beirut

17 Giu, 2008

[China] EnigMao

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:16

Non è che tutte le scoregge dei sovietici siano profumate. Come dargli torto?

La retorica di Mao, fatta di metafore contadine e di un linguaggio che nel privato e negli appunti, accanto ai documenti da approvare si esprimeva per metafore aventi come protagonisti, la merda dei cani (ci vuole un po' di comunismo nel mondo, altrimenti l'uomo sarebbe come un cane che mangia la sua merda), le stronzate, scoregge, aneddoti e retoriche campestri, indica un animo contadino alle prese con la storia. Un mito che ha costruito la sua immagine attraverso esperimenti, giustificando gli errori con una visione dialettica della storia (le famose contraddizioni), un uomo alle prese con la nazione più popolosa del mondo, uscita dal conflitto con i giapponesi e da una sanguinosa guerra civile e la difficoltà di gestire inghippi di potere e relazioni umane tutt'altro che semplici.

Short nella sua biografia del Timoniere (Mao, a life), secondo me la migliore in assoluto, tenta un esperimento non da poco: inserire un uomo così immaginifico all'interno di 80 anni di storia cinese, cercando di smussarne il protagonismo in una biografia più corale che individuale. Specie nella prima parte, durante la quale la figura di Mao è seduta ai piedi della storia: la osserva, si defila, si integra e si defila ancora. Caratteristiche salienti anche del suo successivo Impero e che tratteggiano gli infiniti elementi, le combinazioni, le casualità che portano l'ingegno di un uomo a primeggiare sugli altri.

Uomo di guerra, uomo incapace di gestire la pace. E la storia, nei momenti di difficoltà, in alcuni casi gli è andata incontro: conflitto coreano, dissidi con i sovietici. Quando invece gli eventi non gli hanno fornito soluzioni plausibili, si è inventato crociate e guerre (la rivoluzione culturale) sulle quali le sue contraddizioni si sono innervate procurando danni ingenti, morti e crisi sociali sulle quali l'animo cinese pare indagare ancora oggi. Mao si è ritrovato senza neanche sapere come (lui disse grazie ai giapponesi e forse non tutti gli storici possono dargli torto), alla guida di un paese da amministrare, senza avere idea sul da farsi, cercando di capire il modo, costruendo allo stesso tempo il suo mito e la sua storia tutt'altro che lineare.

Senza avere mai viaggiato all'estero, ma rinnegando il passato cinese, senza avere mai chiesto consigli, ma alla ricerca di indizi nel vituperato mondo classico cinese. Si diceva di contraddizioni: il libro di Short è un zig zag storico, ricco di documenti e assente di semplicismi e giudizi facili facili. Un cerchio, anziché una linea retta, in cui i concetti cardini della filosofia cinese, che lo si voglia o no, non hanno mai smesso di padroneggiare, seppure sminuiti in un Mao Ze Dong pensiero, fatto di marxismo e favole, leninismo e Cina, confusione e ira.

Come si costruisce un mito in Cina? La storia di Mao fornisce una chiave di lettura e Short ne descrive i passaggi salienti, tra originalità filosofica e pratica tutta contadina. Mao, che si voglia o no, anche nel momento in cui è salito sul piedistallo più alto della storia cinese, è stato un alchimista burbero, immaturo, viziato da se stesso e i suoi cortigiani, ma anche fine stratega e grande analizzatore dei comportamenti cinesi: attraverso la sua epopea, i suoi errori macroscopici, i suoi successi e le sue guerre interne al Partito (minacciando addirittura, a 70 anni, di ritornare a fare la guerriglia contro lo stesso partito comunista) Short fornisce chiavi di lettura oltremodo contemporanee. Anche perché su Mao, il giudizio storico, è tutt'altro che concluso.


Commenti

  1. "Senza avere mai viaggiato all'estero".

    Non è vero, 1 volta è andato in treno fino a Mosca, Unione Sovietica ...
    Terrò presente questa tua lettura consigliata.

    Inviato da Bufalo70 — 17 Giu 2008, 15:38

  2. Hai ragione! :-)
    Se non sbaglio era per il compleanno del suo amico nemico Stalin...in realtà mi riferivo a quando in pratica conquista il potere. Ovvero arriva lì, senza avere mai varcato i confini cinesi. Infatti da giovane, e questo credo sia un tratto della sua personalità, dopo aver preso e mollato cento volte lo studio dell'inglese, ogni volta che ebbe l'opportunità di andare all'estero (in Francia prima e in Urss dopo), per un motivo o per l'altro si negò sempre.
    Infine, una volta diventato Mao, il Presidente, disse che "prima bisogna sistemare la Cina, poi pensare alle relazioni diplomatiche". Un'altra scusa per non muoversi.
    Come dici tu, inoltre, viaggià quasi sempre in treno: poiché temevano attentati da parte dei nazionalisti, utilizzò solo in un caso l'aereo (già vecchio, se non ricordo male. Poco prima di liquidare Lin Biao, che morirà poi proprio in volo...)

    grazie della segnalazione,
    ciao
    b.

    Inviato da b. — 17 Giu 2008, 15:53

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