beirut

[Shanghai +123] Notti

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 18:41

Da sempre noi siamo così
come un'onda che viene dal mare
cantiamo forza Grifone
voi non ci potete fermare
E quando cantiamo per te
ci vien dal profondo del cuore
Combatti e vinci per noi
forza Vecchio Grifone
(Bligata Buliccia)

Eh notte di lacrime e preghiere, esser doriano non sarà mai il mio mestiere. Ma il mio mestiere NON è. E allora: basti una cosa: De Andrè tifava Genoa.

Oklaaa come dicono i miei amici malesiani. Notte prima del derby. Faccio un salto a Xintiandi. I miei amici cinesi stasera giocano a carte. A me non piace giocare, figurati guardare. Guinness: 8 fottuti euro. Sa di metallo. Vabbè.

Sai giocare a biliardo?

Ehm no.

E a cosa sai giocare?

Uhm, calcio?

Bleah.

Vabbè ma che cazzo vuoi?

Giapponesi cantano qualcosa tipo “qualcosa Queen”.

So delle parole in giapponese.

Ah davvero?

Si.

Come mai?

Bah buh bih (sembra Ajorn...;-)

Vabbè che cosa ci sto a fare, qua?

In Cina la cosa che preferisco è la seguente: perdermi. Mi manca l'albergo dei ragazzi, dove di solito passavo, era la serie C, per urlare, Cazzo, andiamo, cazzo. Perdersi camminando è qualcosa di inspiegabile ai miei amici cinesi. Se sapessero quanto mi perdo, non solo nelle strade, ne rimarrebbero agghiacciati.

Ho trovato un pub, a Shanghai, che trasmette il Sei Nazioni. Valido viatico di luppolo per non soffrire. Il tipo nella foto, mi ha offerto uno stick. Perché uno lo aveva fatto cadere. E perché, in cinese, gli ho detto che era troppo caro, uno spiedino caduto per terra. Allora ho barattato il mio temporale, con una foto in posa. Non c'è stato verso, di non fargliela in posa.

Un abbraccio al mio socio. Un abbraccio forte.

 


[Shanghai + 122] Sposalizi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:36

Ha lo stomaco magro
questa giovane sposa
dovreste farla mangiare
di più
ha un brutto sogno da donna
che non dice a parole
ma sposta metro per metro
nell'erba fredda.

Poiché ieri a Badminton ho buscato (21-5; 21-15...ma domani tocca al ping pong e in quel caso non sarà una scoperta come è stato ieri il Badminton che altro non è se non il "volano", solo che ti fai un culo quadro a correre avanti e indietro e a picchiare sulle piume della pallina che ha svolazzi strani e imprevedibili) oggi ho accompagnato il mio amico cinese a un “evento”. Una ragazza che lavorava nell'ufficio accanto al nostro si è licenziata, per mettere su una piccola azienda che organizza matrimoni. Qui è un business mica male: anche i meno abbienti spendono almeno 10 mila euro per organizzare un matrimonio con i fiocchi. Prima vanno in Comune a stringere il patto civile, un certificato. Poi aspettano sei mesi circa e quando arriva il certificato fanno il festone. Deve essere figo perché “ci mettono la faccia”, altro concetto fondamentale nella socialità cinese.

Due ore di scenette, vestiti e ricostruzione di un ipotetico rapporto tra la coppia pronta a sposarsi. Poi poiché ho il nuovo giocattolo ho fatto qualche fotografia.

 

Questa sotto è la nostra amica...

 

Questi sono i tipici topi sparsi ovunque...

 

Questa è la vista dalla mia finestra...tre minuti fa.

 

 



[Shanghai +121] Lezioni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:46

Libertà fiammanti per noi prigionieri
figli di un odio bellissimo 

bombe contro il cielo per incoronare
religiosi inferni romantici
uomini uomini uomini
e tutti

a metà

Oggi ho imparato due cose e forse ne imparerò una terza. Intanto fatevi una risata: me l'hanno segnalata oggi: Mao che offre donne cinesi, nel 1973 a Kissinger.

Allora, la prima è una lezione professionale, diciamo, imparata in Cina, ma proveniente dalle nostre zone italiote. Ovvero: non serve a niente essere in un luogo e sentirsi dire dal vicino di scrivania che Spielberg è un fallito. Non serve a niente essere in un luogo per sentirsi dire, dal cameriere di un “Caffè Italia” in Nanjin Road che Spielberg è un fallito. Non serve a niente spiegare che, per fortuna, anche qualche cinese si organizza ed è possibile trovare risorse on line. Non serve a niente essere in un luogo per leggere, in un editoriale di un quotidiano cinese, senza mezzi termini, che Spielberg è un fallito. Non serve a niente essere in un luogo e percepire, da più discorsi, che i cinesi pensano che più gli occidentali rompono la minchia con i diritti umani, più loro pensano che il Partito abbia ragione (e che Spielberg sia un fallito, ET un coglione, eccetera eccetera). Non serve a niente, infine, ricevere in più discorsi l'opinione che dopo le olimpiadi i cinesi faranno una simpatica traversata: verso Taiwan. Non serve a niente esserci, hic et nunc. Collegare i puntini, organizzare le sensazioni. Non vale mica un cazzo!

