, è che con le nostre teorie, pratiche e anche parole, non saremo in grado di leggere, dare un nome, spiegare in pieno, quanto sta accadendo in Cina.

Infine English, un romanzo spassosissimo, ambientato nella zona dove vorrei recarmi appena tornerò in Cina: lo Xinjang, per la precisione a Urumqui. La storia di un ragazzetto che scopre l'inglese, durante la Rivoluzione Culturale, vero e proprio buco nero nella memoria storica e sociale cinese. Da ridere, piangere e tremendo, in alcuni casi, nella sua sfrontata semplicità. Le vicende famigliari sono fantastiche e dicono molto di più di tanti saggi pseudo cazzuti sulla Great China.

Vorrei ribadire, infine, che dopo Roma e Udinese il Genoa esprime il più bel gioco del calcio italiano. E che l'elastico Rossi Sculli, in alcuni casi, sarebbe più bello di un gol. Se funzionasse a dovere.

Sul Tibet ho raccolto un po' di cose interessanti:

  • Tenement Palm, un sito che traduce in inglese alcuni commenti sui blog cinesi

  • Eastwestnorthsouth, da sempre molto interessante

  • Global Voices che riporta anche una indecente bandiera - per i cinesi - della Cina, postata in giro tra Usa e Japan...questa...scandalo!


Su questi siti, e lasciandosi andare ai link correlati, credo si possa avere un'idea più reale su quanto il Tibet sia questione spigolosa e di difficile decifrazione.


[Genoa] Assoluto

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 19:58

Per chi mastica calcio come me, nel modo più assoluto, la partita di Firenze non può che essere letta con parziale godimento. A me piace il Genoa che sullo zero a zero o sul tre a zero a favore, o contro, gioca sempre, spinge, cerca gli schemi, i movimenti, gli spazi. Mi fa proprio godere. Andiamo a Firenze e per la prima volta giochiamo, almeno all'inizio, con i tre davanti belli alti. Sculli e Leon, inguardabile ieri, iniziano benino e creiamo subito due palle gol. Frey ci mette due pezze che ci fanno intuire che stiamo per buscare. Infatti.

Poiché della partita però non me ne frega un cazzo due annotazioni: lo stadio di Firenze è angosciante. Il pubblico allo stadio, se possibile, lo è ancora di più. Per quanto, pare, che il tifo in casa non conti una mazza, è pur vero che trovarsi in stadi silenti è una tristezza incredibile. I viola li sentiamo solo sul 3-0 (sciagura a voi, sarà mica difficile cantare quando vinci 3 a 0 e sei quarto in classifica??), mentre noi, al solito, in trasferta rendiamo bene, anche se gli allenatori si moltiplicano ogni domenica. Uno dietro di noi ha ripetuto per 90 minuti che la colpa era di Sir Gasperson. Ma vanni a sbattere u belin in ti scoggi, macaccu, galusciu, durian!

A fine partita, mentre si aspetta che la polizia e gli aspiranti tali (steward) ci lascino andare a farci quei cazzo di chilometri inutili che ci siamo fatti, i fiorentini mostrano uno striscione: “Spagna vive”. Applausi e commozione. Roba da Genoa.


[Shanghai + qualcosa] Casa

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:27

Ora. Ho affittato finalmente casa a Shanghai. Vado a vederla, mi piace, ok la prendo. E' vicina all'ufficio e soprattutto nelle vie circostanti ci saranno duemila ristorantini, che già ho fame. E' in una zona tranquilla, vicino alla metro, insomma perfetta. Persino arredata da un umano, apparentemente, e non da un cinese. Ovvero, non sembra una stanza d'albergo o non ha mille robe appese o appoggiate dappertutto. Figata! No.

Come no? No, il proprietario prima di firmare vuole vederti. In che senso? Vuole vedere chi affitta la sua casa. Ah ok, nel senso vuole parlare con me, conoscerci? No. No in che senso? No, nel senso che non parla inglese. E allora che cazzo vuole? Vuole vederti. Bah.

