beirut

21 Mar, 2008

[Libri] Il libro di Luca Casarini

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:43

 
La parte della fortuna è un libro che si legge rapido, il cui inizio molto promettente, non trova poi un suo sviluppo altrettanto fascinoso. Scrive bene Casarini, molto lirico in alcune parti, dialoghi a volte un po' strozzati, linguaggio mix tra italiano (molto buono) e slang (molto interessante). Un mix tra l'ultimo Carlotto (prevedibile nella storia, ma sempre interessante nello stile e nel divenire dei personaggi), la struttura narrativa di Dazieri (e il finale a ricordare il primo ending della saga del Gorilla dove il Leoncavallo di milanese memoria è sostituito dal Rivolta) e ammiccamenti alla letteratura delle rape di Bunker, seppure con meno foga, più sarcasmo, più quiete e meno rabbia. Riferimenti, naturalmente, perché un'opera prima o è un capolavoro o è sempre un passo intermedio nella vita di un autore.

La storia in sé, a mio parere, è lenta e prevedibile, ma ha un grande merito: quello di aprire un varco, narrativo, sulle squallide dinamiche dei CPT e di tutto quanto vi gira intorno. Un morto, una fuga, un'organizzazione di amici che corre in aiuto.

Dinamiche un po' infantili, adolescenziali, non in senso negativo, portate avanti con uno stile rigoroso e in alcuni momenti molto poetico. Marghera, Venezia, Pantelleria sono gli sfondi contrastanti dei movimenti inconsueti e schizofrenici della fortuna, che pare non abbandonare mai i protagonisti del libro. Come in tutte le opere prime c'è troppo, in alcuni casi (troppa insistenza su alcuni modi per caratterizzare il personaggio principale, vedi le ricette) e troppo poco in altri punti.

L'inizio del libro mi aveva convinto: quando si affacciano i personaggi e il piccolo intrigo che fa da sfondo al libro, Casarini promette al lettore alcune ore di svago intelligente e divertente. E' la stretta di mano, dell'incipit, tra autore e lettore, come sostiene Baricco. Io la mano l'ho stretta, ho accettato il viaggio.

Poi il ritmo si perde un po', la storia si dipana per lo più in azione, e non in mistero, e la categoria del noir cui il libro è associato, richiede la sua dose di suspence che nel libro non c'è più. Finale prevedibile e aperto a un nuovo episodio della strana cooperativa, protagonista del romanzo.

In epoca di gialli e noir un po' spenti sotto il profilo della trama – ammetto il mio amore per trame complicate con colpi di scena continui - ma anche deboli sotto il profilo della più pura ricerca sociale, La Parte della Fortuna, ha il merito di essere un noir militante.

Ce ne vorrebbero altri.


Commenti

  1. Casarini manco riesce a parlare l'Italiano corrente, figuriamoci scrivere un libro. Chissà chi è il ghost writer

    Inviato da mag — 21 Mar 2008, 21:21


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