O meglio: salvo rare eccezioni, tutto questo serve, può essere utile, può essere preso in considerazione, può attirare una minima attenzione se il potenziale datore di lavoro è di destra o comunque di centro, o comunque, sicuramente, espressamente, irrimediabilmente, non di sinistra. Fischia il vento, infuria la bufera.

La seconda, più locale, diciamo: anche Xiantandi, la zona fighetta di Shanghai, durante questo periodo invernale e poco turistico può regalare due ore di passeggiata serena, lambendo il parco e deragliando nelle zone dei manovali, facchini, uomini di fatica, raccoglitori de nocchie. Zona interna, sprofondata tra i grattacieli: solo dall'alto, o camminandoci dentro, ci si può accorgere di una città nella città.

Terza potenziale lezione: oggi inizia la sfida. Italia vs China. Prima partita, ore 18, palestra comunale di Shanghai Ovest (e supermegacomunista, abbonata a Il Manifesto ancora prima che Ello nascesse, da generazioni di gestori delle peggiori palestre cinesi. Poco conta che Ello arrivi qui, e sulle notizie, con una buona settimana di ritardo: quando c'è sentimento, non c'è mai pentimento): badminton. Prossimamente, squallido bar vicino alla zona dei pub: ping pong. Due scuole a confronto: quella voltaggina (di me medesimo) e quella shanghaiese. Terzo, non so dove precisamente, il prossimo venerdì: football (a 11). E lì son cazzi, amici chinai.


[Shanghai +121] Swear

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 02:45

Pezzi di strada, pezzi di bella città
Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità
Pezzi di cuori, pezzi di fedi
Pezzi di chilometri e pezzi di metri

Riprendo la numerazione, in pieno delirio numerologico chinao.

Stamattina sono entrato in un negozietto per comprarmi dei fazzoletti di carta. A parte la figura di merda dovuta al fatto che mi sono fissato tre minuti sullo scaffale degli assorbenti, perché mi sembravano le tipiche confezioni cinesi dei fazzoletti di carta, con colori fosforescenti, eccetera. La tipa allora mi guarda strano e io gli faccio segno di soffiarmi con il naso, come per dire, “capito?”. Lei fa Ohhhhh, e rapida mi volta le spalle.

Anche io mi giro e nel movimento (marte in decima casa, terribile non solo per questi effetti collaterali) faccio cadere più o meno tutto. Mi scappa un tamade piuttosto sonoro. La tipa sbianca. Tamade vuol dire più o meno de puta madre, oltre a ricordarlo nel suono: ovviamente questo mi ha facilitato l'immediato ricordo della parola. La tipa sconvolta tira fuori da sotto il bancone i fazzoletti di carta, dentro una confezione con Winnie The Pooh in copertina e me li passa, frettolosamente. Roba che se fosse stata italiana si sarebbe fatta il segno della croce. Io finisco di raccogliere noccioline, caramelle chewing gum e pago ed esco, veloce.

A Ly ho chiesto due cose, anzi tre: perché è così difficile trovare fazzoletti di carta? Perché non ho mai visto un cinese soffiarsi il naso? E infine: perché è sbiancata quando ho detto la parolaccia?

Alle prime due domande non ho ricevuto alcuna risposta che possa essere spiegata a un umano. Il mio spirito di osservazione mi suggerisce che, scracchiando in continuazione, i cinesi non abbiano bisogno di soffiarsi il naso. I cinesi non lo ammetteranno mai, specie durante questi tempi pre olimpici, così concentrati sulle buone maniere. Sulla seconda invece mi ha detto che la parolaccia non è per niente sdoganata in Cina: né in tv, né nei film, né nella musica. Non si possono dire! Che du ball.

Anzi, a quanto pare, ma lo leggerete su Corriere o Repubblica, una tizia che ha sfanculato in tv il marito in un programma seriosissimo, è stata addirittura protagonista di un libro di grande successo.

Poiché prossima settimana sono invitato a cena dai suoi parenti, per la Ennesima E Forse Finale - Nonché Risolutiva - Cena di Fine delle Feste Per L'Anno Nuovo (che sembrano non finire mai in realtà: ogni sera cene e botti a ripetizione: devono finire le scorte) mi ha pregato di non farmi sfuggire nessuna parolaccia. Che già hai la faccia da terrorista. E' bello avere amici cinesi.

Che ridono quando ho lanciato la sfida di ping pong.

p.s. 10 euro sul Trap che in conferenza stampa come nuovo tecnico dell'Irlanda si tazza una Guinness...:-) 

 


[Shanghai] Ordinaria

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:06

Bah. Giornata di ufficio, oggi ancora più freddo, che quando esci nel corridoio o vai al cesuo ti si ghiacciano le mani. L'acqua poi, scende direttamente a lastre. Vabbè è un'iperbole...Ovviamente, rigorosamente, no carta e no sapone. Ho intravisto la tipa dei cesui. Severissima, come al solito. Ho la sfiga per altro di piombarle nel cesuo ogni volta che si accinge a lavare. Oggi ero lì con la mia bella porta aperta, lei bussa e io dico “busy”. Lei è entrata come niente fosse e ha iniziato canticchiare. Sono fissati.