Te pareva che mi capitava il proprietario birro inside, lombrosiano di adozione. Ly ironizza: im sure: he's a farmer. Ce l'ha con sti farmers, li vede dappertutto. A Pechino non ha fatto altro che ripetere, che città di contadini...guardali che arretrati, sono contadini, non c'è niente da fare. E' una zona rurale questa!

E vediamoci. Arriva oggi, da Hangzhou. Quasi mi viene voglia di incontrarlo e poi di dirgli, sorry eh, me ne trovo un'altra di casa. Ma sono curioso e decido che ok, incontriamo sto spaccamaroni. Minchia! Alla fine la mia doppia personalità ha dovuto resistere e starsene rintanata. Il tipo è professore alla scuola di giornalismo di Hangzhou. Mi ha anche invitato a qualche sua lezione (in inglese)...ho dovuto fare finta di niente, parlare di menate, mentre mi mostrava il suo bigliettino da visita (cazzo ne ho una collezione ormai).

E parla inglese. Una bella chiacchierata. Anche se Ly subito mi ha fatto notare una cosa: lo vedi? E' un bananamen, giallo fuori, ma bianco dentro. Eh vabbè, non ti va mai bene niente! Ogni volta che devo ripartire, la Cina sembra meno noiosa di quando invece ho davanti a me giorni e mesi. Ma Genoa – Juve è troppo, troppo, importante.


[Shanghai + 145] Nonostante tutto

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 16:17

 

 

 

 


[Beijing +138] Menimbelino

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 21:19

Sveglia alle tre e mezza per l'apoteosi del Vecchio Balordo...

I ciclisti ne prendono 4 dalla Dea. Citando Lino Marmorato: “questo Genoa è come una libecciata!” Menimbelino!

Bligata Buliccia Plesente!

Come cambia le cose

la luce della Luna...





[Beijing +135] Reincarnazioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 14:57

Lupo mi sono fatto invece
così ebbi salvo il pasto
tradito il mio destino
che niente era garantito
se non che il tempo e chi lo serve
ha bocca più grande e feroce
della mia
povera bestia cattiva
non abbastanza cattiva

A parte che a me la cucina cinese piace da impazzire. A Pechino, ovviamente, ho sguazzato come un pesciolino nella sua acqua tiepida e morbida: è una delle quattro scuole culinarie cinesi migliori. L'anatra pechinese mi fa morire, ma anche nei posticini anonimi ho avuto grandi sorprese. Ieri ho mangiato dei jaozi che stavo svenenendo. Per strada il tofu (letteralmente “tofu puzzolente”) è spettacolare. Detesto invece le interiora, intestini, culi di maiale, lingue, sanguinacce, che qui vanno per la maggiore...

Ma stasera ho mangiato nel posto migliore da quando sono in Cina. Il ristorante è il tibetano Maji Ami: secondo la mia guida è l'unico posto tibetano rimasto a Pechino. Secondo i miei calcoli non era distante dal luogo dove sono e così ho provato. Ho superato due ritrosie: una è che nei “ristoranti” in Cina, andarci da solo spesso è una menata, perché non prevedono il solitario mangiatore. In secondo luogo perché belin, fa un freddo della madonna di cristo. Pensando che è lunedì e che avrei trovato posto, sono andato smadonnando perché ho rischiato di farmi investire, mentre fotografavo (mannaggia a ste cazz di foto) una immensa televisione su un grattacielo. Il taxista però stava fumando (qui è proibito durante la guida), quindi ci siamo reciprocamente salutati la famiglia, dopo avere evitato il patatrac.

