beirut

21 Ago, 2007

Da Spagna a Raciti verso l'ultimo stadio

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 05:04

«Nessuno petarda, nessuno fumogena, nessuno coltella, nessuno bandiera. Nessuno allo stadio», cantavano Elio e le Storie Tese nel 1994. L'ironia potrebbe finire qui. Dal 1995 al 2007 sono passati 12 anni, vari decreti legge anti violenza, molti soldi, miliardi di parole, ogni volta uguali. Da «Spagna» all'ispettore Raciti, il tempo ha anche constatato la sconfitta di idee da parte del mondo ultras e la vittoria del calcio moderno. Come tra due guerre, gli equilibri sono cambiati, la socialità si è involuta, il «territorio stadio» sarà in ordine e disciplinato. Non è cambiato niente, è cambiato tutto.

I milanisti non andranno a Genova. Atmosfera troppo calda. Troppa voglia di vendetta. Di visibilità. Troppo alto il rischio. Razionalmente e tatticamente, la soluzione più ovvia. Inquadrata in 12 anni di tripudio di neocalcio, decisamente meno. Niente accade per caso, specie dopo una nuova legge speciale. Quali milanisti, c'è da chiedersi allora, non andranno a Marassi? A quali altri tifosi verrà proibito prossimamente? Il futuro potrebbe riservarci uno stadio dove solo benpensanti (ricchi) e composti tifosi (ricchi) potranno sedersi sulle poltroncine (comode), chiacchierando amabilmente della pistola dello steward (grosso), usata solo sporadicamente per mandare via qualche tifoso (violento), che si è alzato in piedi a urlare vaffanculo al proprio centravanti che si è mangiato un gol, cosa sgradita e vietata. Gli altri tifosi (ricchi) infatti, come in un reality sapranno già il risultato finale: lo stadio diventerà come un cinema.
29 gennaio 1995. Per chi c'era e per chi non c'era le immagini nella memoria sono le stesse: i giocatori di Genoa e Milan sono fermi al centro del campo, Torrente, capitano rossoblù, si avvicina alla Nord. Parla con i tifosi. Si è appena saputo che Vincenzo Spagnolo, accoltellato fuori dallo stadio prima dell'inizio della partita, è morto. Dalla Nord, la gradinata dei tifosi rossoblù, si alza l'idrante che spara acqua e si crea il vuoto. «Fuori, fuori», si sente urlare. Infine il coro, «Assassini». Erano passati 38 minuti dall'inizio del match, la partita è sospesa. I tifosi del Milan usciranno dallo stadio di notte, dopo ore e ore di scontri sotto il settore ospiti tra genoani e forze dell'ordine a impedire l'imbocco fatale in curva. Simone Barbaglia verrà arrestato come autore del delitto. «Potevo continuare a scappare col mio coltello verso la curva sud, oppure fermarmi vicino a Carlo e tirare nuovamente fuori il coltello. L'idea di farmi vedere da Carlo scappare e di dimostrargli che non avevo abbastanza coraggio per imitarlo mi era insopportabile, sarebbe stato umiliante per me». E' Barbaglia che racconta il tragico episodio ai giudici. Carlo è Carlo Giacominelli, detto «il chirurgo» per la sua abilità con il coltello e fondatore delle Brigate 2, dichiaratosi «leghista» alla Corte.
Il mondo ultrà reagisce: su iniziativa di genoani e doriani, a Genova si incontrano quasi tutti i rappresentanti dei gruppi italiani. E' comunque un segno, un'operazione che non è riuscita dopo la morte di Raciti. Nel 1995 c'è una battaglia da fare - dopo la legge 401 del dicembre 89, prodromo del Daspo - che sa di conservatorismo (la vicenda di Barbaglia viene anche inquadrata nella perdita di legittimità dei gruppi ultrà storici a fronte di gruppetti senza storia e senza regole), ma proiettata sulla volontà di stabilire nuovi assetti ed equilibri. Come ogni battaglia sospesa tra passato e futuro, senza una strategia ben delineata, l'evento è anche un grido di allarme: non è solo l'ultrà ad essere vittima di atomizzazione sociale e mancanza di spinta etica all'aggregazione.
«Basta lame basta infami», è il motto che scaturisce dall'happening. Ma il tempo sembra scorrere senza colpi di coda degni di nota. A fare da padroni sono le leggi che inaspriscono le pene, mentre aumentano gli scontri tra tifosi e forze dell'ordine. Nel 2002 un altro colpo: diventa possibile l'arresto degli ultras nelle 36 ore successive ai fatti di violenza, anche sulla base di filmati tv o fotografie, presto allargato anche al di fuori del mondo sportivo. Nel febbraio 2007 ancora un morto. Questa volta a morire è un poliziotto. La cosa è considerata più grave. Nuova legge speciale, nuovi proclami, stadi chiusi per diverse domeniche, quello di Catania fino alla fine del campionato. Dopo l'estate tutto sembrava tornato alla normalità, le notturne, le esigenze delle pay tv. Ma ecco subito una partita a rischio, impossibile da gestire pare. Le cose cambiano solo per i tifosi e del resto, anche un precedente così importante, si farà presto a dimenticarlo.

(fonte: Il Manifesto) 



Commenti


Aggiungi un commento


authimage






Powered by LifeType