beirut

09 Giu, 2008

[Hu] Vie, strade, Concessioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:36

Dopo le vie di Genova, associate al G8 e ai luoghi di quei giorni, pure a Shanghai (chiamata brevemente Hu dai cinesi) mi piace cercare l'origine dei luoghi, dei nomi e delle cose. E mi perdo a camminare. Si direbbe che quasi non faccio altro. Forse perché le strade nascondono segreti ad ogni svolta, forse perché solo camminando si respira l'aria di una città, o almeno credo. O forse perché Shanghai (nelle due foto due starlette degli anni 30, questa a sinistra, del cinema, quella in basso a destra, delle pubblicità di sigarette) ha un fascino che va catturato, non senza dovere spendere un po' di fatica. Una città che ricorda Milano, per i suoi chiaro scuri e per essere decadente e nonostante questo, ancora al centro dei trend comunicativi e finanziari del paese. Una bellezza, se si ritiene di trovarla, che richiede la massima empatia, un umore disposto a variare con sole e tramonto e tanta strada negli scarponi.

La mia parte preferita di Shanghai è quella che viene definita Concessione Francese: un po' perché abito nella via che si gongola sulle sue piccole spalli occidentali, un po' perché è la parte della città che più echeggia quel miscuglio architettonico e spirituale tra Oriente ed Europa, di cui Shanghai ha saputo farsi protagonista nella sua vita sociale e politica.

Un punto di non ritorno nella storia cinese e degli insediamenti europei in Cina è il trattato di Nanchino del 1842, a seguito della prima guerra dell'oppio. Quel trattato (e quelli che seguirono, definiti non a caso, “ineguali”) oltre a mettere in ginocchio i Manchu (la dinastia, ultima, dei Qing, quelli dei codini e della regnante Cixi, tanto per intenderci) e a rintronare il popolo cinese, stabilì anche l'apertura riconosciuta di alcuni porti alle navi occidentali. Fino a quel momento i mercanti inglesi, scozzesi e francesi, per dirne tre, se ne stavano leggermente al largo, aspettando i mercanti cinesi, banditi, farabutti e faccendieri, per scaricare sulle loro barchette l'oppio e ricevere nelle proprie the, spezie, seta.

Con la guerra si aprono i mercati. La Cina ne risentì, sia economicamente, sia in termini sociali. E in quel caso i porti, tra i quali quello di Shanghai, fino a quel momento cittadina un po' spenta e piccola, sovrastata dall'appena meridionale Ningbo, più attiva e viva, diventarono centri propulsivi dei due Imperi: quello cinese e quello occidentale. Così Shanghai prese ad animarsi di vite e di ogni residuo umano che giungeva dai posti vicini per procacciarsi, in ogni modo e con ogni strumento, di che vivere.

L'apertura del porto trasformò Shanghai, via via, in una metropoli dell'epoca, facendola diventare quello che oggi viene ricordata come una città nella quale convivevano ricchi e ricche e delinquenti di ogni risma. Una città dai colori e contorni aspri, nel cui luccichio moderno, maestoso e apparente si nascondevano giri e affari di ogni genere. La città nella quale, in un parco, era esposto il cartello: vietato l'ingresso ai cani e ai cinesi.

Nell'aprile del 1849 nasce la Concessione francese, crocevia storico di Shanghai e della Cina. Furono i francesi a stroncare la ribellione di Shanghai (contro Impero e contro gli stranieri) del 1855, furono i francesi a spingere per la seconda guerra dell'oppio. E ancora, fu nella concessione francese che nel 1921 nacque il Partito Comunista Cinese (dove oggi sorge Xintiandi, la via degli antichi shikumen dove sollazzano stranieri nelle notti shanghaiesi), mentre ricche signore passeggiavano tra i viali di Hua Hai Lu (prima intitolata al maresciallo Joffre) e le sue piccole boutique alla moda.