Dopo dieci minuti di cammino ho trovato il posto, che non significa entrarci: spesso in Cina bisogna fare dei giri allucinanti per trovare l'entrata. Sono entrato prima in un ristorante pettinato italiano, poi in uno turco, infine nel tibetano. Una coperta gigantesca separava le scalette dall'entrata del ristorante. L'ho scostata un po' timoroso, sono timido eh, e quando ho messo dentro il primo passo, ho capito subito che avevo fatto bene.

Fantastico: atmosfera calda, soffitto basso, lanterne a illuminare debolmente il posto, odori che mamma mia, musica tradizionale bella alta, ma – incredibilmente - per niente fastidiosa.

(La foto qui a fianco, presa da un sito, non rende giustizia: non è così chiaro...).

Tamburi, chitarrine, voci e balli, su un palchetto poco distante dai posti a sedere. Il tipo che mi ha ricevuto ha, al solito, storto il naso quando gli ho detto che ero da solo. Mi ha chiesto da dove venivo, gli ho detto “Italia, Roberto Baggio!” Svolta! Stavo per dirgli che me lo aveva consigliato proprio il Codino Magico, ma non ho fatto in tempo. Ero già seduto e il tipo tutto contento mi apriva il menù davanti agli occhi.

Gli ho chiesto di consigliarmi qualcosa che potesse saziarmi, senza sfondarmi o senza il rischio di lasciare una montagna di cibo. Ora, io sulle carni, mi perdoneranno i miei amici vegetariani, sono un po' una sussa, sono pieno di menate. Il piatto tipico ha a che fare con il montone e l'agnello. Spesso queste due carni a me non piacciono perché sanno di bestia (di bestino, dalle mie parti). Mi ha consigliato una roba che ho capito solo le parole “agnello”, “pietra”, “piccante”. Con una ciotola di riso, una birretta tibetana e una bella tazza di the nero, buonerrimo.

Quando è arrivato il Piatto mi sono trasformato, solo all'olfatto, nel Dalai Lama in persona, le mie mille vite mi sono ritornate nella memoria, mi sono visto pascolare, crescere in una filanda, assaporare l'odore del latte, della merda dei cavalli, pascolare, ruminare, poi volare, poi strisciare, poi piantare erbe, raccogliere erbacce, sfondare crani, farmelo sfondare, tirare su un muro, ritirarlo giù, spaccarmi le dita con i fiori e soprattutto mangiare. Agnello cotto sulla pietra, affogato da cipolle, peperoncini giganti, delle robe che sembravano olive, ma vuote all'interno come fossero di lamiera nera, ma che sono spezie, ma che non so quale in particolare, altre spezie (vabbè sulle spezie non sono proprio esperto...), odori di stalla e illuminazione ad libitum.

(Prezzo=9 euro) Uno splendido arrivederci a Beijing eccheccazz!


[Beijing +134] Incomprensioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:41

E in questo silenzio
penso al losco tiro muto
riservato alle mie spalle
onoratissime!
perché non parli
così che potrò studiarti
lingua a sonagli

sputa in bocca ai tuoi fratelli!

Dopo mesi di Cina, sento di stare mettendo a frutto le esperienze passate. Domani tornerò a Shanghai: da un lato sono contento, perché mi pare di tornare a casa, dall'altro mi dispiace, perché Beijing comincia veramente a piacermi e non solo per le inifinite possibilità di trovare più posti rilassanti, anche a soli dieci chilometri, per sfuggire allo smog terribile (si sente proprio puzza).

Inoltre ho trovato un pub, dopo innumerevoli deliri nel buio di strade a nord ovest (vicino alla zona olimpica), con il tassista che mi porta in un posto, un altro che mi indica un altro e infine sono arrivato. Un pub british style, gestito da alcuni ragazzetti cinesi molto simpatici, con uno schermo gigante e svariati televisori. Sono andato a vedermi Galles Italia di rugby. Un solo gallese e un solo italiano (io). In mezzo tanti albioni a tifare Italia, salvo imprecare (io) per l'asfaltata che ci siamo presi. Ancora deluso dal derby di settimana scorsa (e pre goduria di ieri), ho anche avuto una discussione con un paio di tamarri cinesi: volevano che sullo schermo grande proiettassero Liverpool contro qualcosa. Al che gli ho detto, "Hey non se ne parla: rugby. Guardatevi il vostro fottuto calcio sulle tv, che ne abbiamo le palle piene di calcio, calcio e calcio!!". Alla fine hanno fatto vedere il rugby anche perché il mio compagno di petizione, il gallese, era evidentemente andato già "oltre" con le birrette...

