beirut

16 Mag, 2008

[Cina] Epica cinese e Rom

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:48

Vedo che in Italia si stanno scatenando i peggiori sentimenti, razziali e da guerre tra poveri. La mafia ci sguazza e la politica - e i confini tra i due stati mi sembra si sovrappongano sempre di più - osserva e consolida l'imbarbarimento, nuovo metodo di controllo e governo. L'urgenza democratica sembra non essere percepita. Sarà che sono distante – e un po' ne godo.

Una storia vecchia, qui sotto. Forse non troppo.

Il nome dei Boxer è comparso in occidente alla fine del 1899. Veniva usato per designare i membri di una società segreta, nata dalla famosa società del Loto bianco, che reclutava milizie dalle campagne, nel nordest della Cina, principalmente nella regione del Hebei-Shandong. Veniva anche chiamata Società per la Giustizia e l'Armonia, ma esistono anche altre designazioni o traduzioni, come: Il Pugno della Giustizia e della Concordia... la Società del Pugilato giusto e armonioso, o ancora le Milizie della Giustizia e della Concordia. Tra di loro si chiamavano Yi hetuan. Rifiutavano di usare le armi da fuoco, preferendo le armi bianche, e si dedicavano a un'arte marziale fondata su esercizi di scherma e di lotta tradizionale, una boxe rituale, sacra, da cui derivava il loro nome. (...)

Il 13 giugno 1899, alcuni contingenti di Boxer entrarono a Pechino e si unirono ai gruppi che si erano già formati nella città. La sera stessa, in seguito a delle provocazioni dei soldati americani, incendiarono alcune chiese e massacrarono dei cristiani. Pechino diventa il centro del movimento. Ma i Boxer erano padroni anche di Tianjin; irruppero Nello Henan, nello Shanxi, in Mongolia Interna, nel Nord-Est.

Per due mesi, a Pechino il quartiere delle legazioni, dove, insieme ai 473 civili stranieri (di cui 149 donne e 79 bambini), si erano rifugiati oltre 3000 cristiani cinesi con i loro servitori, fu difeso da 451 guardie straniere (Un gruppo proveniente da Tianjin era riuscito ad arrivare poco prima: 75 francesi, 75 britannici, 75 russi, 50 americani, 40 italiani e 25 giapponesi).All'angolo opposto della Città proibita, a nordovest, a ponente del parco Beihai, ci fu un altro focolaio di resistenza, ancora più eroico, quello della cattedrale cattolica di Beitang, dove Monseigneur Alphonse Favier, vicario apostolico di Pechino, si trincerò con dei membri della comunità cristiana cinese (circa 3.500 persone), sotto la protezione di 43 marinai francesi e italiani, comandati dal sottotenente di vascello Paul Henry, di 23 anni. Avevano da difendere un perimetro di 1.360 m, e lo fecero quotidianamente, per due mesi!

Bisogna dire che, per quanto terribili possano essere il fuoco continuo, il completo isolamento dal mondo esterno, le condizioni igieniche deplorevoli e la penuria di viveri e munizioni, gli assediati di Pechino vennero in un certo senso risparmiati. Ronglu, che aveva il comando supremo di tutte le forze armate della Cina settentrionale ed era convinto che la politica della Corte porti alla rovina, rifiutò agli assedianti l’uso delle armi moderne, in particolare l’artiglieria, la quale avrebbe polverizzato ogni resistenza. Nell’assedio persero la vita 76 combattenti e 6 bambini stranieri e qualche centinaio di cristiani cinesi; le perdite furono ben più gravi per gli assedianti. Ma nelle province del Nord-Est vennero sterminati dai Boxer, in modo spesso atroce, più di 200 missionari cattolici e protestanti e 32.000 cristiani cinesi. Per tutta la durata dell’assedio, i diplomatici della Corte di Pechino rassicurarono i governi stranieri sulla sorte delle legazioni, facendo comprendere che Cixi è prigioniera dei Boxer.

Tuttavia, le notizie allarmistiche che giungevano dalla Cina del Nord, la pressione dell’opinione pubblica sobillata dalla stampa e dalle comunità religiose, il timore di veder annullati, senza alcun compenso per l’avvenire, i risultati acquisiti in mezzo secolo di penetrazione economica e politica, indussero i governi stranieri a mettere da parte le rivalità e a unirsi per un intervento armato.

[da tuttocina.it, ma si possono trovare ovunque informazioni.

Alcune decisamente filo-occidentali che liquidano la faccenda come una forma xenofoba, nazionalista, forse dimenticando le guerre dell'oppio, l'oppressione della rivola Taiping e i piccoli coltelli di Shanghai. Ne risentirete parlare...:-) Le differenze con i sentimenti xenofobi reali, quelli anti rumeni, italiani, li lascio a quello spiraglio di civiltà che ognuno può trovare rannicchiato sotto le scarpe. O ai miti che ognuno saprà trarre e coltivare tra le varie storie.]



Commenti

  1. urgenza democratica, hai detto bene, ma sembrano essersene accorti solo all'estero, perché i nostri giornali sono troppo impegnati a seguire le convergenze tra governo e opposizione.

    Inviato da zack — 16 Mag 2008, 17:02

  2. Ho scoperto di questa storia dei Boxer quando il mio coinquilino cinese mi chiese: "Tu lo sai che l'Italia ha invaso la Cina?" E io credevo che fosse impazzito. Invece ho letto che nella coalizione di valorosi mandati a difendere gli occidentali c'era pure l'Italia, anche se con una nave o poco più.
    Ora il maggior spunto di riflessione mi viene dal fatto che questo episodio, per noi così oscuro e del tutto dimenticato, è per i cinesi un momento fondamentale della loro storia patria; magari è usato dalla propaganda in modo anche strumentale, ma indubbiamente è sentito da ogni cinese come un simbolo della grave crisi che la Cina stava attraversando prima dell'arrivo del "grande traghettatore".
    Che cosa se ne deduce? Secondo me che la storia vale la pena di essere studiata ...

    Saluti e complimenti per il blog.

    Michele

    Inviato da Michele — 26 Giu 2008, 08:28

  3. Ok, volevo dire "grande timoniere" .. ecco che cosa significa essere un po' ignoranti in storia :)

    Inviato da Michele — 26 Giu 2008, 08:29

  4. ciao Michele,
    direi che la carenza di conoscenza della storia cinese non è l'unica...spesso non conosciamo bene neanche la nostra, almeno osservando gli ultimi sviluppi italiani, dalla Cina.
    in genere questo è l'appunto che i cinesi ci fanno più spesso: di nono conoscerli e avere una serie di pregiudizi incredibili.

    per onore di verità, a parte alcune eccezioni (studenti universitari, per lo più) mi pare di poter dire che la cosa funzioni anche al contrario. Ho incontrato molti cinesi (chiaro che su un miliardo e passa di popolazione è impossibile generalizzare, mi riferisco alle mie esperienze) con le idee poco chiare e poca conoscenza anche della nostra geografia. Quello che ci differenzia, forse, è il fatto che molti cinesi, pur non sapendo granché della nostra storia, non si perdono in giudizi affrettati.
    ciao
    b.

    Inviato da b. — 26 Giu 2008, 11:02


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