beirut

16 Set, 2007

[Sarpi - Shanghai] Pena di morte, frenata olimpica per il boia cinese

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:42

Frenata sulla pena di morte in Cina: la Corte Suprema ha chiesto maggior giudizio nelle condanne, con l'obiettivo di ridurre il numero, alto e imbarazzante, delle sentenze capitali. Il documento della Corte sancisce che in tutti i casi di condanna senza necessità immediata di esecuzione, «va comminata una pena di morte con un rinvio di due anni». La punizione estrema inoltre, non andrà più applicata alla leggera, ma «solo per un piccolo numero di delinquenti efferati».L'esternazione della Corte Suprema è coraggiosa per alcuni, di comodo per altri. I cinesi dal canto loro, al solito, prima osservano: su blog di addetti ai lavori si discute di appunti e implicazioni giuridiche, sui media si evidenzia la magnanimità della Corte, mentre per le strade nessuno ne parla. La grande maggioranza dei cinesi sembra restare favorevole, in linea di massima, alla pena di morte. Specie per alcuni crimini, specie quando si parla di corruzione, banditismo economico, tangenti e soprusi del potere.
Amnesty International risponde alla novità cinese: nel 2005 le condanne a morte eseguite in Cina sono state pari all'80% di quelle portate a termine in tutto il mondo. Nel 2006 pare siano state 5000. La mossa della Corte Suprema sarebbe un contentino in vista delle prossime Olimpiadi: i giudici cinesi considererebbero ancora la pena di morte come il deterrente migliore per frenare i crimini, assieme ai tanti striscioni, affissi ovunque nelle strade cinesi, che invitano non rubare, a comportarsi da cittadini modello, a ricordare le pene in cui potrebbero incorrere i più incauti.
La presa di posizione della Corte Suprema, il cui presidente è eletto direttamente dal Congresso Nazionale del Popolo, non costituisce in realtà una mossa così inaspettata: è il secondo passo «in avanti» dall'inizio dell'anno. Dal primo gennaio 2007 infatti la Corte ha riacquistato, dopo 24 anni, il diritto di avere l'ultima parola in tema di condanne a morte effettuate da Corti provinciali, che spesso non vanno troppo per il sottile quanto a garanzie.
La Corte ha anche specificato alcuni criteri ai quali attenersi. I crimini non considerati più così efferati da meritare la pena capitale sarebbero quelli definiti passionali, in ambito domestico o familiare, nel momento in cui venisse retribuita la famiglia della vittima di un adeguato compenso. Anche i crimini economici non meriteranno più la pena di morte: se i colpevoli collaboreranno e aiuteranno a ritrovare i soldi smarriti sotto ai tavoli se la caveranno con una pena lunga, ma da scontare da vivi.
Per il resto, per ora, tutto come prima: «Dobbiamo pienamente considerare la necessità di salvaguardare la stabilità sociale e di non esitare nel comminare condanne a morte con esecuzione immediata nei confronti di criminali i cui reati hanno causato conseguenze estremamente gravi per la società», ha detto la Corte.
Jiang Xingchang, vice presidente, aveva fatto i primi passi mediatici qualche settimana fa, indicando nell'inizio di 2007 un segnale di discontinuità rispetto al passato: «Le sentenze, dal primo gennaio, sono visibilmente diminuite rispetto all'inizio dell'anno precedente». Di numeri, naturalmente, neanche l'ombra, ma al solito la macchina propagandistica cinese è apparsa impeccabile. Si sarebbe parlato solo di 3 milioni di casi analizzati in sei mesi, sui quali la Corte avrebbe operato un'enorme opera di clemenza.
Cheng Zexian, direttore dell'Istituto di legge dell'accademia delle scienze sociali cinesi, ha dichiarato ai giornalisti cinesi che un primo passo è fatto, «anche se ci sarà bisogno di molto tempo prima che la società cinese possa concepire l'abolizione della pena di morte».
Martedì scorso infatti un'altra esecuzione ha avuto luogo: Wen Mengjie, ex direttore della Agricultural Bank of China a Pechino è stato giustiziato per aver ricevuto, secondo il Tribunale locale, tangenti per circa 400 mila euro. Uno dei tanti colletti bianchi che da oggi, potrebbe cavarsela, salvo indicare dove sia nascosto il bottino.


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