beirut

[Genoa] Cade un'aquila dal cielo

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 11:13

Cau ou mè zuenottu ve porta miga na smangiaxun
che se cuscì fise puriesci anàvene 'n gattixun
Nu ghe n'é nu ghe n'é nu ghe n'é

Si gironzola per Roma, facendo più giri che la merda dei tubi. Con Hellas ci facciamo un giro nel ghetto, salutiamo S. (grazie, grazie), ci prendiamo una piomba notturna e l'indomani, alle 14 circa, siamo già insieme al migliaio di rossoblù in trasferta in coda ai tornelli. Entrare all'Olimpico è sempre una sensazione strana, specie dopo aver superato il Foro Italico, ebbro della sua littoria superbia. Vola un'aquila nel cielo, cantano i nazilazio. Vola vola.

Noi ci scaldiamo, cantiamo e un gruppone di romani genoani porta in curva variegate prelibatezze dolci. Si mangia, si smadonna, si teme una figura di merda. Ogni volta che si va in uno stadio “grande”, la sensazione è quella di sperare in una partita dignitosa, sul campo e ancora di più sugli spalti. Cominciamo bene e i primi venti minuti diamo il bianco, sugli spalti e e in campo. Giochiamo a 4, con Gasperson che torna a ragionare di tattica e piazza Criscito a sinistra e Konko a destra: a turno vanno a francabollare Mauri, uno dei più temuti.

Sulla consueta cappella di Rubinho becchiamo la prima pera e si bestemmia che è un piacere. Poi venti minuti di nulla. Si riparte e Hannibal si inventa una piroetta da circo, l'arbitro ci casca e pareggiamo. Ora: rigore inesistente, fuor di dubbio, ma il Genoa è storicamente in credito di rigori, specie contro la Lazio (negli anni 80 almeno due volte, grazie a un rigore truffaldino, ci hanno catapultato in B, mortacci loro).

Oua scie che ghe semmu, c'è la sensazione del colpaccio. E infatti Marco Borriello la spara di nuovo dentro di testa. Tripudio. Mi faccio tutta la gradinata in discesa, arrivo ai vetri divisori e provo in ogni modo a buttarli giù. Mimmo esulta proprio sotto di me. Gli dico, Juve Merda, gli urlo, lui saluta, sorride. Mimmo è tornato :-)

Si esce allegri, consci di avere beccato tre punti fondamentali e storici: un po' perché contro la Lazio, a Roma, non si vinceva da 49 anni, un po' perché il Grifone zittisce, come già secoli fa, un'aquila arrogante e presuntuosa (e becera, con i soliti buuuh all'indirizzo di Konko), un po' perché si ha la sensazione che i tre punti siano fondamentali per il nostro campionato. I ragazzi sono talmente felici che vengono subito verso la curva, dimenticandosi di quella pagliacciata del terzo tempo: NO AL CALCIO MODERNO.

E ora, salutando Il Grande Massimo Carrera, aspettiamo gli orobici al tempio.


[Genoa] Della partita non ce ne frega un cazzo. Animali in autostrada.

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 12:11

** Un bacio a Hellas e Kortatub, per la gita, la compagnia, la tagliata, i cori e le risate. Gnagnania! E la macchina è dal carrozziere...;-) **

Empoli – Genoa 1-1. Il gioco del calcio, tecnicamente, è piuttosto semplice: bisogna portare il pallone dall'altra parte del campo e ficcarlo in una rete. Questo può essere fatto sia tramite passaggi (lunghi o corti, dalla cui natura discendono tecniche come il “possesso palla” o il “contropiede”) o attraverso dribbling o entrambi. Primo dato: ieri il Genoa non riusciva a fare due passaggi di fila, né lunghi, né corti. E già è uno svantaggio mica male. E nemmeno abbiamo Pelè in squadra. E già è tara storica.

Il gioco del calcio, poi, ha altri fattori determinanti: la tattica. A suo modo artistica, la tattica consiste nella posizione che, teoricamente, per gran parte della partita dovrebbero tenere i calciatori in campo. Il Genoa di ieri ha avuto al riguardo due svantaggi: il primo è che, come dice il mister Gasperini, “non è difficile dire ai giocatori dove devono stare, è che poi si muovono”. La seconda è che la tattica, oltre a riguardare la propria squadra, riguarda anche gli avversari. Da alcune partite il Genoa sembra non sapere come giocano gli avversari. Ne consegue un continuo mutamento tattico dei propri giocatori a partita iniziata. Il che mai, nella storia, porta bene, se non in rare e fortunose occasioni. Una squadra forte, gioca sempre allo stesso modo.

