beirut

11 Dic, 2007

[Genova] Cose che succedono a Zena

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:27

Stare a Genova ormai è come essere un turista di ritorno. Da Shanghai a Genova, via Milano, un'altra città, voglia di bestemmiare e raccontare. Arrivo in un bar, chiedo un caffè. La commessa sbuffa.

Arriva un altro avventore nel bar, uno che sembra conoscere tutti. Si avvicina alla barra. La cameriera gli chiede, “vuoi qualcosa da bere?”. Lui risponde, “no belin, sono venuto a comprare una fettina”.

Dove sto a Genova è Rivarolo, in una casa all'ultimo piano di un palazzo ben ben alto, con una splendida vista sull'autostrada. Se guardo dalla finestra vedo “Se siete stanchi fermatevi in un'area di servizio”. E' pur sempre un salto di qualità, quando vivevo a Bolzaneto davo i biglietti al casello, direttamente dalla finestra.

L'altra notte non riuscivo a dormire e ho iniziato a sentire delle voci venire dal piano di sotto, dove abita un vecchino con un cazzo di cane che abbaia sempre. Sento ste voci e mi avvicino alla finestra. Guardo l'ora. Sono le due di notte. Mi avvicino di più alla finestra per sentire che succede. Mi concentro e sento la voce di De Andrè, che canta Ma i tuoi larghi occhi, i tuoi larghi occhi chiari anche se non verrai non li scorderò mai.

Da dove abito quando si va in centro, nella casbah, detta anche “centro storico”, ancora oggi diciamo, “andiamo a Genova”. De Ferrari, la piazza più famosa di Genova, si erge su una sorta di altura per chi arriva dalle fogne cittadine. Qualcuno giustamente suggerisce un affascinante retrogusto: Genova sembra costruita attraverso uno scavo che ha ritagliato palazzi alti, che sembrano congiungersi al cielo.

Su piazza De Ferrari, luogo di arrivo di cortei e di festeggiamenti sportivi, nonché piazza mitica dal 1960, un aneddoto sulla taccagneria genovese. Ogni visitatore di Genova sottolineava l'attaccamento ai soldi dei principi, duchi, conti genovese. Uno dei vecchi nobili della famiglia De Ferrari amava, stile Paperone, entrare nella propria cassaforte e rimirare le proprie ricchezze. Fino a quando non chiuse per sbaglio la porta e non ci morì dentro, steso tra soldi e averi.

Parola del giorno: RAVATTO, ovvero ciarpa, miscea, bazzicatura, bazzeccola, doriano.

Sono i genovesi “gli uomini che non si voltano”,
che fuggono dentro la loro stessa città,
illusi da una meta che non sono più capaci di prefigurarsi.


Commenti

  1. APPLICATION ONE:

    RAVATTO.

    Vegnivan quattru a quattru
    vegnivan all'attaccu
    vegnivan cumme matti
    che squadra de ravatti......
    Poi l'è arrivou ù grifun
    due balle xu u cannun
    cun quattru cannunè
    te l'ha disintegrè......

    Bacini
    Kb

    Inviato da kortatub — 11 Dic 2007, 15:33

  2. Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.

    Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
    alberi case colli per l'inganno consueto.
    Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
    tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    E. Montale

    Inviato da audax — 14 Dic 2007, 20:49


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