[Sarpi - Shanghai +104] Il campione e la bambina
La
Cina festeggia l'oro di Liu Xian ai mondiali di Osaka e manda in
orbita Zhang Humin, maratoneta di 8 anni
Giulio Abbadie (sempre lui!)
Liu Xian è nato nella cosmopolita Shanghai nel 1983, Zhang Humin ha 8 anni ed è nata nella provincia più meridionale della Cina. Lui sarà obbligato a vincere a Pechino, nel 2008, lei dovrà aspettare almeno il 2016. Lui è considerato «il marito ideale» dalle cinesi, lei potrebbe diventare «la figlia dei sogni» di ogni famiglia. Lui è un campione con un palmares mica male (oro alle Olimpiadi di Atene 2004, argento ai Mondiali di Helsinki 2005, bronzo ai Mondiali di Parigi 2003), lei una bambina che ha compiuto un'impresa straordinaria, ma controversa. Entrambi questo agosto hanno disegnato la cartolina che preannuncia le prossime Olimpiadi a Pechino: Liu Xian ha vinto ieri la gara dei 110 metri a ostacoli ai mondiali di Osaka ed è l'idolo di un intero paese, nonché di Zhang Huimin, che domenica scorsa ha concluso a Pechino una maratona di 3558 chilometri, percorsi in 55 giorni.
Liu Xian è uno dei prossimi obbligati a vincere in casa, quando correrà insieme al miliardo e passa di suoi connazionali: la pressione, per lui, è dei media, del Governo, dei sogni sportivi di un popolo. Zhang Huimin, alta come un bicchiere di latte (ne va pazza, è la prima cosa che ha chiesto arrivata a Pechino) e leggera come le nuvole di drago (che in Cina non ci sono), è stata celebrata su ogni quotidiano, sito internet, servizio televisivo e fotografata mentre corre, mentre beve in una pausa, mentre fa stretching sulla Grande Muraglia, e soprattutto mentre tira le orecchie al padre, la sua personale forma di pressione per quasi due mesi. Quest'ultimo, allevatore di maiali o pescivendolo, ognuno dice la sua, nonché ex maratoneta, un giorno è uscito a farsi la sua corsetta e si è visto arrivare la figlia, che a soli quattro anni ha mulinato le piccole gambe senza interrompersi per un'ora e mezzo circa. Un dono dal cielo, un talento da usare, una storia memorabile, un'impresa patriottica e parole che ricordano il passato glorioso, lunghe marce, eroismo solitario, coraggio, sacrificio, Grande Cina. Tutti termini che ai cinesi destano ancora sentimenti profondi, rispetto e soprattutto popolarità, specie nel luogo dal quale sono partiti, a sud del mare, come è chiamata la provincia più piccola della Cina, Hainan, isola attira turisti che si specchia in uno dei motori dell'economia cinese, il Guangdong.
C'è da chiedersi quanti contadini
nelle zone rurali proveranno a fare correre la propria figlia:
qualcuno forse maledirà meno la nascita di una bambina, nella
speranza che questa un giorno inizi a correre verso trionfi olimpici.
E soprattutto la confronterà con eventuali fratelli, visto che
l'undicenne fratello di Zhang Huimin al padre avrebbe detto, «no
grazie, io non corro».
L'impresa ha destato polemiche. I
cinesi al riguardo si limitano a sorridere e a dividersi senza
accalorarsi troppo, solo se sollecitati. «Se sa correre, che
corra», sussurra la signora che vende dumpling. Lei da parte
sua si porta ogni giorno il baracchino sulla schiena, che piova o che
faccia caldo, e deve farlo di buona lena per prendere posto nella via
ed evitare incidenti con gli spericolati taxisti. «Anche la
Cina ha la sua Follest Gump», sorride il ragazzetto di una
catena di caffè acquosi della città. «Il padre è
un frustrato, l'ha anche picchiata», va giù dura la
white collar degli uffici del City Center, più in linea con le
critiche piovute dal mondo occidentale. «Pazzo e ridicolo -
insorgono i membri delle BBS on line dei principali siti di
informazione cinese - con quella cazzo di bicicletta elettrica è
facile farsi bello, mentre la bambina si rovina il fisico e la salute
per un'impresa inutile», dopo aver avuto la tosse ed essersi
anche sottoposta a controlli medici, una volta giunta a Guangzhou.
Lì il padre avrebbe fatto appello, a suo modo di dire, al coraggio della bambina, invitandola a non fermarsi fino a traguardo raggiunto. La piccola Zhang Huimin e il campione Liu Xian hanno anche alcune differenze: lei ha firmato un contratto con una casa produttrice di scarpe (in 55 giorni ne ha cambiate 20) per 2000 dollari, lui, recluso a Shanghai, dove pare esca di casa solo per andarsi ad allenare, ha rifiutato ogni contratto con gli sponsor dopo la vittoria ad Atene. «Non ne posso più di girare spot - ha fatto sapere - perché non voglio fare l'attore». Pare, ancora, che frotte di manager vivano accampati sotto casa sua in attesa di una sua firma risolutiva su qualche contratto.
Per entrambi ora qualcosa cambierà: Liu Xian, dopo la vittoria di ieri, avrà un peso e una certezza in più e tu Zhang Huimin, ora sei arrivata. Riposati un po' xiao lu, piccolo cerbiatto cinese.

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Inviato da SEX — 07 Ott 2008, 05:19