Infine altri due fattori: le emozioni, i sentimenti e il contorno "climatico". Sul primo punto: il calcio è uno dei pochi sport in cui, contemporaneamente, all'unisono, a 11 persone viene la stessa sensazione: il vitello. Ovvero, paura, sfiducia, sensazione di non farcela. In questi casi o hai un leader cui il pallone non brucia nei piedi e si prende responsabilità, oppure devi aspettare un colpo di culo. A noi ieri è successa la seconda cosa (il gol di Masiello!), pur suffragato da un tacco di Lucho Figueroa per il quale non ho parole. Mister, Lucho deve giocare dobono!

Infine le condizioni “ambientali”: ieri a Empoli c'era un freddo assurdo, prima della gara è anche lievemente e rapidamente nevischiato, un vento della madonna che, a un minuto della fine, mi faceva già bestemmiare pensando ai 350 chilometri che avrei dovuto fare al ritorno. In uno stadio con le curve stile subbuteo, freddo, mezzo vuoto. In cui a battere le mani si perdevano le dita. Anche se la corsa dei ragazzi sotto di noi alla fine, è una soddisfazione.

Insomma una partita brutta, timorosa, per certi versi incomprensibile, viatico tremebondo al sabato che ci aspetta. Bolgia in arrivo.

p.s. Ma invece, Marotta, dove cazzo guarda?


[Genova] Storie storie, svagate memorie

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:13

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.

Sentenza sui 25 arrivata. Inutile aggiungere parole prima di una valutazione più approfondita ancora da fare. Mi limito a segnalare altre parole, alcune specifiche, come il comunicato di Supportolegale, altre solo apparentemente lontane nel tempo, nei ricordi, nell'indifferenza. Non è nostalgia, né facile luogo comune. Sono le origini e quell'insana passione che arde in chi prende parte.

«Nacque già molto tempo prima del 30 giugno, settimane prima, e in modo del tutto spontaneo. Quando si diffuse la notizia che a Genova ci sarebbe stato questo congresso fascista, tutte le forze democratiche incominciarono a mobilitarsi. L’organizzazione della protesta non era in mano ad un partito o a un gruppo specifico, per tutta la città si diffondevano
gli inviti a mobilitarsi affinché fosse chiara l’opposizione di tutti alla decisione di tenere qui a Genova il congresso dell’MSI. Noi portuali dopo il lavoro ci fermavamo sempre in piazza Banchi a discutere.
(...) E via via che la data del congresso si avvicinava, il nostro coinvolgimento cresceva e gli incontri in piazza Banchi diventavano il punto di riferimento dell’intera giornata. (...) E spesso partivamo in corteo, con destinazioni che sceglievamo al momento. Ci furono molte scaramucce con la polizia, anche perché noi non sapevamo che si dovesse chiedere l’autorizzazione per fare un corteo, e i poliziotti a volte ci lasciavano passare, a volte volevano impedircelo.
Ma se è vero che ci comportavamo in maniera spontanea e magari ingenua dal punto di vista organizzativo, è altrettanto vero che avevamo, invece, ben chiara la nostra motivazione e il nostro obiettivo: non volevamo che il congresso si tenesse a Genova e avevamo tutte le intenzioni di far sentire la nostra protesta».
E arriviamo alla grande manifestazione del 30 giugno...
«Il 30 giugno era stato proclamato sciopero generale. Siamo scesi tutti in piazza e dopo il comizio è scattata una scintilla. C’era la famosa Celere di Padova, che era considerata una specie di corpo speciale ed era composta da picchiatori, e il loro capitano all’improvviso ha suonato la tromba e sono partiti i primi caroselli. Si è subito aperto un conflitto fortissimo.
Le camionette, lanciate alla massima velocità, ci venivano addosso fin sotto i portici per disperderci (...). I più giovani di noi non sapevano come comportarsi nel caos dei tafferugli, anch’io ero molto confuso e per fortuna (...) un amico del mio quartiere, che era stato un partigiano di montagna, si è preso cura di me e mi suggeriva come muovermi e dove nascondermi. (...) La guerriglia andò avanti fino al tardo pomeriggio e questi caroselli della polizia, che erano partiti alla grande contando sull’effetto sorpresa, piano piano hanno dovuto ridurre la velocità e l’intensità perché erano circondati da ogni parte, finché si sono dovuti fermare del tutto». (da 30 giugno 1960 - La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era, Frilli Editori)

Sono parole di Paride Batini, più volte console della Compagnia Unica dei portuali, ovvero più volte o forse sempre leader dei camalli. Nel 1960 aveva 26 anni e partecipò a tutte le manifestazioni. Uno dei personaggi de La Regina Disadorna di Maurizio Maggiani (scrittore ligure, non genovese...) si chiama Paride, proprio in suo onore, non dell'altro, di Paride.