Shanghai divenne per un secolo il centro più importante della Cina non solo economicamente ma anche politicamente (oltre che per la moda e i gusti dell'epoca, vedi il film Blood Brothers, ambientato nella Shanghai degli anni Trenta, ma anche le opere di Anchee Min e tanti altre naturalmente). La dirigenza del partito comunista, con un Mao ancora relegato nelle montagne a studiare la guerra e la via cinese al marxismo, dettava i tempi della propria vita illegale prima e della propria ricerca di successo poi da Shanghai, prima di ricompattare il paese e definire come capitale del paese Pechino (dove tirarono giù alberi e tutto quanto sorgeva in Tien An Men per celebrare le adunate di massa: a questo proposito ho visto con interesse il documentario di Antonioni del 1972 sulla Cina, in piena epoca di Rivoluzione Culturale, uno dei periodo bui e che costituisce l'oggetto di indagine della maggior parte della produzione letteraria cinese contemporanea. I testi del film sono di Andrea Barbato. Mica poco. C'è anche una parte su Shanghai che confermerebbe un antico andazzo che recita più o meno così: se vuoi vedere quanti sono i cinesi, fai un giro a Shanghai. Credo sia vero).

Oggi, Hua Hai Lu è ancora una via lunga interminabili chilometri e ospita migliaia di negozi e di grande firme. Nella parte più in sorge anche l'ambasciata americana, riconoscibile dai muri grigi e dalle guardie sempre presenti. Più in generale in tutta la concessione esistono alberghi sontuosi, all'interno di giardini magnificenti, in un clima tra il decadente e lo storico che vanno a colorare l'umore dei suoi passanti. La fama da via dello shopping di Hua Hai Lu, però è stata nel tempo soverchiata da Nanjing Lu. Oggi la via più occidentale dell'antica Shanghai è considerata il centro degli acquisti della classe medio bassa cinese.

Eppure, a ridosso della via, si articolano tutti quei vialetti e quelle strade che nascondono antri bui e poco illuminati, piccoli parchi e alberi a cadere sui passanti, come se non esistesse, a pochi metri, quel brulicare di acquisti e vendite. Viuzze dove si può trovare tofu puzzolente (si chiama così eh), pizzette di Shanghai o le frittelle che rinfrancano e aiutano i chilometri successivi da percorrere. E poi c'è Heng Shangh Lu, un universo che sarebbe bellissimo, se non fosse anche il centro dei pub, uno dei tanti, di Shanghai.


Commenti

  1. :)
    ma delle vie di Kathmandu non si dice nulla? ci sono i maoisti al potere
    la monarchia spazzata via :)
    http://it.wikipedia.org/wiki/Nepal

    Inviato da ajorn — 10 Giu 2008, 05:00

  2. ciao socio. stai preparando i post per il blog del prossimo libro? Bravo. Portati avanti. Finisce che mi trasferisco pure io lì, se mi trovi un cazzo di lavoro.

    Inviato da nero — 10 Giu 2008, 08:27

  3. ajorn ho visto anche la tua mail...ahahaha (scusa se no ti ho risposto, ma ecco qui del nepal, non se ne sa mica un cazzo...
    ma invece di wikipedia dammi qualche link piu' interessante!

    nero_socio: sì stavo pensando a qualcosa del genere, sperimento ancora, però! :-)

    sul lavoro, guarda magari lo cercheremo tutti e due...
    ciao
    b.

    p.s. sta vivendo!
    http://adminchiam.noblogs.org/
    accatetivillo!!

    Inviato da b. — 10 Giu 2008, 11:58

  4. mmmmh cerchero' magari su qualche bel sito dell'internazionale maoista ci sono arrivato tra l'altro con un articolo sulla dea bambina che veniva nominata dalle caste monarchiche e mo non sanno piu' che farsene...
    li' ho scoperto che non c'era piu' la monarchia e i maoisti al potere
    poi ho cercato conferma su wikipedia :))

    Inviato da ajorn — 11 Giu 2008, 11:02

  5. Ciao sono una pechinese-romana senza blog:). Ho letto sul blog di De che cerchi fotograf*, per cosa?
    Io faccio foto da un pò, se passi da queste parti fatti sentire.
    Feili

    Inviato da Feili — 12 Giu 2008, 05:35


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