beirut

18 Lug, 2007

[Sarpi - Shanghai - Sarpi] L'anno della morte di G.A.

Old Stuff — Inviato da beirut @ 11:05

Si chiama così perché Julius Cesar Abbadie è stato uno dei più straordinari giocatori del Genoa. Un simbolo, non solo calcistico, ma di stile, di passione, di genuanità. Uruguagio, nato il 7 settembre, proprio come il Genoa, 1930. Funambolico, assistman, piuttosto che finalizzatore, era soprannominato El Pardo. In China si è messo in testa di diventare il mio alter ego e ora addirittura ci ha preso gusto...con il mainstream e gli articoli di opinione. Hey niyaoshenma?  E' il mio Ricardo Reis: riservato e scontroso, mugugnone e puntiglioso e vagamente vago (viaggiatore viaggiante) nel dimostrare conoscenza, con quel senso del furto di parole e aneddoti che mi piace. Prendi pure dal blog eh, non importa se bianco o nero... E' l'anno della sua morte, anche se lui non ci crede...

Prima dell'articolo un simpatico e utile link: il Nuovo Statuto dei Lavoratori Cinesi, approvato il 29 giugno. In inglese, in pdf. Per gli appassionati, davvero. E' qui: LAW OF THE PEOPLE’S REPUBLIC OF CHINA ON EMPLOYMENT CONTRACT

La Cina s'adegua: a morte aguzzino di operai
Dopo il manager dei farmaci finti tocca a un guardiano killer: diritti umani, ma col plotone d'esecuzione

Giulio Abbadie

Zhao Yangbin è stato condannato a morte. Zhao Yangbin è l'ex custode di una fabbrica di mattoni a Hongtong, provincia dello Shanxi, «a ovest delle montagne». Nella fabbrica era da tempo in corso un vero e proprio regime schiavista, in cui i lavoratori venivano picchiati, privati dei più elementari diritti e addirittura uccisi. Zhao Yangbin ha ucciso uno dei lavoratori, a bastonate, perché lavorava troppo piano, si sarebbe giustificato. Era il suo lavoro. Il tribunale intermedio del Popolo di Linfen, una delle città più inquinate della Cina, lo ha condannato a morte. La decisione arriva solo pochi giorni dopo l'esecuzione dell'ex uomo qualità cinese, Zheng Xiaoyu, e dopo che sulle colonne del People's Daily è comparso un commento dal titolo «solo la pena di morte può estinguere un crimine così immenso», chiosato con un osanna per i metodi efficentisti della giustizia cinese, «Possa il Partito trarre insegnamento dagli esempi negativi».

Quello che la Corte di Lenfen ha appurato, non risulta nuovo nelle cronache cinesi: le vittime, anche bambini tra i sette ed i quindici anni, venivano costrette a lavorare fino a 16 ore al giorno, picchiate in caso di mancato impegno. Vivevano in baracche senza cucine e senza bagni, controllate a vista dalle guardie private dei proprietari e da cani feroci. Lividi, ferite, perfino la pelle bruciata dai mattoni incandescenti appena usciti dalle fornaci, che i poveri cristi venivano costretti a trasportare. In totale gli schiavi liberati nello Shanxi e nella provincia dell'Henan sarebbero un migliaio.

La decisione di condannare a morte Zhao Yangbin, insieme a 28 altre pene detentive, dai due anni all'ergastolo, per i responsabili delle condizioni di lavoro della fabbrica, pone ancora una volta la Cina al centro dei dibattiti internazionali. La solerte decisione del tribunale intermedio apre una breccia su alcuni nervi scoperti della società cinese. Innanzitutto i rapporti con il resto del mondo e l'ansia di redimere all'interno il rischio di instabilità sociale. La necessità di assicurare l'estero sulla propria intransigenza nei confronti dei temi dei diritti sul lavoro è ormai una priorità del governo cinese, specie se si parla di lavoro minorile, sfruttamento, condizioni di lavoro inumane: dopo il recente scandalo portato alla luce dal rapporto di Playfair Alliance - secondo il quale a fabbricare le mascotte delle venture Olimpiadi di Pechino sarebbero per lo più bambini - la Cina ha la necessità di fare chiarezza sui propri impegni con il mondo che la sta a guardare. E di ergersi a rapido e immediato giustiziere utilizzando la stessa moneta, la pena di morte, usata anche dagli odiati amati Usa.

Dal punto di vista interno riecheggiano le parole di Deng, «Non importa se il gatto è bianco o nero, ciò che conta è che acchiappi i topi». E allora la pena di morte, subito lanciata sui media e poi destinata a sparire dalle notizie, sostituita dai tripudi per lo stock market o per la nazionalistica vittoria che ha visto la chiusura di Starbucks nella città proibita (ma rimangono le targhe fuori dalle stanze, con i ringraziamenti all'American Express), diventa un deterrente anche all'interno. Laddove non arriva la giustizia, più volte sono gli stessi cinesi a cercarla, in una forma che spesso viene negata agli occhi occidentali. Sono i cosiddetti «mass incidents». A Maggio, a Gurao, un villaggio vicino a Shantou, provincia di Guandong (sudest cinese) i contadini del luogo hanno scoperto la corruzione di alcuni funzionari di partito locale. Hanno attaccato le loro case e i loro uffici. A Zhengzhou, di fronte del comportamento violento di alcuni poliziotti è partito un vero e proprio scontro tra studenti accorsi e polizia locale, stile via Sarpi a Milano di qualche tempo fa.

Questi eventi corrono sul filo di blog, siti o, alcune volte, come nel caso della contestazione contro la costruzione di una fabbrica chimica, via sms. Il Grande Firewall cinese spesso non riesce a stare dietro ai diversi mirror che i bloggers cinesi, un'infinità, mettono in piedi di volta in volta. Questa contraddizione che anima il desiderio di controllo totale, a fronte di canali attraverso i quali l'opinione pubblica cinese ottiene spesso risultati straordinari, è replicato anche nella vicenda dei lavoratori schiavi. Sono stati infatti i genitori di 400 ragazzi - spariti in circostanze poche chiare nella provincia - a pubblicare su un sito cinese una lettera nella quale accusavano la polizia e le autorità dell'Henan e dello Shanxi di aver ignorato il dramma. Le denunce precedenti alla pubblicazione della lettera non avevano avuto alcun effetto. Internet fha costituito la svolta: anche altri siti riproposero la lettera. A quel punto anche il People's Daily ne ha dovuto dare notizia e fare partire le brusche, ma efficaci, manovre della propria polizia. Che ha acchiappato il topo.


Commenti

  1. LIN PIAO oh! hanno riabilitato lin piao, questo si che merita un post, dai dai, parlaci di lui, che si diceva in china del compagno lin??

    Inviato da ajorn — 18 Lug 2007, 15:34


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