[Genova] Armenia, Caffa, Barabino

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:10

 
E dopo Alimonda, Tolemaide e piazza Paolo da Novi, altre vie dell'antica Ianua. Tra Piazza Alimonda e via Tolemaide, guarda caso, si proietta, brevemente a dire il vero, via Armenia, giustificando in ampio modo alcune origini armene avvistate tra i genovesi mamalucchi odierni.

I genovesi ebbero ottimi rapporti commerciali con l'Armenia, dove ebbero possedimenti e benefici economici non da poco. Qualcuno parla di colonia, ma il termine potrebbe non essere esatto. Di certo vi fu un trattato, nel 1288, tra Zaccaria, vicario comunale e re Aitone II d'Armenia. Quando i turchi iniziarono a cagare la minchia agli armeni, fino ad arrivare al noto genocidio non ancora ammesso dagli ormai quasi europeissimi turchi, gli armeni furono accolti con grande benevolenza dai genovesi.

Via Caffa è la via dalla quale parte la carica sconsiderata che sfocerà nella tragedia di piazza Alimonda. Ne hanno parlato svariati testi, quando il processo contro i 25 manifestanti ha fatto da lente di ingrandimento su quanto accaduto in piazza Alimonda. Strano, tuttavia, ma non è da escludere che accada nel post sentenza, che per nessuno dei testi tra carabinieri e funzionari di polizia ascoltati in aula, sia stata chiesta la trasmissione degli atti, ovvero una incriminazione per falsa testimonianza. Eppure i video e le foto aiutano a capire meglio quando uno mente o finge di non sapere. Per tornare alla Caffa genovese: fu una della colonie più redditizie per i nobili genovesi, dopo aver siglato vari accordi con gli allora Tartari. Nel 400, secolo orribile per la Superba, di forti contrasti interni (vi furono dogi che durarono come un ghiacciolo nel deserto) Caffa venne perduta. Perla della colonie della Crimea fu anche sede di un arcivscovado. Sti cazzi.

Via Barabino è il luogo nel quale nel luglio 2001 alcuni poliziotti menano alcuni ragazzi. Tra i poliziotti ci sono l'allora capo e vice capo della digos genovese, Spartaco Mortola e Alessandro Perugini (il primo sotto processo per la scuola Diaz e indagato per induzione alla falsa testimonianza insieme al Capo (ex) De Gennaro, nei confronti di Colucci, il secondo imputato per il pestaggio e per le violenze a Bolzaneto). Uno dei picchiatori, De Rosa, sceglie il rito abbreviato e viene condannato a un anno e otto mesi, ma, alcuni giorni fa, la corte d'appello di Genova lo ha assolto.

Carlo Barabino fu l'architetto di Genova, una sorta di precursore di Renzo Piano, da un punto di vista ideale, ma che, al contrario di Piano, non ci ha lasciato cagate come il bigo e la palla di cristallo dei pesci palla nell'area finta dell'ex porto antico, ma qualcosa di più tangibile. Costruì il Carlo Felice (il cui nome andrebbe cambiato, perché omaggio assurdo ad un Savoia, odiati dai genovesi che vi finirono sotto scacco dopo il 1815 e il famigerato congresso di Vienna) e diede un contributo importante alla città. Poiché all'opera prima nel nuovo teatro - sorto nell'allora piazza San Domenico (venne tirato giù un edificio che dava fastidio ai signori De Ferrari e venne costruito il teatro) - vi partecipò Carlo Felice, il teatro ebbe il suo fottuto nome.

Tra l'altro Raffaele De Ferrari (nome della piazza) sparò (per sbaglio, certo) a un popolano, tal Morgavi, originario di Voltaggio, ridente e storico paesino della Valle Scrivia, vicino ai Martiri della Benedicta, allora feudo dei De Ferrari e celebre per le sue acque sulfuree e per un campo di calcio su cui lasciai la tibia. Ma questa, come direbbe Lucarelli :-), è un'altra storia. La piazza su cui si erge il Palazzo Ducale sede nel 2001 dei Grandi Otto, tra l'altro, sfiora e aggancia un altro gustoso aneddoto. Il secondogenito di Raffaele De Ferrari e della scia Brignole Sale, allevato in Francia e su cui puntarono tutto i famigliari, si fece pinzare sulle Barricate della Comune parigina. Ben gli sta. Dopo lo smacco i due sono tornati a Genova a fare opere di bene: da qui la piazza e il nome della duchessa Galliera (la Brignole Sale) al noto ospedale genovese. Fino alla morte della donna, per altro, l'ospedale non ebbe i reparti di maternità e ginecologia (Genova e le sue storie, di Giuseppe Marcenaro, per la precisione, ne racconta un sacco di sucidi e oleosi spetteguless) a ricordo dei due figli, il primo morto, il secondo addirittura rivoluzionario.

