beirut

03 Apr, 2008

La mano aperta di Cuba

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 16:35

Compañeros musicos, tomando en cuenta
esas politonales y audaces canciones,
quisiera preguntar, me urge,
que tipo de armonia se debe usar,
para hacer la cancion de este barco
con hombres de poca niñez,
hombres y solamente,
hombres sobre cubierta,
hombres negros y rojos, y azules,
los hombres que puedan del playa girón...

Lazaro è un fisioterapista cubano. Sei anni di università e poi la fortuna di diventare medico factotum di una squadra di calcio di italiani e cubani de L'Havana (quella in cui giocano Alviero Chiorri, ha giocato Enzo Gambaro e gioca Manuel Bodevilla, che non vi dirà un cazzo e invece si tratta del più volte miglior calciatore del Centro America. Lo acquisto il Marsiglia ma Cuba non lo lasciò partire. Ora ha quasi quarant'anni, ma il talento coi piedi è rimasto cristallino).

Essere medico dell'Associazione che organizza anche la squadra di calcio, accompagnato da un cartellino portato orgogliosamente al collo, ha consentito a Lazaro di potersi permetter cose cui molti cubani non possono arrivare (ad esempio sostare all'interno della lobby di alberghi, permettersi qualche cena sontuosa, a loro modo, utilizzare anche aiuti diretti degli italiani cubani e una platea per il suo sterminato parlare).

Pesa più o meno 130 chili, ha mani grosse come le foglie dei platani grossi, una parlantina infinita, che unisce spagnolo a parolacce italiane, una camminata possente, durante la quale le mani non stanno mai ferme. Ha sempre qualcuno da salutare, qualcosa di indicare, pensieri da aiutare. Di Miriam, invece, ho meno informazioni. E' Dottoressa al Pronto Soccorso della zona de L'Havana, vicino ai campi di calcio dove abbiamo giocato. Si è presentata con la sigaretta in bocca, capelli rasta e un dialogo che più o meno è andato così:

Miriam: come ti chiami?

Io (steso su un lettino di metallo e circondato da quattro tende verdi): Beirut

Miriam: ok Beirut ora ti faccio l'anestesia locale, sentirai male, ma è un attimo.

Io: ok, mi fai anche l'antitetanica che mi sono sguarato contro...

Lazaro: era una roba di ferro, di mierda...

(L'assistente porta, avvolte in carta come quella della focaccia a Genova, gli strumenti del mestiere. L'autista del pullman è più bianco di me. Avrò modo di rassicurarlo, che ci manca che gli faccio causa. Mala suerte. Sembrerà meno bianco, più tardi.)  

Miriam: no no. Fino a che non diventi rigido e hai spasmi da morto, non ti serve.

Io: ah ok.

Miriam: non guardarmi così, altrimenti rischi di innamorarti.

Io: ...

Lazaro: uh uh

Io: ...

Miriam: e in ogni caso...

Io: si?

Miriam: l'antitetanica non ce l'abbiamo.

Io: ...

Lazaro: non è importante, non ti preoccupare.

Io: allora posso giocare?

Miriam, Lazaro: no.

Io: la troveremo?

Lazaro: non lo so. Ma non è importante! Ora non rompere i coglioni.

Io: ok, senti Miriam, quanti punti mi hai messo?

Miriam: non mi ricordo. Cinque, sei, forse otto. Torna tra due giorni, ciao Beirut.

Pantaloncini da calcio numero 29 (come Fabiano del Genoa), maglietta commemorativa della sfida tra Commissari Europei (io avrei dovuto giocare con loro, divisa stile Pescara di Junior e Sliskovic, strisce bianco e azzurre con numeri rossi. Prima partita, derrota: 0-2, ma avremmo ampiamente meritato di pareggiare. Il clima torrido, il campo duro e Manuel Bodevilla hanno fatto la differenza) e Italiani e Cubani, mi accomodo in panchina, smadonnando e guardandomi la mano sinistra fasciata. Uno sguaro che mi ha permesso di toccare con mano (è una battuta che avrebbe potuto fare Lazaro) il socialismo reale cubano. Avrei preferito me lo avessero raccontato. Chiedo se posso fare almeno 5 minuti. No, è la risposta di Lazaro, che mi parla per tutta la durata della partita, di posti dove mangiare squisitamente, di posti da vedere, di cose da fare, di musica, di posti dove si balla e del suo curriculum. Ci vediamo due giorni dopo. Programma prestabilito: visita da Miriam, ricerca dell'antitetanica e delle medicine.

Perché Lazaro mi ha messo in una situazione particolare: in pratica mi sto facendo curare clandestinamente dai medici cubani. Io, in teoria, sarei dovuto andare all'ospedale internazionale. Le relazioni e la socialità di Lazaro hanno disegnato però, altre traiettorie, tra sale d'aspetto, stanze per la vaccinazione dei bambini - “è il nostro progetto medico rivoluzionario” – stanzette di medici cubani intenti a compilare fogli per dire a quei bastardi dell'Iberia che il loro overbooking bastardo dovevano metterselo in quel posto, perché io avrei potuto volare e tornare a casa.

