beirut

05 Apr, 2008

[China] Edoarda Masi sul Tibet

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:17

Riprendo dal blog di Chen Ying, uno dei migliori, se non il migliore, blog sulla Cina: notizie, riflessioni e approfondimenti. Chen ha pubblicato l'intervistata di Edoarda Masi, sinologa, sul Tibet. Molto interessante. Riprendo dal blog:

L’autrice è una delle due italiane viventi - l’altra è Renata Pisu - che possa vantare una conoscenza diretta della Cina che risale agli anni Cinquanta. Sinologa d’alto rango, ha vissuto a Pechino e a Shangai, dove ha insegnato lingua italiana all’Istituto Universitario di Lingue Straniere.
Ma Edoarda Masi è anche un’intellettuale della cosiddetta “
sinistra critica” italiana e ha scritto su tutte le più importanti riviste che hanno ispirato la controcultura italiana, I Quaderni Rossi, ad esempio.

Segnalare il suo punto di vista, in quanto documentatissima alternativa alla vulgata occidentale, è quindi utile e dovuto, anche se potrebbe apparire eccessivamente filo-cinese.

L’intervento a Radio Popolare è una rapida ricostruzione storica della questione tibetana, con indicazioni di lettura.
Sintetizzo brutalmente: il
concetto di nazione è stato sempre ignoto alle tribù tibetane, che hanno alternato periodi di sudditanza ai cinesi a fasi di autonomia. I mongoli (dinastia Yuan) danno poi autorità di governo ai monaci tibetani - che acquistano grande prestigio in tutto l’impero - sulle tre provincie dell’altopiano
All’inizio del
secolo XIX la decadenza Qing favorisce il tentativo di Gran Bretagna e Russia di staccare il Tibet dalla Cina e, con la rivoluzione del 1911, il Dalai Lama proclama l’indipendenza. Ma Sun Yat Sen riafferma la sovranità cinese. Nei successivi decenni di caos e occupazione giapponese, gli inglesi impongono sul Tibet una sorta di protettorato, vietando ad altri europei di entrarvi.

In funzione anti-britannica, gli Usa non riconosceranno fino al 1948 nessun rappresentante tibetano che non sia accompagnato da dignitari cinesi. Cambia tutto dopo la rivoluzione maoista e la proclamazione della Repubblica Popolare (1949).
Nel
1950 l’esercito popolare occupa il Tibet che non è uno stato indipendente ma formalmente una provincia cinese. Il Dalai Lama accetta di tornare in Tibet nel 1951 e si accorda con Pechino per una forte autonomia.

La società tibetana è ferma al 17° secolo, divisa in 3 classi: ci sono nobili e buddha viventi, poi il resto della popolazione (90%) in stato di semi-schiavitù. I cinesi impongono in Tibet le stesse riforme applicate in tutta la Cina, molti tibetani sono in prima fila nella loro esecuzione.
A quel punto, la
società si divide: nobili e filo-inglesi formano l’opposizione e si legano alla Cia mentre cinesi e filo-cinesi procedono con le riforme e creano scuole, ospedali e infrastrutture.

Dopo la rivolta del ‘59 (foraggiata da Washington), il Dalai scappa in India, mentre Zhou Enlai dichiara decaduto il vecchio governo e sopprime la schiavitù. L’80% delle terre viene nazionalizzato. Il 9 settembre 1965 è creata la Regione Autonoma.
Con la
Rivoluzione culturale (1966) si verificano saccheggi ed episodi di distruzione dei simboli religiosi. E’ un fenomeno analogo a quanto sta avvenendo nel resto della Cina e anche in questo caso va detto che una parte della società tibetana è in prima fila.

La Masi sottolinea che che se nel 1959 l’aspettativa di vita dei tibetani era di 36 anni, negli anni Ottanta si è saliti a 60 anni. E’ l’effetto del benessere e dello sviluppo portati sull’altopiano. 

Qui c'è l'audio di Radio Popolare. 


Commenti

  1. come sempre..."niente è come appare", o almeno non del tutto.
    hi rossoblu, spero di riuscire a vaderti prima o poi, eh!

    Inviato da cla — 07 Apr 2008, 11:38

  2. "La Masi sottolinea che che se nel 1959 l’aspettativa di vita dei tibetani era di 36 anni, negli anni Ottanta si è saliti a 60 anni."

    Visto il curriculum vitae della Masi, non dubito che la fonte sia cinese-e-governativa ...
    La Masi s'è fatta qualche anno in un laogai ?
    Se sì, ha la mia stima (come tutti i cittadini fedeli ai propri ideali).
    Se no : beh, è bello fare la "Rivoluzione culturale" col culo seduto bello comodo sulla "poltrona occidentale" e la mano salda sulla parte giusta del manganello (l'impugnatura).

    Ci vogliono fonti dirette, come quelle che ho trovato facilmente in Russia, paese in cui non vi sono vincoli sulla Rete, e i cui utenti scrivono e dialogano volentieri in inglese, vera lingua internazionale !
    (viva Putin).

    Fosse anche vero il miglioramento dell'aspettativa di vita dei tibetani, ciò non rende tuttavia inutile un'azione occidentale a difesa dei diritti umani e soprattutto della libertà d'opinione ...

    Inviato da Bufalo70 — 20 Apr 2008, 15:17

  3. Ah, forse la compagna Masi ha dimenticato di ricordare che l'occupazione del suolo tibetano e l'immediata militarizzazione (anche nucleare) erano funzionali anzitutto ad armare la crisi sino-indiana ... ovvio che potete credere che il nazionalismo cinese in tutto questo non c'entri nulla ...
    Forse, ma dopo una mezz'ora buona di Radio Cina Internazionale proprio non mi va d'ascoltare altre "veline" di regime ... sorry ...

    Inviato da Bufalo70 — 20 Apr 2008, 15:33


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