 

Sempre Barabino curò la costruzione del palazzo dei De Ferrari, nonché la mitica villetta Di Negro. Barabino collaborò anche alla facciata della Chiesa di San Siro che, contrariamente a quanto si pensi, specie nella terra dei Visconti e degli Sforza, fu vescovo genovese. San Siro venne oltremodo celebrato perché la leggenda lo vuole trionfatore sul Basilisco (nella foto in alto a destra in una delle sue svariate rappresentazioni), super mostro re dei serpenti, "che si narra abbia il potere di uccidere con un sol sguardo diretto negli occhi", raffigurante nient'altro che, nell'immaginario da sempre guerrafondaio cattolico, l'eresia ariana.

Il vento che correva su Genova
soffiava nella mia fisarmonica
nasceva piano la mia musica
e dentro al cuore solitudine
com'ero io, com'ero io

 


[Genova] Alimonda, Tolemaide, Paolo Da Novi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:38

 
Si è tanto parlato di Genova in relazione al g8. Si è parlato di vie, di strade, di piazze. Avrete sentito nominare, o voi non genovesi, nomi, cognomi, santi, dottori, duchi e re. A Palazzo Ducale, ad esempio, in Piazza De Ferrari, ex Piazza San Domenico, stavano i grandi.
Gli altri, centinaia di migliaia, erano tra le vie i cui nomi riecheggiano la Genova antica, stipati tra i monti e gli acquitrini marosi che sigillarono i nomi di tante vie della suburra xeneixe. Via Del Campo, Via del Canneto, Piazza Campetto, insomma un tempo era tutta campagna paludosa, con un fiumiciattolo, pare, a separare la zona dei Banchi (la vecchia Borsa era proprio lì) e il maaaaare.

Pochi sanno, ad esempio, che a Genova visse per un certo periodo Nietszche, preso tra Zarathustra e il mare di Rapallo e le passeggiate dal centro fino al cimitero di Staglieno. Dove abitò lui, cadde tutto. Cadde, venne tirata giù la sua casa, durante la seconda guerra mondiale. Lo specifico per il mio socio. E altri pochi sanno che Stendhal disse che via Balbi (la via che scende da Principe e che molti di voi avranno fatto scesi dal treno alla ricerca di caruggi, focacce e traglia magrebina) era la via più bella del mondo. Uno studioso di Genova chiarisce: lo diceva perché vi abitava una donzella broccolata senza pietà. E quindi via Balbi trasudava, agli occhi di Stendhal, la bellezza sognata in carne e ossa. Vabbè.

Durante il g8 alcune vie e piazze sono diventate celebri, loro malgrado. Piazza Alimonda ad esempio, il luogo dove Carlo Giuliani venne ucciso. Alimonda era un prete, divenuto cardinale e poi arcivescovo di Torino, nel 1883. Dieci anni prima che un medico inglese creasse il Genoa, il 7 settembre 1893. Il nome era Spensley, del dottore dico. Il simbolo il Grifone, in onore della sconfitta inferta all'aquila prussiana. Più curiosa l'origine di un'altra via divenuta celebre, fino ad allora malcagata, come si dice. Via Tolemaide, capitale della Siria. Nel 2001 teatro di una carica a un corteo autorizzato, con spranghe e mazze ferrate. Poi su a ritroso con i carabinieri a menare la gente, fino in Corso Europa. Via Tolemaide: quando tornò ai Cristiani (i genovesi si lanciarono nelle varie crociate spinti da sentimenti vagamente finti, da un punto di vista cattolico, ma piuttosto lungimiranti, in tema di affari marittimi) i genovesi remesciarono allegramente nel torbido. Nel 1291 Tolemaide venne recuperata dai Saraceni, che, peraltro, passarono a Genova intere giornate di sollazzo, dando fiato ai veneziani che iniziarono a prendere per il culo i genovesi “sangue misti”, frutto delle unioni tra genovesi e saraceni conquistadores. Tolemaide nel 1291 venne conquistata in allegria dai saraceni. Nemmeno all'epoca, per dire, si parlò di devastazione e saccheggio.