La partita lasciamo perdere. Tanto a poco, senza reagire. Abbiamo fatto una meta grazie a un loro errore, per il resto è stata lezione di rugby. Belin, mai una soddisfazione, se non per le birre e gli ottimi spunti di osservazione, comprese interminabili partite a biliardo con un tipo inglese che pensava di essere forte, e invece era grammo come il peccato.

Rispetto a Shanghai, a Beijing è decisamente più un casino cavarsela in caso di problemi. A me ne sono successi di ogni. Stamattina l'ultimo. Sono andato in un mega complesso dove vendono di tutto. Faccio per ritirare. La macchinetta mi dice, “Sorry eh, cioè NOI ti abbiamo addebitato i soldi che hai ritirato, ma TU devi sucare perché qui non ce ne sono più”. Eh?

Mezz'ora per trovare qualcuno che parlasse in inglese e poi ho risolto. Prima però ho patito e mi sono innervosito, anche perché ho un raffreddore bastardo cane. Ho subito chiesto a un solerte poliziotto posizionato all'entrata (a Pechino è come a Roma: sono dappertutto e tanti). Gli ho chiesto, in cinese, se poteva aiutarmi. Gli ho chiesto, però, se parlava inglese, perché cioè spiegare quello che mi era successo in cinese...non sono proprio capace. Niente, ha cominciato a parlare in cinese. Io ho cominciato a incazzarmi. E lui continuava a parlarmi in cinese. E io, "oh (in cinese) ti sto dicendo che non capisco la tua fottuta lingua". E lui si è messo a ridere e ha continuato a parlarmi, tutto ebbro della sua cazzo di divisa. Da superiore, da chi la sa lunga, da chi cioè guarda te se deve perdere tempo con uno straniero. Allora gli ho preso il braccio che continuava a muovermi in faccia e gli ho detto “Non sto capendo, cazzo, ti plachi o no? Indicami qualche cazzo di manager di sto posto” (hanno “manager” per ogni cosa, qui...).

Non l'avessi mai fatto! Ha cominciato a incazzarsi pure lui. Gente che passava e guardava. A quel punto ho mollato il colpo, anche perché ho visto arrivare individui con le scarpe di legno e lucide e ho capito che era meglio lasciar perdere. Alla fine ho risolto, sono ripassato da lui e gli ho detto, in inglese, “sei proprio uno stronzo, fottiti”.

Minchia! “Fottiti” l'ha capito!

(sotto, due, foto, due, della muraglia, dove per altro ho incontrato un genoano, vistosamente intirizzito - e "imbaccuccato" per il freddo atomico...:-)

 

   

 

   


[Beijing + 133] Vecchio Balordo Pechinese

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:59


Non importa se la vita sarà breve, vogliamo godere, godere, godere

Intanto un bacio incommensurabile e intergalattico ad Hellas, che da sola è andata a Udine...3-5 come godo, quasi non ci credo...Ottavo posto, Borriello capocannoniere. Peccato per il biscottone genovese ampiamente previsto dell'ex ciclista, vediamo che dirà il mio socio...in sua difesa!

