beirut

29 Giu, 2007

[Sarpi - Shanghai +70] Luna e Quartiere

上海 shngh dintorni — Inviato da beirut @ 16:05

Sono breve. Stanchezza e ricordi e non ci si annoia mai, ma l'anima vagula e blandula. Ho cambiato la mia China, la mia Shanghai ha cambiato occhi nei miei. La stringevo a un certo punto, ne sentivo l'odore, mentre l'altra strisciava lorda tra altre labbra. Avevo imparato le piccole consuetudini, le chiacchiere al mercato, gli sguardi d'intesa, quando l'intesa chissà, ognuno pensa qualcosa di diverso dall'altro. Nella mia Shanghai bestemmiavo contro clacson e auto e moto, odiavo gli sguardi. Qui in questa nuova città, hanno vietato i clacson. Non piacciono a quelli come me. Dall'oggi al domani, è partita la moda di fare i doppi fari. Nessuno usa più il clacson.

Oscar Wilde disse, sul letto di morte, che stava morendo al di sopra delle sue possibilità. Piano piano, da oggi, Shanghai muore sotto i miei occhi, ben al di sopra delle sue reali possibilità di incantare con la sua frenetica e irripetibile foga. Ho cambiato casa, umore e quartiere. Sono nella Shanghai del tutto il giorno in giro, del nostro popolo, quello italiano, è intraprendente e fiero.

La Shanghai che si mostra in tutta la sua finta ironia occidentale, accompagnata da stridule risate degli uomini d'affari cinesi, che si stampano il biglietto da visita su una banconota da un milione di dollari indicandosi come President and Owner. Unici al mondo. A comprarsi tre macchine del cavallino italiota via telefono. Perché hanno un sacco di soldi ma vivono in città in cui il negozio non c'è.

E allora chiacchiere. Ristoranti puliti, pochi che sputano, vestiti che si attaccano e cazzo un conto è se ti si attacca una maglietta un conto, insomma. Sono scomodo. Sto scomodo. Nodi che non si sanno fare, parole parole da buttare. E stanotte forse dormirò, nel morbido e inutile materasso. La China è anche questa: la odi e poi la rimpiangi. Per due mesi ho pregato di trovare, come qualcuno mi leggesse nel pensiero, qualcosa nel frigo. Stasera che ho tutto, non ho sete.

E allora voglio ricordarmi, che ormai siamo agli sgoccioli di questo lungo chinao, la Shanghai dei miei occhi, che chissà che occhi avrà domani. Non la vedrò, i miei occhi si prepareranno ad affrontare altri occhi. E questi forse si terranno per sè quello che hanno visto. In China si piange due volte, dicono, quando arrivi e quando te ne vai. Io direi tre. Quando arrivi, quando te ne vai e quando cambi casa.

 

 E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,

Ne sarebbe valsa la pena,

Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,

Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento

E questo, e tante altre cose?

E' impossibile dire ciò che intendo!

Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo: Ne sarebbe valsa la pena

Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle,
E volgendosi verso la finestra, dicesse:

« Non è per niente questo,

Non è per niente questo che volevo dire».

 


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