[China] Le facce delle monete
Dopo
le feste che tornano alla tradizione, perché si chiedono alcuni, nei soldi cinesi
(da uno a cento yuan) deve esserci solo il volto del Timoniere? Oltre
a notare come questi tentativi di re- impossessamento delle origini
sia una sorta di leit motiv nella storia cinese, in questi giorni
resi leggeri dal consueto silenzio su Tien An Men (la ricorrenza era
il 4 giugno) e dall'ottimismo (per certi versi già rientrato)
sulle aperture del Governo in tema mediatico riscontrate durante il
terremoto del Sichuan, un gruppo di accademici liberali cinesi ha
fatto partire una petizione per chiedere al Governo di piazzare in qualche RMB (o yuan, o
kuai come dicono qui) proprio lui, il poeta e patriota Qu
Yuan, nei giorni della festa che implicitamente lo celebra.
Già tempo fa nella banconota, poi scomparsa, di 2 cents (jiao), comparivano ritratti di persone appartenenti alle minoranze etniche (nella foto). Poi si era tentato di piazzare il padre della Patria, Sun Yat Sen, infine l'eroe contemporaneo Deng Xiao Ping, il piccolo uomo che tra il lusco e il brusco aveva aperto la Cina ai mercati e asfaltato la rivolta di Tien An Men.
L'aspetto interessante sta nelle ragioni secondo le quali, per gli accademici che hanno proposto la cosa, sarebbe corretto cambiare e mettere Qu Yuan: innanzitutto perché rappresenterebbe l'odio del popolo cinese contro i tiranni, in secondo luogo perché Qu Yuan, più che un patriota fu uno che lottò per la libertà, infine perché la storia cinese, dicono, non è solo fatta di periodi bui (impero) e periodi gai (comunismo) come il Partito ha insegnato fin nelle scuole. Insomma per loro Qu Yuan è liberale.
Ho chiesto ai miei amici cosa ne pensassero. Risposta: “è impossibile.” Perché? “Eh chiedilo a Mister Mao...o a Mister Hu Jintao”
Quello che però sorprende è come questo appello, che non sarà certamente recepito dal Governo e gli autori lo sanno, giri in modo molto ampio nella rete con riferimenti decisamente espliciti alla lettura storica a senso unico offerta dal Partito, senza uso di metafore particolarmente complicate. Ed è un segnale di quello che noi chiamiamo nazionalismo, che non permea solo il Governo e il popolo che gira con le magliette I Love China, ma anche quegli strati sociali che più spingono per aperture democratiche.
Ma se Mao è ormai reliquia storica su soldi, accendini e orologi e può essere sottoposto a critica in modo tranquillo, il suo metodo e la basi che egli pose sul comunismo alla cinese sono talmente ancora forti che, anche se negate ufficialmente, non possono essere certo dimenticate nella pratica. Come dire, questo appello dei liberali è una nuova sorta di contraddizione in seno al popolo. E come tale, e purché rimanga tale, può essere tollerata.

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Inviato da セックス — 08 Ago 2008, 09:19