Pinuccio stasera stava, al solito, per farmi morire. Per vederla in streaming ho installato un nuovo robo cinese che mi ha sfanculato tutto il pc. In questi giorni avrò scaricato dieci software di streaming, ma il Genoa è sempre su qualche software che ogni volta mi devo reinstallare ex novo. Sacramentu! Vedevo le merde e la Roma, il Cagliari e il Livorno, ma non il Grifo. A quel punto ho acceso Radio Nostalgia. E Leon l'ha messa subito dentro! A quel punto sono stato fino all'1-1 immobile. Sul 3-3 mi aveva preso la depressione. Poi il dramma da defibrillatore. O forse era ancora il gelo della visita mattutina alla Grande Muraglia. Non so se per quello o meno, ma sul 2-1 per i furlani ho preso anche un Aulin...Giornata di freddo clamoroso, partenza alle 8 per andare a vedere sta Muraglia. O meglio alla parte della Muraglia che si trova a una sessantina di chilometri da Beijing. Ero perfino emozionato e mano a mano che l'auto saliva, vedere alcuni brandelli e chilometri di quella costruzione, mi dava una sensazione inspiegabile. Peccato che oggi fosse una gionata nuvolosa, senza il tiepido sole che sta rendendo meno gelide le giornate pechinesi. Chi diceva meno dieci, chi meno cinque. In ogni caso faceva un freddo dell'orso e dopo alcun chilometri di salita con pendenze terribili, che mi sembrava di andare all'indietro, è arrivato il caldo. Soprattutto: uno spettacolo clamoroso, reso ancora più magnifico dal Grifone corsaro di Udine.

Per propiziare il post derby sono anche andato alle tombe Ming. L'aria spartana dell'atmosfera confuciana mi ha ricomposto l'amargura e restituito un'ora di serenità rude, antipatica, burbera e mugugnona (avevo una fame da Gesù Bambino nella stalla, dopo i chilometri in salita) ma godibilissima.

Prime foto pechinesi: Hutong e Tien An Men notturna...Gli hutong sono le casette della vecchia Pechino che resiste ai grattacieli e alle novità urbanistiche. Casette di pietra, viuzze strade, labirinti di svolte, gente indaffarata in ogni genere di attività. Ad avere culo si può girare per alcune ore e sbucare direttamente là. Sulla grandezza della Città Proibita, dopo una breve, ma intensa, gita nei giardini poco distanti. Per le Olimpiadi sono in attività, tra le case di pietra, alcuni volontari con la fascia rossa al braccio. Sono abitanti che devono controllare che non ci sia alcun malfunzionamento. Devono segnalarlo e provvedere. Salvaguardia dell'antichità e moderno controllo sociale diffuso.

Hellas! Ti.s...non so se sono più orgoglioso o preoccupato! :-D


[Shanghai - Beijing + 127] Rivincite

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:06

Exit light
Enter night
Take my hand
Off to never never land

Mangiando anatra alla pechinese Ly e il suo amico attore mi spiegano che a noi occidentali interessano cose che a loro invece non interessano. Le critiche occidentali, le menate sulla democrazia. Vogliamo solo vivere bene, tranquilli ed in pace. Non importa se il Governo mente, finché salvaguarda la nostra unità a noi va bene, mi dice D., aspirante attore di fiction televisive. Una bella storia, interessante, emozionante e bizzarra. Chissà prima o poi la racconto. Communism is bullshit, but Communist Party is Great.

Chiaro. Non vogliamo fare la fine dell'Unione Sovietica.

La prima notte pechinese la passiamo nella zona di BackSea: un lago ghiacciato su cui si affacciano pub e locali. Decisamente diversi da Shanghai. Freddo, musica che proviene dagli interni. Colori tendenti al rosso, in un mix di luci e ombre mooooolto Beijing.

Entriamo in uno di questi locali, si chiama Sex and da City. Non so perché. Non so cosa c'entra il da. Insieme a noi ci sono una ragazza, altra attrice, vestita di rosso, come fosse in maschera, stivalozzi neri aggressive, trucco pesante e aria da bevitrice incallita. Con lei c'è il suo amichetto, un sudcoreano. Immediatamente scatta la sfida, per la rivincita dei mondiali del 2002. Ladri, gli dico. Lui ride.