Intanto – non al cesuo - ho notato che il Corriere ha riportato, oggi, la notizia che ieri mi ha dato Ly. Quella della tipa delle tette on line. In realtà la storia era un po' più complicata, ma che importa. Vuoi vedere che quel bastardo di Ly è la fonte di Rampini & Co.? Ogni volta che me ne racconta una, me la trovo l'indomani sui quotidiani italiani.

Ricordo, anche da qua, che domani c'è l'appello per il processo San Paolo a Milano. Se non ricordo male, probabile sentenza. I miei amichetti sono pregati di comunicare sul blog o via sms come andrà. Vedo, per altro, che i birri continuano a fare belle figure (caso Aldrovandi) in Italia e nel mondo. Certo, quando non sono indaffarati a scacciare la delinquenza e assicurare la sicurezza ai cittadini entrando a sorpresa negli ospedali per arrestare feti morti.

Saluto infine bip, che mi ha incautamente chiamato, e alla quale ho dato la terribile (specie per lei) notizia: da quest'anno niente più vacanze per la MayDay. Altro che comrades! Solo un giorno. Rimangono le vacanze di fine anno (una settimana), contrassegnata da piante di aranci in ogni zona della città (fa anche molto verde) e quelle per la festa nazionale della Repubblica CommunCapitalista a ottobre. A maggio si lavora, altro che.

A parte che i cinesi quando ci sono le feste sono ben ben strani: arrivano le circolari del Partito in ogni ufficio: Da lunedì x a lunedì y è festa. Quindi questo sabato e questa domenica sono lavorativi. Boh.

Niente più matrimoni durante la MayDay. Tanto tutti si sposano l'8 di qualsiasi mese. I barbecue sticks dei miei amici uiguri sono fantastici, anzi migliori, d'inverno: dentro c'è un fumo allucinante e stasera era il ricovero di tutti quelli che odiano San Valentino. Pieno di ragazzi per strada con cestate di fiori giganti.

Ragazzi, per domenica, mi raccomando: concentrati.

I'm an educated fool
So I don't know what it is I'm supposed to do
About this awkward situation
That's been forced down right upon me


[Shanghai] Trasparenze II

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 14:01

Non ho mai capito bene come funziona il fuso orario. Oggi stavo crollando in piedi, adesso mi sono svegliato. A Shanghai c'è 1 grado: per strada ci sono resti di fuochi di artificio (divorati dal cielo nell'ultimo dell'anno cinese) e resti di pupazzi di neve ghiacciati all'uscita di hotel lussuosi. Qua e là piccoli cumuli di neve. Erano dieci anni che non nevicava a Shanghai, pare. 

Il più grosso dei pupazzi che ho visto, e quasi integro completamente, era davanti all'ambasciata argentina.

Qui patiscono il freddo, poca gente per strada. Dalle sei cala gelo e buio. Nonostante il sonno ho gironzolato un'oretta, sciarpa rossoblù a scacciare fantasmi e pregustare torte stracittadine. Ogni tanto giri una strada e trovi un Topo Gigante tutto infiorettato e luminescente. Porta fortuna il topo? Tutti sti cazzo di animali nella prima settimana dell'anno portano bene. Ly è diventato più cinico. Saranno i capelli da rockstar de noaltri.

La mia stanza è la numero 174. La summa delle sfighe numeriche occidentali e cinesi in una botta sola.

Con il buio e il freddo poca gente per strada, passi svelti, mani nelle tasche e sguardi a inseguire il fumo che esce dai respiri. Per la prima volta noto quanto siano pulite le strade di Shanghai. Butto la cicca per terra e mi guardo indietro, poi di lato. Non ci sono neanche gli sbirri del traffico.

Mi sono perso nel mio centimetro di quartiere, un buio torvo mi disincagliava lo sguardo dalle torri, consuete suggeritrici di opzioni vagabonde, e mi sono ritrovato di fronte a un fast food giapponese.

Sono entrato perché non c'era nessuno.

Sono venuto nella tua città un giorno, era caldo e scuro
Poteva essere mezzogiorno, ma non ne sono sicuro
Avevo tempo da perdere, da guadagnare niente
Non c'eri tu nell'aria, sensibilmente


[Shanghai] Trasparenze

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:17

Cristo: sono le 18, da 6 ore di nuovo in China, Shanghai. Guardo fuori dalla finestra e anziché il muro solito, vedo improvvise le luci che si accendono, la serpentina di auto sulla sopraelevata e il tramonto che le sprofonda di viola. Poesia della lamiera.

Il mio amico Ly si è presentato con i capelli lunghi da tabbozzo di Bolza. Mi ha detto che non se li vuole lavare per un po'. Per sembrare più sudicio, mi ha detto. Bah. L'ho obbligato a trovare un locale metal dove andare domani sera. Oggi riposo, che già mi sono sfondato di cibo ma sono sfatto dal viaggio, vissuto accanto a un francese grasso che giochicchiava con un iphone pure al momento dell'atterraggio.

Invece in Cina si registra il record di accessi per il sito dove una star ha messo il video di una festa svoltasi a casa sua. Pare, si dice, si sussurra, si narra che le si vedano le tette. E' la prima notizia che mi hanno dato i chinai dell'ufficio. 

