beirut

23 Giu, 2007

[Sarpi - Shanghai +53] Pirateria e Media in Zhōng Guó (prima parte)

Dazebao — Inviato da beirut @ 15:16

***grazie alla connecton audax-socio che mi ha terapizzato a distanza. Per alcuni minuti avevo pensato di aver perso tutto il blog, poi tutto è riappararso inspiegabilmente...:-) ***

Prima parte dei post sulla pirateria e i media in China. Qui c'è l'intro, dove si spiegavano alcune preliminari informazioni. Eravamo arrivati a queste piccole e poche frasi...ovvero che per la gran parte dei cinesi negli anni 80 l'attuale comunicazione era un enorme buco nero....

Questo non valeva per chi, nella scala gerarchica, era al top: nei giorni bui della rivoluzione culturale la moglie di Mao si godeva i film della Disney, mentre le masse venivano educate o rieducate con le opere dei classici (una noia mortale per i cinesi: magari a noi può sembrare esotico o chissà che: ho letto con avidità il Sogno della Camera Rossa, trovandolo fantastico da un punto di vista narrativo e evocativo. I miei amici ancora un po' vomitano quando gliel'ho nominato. E' un classico che si studia a scuola, piace solo alle ragazze. Sarà, l'unica ragazza a cui l'ho chiesto mi ha risposto, Ah si, boh mi pare di aver visto da piccola una specie di fiction su quel libro...).

Allo stesso modo tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90, i quadri di partito si godevano i film stranieri grazie al satellite, mentre la popolazione normale doveva accontentarsi di quanto offriva la CCTV, ovvero la Rai cinese...che vi assicuro è una palla mostruosa, roba che ti rimane tutta la carrozzeria attaccata alla sedia quando ti alzi....

Il primo programma straniero trasmesso dalla televisione cinese fu lo show americano Man from Atlantis, trasmesso nel 1979 (lo stesso anno in cui per la prima volta la CCTV iniziò a trasmettere anche messaggi pubblicitari: in trent'anni hanno fatto quanto in Italia si è fatto in più o meno 50 anni). Alla fine degli anni 90, l'apertura delle porte cinesi da parte di Deng Xiao Ping permise anche l'ingresso - nel nascente mercato dell'enterteinment cinese - di molti prodotti stranieri, sia per le televisioni, sia riguardo musica e videocassette.

L'ingresso nel mercato cinese di prodotti stranieri, almeno all'inizio, fu piuttosto casuale, caotico e bizzarro. Uno dei primi show americani trasmessi fu il banale My Favourite Martian, subito seguito da altre amenità quali Falcon Crest e Hunter (su Hunter anche Qiu Xiaolong in Visto per Shanghai, ne ricorda la popolarità tra il pubblico cinese). Disney fece il suo ingresso nel 1986: quando ero alla Pecking University, dice Moser, ricordo che gli studenti correvano rapidi in camera per guardare i cartoni animati di Topolino. Durante questo periodo l'audience cinese era infinitamente minore rispetto al resto del mondo. Le star musicali a inizio anni 90 erano i Carpenters e John Denver (uno dei primi a ottenere il permesso di cantare in China, avendo anche il privilegio di essere ricevuto da Deng, di cui si dichiarò, “buon amico” e voglio vedere come avrebbe fatto a dire il contrario). Clayderman fu un altro che - appena conosciuto in Europa e Usa - fu protagonista di record di vendite in China. Per non morire di fame la televisione cinese iniziò a procacciare ogni genere di cibo al suo pubblico: Get Smart e Charlies Angels tra la Peking Opera e il film di LiPeng.

Negli anni 90 i programmi tv e i film stranieri divennero parte integrante dei media cinesi. Gli habituè del cinema potevano vedere i film di Schwarzenegger e guardarsi gli highlights della cerimonia di premiazione degli Oscar. Il consumo di prodotti stranieri era però limitato alla televisione o al cinema. Le videocassette avevano ancora un prezzo troppo elevato e la tecnologia VCD non era ancora usata. Per il consumo individuale i problemi rimanevano: ad aprire o chiudere il rubinetto, era il ferreo controllo del Governo.

A metà degli anni 90 tutto cambia, freneticamente e improvvisamente: l'impatto della tecnologia digitale per la China è paragonato da Moser all'esplosione di un'atomica. Ora, questo paragone non mi pare felice, ma l'effetto fu sicuramente quello di una sorta di terra bruciata su tutto: usi, abitudini, costumi, way of life. Per tutta la notte, ogni notte, flussi di cd piratati, software, computer games, divennero disponibili attraverso i sotterranei canali del mercato nero, che fin da subito intuì le possibilità di arricchimento. D'altronde la China si era aperta al mercato, perché qualcuno doveva rimanerne escluso?

L'effetto non fu solo un'improvvisa apertura dei rubinetti, a discapito del Governo controllore: la China si trovò di fronte a uno tsunami di memes, i memi (un'unità auto-propagantesi di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica) e prodotti intellettuali stranieri. Da Windows a Jane Fonda, da Mozart ai Megadeth, da Bambi a Basic Instinct. I prodotti piratati dei film si cominciarono a poter comprare il giorno stesso della loro uscita nei paesi stranieri, rendendo i cinesi immediatamente connessi ai nuovi trends. E se un film è già in dvd, oggi, mi dicono i miei amici, perché comprarlo? Lo scarichiamo!

Soldi e fame di conoscenza, di divertimento: la China che usciva rotta nella sua socialità e senso di appartenenza a valori condivisi dalla Rivoluzione Culturale, svuotata di significato e di anima, cerca va così nuova linfa, altrove, non nella propria storia, ma negli immaginari occidentali. Uno scheletro alla disperata ricerca di carne, non importa di quale qualità. In aggiunta ai bootleg apparve in China il fenomeno dei dakou (cd caratterizzati da un foro, nient'altro che un overstock delle grandi case di produzione, che arrivavano in China principalmente da Hong Kong e Taiwan), un vero e proprio volano per la cultura underground cinese.

Giunti in China per essere riciclati, i dakou trovarono un immenso e desideroso mercato nero ad accoglierli, diventando il fulcro delle campionature per unire mainstream a qualcosa di esoterico, di diverso, di “artistico”. I dakou divennero la linfa delle scene rock e avanguardiste cinesi. E sinceramente, mille volte meglio i dischi bucati che il karaoke posticcio di oggi. Ai cinesi piace cantare, da sempre.

Sui dakou, una storia interessante. Uno dei commenti all'articolo tradotto, racconta le vicende di uno studente la cui mamma era membro del Cultural Bureau of China. L'organo che quotidianamente requisiva i dakou affinché non corrompessero lo spirito dei giovani cinesi (in un film Diciassette anni, tanto per capire, la scena iniziale è in una scuola: flusso di persone e dall'altoparlante parole come “ricordate che non è bene portare capelli lunghi, pantaloni a zampa di elefante, barba, ecc.”). Lo scopo era distruggerli, ma il figlio della politica in realtà ne conservò parecchi e diventò una sorta di guru musicale per l'intera classe: fu il primo a suonare la chitarra e tirare su una band!

Ma sapere dove andare
è come sapere cosa dire
come sapere dove mettere le mani

(segue)

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