beirut

12 Dic, 2007

[Genova] Armenia, Caffa, Barabino

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:10

 
E dopo Alimonda, Tolemaide e piazza Paolo da Novi, altre vie dell'antica Ianua. Tra Piazza Alimonda e via Tolemaide, guarda caso, si proietta, brevemente a dire il vero, via Armenia, giustificando in ampio modo alcune origini armene avvistate tra i genovesi mamalucchi odierni.

I genovesi ebbero ottimi rapporti commerciali con l'Armenia, dove ebbero possedimenti e benefici economici non da poco. Qualcuno parla di colonia, ma il termine potrebbe non essere esatto. Di certo vi fu un trattato, nel 1288, tra Zaccaria, vicario comunale e re Aitone II d'Armenia. Quando i turchi iniziarono a cagare la minchia agli armeni, fino ad arrivare al noto genocidio non ancora ammesso dagli ormai quasi europeissimi turchi, gli armeni furono accolti con grande benevolenza dai genovesi.

Via Caffa è la via dalla quale parte la carica sconsiderata che sfocerà nella tragedia di piazza Alimonda. Ne hanno parlato svariati testi, quando il processo contro i 25 manifestanti ha fatto da lente di ingrandimento su quanto accaduto in piazza Alimonda. Strano, tuttavia, ma non è da escludere che accada nel post sentenza, che per nessuno dei testi tra carabinieri e funzionari di polizia ascoltati in aula, sia stata chiesta la trasmissione degli atti, ovvero una incriminazione per falsa testimonianza. Eppure i video e le foto aiutano a capire meglio quando uno mente o finge di non sapere. Per tornare alla Caffa genovese: fu una della colonie più redditizie per i nobili genovesi, dopo aver siglato vari accordi con gli allora Tartari. Nel 400, secolo orribile per la Superba, di forti contrasti interni (vi furono dogi che durarono come un ghiacciolo nel deserto) Caffa venne perduta. Perla della colonie della Crimea fu anche sede di un arcivscovado. Sti cazzi.

Via Barabino è il luogo nel quale nel luglio 2001 alcuni poliziotti menano alcuni ragazzi. Tra i poliziotti ci sono l'allora capo e vice capo della digos genovese, Spartaco Mortola e Alessandro Perugini (il primo sotto processo per la scuola Diaz e indagato per induzione alla falsa testimonianza insieme al Capo (ex) De Gennaro, nei confronti di Colucci, il secondo imputato per il pestaggio e per le violenze a Bolzaneto). Uno dei picchiatori, De Rosa, sceglie il rito abbreviato e viene condannato a un anno e otto mesi, ma, alcuni giorni fa, la corte d'appello di Genova lo ha assolto.

Carlo Barabino fu l'architetto di Genova, una sorta di precursore di Renzo Piano, da un punto di vista ideale, ma che, al contrario di Piano, non ci ha lasciato cagate come il bigo e la palla di cristallo dei pesci palla nell'area finta dell'ex porto antico, ma qualcosa di più tangibile. Costruì il Carlo Felice (il cui nome andrebbe cambiato, perché omaggio assurdo ad un Savoia, odiati dai genovesi che vi finirono sotto scacco dopo il 1815 e il famigerato congresso di Vienna) e diede un contributo importante alla città. Poiché all'opera prima nel nuovo teatro - sorto nell'allora piazza San Domenico (venne tirato giù un edificio che dava fastidio ai signori De Ferrari e venne costruito il teatro) - vi partecipò Carlo Felice, il teatro ebbe il suo fottuto nome.

Tra l'altro Raffaele De Ferrari (nome della piazza) sparò (per sbaglio, certo) a un popolano, tal Morgavi, originario di Voltaggio, ridente e storico paesino della Valle Scrivia, vicino ai Martiri della Benedicta, allora feudo dei De Ferrari e celebre per le sue acque sulfuree e per un campo di calcio su cui lasciai la tibia. Ma questa, come direbbe Lucarelli :-), è un'altra storia. La piazza su cui si erge il Palazzo Ducale sede nel 2001 dei Grandi Otto, tra l'altro, sfiora e aggancia un altro gustoso aneddoto. Il secondogenito di Raffaele De Ferrari e della scia Brignole Sale, allevato in Francia e su cui puntarono tutto i famigliari, si fece pinzare sulle Barricate della Comune parigina. Ben gli sta. Dopo lo smacco i due sono tornati a Genova a fare opere di bene: da qui la piazza e il nome della duchessa Galliera (la Brignole Sale) al noto ospedale genovese. Fino alla morte della donna, per altro, l'ospedale non ebbe i reparti di maternità e ginecologia (Genova e le sue storie, di Giuseppe Marcenaro, per la precisione, ne racconta un sacco di sucidi e oleosi spetteguless) a ricordo dei due figli, il primo morto, il secondo addirittura rivoluzionario.

 

Sempre Barabino curò la costruzione del palazzo dei De Ferrari, nonché la mitica villetta Di Negro. Barabino collaborò anche alla facciata della Chiesa di San Siro che, contrariamente a quanto si pensi, specie nella terra dei Visconti e degli Sforza, fu vescovo genovese. San Siro venne oltremodo celebrato perché la leggenda lo vuole trionfatore sul Basilisco (nella foto in alto a destra in una delle sue svariate rappresentazioni), super mostro re dei serpenti, "che si narra abbia il potere di uccidere con un sol sguardo diretto negli occhi", raffigurante nient'altro che, nell'immaginario da sempre guerrafondaio cattolico, l'eresia ariana.

Il vento che correva su Genova
soffiava nella mia fisarmonica
nasceva piano la mia musica
e dentro al cuore solitudine
com'ero io, com'ero io

 


Commenti

  1. te lo volevo dire, così,
    in amicizia,
    secondo me
    scrivi con un gusto tutto particolare, molto bello.

    ciao nè.

    Inviato da mosquito — 15 Dic 2007, 11:39

  2. mosquito!
    :-))
    bruttu galûsciu de 'n purtòu de Cristu, spero tu stia bene. Una volta invitami un po' a cena insieme al cappellone...;-)
    baci!
    b.

    Inviato da b. — 15 Dic 2007, 17:33

  3. I'm agree with you.

    Inviato da care — 25 Apr 2008, 13:31

  4. I'm agree with you.

    Inviato da cool boots — 30 Apr 2008, 02:53

  5. Yes.Thats true.
    ariat boots

    Inviato da best — 04 Mag 2008, 13:27

  6. Vista la location cambierei Cagare la minchia con Menare il belino

    Inviato da Filippo — 27 Mag 2008, 19:54


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