beirut

15 Dic, 2007

[Genova] Storie storie, svagate memorie

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:13

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.

Sentenza sui 25 arrivata. Inutile aggiungere parole prima di una valutazione più approfondita ancora da fare. Mi limito a segnalare altre parole, alcune specifiche, come il comunicato di Supportolegale, altre solo apparentemente lontane nel tempo, nei ricordi, nell'indifferenza. Non è nostalgia, né facile luogo comune. Sono le origini e quell'insana passione che arde in chi prende parte.

«Nacque già molto tempo prima del 30 giugno, settimane prima, e in modo del tutto spontaneo. Quando si diffuse la notizia che a Genova ci sarebbe stato questo congresso fascista, tutte le forze democratiche incominciarono a mobilitarsi. L’organizzazione della protesta non era in mano ad un partito o a un gruppo specifico, per tutta la città si diffondevano
gli inviti a mobilitarsi affinché fosse chiara l’opposizione di tutti alla decisione di tenere qui a Genova il congresso dell’MSI. Noi portuali dopo il lavoro ci fermavamo sempre in piazza Banchi a discutere.
(...) E via via che la data del congresso si avvicinava, il nostro coinvolgimento cresceva e gli incontri in piazza Banchi diventavano il punto di riferimento dell’intera giornata. (...) E spesso partivamo in corteo, con destinazioni che sceglievamo al momento. Ci furono molte scaramucce con la polizia, anche perché noi non sapevamo che si dovesse chiedere l’autorizzazione per fare un corteo, e i poliziotti a volte ci lasciavano passare, a volte volevano impedircelo.
Ma se è vero che ci comportavamo in maniera spontanea e magari ingenua dal punto di vista organizzativo, è altrettanto vero che avevamo, invece, ben chiara la nostra motivazione e il nostro obiettivo: non volevamo che il congresso si tenesse a Genova e avevamo tutte le intenzioni di far sentire la nostra protesta».
E arriviamo alla grande manifestazione del 30 giugno...
«Il 30 giugno era stato proclamato sciopero generale. Siamo scesi tutti in piazza e dopo il comizio è scattata una scintilla. C’era la famosa Celere di Padova, che era considerata una specie di corpo speciale ed era composta da picchiatori, e il loro capitano all’improvviso ha suonato la tromba e sono partiti i primi caroselli. Si è subito aperto un conflitto fortissimo.
Le camionette, lanciate alla massima velocità, ci venivano addosso fin sotto i portici per disperderci (...). I più giovani di noi non sapevano come comportarsi nel caos dei tafferugli, anch’io ero molto confuso e per fortuna (...) un amico del mio quartiere, che era stato un partigiano di montagna, si è preso cura di me e mi suggeriva come muovermi e dove nascondermi. (...) La guerriglia andò avanti fino al tardo pomeriggio e questi caroselli della polizia, che erano partiti alla grande contando sull’effetto sorpresa, piano piano hanno dovuto ridurre la velocità e l’intensità perché erano circondati da ogni parte, finché si sono dovuti fermare del tutto». (da 30 giugno 1960 - La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era, Frilli Editori)

Sono parole di Paride Batini, più volte console della Compagnia Unica dei portuali, ovvero più volte o forse sempre leader dei camalli. Nel 1960 aveva 26 anni e partecipò a tutte le manifestazioni. Uno dei personaggi de La Regina Disadorna di Maurizio Maggiani (scrittore ligure, non genovese...) si chiama Paride, proprio in suo onore, non dell'altro, di Paride.


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