Interessante la storia anche di Piazza Paolo da Novi, detta anche, precedentemente, Piazza Galera, perché costruita da ex galeotti. Nel 2001 lì, da Corso Buenos Aires, arrivava lo striscione “Smash”. Il popolo genovese nel 500 e rotti si ribellò ai proprio nobili filo francesi du belin e pose come Doge Paolo da Novi, lavoratore della seta, ma personaggio piuttosto agiato economicamente e con un bel cuore di leone. Fece un bel casino, il buon Paolo Da Novi: ruppe le uova nel paniere ai francesi (per troppo tempo i mangia formaggi ci considerarono una loro provincia meridionale) tentò di conquistare Montecarlo, sconfisse i Fieschi che scorrazzavano nel Levante, finanziò Pisa contro i fiorentini. Cosa inaudita, ma a quel tempo le alleanze andavano e venivano. Rimane il fatto che tra le porte di Genova e le strette vie volavano scudisciate anche dalle finestre. Un bell'andare. A questo punto però qualcosa si mosse, tornando a Paolo Da Novi.

Il re di Francia fece vela tra i monti, incazzato come una biscia. Il popolo di Genova affiancò il Doge nella battaglia, ma i nobili locali preferivano i Sarkozy di allora. Così, prima aiutarono i galletti a fregarci, poi fregarono Paolo da Novi in fuga. Lo rinchiusero a Castelletto per un periodo, dopo il quale pensarono bene di tagliargli la testa, in quella che oggi chiamiamo piazza Matteotti.

Parola del giorno: REMENOU es. e cose remenae spussan: le cose ripetute puzzano.

Ho saltato il roveto col mio passo da equilibrista.
Piangevo bacche di sangue, era il rosario dell’ametista,
ridevo di meraviglia, sgranando gli occhi dell’ametista.
Ho comprato una chitarra alla fiera della Maddalena



[Genova] Cose che succedono a Zena

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:27

Stare a Genova ormai è come essere un turista di ritorno. Da Shanghai a Genova, via Milano, un'altra città, voglia di bestemmiare e raccontare. Arrivo in un bar, chiedo un caffè. La commessa sbuffa.

Arriva un altro avventore nel bar, uno che sembra conoscere tutti. Si avvicina alla barra. La cameriera gli chiede, “vuoi qualcosa da bere?”. Lui risponde, “no belin, sono venuto a comprare una fettina”.

Dove sto a Genova è Rivarolo, in una casa all'ultimo piano di un palazzo ben ben alto, con una splendida vista sull'autostrada. Se guardo dalla finestra vedo “Se siete stanchi fermatevi in un'area di servizio”. E' pur sempre un salto di qualità, quando vivevo a Bolzaneto davo i biglietti al casello, direttamente dalla finestra.

L'altra notte non riuscivo a dormire e ho iniziato a sentire delle voci venire dal piano di sotto, dove abita un vecchino con un cazzo di cane che abbaia sempre. Sento ste voci e mi avvicino alla finestra. Guardo l'ora. Sono le due di notte. Mi avvicino di più alla finestra per sentire che succede. Mi concentro e sento la voce di De Andrè, che canta Ma i tuoi larghi occhi, i tuoi larghi occhi chiari anche se non verrai non li scorderò mai.

Da dove abito quando si va in centro, nella casbah, detta anche “centro storico”, ancora oggi diciamo, “andiamo a Genova”. De Ferrari, la piazza più famosa di Genova, si erge su una sorta di altura per chi arriva dalle fogne cittadine. Qualcuno giustamente suggerisce un affascinante retrogusto: Genova sembra costruita attraverso uno scavo che ha ritagliato palazzi alti, che sembrano congiungersi al cielo.

Su piazza De Ferrari, luogo di arrivo di cortei e di festeggiamenti sportivi, nonché piazza mitica dal 1960, un aneddoto sulla taccagneria genovese. Ogni visitatore di Genova sottolineava l'attaccamento ai soldi dei principi, duchi, conti genovese. Uno dei vecchi nobili della famiglia De Ferrari amava, stile Paperone, entrare nella propria cassaforte e rimirare le proprie ricchezze. Fino a quando non chiuse per sbaglio la porta e non ci morì dentro, steso tra soldi e averi.

Parola del giorno: RAVATTO, ovvero ciarpa, miscea, bazzicatura, bazzeccola, doriano.

Sono i genovesi “gli uomini che non si voltano”,
che fuggono dentro la loro stessa città,
illusi da una meta che non sono più capaci di prefigurarsi.


[Genoa] Aristocrazia e raccattapalle

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 11:53

La cosa peggiore per un genoano non è perdere, ci siamo abituati, e non sono neppure le disgrazie, ci siamo abituati. E' vedere entrare in campo la propria maglia con una insolita boriosa, presuntuosa, arrogante e molle attitudine. La famosa unione popolare e aristocratica genuana, sul campo si è sempre tradotta con spazi per il calcio spettacolo, per innaffiare i nasi incipriati delle bagasce ricche in tribuna, sempre supportati però da quel cuore che si accende ad un rapido sguardo verso la Gradinata Nord, per alimentare sogni di gloria di una ex repubblica.

