beirut

24 Lug, 2008

[Beijing] Morning Bell

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:10

Rovistando tra i futuri più probabili
Voglio solo futuri inverosimili

Aprendo la finestra sopra netturbini, sopra nottambuli svetta la gigantesca scritta Phoenix. Tra strade, guardie, negozi e ristoranti. Per attraversare la strada bisogna fare qualche chilometro e trovare il ponte. Un ponte non troppo alto, ma dal quale sembra di avere la vista di una torre. Cambiano riferimenti, anche i nomi delle vie sono diverse. Tripudio di modernità per queste Olimpiadi tristi, dicono i cronisti. Come se fiori e pulizia, polizia e controlli, potessero sommergere una vitalità che è impossibile descrivere, senza vederla.

La metropolitana è ancora più in là. Vicoli e snodi e ogni volta che un taxi svolta sotto ponti in strette e strampalate deviazioni, non si vede dove sbucherà. La gente cammina e vorrei fermarli tutti. Sorridono e sembrano sempre pronti a chiedere se hai bisogno. Ho una borsa di tela nera e una rosa: sono tese come uno straniamento tutto nuovo, come la continua domanda su cosa fare, come dire, dove andare. Il volto ottuso del potere è fastidioso ovunque. Si fanno anche riunioni, interminabili, lunghe. Piece of cake, dicono gli astanti. Come dire: anche io voglio la mia fetta di gloria. E i desideri, alla fine, quali sono non lo so. E tutti sembrano parlare di questo posto. Ricette, pareri, certezze, conoscenze e consigli.

Poi cena, concerto, giro, chiacchiere e uno sguardo svia ogni certezza, scambiando domande, con altre domande, sfuggendo da quei pochi aspetti conosciuti, per nuovi sentieri di aspre inquietudini, che tanto hai voglia a provarci, ma indietro non si può tornare. E la mia fortuna, ho pensato, è poter chiedere. E avere chi gentilmente mi fornisce risposte, sotto forma di altre domande, in un tripudio di diversi punti interrogativi e angolazioni, mescolando l'Italia alla Cina, alla ricerca di qualche angolazione nuova sotto la quale mettere l'asfalto percorso. E come non bastasse creare legami, colori del grano e via immaginando e ricordando, grazie per le Hong Mei...E ritorna la sensazione solita, quella che giustifica questa mia stramba vita cinese. Come con quelle palline colorate dai rimbalzi irregolari: ogni volta che stringo la mano convinto di prenderla, mi sfugge.

Sulla scia dei carri armati parcheggiati,
senza toglierci le scarpe,
ci siamo addormentati.


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