Non vergognarsi della propria malinconia
è un compito penoso anzi uno strazio.
L'amore trasparente non so cosa sia
mi sei apparsa in sogno e non mi hai detto niente
mi sei apparsa in sogno e non hai fatto un passo.


[Archivio Corriere] 1993: si scioglie la Fossa Dei Grifoni

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 17:58

 
Il Corriere della Sera mette on line i propri archivi, gratis, almeno per ora, dal 1992. Una iniziativa interessante che pone interrogativi sul perché, ad esempio, anche Il manifesto, per dirne uno, non possa avere una edizione on line più intrigante o, almeno, più libera nell'accesso. Misteri. Anche perché la gratuità del servizio è presto svelata: dopo ogni ricerca i risultati sono sponsorizzati, di volta in volta, da inserzionisti diversi. Non è mica difficile. Google esiste da anni...

Curiosando con le parole chiave ho trovato un articolo del 1993 di Roberto Perrone, giornalista che stimo e di cui ho apprezzato anche i romanzi. Il pezzo è sullo scioglimento della Fossa Dei Grifoni.

Sciolta la Fossa: dalle prime riunioni sulle panchine in Piazza Alimonda, allo scioglimento volontario. Con il Genoa in A. 1993.

Anche gli ultra' invecchiano, quelli che non muoiono prima. Vent' anni dopo, come in una storia di moschettieri un po' stanchi, la Fossa dei Grifoni si e' detta addio. Forse e' il primo caso di auto scioglimento di ultra' nel mondo. Il Genoa perde i suoi tifosi piu' accaniti, o meglio perde il gruppo dirigente storico che ha deciso, con una votazione democratica, rigorosamente a scrutinio segreto, di pensionarsi: 16 4, a larga maggioranza, senza trucchi e senza inganni. Alla vigilia del loro ventesimo campionato i ragazzi (ora quarantenni) della Fossa cambiano stile di vita: allo stadio andranno, ma con mogli e figli, quelli che li hanno, come gli altri tifosi. Pare che non ci siano altre ragioni, il bello sta qui, solo il crollo degli ideali sportivi, un po' come succede nel mondo per altre ideologie. Non sono piu' sufficienti per dare senso a un impegno che prende tutta la vita. Certo, Spinelli non e' mai piaciuto a quelli della Gradinata nord, ma la decisione non sembra legata alla situazione societaria, anche se, probabilmente, c' e' un po' di stanchezza nel non vedere mai la squadra decollare, un quarto posto e una semifinale di Coppa Uefa in vent' anni sono stati bilanciati da troppe delusioni. Ora il Genoa e' in serie A, questo e' il suo quinto campionato di seguito, ci sono stati momenti peggiori, come quella domenica di giugno del 1988 a Modena in cui emigrarono in settemila per sostenere la squadra sull' orlo della seconda retrocessione in serie C. Anche momenti migliori come la trasferta a Liverpool e in quei giorni, Dario Bianchi, uno dei leader, raccontava di quando andarono a Foggia su un camion, lui e Sergio Ferreggiaro detto "Callaghan", un omaccione simpatico e inconfondibile per chi frequentava la nord. Il suo nome non aveva niente a che vedere con Dirty Harry, il fetentissimo ispettore interpretato da Clint Eastwood, ma gli derivava da un feroce giocatore del Liverpool degli anni ' 60. "Callaghan" e' morto cinque anni fa, stroncato da un infarto mentre faceva il bagno a Quinto. Erano in cinque all' inizio, prima domenica di campionato del 1973: Inter Genoa a San Siro. Gemellati (allora) coi tifosi del Genoa ci sono in gradinata anche quelli della Fossa dei Leoni del Milan, con un loro striscione. "Perche' non fate qualcosa di simile?" dicono agli amici genoani. Si riuniscono in cinque, Gianni Bardi, Lucio Poidomani, Stefano Aloigi, Marco Postiglione, Dario Bardi. Il primo striscione con il nome "Fossa dei Grifoni" lo cuce la mamma di Aloigi, le prime riunioni le tengono sulle panchine di piazza Alimonda. Poi, col tempo, il club cresce, si organizza, cambia. Aloigi muore in circostanze non chiarite in Venezuela, il calcio non c' entra. Vent' anni di tifo speciale, di spettacolo, di derby con quelli della Samp combattuti a striscioni e colpi di genio, ma anche a pugni sul muso. Momenti neri, come per tutte le tifoserie ultra' , ma anche tante buone idee e tanta collaborazione con i "cugini" che non hanno eguali in Italia: una cooperativa in comune per la pulizia allo stadio, happening contro la droga, fino alla raccolta di soldi che ha portato all' acquisto di un' ambulanza. Fino a ora. Addio alle armi del tifo, la prima fila ha stancato, il riflusso c' e' anche in curva, il calcio e' bello senza eccessi, anche positivi. Allo stadio ora vogliono andare senza piu' dover guidare i cori, mettere gli striscioni, gestire una gradinata. Il nome potrebbe non scomparire: "Se altri vogliono usarlo non ci opponiamo, largo ai giovani, ma dev' essere una loro decisione". Dietro di loro ci sono 2000 ragazzi, certamente non resteranno zitti, ma queste non sono semplici dimissioni, via un gruppo ne entra un altro. Dovranno ricominciare, proprio come vent' anni fa. E magari non avranno lo stesso entusiasmo. O forse la stessa follia. Roberto Perrone

Perrone Roberto

(25 agosto 1993)



[Dublin- Belfast] What a pack!