Io prendo una birretta, loro ordinano - subito - una bottiglia di Jack Daniels. Sticazzi. Arrivano frutti e fiori e qualità. Io sono spaccato, sono sei giorni che non dormo. Giochiamo ai dadi, una sorta di tocchi genovesi, in cui bluffando devi indovinare cosa hanno gli altri sotto il loro bicchierino. Divertente, il primo turno, poi diventa un po' una mennata. Ma d'altronde non si può fare altro. La musica è alta, parlare non se ne parla. Si gioca. Se perdi, bevi. Too boring. Si cambiano le regole. Se perdi, devi ballare per un minuto. Il locale non è strapieno, occidentali di sessant'anni ballano con ragazzine. Gli italiani li riconosci subito: pensano che all'estero tutto sia possibile. Così individuo immediatamente un uomo che avrà cinquant'anni con pantaloni rossi, camicia aperta sul davanti, attaccattura dei capelli dietro le orecchie e capelli unti e bagnati. E lunghi, tipo il cantante degli Scorpions per intenderci. Disgusting. Sul bancone, dove siamo appoggiati, ballano alcune ragazze. Musica hip hop. Fumo, rumore, ma meglio di tanti pub shanghaiesi. Poi si cambiano di nuovo le regole. Se perdi balli, se fai un tot di punti puoi chiedere ad altri di ballare. E arriva il momento.

Non so come, non so perché cambia la musica. Metallica, Enter SandMan. Io e il coreano. Ci tocca. Solo che lui tazza da paura e sale sul bancone. Standind Ovation. I like Totti. Mentre la nebbia ci avvolge, it's pollution, man, torniamo a casa. Oggi faccio il turista.

E la nebbia quando cade
tra le braccia della sera
ci fa sentire come dei fantasmi
sopra una corriera.


[Shanghai +125] Rimedi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:17

Quello che so, è che tu sentirai
tutta la rabbia che ho
io sono qui, e tu conti su me

pensa che ridere...
per me che conta soltanto la mia
di solitudineeeeeeeeeee

Il bar ha luci azzurrine e viola. Il corridoio è stretto, poi si allarga, poi si restringe. Buio, fumo, rumore di palle da biliardo. Due suoni assordanti. Uno proviene dal piccolo palco: due ragazze filippine cantano Because The Night. L'altro proviene dal corridoio che porta ai cesui. Da lì si entra in una Ktv. Ci siamo capiti.

Hello my friend. Ci conosciamo? Birra? Uhm si. Oklaaa. Ah belin, ma solo malesiani in questo paese? Hey hai qualcosa contro i malesiani? No no. Ah no perché qui pensano che ancora stiamo nella giungla. Ah no, io no. Ah bene. Grosso, largo, sfatto. Occhi piccoli, mani grandi. Beve cognac. Finisce la canzone. Una delle due al microfono mi dice che sono in ritardo. Eh c'era una partita, abbiamo perso eh...penso tra me e me.

Il malesiano ha voglia di chiacchierare. Passa le dita sul bicchiere, scruta l'orizzonte che arriva, più o meno, fino alla bottiglia di liquore che ha puntato da tempo. I due camerieri sbucciano mele. Me ne offrono un pezzullo. Lo prendo. Chi vespa mangia le mele. Arriva una ventazza fredda dall'ingresso, faccio per spostarmi. In tv Bayern Monaco contro qualcosa. Fa freddo fuori. Ma si può sopportare. Sono gli interni il problema: fa freddo anche lì.

Si chiacchiera tra un bicchiere e l'altro, tra una canzone e l'altra, mentre frotte di giappons entrano, escono, accompagnano, sono accompagnati. Occhi lucidi, capelli bagnati, vestiti stropicciati. Ormoni che si toccano, occhiate che si sfasciano. Non noto nessuno con i fianchi fasciati da un qualsiasi abito di percalle. E si chiacchiera con il malesiano, novello Sandokan di Cina. Si parla di un po' di cose e finalmente si arriva al top, dopo uno sforzo atroce per capire il suo business. Talmente atroce, che non ho capito, sinceramente. Vende. Qualcosa. Forse, vende tutto quanto gli capiti sotto mano. Non è l'unico che conosco a fare questo, da queste parti.