Così come Brera ricordava che l'indole italiana avrebbe potuto ottenere successi con la nazionale solo grazie al Sacro Catenaccio (ed è avvenuto così anche agli ultimi Mondiali), allo stesso modo il Genoa ha ottenuto i suoi massimi successi solo quando alcuni elementi di talento che ogni Luna Nuova Ogni Tanto arrivavano a Genova, erano supportati da grinta, cuore, corsa, legnate sulle gambe avversarie, rancore per una storia andata male, orgoglio popolano, fatto di suburra e cristi e madonne.

Ieri invece è scesa in campo l'anima aristocratica della Città, quella Superba dei Principi che grazie al suo Popolo onorò il 500 come secolo dei genovesi, salvo finire tre secoli dopo al ruolo di lacchè degli odiati Savoia. Ci prendiamo 3 pappine dai cavalieri senesi, acerrimi rivali bancari della sciatta borghesia genovese e il popolo piange ancora. 1-3: forse ieri anche i ragazzi hanno capito come si gioca per salvarsi. E forse anche Sir Gasperson, fiacco ricordo della British Genoa, capirà cosa significa essere allenatore del Genoa Cricket and Football Club, non di una semplica neopromossa.

p.s. Grazie a rozzoblù per il suo report

p.p.s. Un buon 80% della sconfitta di ieri è attribuibile indubitabilmente e "in modo assoluto", come direbbe Scoglio,  ai raccattapalle del Ferraris.



[Genova] You're big in Japan

Dazebao — Inviato da beirut @ 12:11

 

Azione di Solidarietà in Giappone
Supportolegale.org

 


[Precaria] San Precario & Friends

Dazebao — Inviato da beirut @ 12:27

L'arte dell'arrangiarsi è l'anticamera della poesia

VENERDI' 7 DICEMBRE 2007 alle 21.30 al Barrios:
SAN PRECARIO & FRIENDS!

Un free style musicale, letterario e poetico in compagnia di:

Vincenzo Cinaski, Sam Paglia, Folco Orselli, Dave Muldoon, Flavio Pirini, Walter Maffei, Walter Leonardi, Matteo Speroni, Gianmarco Pozzoli, Gianluca de Angelis e molti, molti altri.

Troverai anche altre sorprese, City of Gods e voglia di CospirAzione Precaria.

Vieni a sostenere la tua freepress preferita (in fondo luoghi, numeri, info)

***** *****
Cosa accadrà durante la serata?
Questo non può saperlo nessuno, non perché sia un mistero (come i tanti che hanno attraversato la storia del nostro paese), ma perché quando l’onda sale non resta che cavalcarla....

# Essendo noi inguaribili sognatori pensiamo che una collaborazione fra artisti precari e artisti della sopravvivenza (come lo sono tutti i precari) possa dare luogo ad un cocktail micidiale fatto di creatività, pensiero critico ed emozioni e in grado di unire, come si suol dire, l'utile al dilettevole. D'altronde come più volte ha detto San Precario: l'arte dell'arrangiarsi è l'anticamera della poesia. Mentre la rassegnazione è una noiosa sala d'attesa.
La poesia e la noia, l'anticamera e il tunnel, costituiscono la rosa degli eventi (opposti) attraverso i quali un precario sceglie il proprio futuro.
La serata San Precario & friends è la bussola.

# Per chi invece preferisce la sciorinata spieghiamo in altro modo i concetti sopra esposti
Negli ultimi anni si è sviluppato nella metropoli lombarda un forte movimento contro la precarietà che è stato in grado di imporre linguaggi, immaginari e riferimenti interpretativi da cui poi si è abbeverata l’intera classe politica e sindacale nostrana. Se da un lato Milano rappresenta la culla e la patria del lavoro precario dall’altra questa città produce quei modelli esistenziali, culturali e sociali attraverso i quali la situazione attuale si rende possibile. L’individualismo sfrenato, la fine dei diritti, la proliferazione dei contratti truffa sono diventati “per molti”, grazie ad una potente opera di maquillage, un’opportunità di sviluppo più che una disgrazia collettiva. Per invertire la tendenza molti precari e precarie, dei più svariati ambiti lavorativi, hanno deciso di investire il proprio impegno e la propria attenzione proprio in quei campi – comunicazione, produzioni di simboli, nuovi conflitti, nuovi diritti - in cui sembra essere maggiore il gap che separa la sinistra, il sindacalismo, le idee di solidarietà e di conflitto, da un sociale che, per quanto precarizzato, sembra guardare altrove.

