beirut

06 Feb, 2008

[Dublin- Belfast] What a pack!

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 10:17

Ebbro e denso di birra mi sono affacciato al mitico Croke Park con un doppio timore: entrare in un posto leggendario (nel 1920 gli inglesi spararono durante un match, uccidendo 13 persone), assiepato di circa 83 mila persone e andare a vedere per la prima volta dal vivo una partita di rugby.

Per un appassionato di calcio al rugby manca l'odio campanilista, le polemiche sterili, lo sfogo del tifoso contro avversari, arbitri, tutti, ma l'attesa si tinge di curiosità. Del rugby mi piacciono alcune caratteristiche, che attirano nella loro semplice brutalità. Innanzitutto la palla si passa indietro per andare avanti: mi sembra interessante come concetto; in secondo luogo non può esistere il giocatore fighetta, quello che dice “oggi non ne ho voglia, mi nascondo”. Se ti nascondi, ti asfaltano e basta. In terzo luogo mi piace il fatto che, pur elevato dalla retorica giornalistica sportiva al rango di "gioco più corretto e signorile della terra", in realtà è un coacervo di infidi furbetti, pronti a menarsi sfruttando tutte le lacune della visuale dell'arbitro, delle regole, dell'umana astuzia. La differenza con il calcio è che, dopo essersele date, semplicemente, si ritorna a correre anziché fare scene da squallida fiction all'italiana.

Ci sediamo circondati da irlandesi e da alcuni italiani con strambi capelloni tricolori. Quando parte l'inno in gaelico sembra che lo stadio debba venire giù. Il rugby è l'unico sport che unisce le due Irlande, gli inni sono due, l'emozione si fa sentire. Poi lì sul campo iniziano a darsele e il pack italiano nel primo tempo soffre la già ampiamente supposta superiorità irlandese. Nell'intervallo ci si immette nelle code chilometriche per accappararsi da mangiare (e da bere). Entriamo a secondo tempo già ampiamente iniziato. Si sentono i boati, ma la zona antistante le gradinate è ancora piena. Della partita non ce ne frega un cazzo. Se magna, se beve, se chiacchiera. Si cerca di capirli, sti irlandesi, specie quando parlano sorseggiando birra e ordinandone un'altra, quando la prima è circa a metà. E' finita, dicono.

Il pack italiano nel secondo tempo è trasformato, in mischia si va giù che è un piacere, il risultato si accorcia e gli irlandesi cominciano a temere il peggio. Alla fine vincono, ma sono delusi. Quando il match è terminato ci si stringe la mano come i giocatori in campo e tutti al terzo tempo. Io ho ancora negli occhi la manata di Bergamasco a un avversario, simbolo di forza fisica e determinazione messa in campo dagli azzurri nella seconda parte.

Con i due scemi, più La Maestra, unica savia, nonché fotografa del gruppo, si va al pub affianco al cimitero, a una decina di minuti dallo stadio. Cavanagh Pub, aka DaveDiggers, dal 1803 di proprietà della stessa famiglia.

Odore di muffa, cantinale, rumore, guinness a fiumi. Stanchezza, freddo della madonna, disquisizioni tecniche per capire se si sono capite veramente le regole del rugby. Tentativi di apprezzarne aspetti tattici e tecnici fino a quel momento sconosciuti.

Si gode per il Galles che sconfigge i Perfidi Albioni e comincia il tour dei pub. L'indomani ci aspetta Belfast: Falls Road, Bobby Sand, George Best.



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