Sto cercando una casa a Beijing perché ho un grosso cliente e devo essere lì per sei mesi, mi dice. Ah si? Si. Ah anche io. Ah. Eh. Per le Olimpiadi, dico. Perfetto. Perfetto cosa? Facciamo un accordo. Eh? La cosa mi ricordava qualcosa. Che accordo? - chiedo. Se mi dai duemila euro l'affittiamo per tutto l'anno e io te la lascio ad agosto e naturalmente, insomma puoi venire quando vuoi, ma a me ad agosto non interessa. Che ne dici? Eh devo pensarci. Eh ok pensaci. Ok. Io vado al cesuo, poi dammi la risposta. Eh belin, pisci per un paio di giorni?

Pensavo fossero stronzate, però, con i cinesi, malesiani, singaporeani, con cui ho avuto a che fare non ho mai visto firmare un contratto in un ufficio. E soprattutto ho capito una cosa: il contratto per loro è solo l'inizio della contrattazione. Ovvero il resto, non è lavoro: è tempo per cambiare le condizioni.

Duemila euro mi sembravano una buona base per partire. Allora sono andato anche io al cesuo, per celebrare il momento con un simpatico parallelo. Una ragazza sciabatta nel corridoio. Uh, mi ferma, trafelata, da dove vieni? Da qui sotto ho la stanza in questo edificio eh...Ma no! Da dove vieni, il paese?! Ah...Idaly Idaly. Uh, io riconosco sempre l'età: scommetto che hai venticinque anni vero? Seeeeeeeee, Bella! Non ho mica vent'anni. Ne ho molti di meno, e questo vuol dire (capirai) responsabilità perciò...

Incrocio Sandokan. Che da uomo di queste parti, la tipa non la prende manco in considerazione. Hai deciso amico? Eh facciamo che ora al cesuo ci vado io e ci pensi tu. Oklaaaaaaaaa.

Torno, affare fatto. Ok dammi il tuo cellulare ci vediamo a Beijing e andiamo a vedere l'appartamento. Uhm si. Puoi fare un sacco di soldi. Ah si. Ehy my friend. Ad agosto lo affitti a tre quattro volte. Ma non sei contento? Si si. Cosa è successo my friend? Niente, è che mi sono morti tutti i cugini poco fa e allora capisci? Una strage, ho buttato il cellulare nel cesso, stavo per spaccare il computer insomma...Ok oklaaaa, ci vediamo a Beijingaaaaaaaa. Sì si.

Ci vediamo a Beijing. Come cazzo ti chiami, Sandokan?

Non è stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo
ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io
che mi son venduto a dio
per non esserti lontano
in un giorno disumano


[Blackswift] Freezer

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:12
Con i tempi consueti, usciamo, con il mio socio, con il nuovo raccontino.

Freezer.

"E perché
sono tutti nervosi (I volti intorno
si fanno gravi). Perché piazze e strade
si vuotano e ognuno torna a casa?".

"E che fa buio e i Barbari non vengono,
e chi arriva di là dalla frontiera
dice che non ce n'è più neppur l'ombra".

"E ora che faremo senza i Barbari?
(Era una soluzione come un'altra,
dopo tutto...)".

Il racconto è qui. :-)


[Shanghai +124] Periferie

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:56

E' giusto che anche le minoranze - ogni tanto - esultino.

"Cassano chiede il sostegno ai tifosi dell'altra squadra di Genova. La Gradinata Nord, invece, non ha bisogno di richieste. Canta. Sempre più degli altri.” (Pinuccio Brenzini)


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