San Precario, la Mayday (il primo maggio precario), Serpica Naro, la madrina dei lavoratori della moda e della conoscenza, City of Gods il free&free press dei giornalisti in via di precarizzazione sono solo alcuni degli esempi di questa produzione.
C’è da aggiungere che per la magistratura, gli arredatori, i costruttori di tunnel e per molta parte della politica la lezione Mayday non è servita a molto. Da qualche anno a questa parte piovono reati di ogni genere che contestano crimini a dir poco fantasiosi e descrivono queste iniziative come incubatrici di terrorismo. La creatività di queste costruzioni teoretiche e processuali alcune volte ci preoccupa, altre ci sorprende ma disgraziatamente ci impegna oltre misura dal punto di vista umano e da quello legale. Ma riderci, male non può fare.

*VENERDI' 7 DICEMBRE* dalle 21.30 AL BARRIO'S
SAN PRECARIO & FRIENDS!
Teatro Barrios
Via Barona angolo via Boffalora
MM Romolo +Bus 76
Bus 74/59
tel. 02 89159255

special thanks to
www.virgolaz.it
powered by City of Gods


[Via Sarpi] 43 cinesi indagati (ancora Basilone Show!)

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:29

Il 12 aprile 2007 in via Sarpi scoppia la buridda tra cinesi e poliziotti italiani. Volano pugni, spintoni, e sale il terrore.

Alcuni quotidiani titoleranno apocalittici: Bandiere Rosse a Milano.

Immagini riprendono poliziotti in borghese vagamente minacciosi, con simpatici guanti neri, cinesi incazzati come iene. Tutto era nato dalla multa ad una donna incinta. Da lì era nata una sorta di incazzatura generale dei cinesi, finita a colpi di razzismo, consueto, e di proclami per togliere dal centro cittadino sti miliardi di cinesi casinisti e taroccatori.

Basilone, non è uno sconosciuto, ahinoi: il pm fu già protagonista delle accuse senza senso relative all'11 marzo. Il ligio e zelante pubblico ministero pare avere, come molti, la spregiudicata preferenza per il potere e gli ordini politici. Sarà contento De Corato.

Risultato: 43 cinesi indagati per adunata sediziosa, interruzione di pubblico servizio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e lesioni volontarie.

Sono curioso di capire le motivazione del Basilone. Tra i 43 c'è anche una donna italiana.


[Genova] Il Gran Visir (avviso chiusura indagini in pdf) e i due servi sciocchi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:48

Era nell'aria da tempo. Si diceva, si sussurrava che la Procura di Genova avesse chiuso le indagini su De Gennaro, Colucci e Mortola, in riferimento all'istigazione alla falsa testimonianza di Colucci, ex questore di Genova.

Per chi non si ricorda: Colucci, ex questore di Genova, arriva in aula per il processo Diaz a raccontare la sua verità. Una verità bizzarra e stralunata, che addossa responsabilità a vari personaggi. Una testimonianza, soprattutto, che ribalta le dichiarazioni già rese in fase di indagini da Colucci. Scatta la falsa testimonianza e si viene a sapere, da intercettazione, che le parole di Colucci sarebbero state sponsorizzate dal “capo”. De Gennaro finisce nel registro degli indagati.

Giovedì partono gli acip, avvisi di chiusura delle indagini preliminari. Una notizia conosciuta ma tenuta ancora in serbo, in attesa che gli avvocati difensori acquisiscano gli atti. Domenica invece Repubblica e Corriere escono con la notizia.

Oggi il Secolo XIX esce con un'altra news: sarebbero stati identificati i ps che via radio si espressero in maniera truce sui manifestanti e sulla morte di Carlo Giuliani.

Ecco l'acip per De Gennaro, Colucci e Mortola.


[Genoa] No al calcio moderno

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:55

Scrivere sul Genoa solo quando si perde. Ultimamente sta diventando un impegno fisso. Con i rossoblù di mezzo è necessario fare opera zen e provare a confermare quanto si pensa sul calcio: giochiamo bene, non facciamo un punto che è uno, ma la fortuna prima o poi girerà. Insomma preferisco perdere giocando bene. Fine della diplomazia.

Ieri Genoa Roma è stata una specie di rito pagano giocato in un cimitero vivente. Se le bandierine dei corner avessero avuto una lucina in cima, l'effetto scenico sarebbe stato ancora più pregnante. Silenzio assoluto, qualche coro che parte dal piloro, quando i ragazzi sembrano spingere e guardare la Nord, sussurrando, “Dai cazzo dateci una mano”. Poi ritorna il silenzio, i fischi e bestemmie, tante. Ma non cantante in coro, non rendono l'idea.

La Nord è ferita e straziata dal vuoto pneumatico di una riflessione che non c'è. Qualcuno canta, qualcuno fischia, qualche coro anti polizia. Qualche mugugno e un'uscita sconsolata: per il risultato e per questo calcio di merda. Con un peso sullo stomaco, che i canti e i riti collettivi di solito riescono ad affievolire. Esci incazzato per il risultato quando è negativo, ma hai la coscienza a posto, ti pare di avere dato tutto. Invece ieri sembrava a tutti di non avere neanche sudato.