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 10:17

Ebbro e denso di birra mi sono affacciato al mitico Croke Park con un doppio timore: entrare in un posto leggendario (nel 1920 gli inglesi spararono durante un match, uccidendo 13 persone), assiepato di circa 83 mila persone e andare a vedere per la prima volta dal vivo una partita di rugby.

Per un appassionato di calcio al rugby manca l'odio campanilista, le polemiche sterili, lo sfogo del tifoso contro avversari, arbitri, tutti, ma l'attesa si tinge di curiosità. Del rugby mi piacciono alcune caratteristiche, che attirano nella loro semplice brutalità. Innanzitutto la palla si passa indietro per andare avanti: mi sembra interessante come concetto; in secondo luogo non può esistere il giocatore fighetta, quello che dice “oggi non ne ho voglia, mi nascondo”. Se ti nascondi, ti asfaltano e basta. In terzo luogo mi piace il fatto che, pur elevato dalla retorica giornalistica sportiva al rango di "gioco più corretto e signorile della terra", in realtà è un coacervo di infidi furbetti, pronti a menarsi sfruttando tutte le lacune della visuale dell'arbitro, delle regole, dell'umana astuzia. La differenza con il calcio è che, dopo essersele date, semplicemente, si ritorna a correre anziché fare scene da squallida fiction all'italiana.

Ci sediamo circondati da irlandesi e da alcuni italiani con strambi capelloni tricolori. Quando parte l'inno in gaelico sembra che lo stadio debba venire giù. Il rugby è l'unico sport che unisce le due Irlande, gli inni sono due, l'emozione si fa sentire. Poi lì sul campo iniziano a darsele e il pack italiano nel primo tempo soffre la già ampiamente supposta superiorità irlandese. Nell'intervallo ci si immette nelle code chilometriche per accappararsi da mangiare (e da bere). Entriamo a secondo tempo già ampiamente iniziato. Si sentono i boati, ma la zona antistante le gradinate è ancora piena. Della partita non ce ne frega un cazzo. Se magna, se beve, se chiacchiera. Si cerca di capirli, sti irlandesi, specie quando parlano sorseggiando birra e ordinandone un'altra, quando la prima è circa a metà. E' finita, dicono.

Il pack italiano nel secondo tempo è trasformato, in mischia si va giù che è un piacere, il risultato si accorcia e gli irlandesi cominciano a temere il peggio. Alla fine vincono, ma sono delusi. Quando il match è terminato ci si stringe la mano come i giocatori in campo e tutti al terzo tempo. Io ho ancora negli occhi la manata di Bergamasco a un avversario, simbolo di forza fisica e determinazione messa in campo dagli azzurri nella seconda parte.

Con i due scemi, più La Maestra, unica savia, nonché fotografa del gruppo, si va al pub affianco al cimitero, a una decina di minuti dallo stadio. Cavanagh Pub, aka DaveDiggers, dal 1803 di proprietà della stessa famiglia.

Odore di muffa, cantinale, rumore, guinness a fiumi. Stanchezza, freddo della madonna, disquisizioni tecniche per capire se si sono capite veramente le regole del rugby. Tentativi di apprezzarne aspetti tattici e tecnici fino a quel momento sconosciuti.

Si gode per il Galles che sconfigge i Perfidi Albioni e comincia il tour dei pub. L'indomani ci aspetta Belfast: Falls Road, Bobby Sand, George Best.



[Genoa] 13 anni dopo. Sempre di più. Noi.

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 19:08

29 gennaio 1995 – 29 gennaio 2008. Ciao Spagna.

Si cammina stanchi, si ammicca, si tace. Faccio un corso di 35 minuti per concentrarmi e non dire belin. Mai. Faccio prove di cadenza milanese. Figaaaaa, Gazzeeeeettaaaaaa, Pizzettaaaaaaaaaa. Kortatub mi suggerisce il silenzio. Giastemme in xeneixe. Ok Lotto. Qualche sciarpato, poca roba. Con Hellas e Kortatub carichiamo Onsky. Si va a piedi e cazzo quanto ci vuole. San Siro sarà pure la cattedrale, ma io a Notre Dame ho trovato subito l'ingresso. Dopo venti minuti troviamo il fottuto settore. E' iniziata da un minuto. Silenzio. Ci aggrappiamo agli scalini, vicini a Confindustrial e tre xeneixes già impegnati ad accendersi la siga. Siamo senza colori (tralascio tremebondi tentativi di travestimento), si parla ad occhiate. Si sta schisci. Poi ci giriamo e due tipe, età media 10 anni, sfoggiano berrettino e sciarpa del Genoa. Belin!

