beirut

16 Gen, 2008

[Genova] Poliziottesco sotto la Lanterna

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 21:15

Ci sono tre principali poliziotteschi ambientati a Genova. Nel loro genere tutti e tre sono dei classici. La cosa più interessante è riconoscere alcune zone di Genova, nella Genova anni 70. Un'altra – e sempre simpatica – curiosità, è quella di percepire la percezione dell'anima di quei tempi.

Ora, il poliziottesco vive su alcuni elementi classici: droga dappertutto, botte da orbi, complotti in ogni dove, sparatorie ovunque (ad esempio proprio in Mark il poliziotto spara per primo, ambientato a Genova, Mark arriva all'ultima scena con almeno 30 delitti alle spalle. Spara di continuo, tipo gli guardi gli stivali o i jeans stretti e lui ti spara. Nell'ultima scena c'è uno dei cattivi (che poi gli attori sono sempre gli stessi e i cattivi diventano buoni, gli sbirri i cattivi, insomma un casino, in ogni film se non sei concentrato rischi di non capire una mazza perché il mafioso di Roma violenta, magari in Il cinico l'infame e il violento è lo sbirro e si rischia di fare confusione) che punta la pistola a un poliziotto, mi pare. O comunque sia è veramente una situazione di merda per le solerti forze dell'ordine. Uno degli altri poliziotti, giunti lì per caso con Mark, messo alle strette, ammazza il cattivo. Mark si incazza come una iena e consegna il tesserino al capo della squadra mobile, improvvisamente, nell'ultima scena del film, prima di allontanarsi solo, contro il mondo. Così. Mark è infatti estremamente deluso, ecco, più che incazzato sembra deluso. Queste mesc un po' bandito, ma anche un po' bambinone, un po' zingaro, un po' peones: Mark è deluso, affranto, triste. Non si capisce però, se sia ravveduto dopo essere diventato in 55 minuti il più grande serial killer della storia o si sia incazzato solo perché non lo ha potuto seccare lui, l'ultimo morto del film).

Il poliziottesco è un cinema a tratti ingenuo nei suoi errori (in certe scene ci sono attori che cambiano tre volte la maglietta, oppure il morto prima è sulla poltrona, poi sul frigo, cose così, ma ne facevano uno al giorno di film, non è che si potesse stare lì a fare filosofia), ma a suo modo preconizzatore e allo stesso tempo, uno dei modi per fare critica sociale con un mezzo, e sceneggiature e soggetti e attori, popolare.

Infatti ha una sua sostanziale biforcazione: da un lato il poliziottesco sociale (Di Leo, ma anche titoli storici come La polizia è al servizio del cittadino? di Romolo Guerrieri), dall'altro il poliziottesco di azione tout court, sangue e merda. Immancabili, in entrambi i casi, gli inseguimenti in auto sfinenti, con sottofondo di musichetta ipnotica, dialoghi fantastici, surreali e cazzo duro, espresso con frasi tipo, conosco solo una legge, la mia. Machista iroso e ribrezzevole, con le donne solitamente confinate a ruoli vagamente retrogradi in tema di diritti, il poliziottesco vive di rude realtà sociale, solitamente sottoproletaria, ma anche di grande ironia. Moltissime le autocitazioni. In un film, mi pare Provincia Violenta, due signore se la chiacchierano. Una è la mamasan di un bordello, l'altro una pischella che l'anziana volpe sta cercando di adescare (robe tipo che la drogano e poi le fanno le foto hard e la ricattano). Parlando una dice all'altra, “potremmo andare al cinema!”. “Eh già, ma a vedere cosa?”. “Uhm basta non andare a vedere quei polizieschi, sempre uguali, sempre le stesse storie”. Autoironici i poliziotteschi!

In La Polizia incrimina, la legge assolve, del grande Enzo Castellari (autore anche de Il Cittadino si ribella, anch'esso ambientato a Genova, nonché de La via della droga e Il grande racket, superbi, nonché autore del sito da cui è tratta la foto di scena pubblicata nel post) Genova è fantastica come teatro di guerra tra due clan che si gestiscono il traffico di robba, con la polizia che, al solito, indaga, indaga, ma le cazzo di prove non bastano mai, perché la rete della mala è un magna magna anche con la società borghese bene. Quindi, nel poliziottesco, è facile imbattersi in poliziotti che dicono sempre “eh ste cazzo di leggi, di processo, di garanzie per la difesa, di coperture, ecc.”. E se possono si fanno giustizia da sé, contro i cattivi che, a parte alcuni rari casi, sono quasi sempre delle macchiette esilaranti (basti pensare a Il Cinico, l'Infame e il Violento), o in ogni caso il confine tra bene e male è sempre labile. Una sorta di precursore dell'hard boiled letterario americano.

Nel film, dicevo (?), a un certo punto fanno una retata a Caricamento. Si portano via un tot di leggere, come si dice a Genova, (informatori, papponi, trans e drughè) in Questura. Uno dei commissari gira intorno e in mezzo alla cinquantina di persone accomodate lì, con sguardo torvo. A un certo punto uno grosso (un pappone bifolco e dai modi spicci) gli fa, Commissario scusi, posso andare al cesso? Con una cadenza genovese da fare paura. Il Commissario lo guarda male. E quello termina la frase: E' che ho da mettere al mondo un polissiotto. Altro che la Squadra, i Ris, I Marescialli e i don Mattei.

Qui sotto Castellari, per due soli minuti, parla di Genova e dei suoi film...

 

 

 

 

Commenti

  1. Yes.Thats true.
    ariat boots

    Inviato da best — 04 Mag 2008, 13:33


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