No al calcio moderno.


[Genova] Promosso Luperi!

Dazebao — Inviato da beirut @ 20:20

L'è cheita una bagascia in ma...si fa per dire...(tempo addietro a Genova, le prostitute non potevano andare ad esercitare, diciamo, nel porto. Pare per ovvi motivi, quindi la frase indica: stuporone).

E allora andiamo. Giovanni Luperi, ex capo dell'Ucigos, aumma aumma del gran visir dei birri, ex capo, ma saldamente nel gabinetto di Amato, Gianni de Gennaro, insomma Luperi, imputato al processo Diaz è stato promosso. Niente meno che vice capocchia dell'ex Sisde, mica grancazzi.

Ora penso che pochi saranno stupiti di tali cose. La domanda è: la volete ancora quella cazzo di commissione di inchiesta?

Seguiranno news e simpatici ritratti dei personaggi in questione.



[Blackswift] Ecco il mostro dell'autunno

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:30

Ce l'abbiamo fatta.

Siamo spesso da biasimare in questo,

è ben provato che con un'aria devota e un'azione pia

inzuccheriamo lo stesso diavolo.

Autunno

Una nuova newsletter aperiodica per un nuovo mostro, quello dell'autunno. Andiamo al sodo, che è una newsletter di grande urgenza, almeno per noi. Gli eventi narrati, opera di fantasia, speriamo siano un gustoso divertissment sull'evento mediatico settembrino: Garlasco e la sua mostruosità, la mediaticità e le sorelle K, le trasmissioni e l'attenzione della gente, le discussioni e le battute. Decidendo di dedicarci alla fiction finiamo spesso per tentare ribaltamenti quotidiani di vicende annose e di ampio successo mediatico, ma in questo ci teniamo a precisare alcuni aspetti e ritirare fuori, graditamente, ancora una volta un articolo di Carlotto. Forse lui, meglio di noi, riuscirà a spiegarvi perché i delitti passionali in famiglia hanno così successo e perché lo abbiamo voluto tingere di un complottismo, in grado di sradicare minimamente i fatti dalla loro intima e reale vicissitudine. Lo pubblichiamo nel momento in cui, per altro, i delitti di famiglia sono già dimenticati: ora vanno di moda i pirati della strada, ancora più diabolici nei loro fili ideologici (su alcool, droghe, proibizioni, al solito). E allora la doppia citazione in partenza, ce ne regala, immediata un'altra, piuttosto convivente con i fatti da noi narrati.

Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri

che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la

verità, se cercate un colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio.

Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura.

Settembre andiamo è tempo di migrare, di Z.I. Blackswift

Attualità

Nelle brame della mediaticità e dei simboli intinti di ideologia reazionaria segnaliamo alcuni interventi riguardo un tentativo ben più grave della rivisitazione pop (e non popolare) del tentativo di riscrivere a Storia. Alleghiamo alcuni nostri interventi, e non solo nostri, sui processi genovesi e quelli dell'11 marzo, rallegrandoci del fatto che a Genova l 17 novembre per chiedere che 25 persone non diventino i capri espiatori di un pezzo di storia collettiva, non fossimo quattro gatti, ma ottantamila.

Supportolegale: la storia siamo noi

Un commento sulla requisitoria dei pm a Genova

Genova e la storia italiana

La falsa moralità della legge

Interventi su Nazione Indiana circa i processi genovesi

Un print con un riassunto dei processi

Ma non è finita: perché in questi giorni di ferocia la voglia di continuare a costruire un modello di società e di cultura basato sull'odio e sulla voglia di trovare il nemico a noi più vicino è sempre più attuale. Insabbiare, depistare, dipingere la realtà come qualcosa di molto diverso di quello che tragicamente e banalmente è: dal caso Gabriele Sandri al caso di Mailat. Alcuni autori hanno promosso una petizione online che cerchi di dimostrare che in Italia di cervelli e di cuori ce ne sono ancora a sufficienza. Non perdete questa occasione.
Il triangolo nero

A la proachaine.

 



[Esattamente ciò che intendo] Inquietudini

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:06

In attesa di report da e su Genova, una nota a margine.

Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un'altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io. Per creare, mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi.

Ricordavo da qualche parte questo brano. Stamattina ho beccato IL libro e l'ho trovato!

E a culo tutto il resto :-)

Infine: Genova chiama, ma non solo. A breve: racconto di Blackswift e “Tutto il premobilitazione a Genova minuto per minuto”


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