Ed ecco il coro: “uno di meno”, cantano dalla Sud. Beoti schifosi, niente da dire. Anche gli interisti ce l'hanno cantata. Ce lo hanno detto, perché sinceramente non li abbiamo sentiti. I milanisti nella sud sono da soli nello stadio e si sente. Si pensa a Spagna, si cerca di stare calmi, ci si morde le labbra, si comprano 223 caffè borghetti. Sigaretta. Per dimostrare la propria arguta sapienza i milanisti nella sud si tirano tra loro bombe carta, si abbracciano, si spingono. Sembrano proprio dei galusci conservati nella loro cesuossima curva.

Becchiamo due pere, si torna a casa in silenzio, ripetendo "mai più". La sensazione è che il calcio e i suoi stadi, stiano lentamente inabissandosi tra i tanti non luoghi, privi di una qualsivoglia scheggia di passione. La belinata è attaccare la figu di Figueroa sulla metro rossa. La gioia è il gol del figlio di Signorini al Viareggio. La speranza è di bere un vino buono per l'estate.


[Cosenza] Cronologia di un processo

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 19:26

Quando si parla di Genova e i suoi processi, solitamente si tende a dimenticare il troncone giudiziario di Cosenza e il procedimento contro il Sud Ribelle. Se a Genova contro i 25 la sentenza è già arrivata, a Cosenza è prevista nei prossimi mesi, mentre per i processi contro le forze dell'ordine si dovrà aspettare la primavera del 2008. Inoltre i reati di cui sono accusati funzionari, dirigenti e agenti di polizia, oltre a prevedere pene infinitamente minori, arriveranno al primo grado (appena sufficiente affinché le vittime ottengano almeno il risarcimento), mentre al resto penserà la prescrizione, ovvero le eventuali condanne non saranno mai definitive.
Il processo al Sud Ribelle ha avuto una genesi del tutto particolare, rispecchiando, per alcune parti della sua vita, il ritmo e i testimoni del procedimento contro i 25 manifestanti di Genova. Ne ripercorriamo alcune tappe, evidenziando i limiti di un impianto accusatorio balbettante, che è arrivato oggi al suo culmine, con la requisitoria del pm Fiordalisi.
Indagini e teoremi
L'inchiesta sulla «Rete Meridionale del Sud Ribelle» risale al 10 aprile 2000: in uno stabilimento Zanussi a Rende (provincia di Cosenza) vengono fatte recapitare delle rivendicazioni a firma Nipr: Nuclei di Iniziativa Proletaria e Rivoluzionaria. La sigla - su cui mai si farà chiarezza - rivendica una serie di piccoli attentati incendiari ad opera del movimento anarchico. Fiordalisi parte in quarta, mettendo sotto controllo i telefoni fissi dell'azienda. Nessun risultato, ma a Cosenza ormai sono giunti i membri dell'intelligence italiana. Le attenzioni si concentrano sull'area antagonista, mettendo insieme centri sociali, associazioni e perfino ultras. La ragione di questo scatto investigativo non è ancora conosciuta: nel frattempo Fiordalisi prepara le sue accuse. 359 pagine respinte dalle procure di Genova, Venezia e Napoli e infine accolte dalla procura di Cosenza. La tesi accusatoria ruota intorno a intercettazioni ambientali, telefoniche e informatiche, spesso raccolte al di fuori della procura inquirente e con metodi dalla dubbia legittimità. L'accusa di associazione sovversiva viene riferita anche a Genova. Si stilano profili degli imputati, andando a ripescare nel passato. Intercettazioni telefoniche, mail sotto controllo, così come le auto e gli spostamenti. Un lavoraccio per le forze dell'ordine, con pochi risultati, stando ai brogliacci acquisiti. Ma l'inchiesta non si ferma.
L'iter dell'indagine
Il 15 Novembre 2002, 18 attivisti del movimento meridionale sono arrestati con l'accusa di vari reati associativi (associazione sovversiva, cospirazione politica, attentato agli organi costituzionali dello stato). Una settimana dopo, il 23 novembre 2002, cinquantamila persone scendono in piazza a Cosenza per chiedere la liberazione immediata degli arrestati. Nel dicembre 2002 il primo scossone: il tribunale della libertà di Catanzaro produce una sentenza che, oltre a rimettere in libertà tutti gli arrestati, minimizza l'impianto accusatorio del provvedimento: «esprimere il dissenso non è reato». Nel maggio 2003 la Cassazione annulla la sentenza del Tdl di Catanzaro per esclusivi vizi di forma, mentre i contenuti della sentenza contestata non sono minimamente messi in discussione. Il pm Fiordalisi ne approfitta, presentando una memoria in cui ribadisce la volontà di arrestare nuovamente tutti gli indagati, allargando all'intero movimento le accuse già formulate contro il Sud Ribelle. Fiordalisi chiede di depositare decine di migliaia di pagine contenenti nuove prove: si tratta essenzialmente di intercettazioni riciclate (secondo imputati e difensori manomesse dalla Digos cosentina) da altre procure, che già le avevano dichiarate inutili e insignificanti. Secondo il pm invece, starebbero lì a dimostrare che le volontà degli indagati era quella di «turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito dello Stato, sovvertire la globalizzazione economica». Novembre 2003: nuova sentenza del tribunale della libertà di Catanzaro. A carico di cinque indagati su diciotto già scarcerati, rimangono i gravi indizi di colpevolezza, mentre a tre di loro viene imposto l'obbligo di firma. Per tutti gli altri cade ogni contestazione.
