[Sarpi - Shanghai +93] Alla ricerca dell'Olympic pig ((1))
A parte che stamattina ho avuto l'incontro stile mezzogiorno di fuoco con la tipa che “gestisce” i bagni dell'ufficio. Ci siamo guardati, mi ha riconosciuto e mi ha fatto segno alla testa, toccandosi i capelli, ohhhh ti sono cresciuti e poi mi ha fatto un grande Ni hao aggiungendo qualcosa stile, sarai mica di nuovo qui con i tuoi cazzo di saponi? Io l'ho rassicurata con lo sguardo e avrei voluto farle i complimenti per la novella designazione a Model Unit. Per i tre nuovi cessi, eccetera. Tranquilla ho rinunciato al sapone, compagna, le ho detto con lo sguardo. Ma non è di questo che voglio parlare.
La propaganda borghese, infatti, si serve di ogni mezzo e allora ho deciso, insieme al prode Ly, di fare chiarezza una volta per tutte. Ci aiuteranno, forse, alcuni compagni di viaggio, affinché il mistero non sia più tale. Abbiamo poco tempo, una decina di giorni, perché poi i maiali saranno trasferiti e insomma sarà molto difficile trovarli. Più di adesso. E poi io torno in Italia.
Stiamo parlando dei “maiali olimpici”.
Gli antefatti: la stampa occidentale tutta, spioni che non sono altro, e i soliti blog verdi, bio, zio, eccetera, l'hanno sparata grossa: in China si alleverebbero maiali trattati in modo ultra naturale, da dare in pasto agli atleti cinesi in vista delle prossime Olimpiadi, per nascondere l'uso di eventuali sostanze dopanti da parte dei campioncini cinesi, assetati di miliardi di miliardi di medaglie d'oro. Almeno una più dei giapponesi è d'obbligo, mentre il sogno proibito è superare gli yankee. I maiali, e questo è confermato dalla stampa cinese, sono dislocati in dieci luoghi diversi, e they are doing two hours of outdoor exercise every day in their secret homes, dice il Beijing Times, riporta lo Shanghai Daily. La cosa si fa interessante. Ieri ne ho parlato con Ly.
Lui, al solito, si deconcentra e mi porta su sentieri impervi. Ieri sera si è fissato nello spiegarmi che nel mese in cui non sono stato in China i prezzi sono aumentati, proprio per via del maiale. Per non si capisce bene quale cazzo di motivo, il maiale e le diatribe tra allevatori e non so chi, hanno portato il Governo ad aumentare alcuni prezzi, prima, poi tutti gli altri dopo. Io non ho capito, ma appena letta la notizia l'ho informato.
Ecco, ha esclamato, gli atleti mangeranno cibo bio, a noi la solita merda. Si, gli ho risposto, andiamo in cerca di sti maiali, ne rapiamo uno e lo portiamo a pascolare in piazza del Popolo a Shanghai? gli ho chiesto. Perché no, mi ha risposto.
Ha anche aggiunto, Secondo me da anni ci sono degli ormoni del cazzo nel nostro cibo, ci stanno crescendo i peli, cose mai viste. Una ragazza ci è passata vicina. Guarda, ha i baffi. Ho dovuto circoscrivere l'argomento, limitarlo e poi non riuscivo a girare la testa per guardare la tipa, che il mio collo è ancora bloccato. Dobbiamo trovare i maiali! ho esclamato, lascia perdere i peli. Certo, ho pensato, allora perché prendere per il culo gli occidentali? Noi avremo i peli e il naso grosso, ma voi? Vabbè, i cinesi sono privi di sentimenti, almeno per la mia esperienza, non hanno la dote della curiosità spiccia se non ha un immediato tornaconto utilitario. Mi viene in mente un libro, La Regina di Shanghai, in cui una ragazza dice, Voglio fare l'amore all'occidentale. Ovvero?, le chiede la sua amica, Mettendoci sentimento, le risponde la ragazza.
E allora ho capito che dovevo scatenare il bieco nazionalismo per conquistare Ly alla causa.
Lo sai, gli ho detto, che pare che questi maiali siano bio- allevati così i vostri campioni potranno doparsi? Questo è quello che si dice dalle parti dei nasi lunghi, aggiungo. Lui mi guarda, si accende una sigaretta, sbuffa. Tu sei una spia mi sa! mi dice subito, girandosi sulla sedia. La porta dell'ufficio era aperta, cominciava ad arrivare il calore dal corridoio, preso direttamente dalla finestra aperta. Di sera inizia sempre a soffiare una ventazza calda allucinante. 42 gradi. Vado a chiudere la porta. No, ho risposto. Allora si può fare, mi ha detto. Bene, penso, e mi siedo di fronte a lui accendendomi anche io una sigaretta. Siamo soli in ufficio, o almeno penso, e quando siamo soli sfumazziamo, facciamo casino, poi mettiamo tutto a posto.
Da dove partiamo? E lui, Secondo te? E io, Io partirei da un ristorante. Uhm, mi ha risposto, di Shanghai? Si, gli ho detto. Perché, mi ha chiesto. Perché magari sentiamo cosa dice la gente, cerchiamo un'imbeccata, capisci?
Ma perché, mi ha detto, invece di guardare e leggere detective story, non ti guardi tipo Transformer? Si vabbè, gli ho replicato, quindi? E lui, Senti fa caldo, troppo caldo, chiamiamo il cibo e facciamocelo portare in ufficio. Io, E la ricerca? Lui, Ordiniamo maiale e cerchiamo di capirne la provenienza. E poi? L'ho incalzato. E poi tu cosa vuoi fare? mi ha chiesto. Andarmene a dormire, gli ho risposto. Anche io. Ok allora cominciamo domani la ricerca. Va bene, anzi, mi ha detto, potremmo chiedere a T. lui ne sa di maiali. E chi è? Gli ho chiesto. Come chi è, lavora qui! Mi fa lui. Ah è vero, invitiamolo. Invitiamolo.
T. è un ragazzo tranquillo, sta zitto tutto il giorno, capisce un po' di inglese, ma non lo parla. Non parla in generale. Era in ufficio e manco me ne ero accorto. I cinesi sono insonorizzati, quando vogliono. E' comunque lui, dopo dieci minuti zitto a rimestare nella sua zuppa, a darci la terribile notizia: esistono, dice, dei maiali con le orecchie blu, un disastro genetico. Ne hanno ammazzato un sacco, per questo sono cresciuti i prezzi. Il caso si complica. Mentre mi bevo rumorosamente il mio malatang, un intruglio caldo e piccante inserito in un sacchetto, appoggiato in una vaschetta, guardo T., poi la salsicciccietta che naviga nel brodo. Non c'erano segni di blu. Succhio il brodo e il sacchettino mi si appiccica alle labbra. Ok andiamocece.
Torno a casa e vorrei evaporare in una nuvola rossa. Ho perso il tramonto: il sole a Shanghai sparisce senza lasciare titoli di coda. Si è alzato un vento caldo che sa di monsone, mentre le mie mani si appoggiano nelle tasche. Xi man is walking. Torno in camera mia. Freddo asciutto, come solo l'aria condizionata sa fare. Sono di nuovo in China, ho una buona vista da qui. L'azzurro scuro sparisce, le nuvole salgono e scendono e inizia a piovere. Torno giù, la pioggia del resto non mi ha mai fatto male.
-- segue --
My
room is cold
it’s makin me insane
i’ve been waitin here so
long
but now the moment seems to‘ve come
i see the dark
clouds comin up again
runnin
through the monsoon
beyond the world
to the end of time
where
the rain won’t hurt
