beirut

25 Giu, 2008

La Stella del Mattino, in China

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:06

Saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura

Tenue luce e coraggio duraturo. Ogni libro lascia immagini e ricordi. Io quando l'ho posato per terra, non ho comodini, ho sognato Lewis nel buio a sussurrare, o forse gridare. Traditore, pederasta. Ho visto la stanza dove T.E. incontra Michael Collins, in una premonizione di come la storia riservi destini che ogni uomo vorrebbe cambiare, modificare. Destini dai quali uscire e rientrare o quanto meno scriverne di proprio pugno le fasi, le scuse, le accuse, spiegazioni. Mi sono svegliato. Faceva un caldo boia, ma ho sentito gli odori dei tetti, di stanze, strade e del negozio, pianti di bambini, disorientamento allucinato e ho provato a immaginare occhi neri e mani appoggiate su un cadavere. L'aria condizionata mi ha dato sensazioni fredde e umide, che mi hanno consigliato lacrime liberatorie. Invece. Ho dormito di nuovo e mi sono svegliato ancora, alla luce di un'alba acida cinese e ho pensato che quel vuoto, apparente, che maschera il periodo tra la prima guerra e il resto, assomiglia - fatte le debite e storiche proporzioni - allo stesso vuoto provato dopo il 2001. Come dire, dopo Genova (dopo una guerra) non si è più gli stessi. Ci si vede in specchi deformati e ci si chiede: sono io, siamo noi, quelli? Eppure, bisogna farci i conti, ricordare come si era e come si è. Dettagliare i ricordi, per poi trovare il pertugio grazie al quale inclinare la storia e provarla a piegare ai propri sogni. Destino di uomini e donne.

Come leggere i fatti, come rimanere in piedi, come tornare a quella lucidità che sembrava di avere o non avere, come andare avanti. Mi sono fatto spedire Stella del Mattino di Wu Ming 4 a Shanghai. Prima di riceverlo ho letto tanti commenti, tante recensioni sul libro. Perché si incrociavano con quella discussione sulla Nuova Epica Italiana che pareva averci ridestato (a me e all'altro socio) da un torpore, legato a doppio filo con domande e sentimenti sull'utilità delle cose, la purezza o il tradimento di certi percorsi. E quella cazzo di Genova sempre lì a dirci: io sono qua, e voi?

Allora ho letto Stella Del Mattino provando a fare il vuoto delle tante (alcune decisamente dotte) recensioni. Ho provato a leggerlo come non sapessi chi fossero i personaggi, come non sapessi niente della storia e delle sue traiettorie languide e terribili. D'altronde mi basta guardare fuori dalla finestra, vedere come il nostro mondo sia interpretato, riletto e vissuto dai cinesi, per fare il vuoto e dimenticare. Farmi ammaliare e ridestarmi. Ho provato a essere amico di T.E. a sospettare di lui, ho provato a disegnarlo nella mente, a immaginarne il corpo, i sentimenti. Ho dubitato di lui e mi ha convinto. Ho creduto e l'ho ripudiato. E alla fine ne sono uscito diverso. Non per lui. Quanto piuttosto per quel fluire della storia tutta da leggere, immaginare e creare. Quella storia che invita a farne parte, a prenderne e prendere parte.

Come direbbe un mio conterraneo, mi fossi guardato durante la lettura, mi sarei visto che ridevo, mi sarei visto di spalle che partivo. Perché il sentimento durante la lettura era quello di un placido trasporto tra i rivoli della storia, la sua interpretazione, il suo superamento, l'incredibile meraviglia circa il senso di straniamento, possesso e volontà. E perché quella storia così a zig zag, forse, come dicono qui in Cina solo per rendere difficile una interpretazione degli spiriti maligni, mi pareva assumesse quell'immagine di cerchio in cui tutto è contemplato e possibile. La verità (quale) e il suo contrario. Il mito e la sua menzogna. E l'importanza di scriverne, dotarsi di strumenti, visioni del mondo e accortezze. Quindi sorridevo, perché l'anima era in pace. E avrei voluto partire e ricominciare il libro, trovare altre chiavi di lettura, riposarlo e rileggerlo ancora. Perché poi si tratta di smuovere animacce scure e anche mani e piedi e parole, perché colmare il post guerra, il post Genova, accudendo ricordi e sfornando uscite, è un compito arduo, duro, sfiancante, ma va fatto. Il ritorno è memoria, si è detto. Per me Stella del Mattino è mettere la faccia, la mia, dei miei compagni e di tutti quanto abbiamo imbarcato in questi anni, di fronte allo specchio, e ripartire. Come fosse possibile guardarsi indietro e andare avanti, dare nuove parole alle cose vecchie. Immaginare nuove parole per quelle nuove.

Per un guado una terra una nuvola un canto
Un diamante nascosto nel pane
Per un solo dolcissimo umore del sangue
Per la stessa ragione del viaggio viaggiare.


Commenti

  1. non un commento, una suggestione.
    ciao,
    m.

    "E così dovremmo essere qualcosa di determinato per il fatto di avere una storia mentre il ricordo e l'oblio cadono e nuove immagini si proiettano nei nostri pensieri?
    E se la mia storia cambiasse ogni giorno? Se le esperienze dei giorni passati fossero ripercorribili per cammini sempre diversi?
    In ogni momento potrei diventare qualcos'altro.
    Oggi sono carne avvelenata, sono insetto e volo via".

    Inviato da mosq — 25 Giu 2008, 18:04


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