Arriva la richiesta di rinvio a giudizio per tredici indagati. Due di loro erano completamente estranei fino a quel momento a tutta la vicenda giudiziaria, mentre le posizioni di altri 41 indagati vengono archiviate. Solo per 11 dei 18 arrestati nel novembre 2002, è stata presentata richiesta di rinvio a giudizio; cinque di quelli che finirono nelle carceri speciali vedono cadere ogni contestazione a proprio carico. Fiordalisi aggiunge il reato di «associazione a delinquere». Nel maggio 2004 si svolge la prima udienza preliminare: il governo chiede cinque milioni di euro di risarcimento per i danni non patrimoniali, cioè d'immagine, subiti in occasione dei vertici di Napoli e di Genova. Ma il Gup respinge questa e tutte le altre eccezioni della difesa. Gli imputati chiedono la ricusazione del magistrato: richiesta rigettata dalla corte di appello e multa di 1.500 euro per gli imputati. Luglio 2004: a Roma nasce l'Osservatorio parlamentare sul diritto al dissenso, che si incarica di seguire da vicino il processo di Cosenza. I firmatari sono 12 deputati e due senatori. Il Gup rinvia a giudizio 13 indagati. Le pene previste per i reati contestati, vanno da 12 a 15 anni di carcere. Il 2 dicembre 2004 inizia il processo in aula di Corte di Assise.
Dalla Zanussi al Sud Ribelle
Come si è arrivati dal volantino alla Zanussi al Sud Ribelle? E' uno dei tanti buchi neri dell'indagine. Il 28 novembre 2006, a rispondere alla curiosità di avvocati e imputati a Cosenza, si presenta Alfredo Cantafora, capo della Digos cosentina, padre delle indagini. «Io questo filone investigativo a cui io faccio riferimento al momento prodromico, come momento iniziale per le indagini che poi ho condotto, questa, quella che poi sta al Sud Ribelle, è quello del...sono le indagini del volantino, le indagini del volantino cioè, la rivendicazione dei Nipr. Da quelle indagini noi, partendo da quelle indagini siamo riusciti a scoprire che cosa è stato poi la rete del Sud Ribelle». In aula Cantafora chiarisce poco dell'indagine e ancora meno circa le prove. Alla domanda precisa circa le evoluzioni investigative che avrebbero fatto sviluppare le indagini dai Nipr al sud ribelle, Cantafora risponde al microfono in aula, «questa conoscenza noi l'abbiamo perché ci sono delle comunicazioni interne alla polizia di stato» e precisa senza microfono, «e anche dai giornali». Un'affermazione bizzarra, tanto che uno degli avvocati della difesa risponde in modo perentorio: «no, i giornali non sono prove; l'hanno detto tutti i giornali, allora lo potevo leggere anche io».
Il capo
Fiordalisi, un po' a sorpresa, inserisce nell'elenco dei testi dell'accusa l'allora capo della polizia, Gianni De Gennaro. Poi lo toglie, ma la Corte conferma la propria volontà: lo vogliono ascoltare. Un'attesa vana e più volte rimandata, che si conclude con un nulla di fatto. Il 28 novembre 2006 la Corte cambia ancora idea e decide di depennare De Gennaro dall'elenco dei testi. «La testimonianza è assolutamente superflua e sovrabbondante». Lo stesso giorno il pm Domenico Fiordalisi deposita una modifica dei capi di imputazione, eliminando l'art. 272, propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale.
Tolemaide a Cosenza
Anche a Cosenza i fatti di via Tolemaide sono analizzati nei minimi particolari. I testi già sentiti a Genova, riescono a smentirsi in Calabria, pur confermando quanto già si sapeva sulla carica al corteo autorizzato. Mario Mondelli (funzionario di Cuneo aggregato a Genova, attualmente dirigente del I reparto mobile di Roma) è il funzionario di polizia che accompagna i carabinieri diretti a Marassi, ma che si fermeranno in Tolemaide per caricare le tute bianche. Mondelli durante l'udienza non riconosce il carcere di Marassi, dichiara di non aver partecipato agli scontri (nei video appare travolto dalla carica dei colleghi carabinieri), dichiara di essersi speso per metter pace tra i due «contendenti», di non aver mai dato l'autorizzazione ad Antonio Bruno (capitano dei carabinieri di Carrara a comando della Compagnia CCIT Alfa del III Battaglione Lombardia a Genova nel 2001) di attaccare deliberatamente i manifestanti autorizzati, dando la colpa proprio ai carabinieri ed al suo capitano. «Era meglio non passare proprio», risponde alle domande circa la necessità o meno della carica.
Le intercettazioni
Nell'ultima udienza, l'ennesima sorpresa: un piccolo giallo sulla tecnica delle intercettazioni, oltre 5.000 pagine. Viene denunciato in aula che moltissime intercettazioni infatti contengono voci registrate, prima dell'invio della telefonata o della ricezione effettiva. Tutto questo fa sorgere il dubbio che l'intercettazione non sia stata effettuata con apparecchiatura autorizzata, ma con attrezzature fai da te, acquistabile da chiunque, ma non autorizzata dalla legge per operazioni di polizia giudiziaria.


