[Terremoto in Cina] Il giorno dopo
Si
contano i morti in Sichuan, dove pare aumentino di ora in ora. A
mezzogiorno ora locale, si parla di 10 mila morti.
Per la Cina l'anno delle Olimpiadi è stato un disastro dietro l'altro: tempeste di neve in inverno, infezioni, inflazione e ora il terremoto.
In questi casi la grande famiglia cinese si raccoglie e si unisce ancora di più, chiamata all'impegno, al sacrificio dai propri leader. Ieri a Shanghai, i grandi schermi nel centro cittadino anziché i consueti spot commerciali, mandavano la diretta della televisione. Tante le persone a guardare, come in un macabro cinema all'aperto, gli aggiornamenti dal Sichuan.
L'attenzione
è alta: ieri sera alle 23 circa mi sono preparato un caffè,
perché avevo da fare, scrivere, bregare, cercare di capire una parola su cento anziché le conseute trecento, eccetera dalla diretta televisiva. Mi ha suonato alla porta il mio vicino
di casa, chiedendomi se anche io sentivo odore di gas. Gli ho detto,
a gesti e poche parole, che stavo preparandomi il caffè. La
preoccupazione è alta e un minuto prima la CCTV aveva invitato
(nelle zone scosse, però, mica a Shanghai!) di chiudere gas e
prendere alcune precauzioni. Il tipo era decisamente preoccupato.
L'ho rassicurato. E lui mi ha detto "take care", in un
inglese abbozzato. Qui è così: se sei nella famiglia, i cazzi tuoi te li puoi scordare...
Il premier Wen è là, in prima linea.
Dalle 12 ha fatto rimuovere i recinti di protezione e megafono alla mano si è portato nei pressi di macerie, in cui ancora si scava alla ricerca di persone miracolosamente rimaste vive.
La notte ha reso le operazioni di salvataggio più difficili e non giova il completo black out delle comunicazioni telefoniche.
Inoltre la caduta di fabbriche chimiche e il conseguente disperdersi nell'aria di sostanze tossiche ha provocato ulteriori evacuazioni. Un vero e proprio disastro. Umano, economico ed ecologico.
Dall'aereo Wen, intervistato dalla CCTV, ha rivolto un appello accorato ai compagni (tóng zhì, 同志) di partito: ora è il momento di una leadership forte, che sappia sacrificarsi per il proprio popolo.
I topic di cui si parla oggi, insieme alla necessità di ricostruire, mi pare siano i seguenti:
-
predizione della sciagura, un articolo di China Daily
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riflessi economici (ovvi e disastrosi) per l'economia cinese: il parere del Wall Street Journal e di Bloomberg
-
il terremoto a Shanghai: solo paura, ma nessuna vittima. Oggi per altro a Shanghai tira un vento fortissimo, un mini tái fēng pre estivo. Per i cinesi però, il tái fēng (grande vento) è abbastanza normale. Meno per noi: stamattina mi pareva venissero giù le finestre. Rapide folate, forti e rumorose. Ma tutto ordinario.
- Parole di footonearth da Beijing.
Un altro ragionamento, infine, anticipato ieri da una lunga diretta televisiva della CCTV, colma di notizie e tagli a interviste, si occupa di indagare le cause e indicare un dato evidente: le costruzioni poco sicure, spesso vecchie del Sichuan. Case, ma anche fabbriche, scuole.
Seguiranno news.
