beirut

10 Mag, 2008

[RF e NIE] I miti passati. I miti presenti.

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:14

E' la "storia", non colui che la racconta

Una interessante discussione nasce, ritorna la voglia di scrivere e forse sarà la volta che grazie a questo ci riprenderemo sul serio almeno per un breve periodo, almeno per quello che potrebbe servire per terminare due idee in personal e poi rimettersi a scrivere qualcosa di cui parliamo da troppo tempo. E chissà che il tavolo di lavoro non possa essere qui in Cina, anziché in Italia...:-)

Sto parlando della recensione di Stella del Mattino - creatura del quarto degli ormai noti "filocinesi" - fatta dal mio socio, riportata su Carmilla. Una recensione che è anche un'occasione per raccogliere l'invito alla discussione sulla New Italian Epic e su quanto il nostro concetto di Reality Fiction sia o meno impregnato della sistematizzazione di WM1. Un po' si e un po' no, è la risposta.

Poiché sono un po' più rude e non ho a portata di mano riferimenti bibliografici che mi potrebbero servire a esplicitare meglio, o forse perché Laozi mi sta piano piano conquistando, potrei anche decidere di spiegare meglio il concetto di Reality Fiction senza spiegarlo. Quanto c'è in comune tra RF e NIE lo ha espresso già il mio socio.

Vorrei semplicemente sottolineare che, andando a ritroso, o limitarsi al presente, quello che resta è una battaglia culturale. Parafrasando quel tale, il mio concetto di Reality Fiction è la continuazione della politica con altri mezzi.  Perché qualcosa, nel frattempo, è cambiato e noi con esso.

Il nostro è il tentativo di smitizzare il presente, creando altri miti in grado di sopravvivere, di tradire, di tornare, di abbracciare quello che manca, una ontologia raccolta da storie e persone che sappia autonarrarsi, prevaricare se stessa e tutto ciò che comporta, che possa essere strattonata e presa e utilizzata da chiunque. Che si peschi nel passato o nel presente non fa differenza. La problematica dell'attualità, al massimo, ci fornisce un doppio binario (sulle ragioni della scelta del presente piuttosto che il passato il mio socio le ha già ampiamente specificate). Perché si effettua una duplice operazione: da un lato spogliare, smascherare, ridurre ai minimi termini culturali i miti in cui siamo incatenati, dall'altro crearne o narrarne di nuovi, attraverso la nostra esperienza e attraverso una sorta di caleidoscopio che permetta una trasfigurazione del fantastico nel reale, nel quotidiano per apparire come vero e utilizzabile da chiunque. Da qui anche la scelta di utilizzare romanzi di genere (noir, gialli, ecc.) per approdare ad un pubblico il più comune possibile. Perché questa è una battaglia, ormai, da fare in campo aperto e spazi larghi.

E perché in fondo, noi siamo questo. Siamo cresciuti tra i cuscini del free software, di Serpica Naro e un linguaggio da sempre oscillante tra il visionario e quello degli antichi cantori. Arriviamo in un posto, mettiamo giù il baracchino, tiriamo fuori gli strumenti e cantiamo. E ancora, il nostro fare politica, era ed è focalizzato sulla costruzione di miti, di immaginari. E come dice il mio socio, il mito non finisce. Il mito persiste. Gli eroi persistono. Le persone persistono. E devono vivere, devono sognare, devono continuare a lottare.

Non conta da dove partono, ma dove vogliono arrivare.


Commenti

  1. non potrebbi parlare un pò piu' come io, che non possi studiare?

    Inviato da audax — 10 Mag 2008, 12:03

  2. audace!
    non mettertici "pure" tu. :-)

    b.

    Inviato da b. — 10 Mag 2008, 12:11


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