Arriviamo e i piani sono cambiati. C'è sempre tempo a Cuba, per cambiare i programmi. In un baretto un turista ha chiesto a un vecchietto l'ora. Questo era il trombettista di un trio che sembrava di essere in Buena Vista Social Club o al cospetto di Atahualpa o qualche altro dio. Fanno tre canzoni e poi si riposano. Il chitarrista ha un purito cubano bello lungo e largo che lo aspetta, dopo ogni trittico. poi il trombettista si alza, da' un colpetto di fiato, si spegne la radio e si ricomincia a suonare. Al giovane che gli chiedeva l'ora, il musicista, appoggiato a una sedia, intento a fumarsi la sigaretta, ha alzato lo sguardo e gli ha risposto: “Hombre, c'è sicuramente tempo”.

Insomma, Miriam non c'è, o non si trova, o chissà cosa e allora si va in un altro ospedale. “Abbiamo studiato tutti insieme, qualche favore ce lo facciamo sempre, tra medici”. Lazaro mi parla sul divanetto della sua casa. “Muy humilde, pero linda”, mi dice. Ci sono sua figlia piccola e sua moglie, incinta di qualche mese. Un'altra bambina. Poi la madre, la sorella. La mamma di Lazaro è stata a Roma. Dalla porta si affacciano un po' tutti. La strada è bianca, sterrata e su quella si affacciano piccole casette: basse, con piccoli portici e piante di ogni tipo. Tutti sono interessati alla mia mano fasciata. Mentre ci facciamo un caffè squisito Lazaro mi programma la giornata: andiamo qua, facciamo questo, poi quello e infine andiamo a mangiare. Con quella. E mi indica una macchina azzurra e bianca, americana, anni 50. Ci staremo in 6 e sembrerà di avere il culo per terra. Dovremo fare strade secondarie, perché quel coso se ci becca la polizia, insomma, mica potrebbe girare quella macchina. Però c'è vento, aria e dopo un chilometro si spacca il sedile davanti e ci finiscono sulle gambe i primi tre. Fortuna Lazaro è dall'altra parte. Sennò pure le gambe. Hellas è schiacciata tra me e la moglie del doctor. Tiriamo su il sedile e si andrà che è un piacere.

Intanto, giunti all'ospedale, dopo due giorni in cui mi ha detto che in ogni caso l'antitetanica non è importante, la troviamo. Mi fanno la punturina, “l'infermiera migliore de L'Havana, mica cazzi”, e Lazaro mi dice che finalmente ha l'animo in pace. “Era molto pericoloso senza l'antitetanica”. Eh.

Poi due infermerie in minigonna e calze a rete mi cambiano la fasciatura. Mi cede la pressione, fa un caldo dell'orso. Hellas tira fuori uno dei suoi conigli: un chupa chupa comprato in una stazione di benzina mentre si andava a Playa Giron. Mi riprendo, mentre si sprecano le battute. Infine a pranzo con Lazaro e signora: lechon al carbone. Buonerrimo.

Lazaro ci racconta, della sanità gratis, dello stipendio di un medico, più o meno 25 pesos convrtibili, o cuc (quella dei due pesos è proprio una bella merda escogitata dai costruttori del socialismo cubano), più o meno 20 euro, di come si tiri a campare, dell'umanità straordinaria dei cubani. Sul socialismo, Fidel, Raul e compagnia, un sonoro “vaffanculo”, ma non di rabbia. Di chi, semplicemente, ha una famiglia da mantenere tra salti mortali e botte di culo e apprezzerebbe un tenore di vita vagamente migliore. Poi torniamo a casa, ci si scambia numeri e indirizzi, abbracciandosi e dicendosi, "a presto". Ora lo devo chiamare, per dirgli che tutto è ok.


Commenti

  1. si chiama bobadilla, lo zidane dei caraibi...
    ;-)

    Inviato da zack — 04 Apr 2008, 14:51

  2. :-)
    Hai ragione sono andato a memoria, po ho controllato sul sito dei tricolori...
    tu hai trovato altro?
    non hanno le foto sul sito! altrimenti avrei trovato anche lazaro...:-)

    Inviato da b. — 04 Apr 2008, 14:59

  3. Ciao Simone, mi è piaciuto il tuo racconto, mi ci sono identificato, complimenti. Sono contento che stai meglio. Ora rimettiti del tutto che c'è una nuova trasferta all'orizzonte... dove? in repubblica ceca!

    Gianluca

    Inviato da gianluca — 08 Apr 2008, 17:07

  4. ciao Gianluca!! :-))

    ahahah io pensavo, una volta in Cina, di organizzarne una lì, o in Corea del Nord...o che so, in Nepal, sempre vincano i maoisti...:-)

    un abbraccio
    b.

    Inviato da b. — 09 Apr 2008, 13:11

  5. Trasferta in Repubblica Ceca a Karlovy Vary il 4 maggio 2008.

    E quella dopo perché non in Mongolia ?

    Inviato da Teoz — 09 Apr 2008, 15:44

  6. azz...sarò in Cina, mi sa.
    cmq vi devo una partita, cercherò di rimediare appena possibile...al massimo verrò a Bruxelles!

    Ora appeno arrivo in Cina scatta l'organizzazione Filini per il match del prossimo anno. Escluderei un incontro contro i monaci di Lhasa, sempre ne rimangano nei monasteri...

    b.

    Inviato da b. — 09 Apr 2008, 15:47


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