[Supporto Legale] Sud Ribelle: chiesti 50 anni

Dazebao — Inviato da beirut @ 18:32

50 anni di pena, questa la richiesta del pm per gli imputati del Sud ribelle. Siamo giunti alle battute finali del processo che si tiene a Cosenza e che vede coinvolte 13 persone, accusate a vario titolo di associazione sovversiva, ai fini di impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano durante il Global Forum di Napoli e al G8 a Genova nel luglio 2001 e creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato. Niente male, come impianto.
Un processo che fin dalle sue premesse si farà ricordare come tragicamente farsesco, grottesco, una commedia all'italiana, più 'I Mostri', che non 'I Soliti Ignoti'. I momenti in cui non si ride, corrispondono con la lettura delle ichieste del pm Fiordalisi, voglioso di prendersi qualche attimo di gloria. Peccato sia oscurato dalla querelle Prodi si, Prodi no.
Le pene vanno dai 2 anni e sei mesi ai sei anni. Per tutti gli imputati sono state richieste anche misure di sicurezza, da tradursi in libertà vigilata per periodi che vanno da un anno a tre anni. Le comiche però non mancano nell'iter processuale: è il 2002 quando alcuni piccoli funzionari di polizia si fanno il giro delle procure d'Italia per trovarne una disponibile a mettere sotto processo la rete di attivisti che organizzò il controvertice di Napoli 2001. Incontrano molte porte in questo peregrinare: gli sbattono tutte in faccia tranne na, quella della procura di Cosenza e del pm Fiordalisi il cui imperituro ricordo si lega a quattro inchieste del CSM su di lui e ad inchieste particolari: fu lui a chiudere l'inchiesta sulla Jolly Rosso nave facente parte del progetto COMERIO, su cui anche Ilaria Alpi stava seguendo la pista. E' il 15 novembre 2002 le case di decine di attivisti di Napoli, Cosenza, Taranto, Vibo Valentia, Diamante e Montefiscone, vengono nottetempo devastate dalle perquisizioni delle forze dell'ordine: il risultato è venti persone arrestate, ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari, quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta, computer, libri, intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche.
Ancora una volta ci tocca dire "Nessun rimorso": come per Genova, così per Napoli non ci può essere alcun rimorso in chi ha tentato di opporsi al otere economico mondiale. Per questo, per dimostrare a questi 13 imputati di non essere soli, saremo in piazza a Cosenza il 2 Febbraio.
La Storia siamo noi.
Supportolegale



[Genoa] Tutti a Cracovia

Zú Qiú — Inviato da beirut @ 10:54

Nella giornata delle polemiche e dalle partite rocambolesche il Grifone non poteva esimersi dal dire la sua: vinciamo una partita il cui risultato finale poteva esserci avverso. L'Atalanta becca tre pali, recrimina su un gol annullato (il fuorigioco sembra millimetrico e io sono della scuola che in quei casi i guardalinee dovrebbero tenere giù la bandiera), infine marchiamo il gol della vittoria su un calcio d'angolo inventato. In compenso, per larghi tratti della gara, dagli spalti si alza il coro “buffone buffone”, all'indirizzo di un arbitro che in venti minuti ci fischia più o meno quattrocento falli contro.

Poiché capisco calcio l'analisi della partita è piuttosto semplice: privi di Leon giochiamo un primo tempo di contenimento, come ci bastasse lo zero a zero. Insolitamente siamo lenti e poco tripallici, ovvero pressiamo troppo bassi. La Dea rumina gioco, corre e crea. Doni è il catalizzatore: Criscito e Bovo escono di volta in volta su di lui, ma soffriamo la sua posizione tra le linee: Milanetto è costretto a giocare troppo basso, così come gli esterni. Doni infatti avanza, tira via due dei nostri e i loro esterni cercano fortuna giocando lunghi. L'Atalanta gioca profonda e ci tiene lì, a soffrire e a lanciare. Il nostro centrocampo è come una pista d'aeroporto dalla quale si vedono tanti palloni volanti, ma mai a terra. Poi la Dea cala e veniamo fuori noi, finalmente. Il finale del primo tempo e i primi 20 minuti del secondo potremmo chiudere la partita. Il calcio, si sa, è cinico e baro: così nel nostro momento migliore becchiamo la pera dall'ex ciclista Doni, su rigore netto.

Graziati, pareggiamo con Marco Borriello, per il quale ogni parola è superflua. Un toro scatenato. Poi l'apoteosi. Lucho la infila di testa come i migliori gol di Tommasone Skuhravy: la palla piano piano si infila nell'angolo. Tutti a pregare che il portiere scivoli, poi, una volta entrata in rete, si ritorna ai vecchi tempi: ci si tuffa, si corre verso il basso, si scambiano posizioni. Ci metto dieci minuti a tornare dove ero prima e la partita finisce.

Esausto, cerco camere iperbariche, defibrillatori, mentre si organizzano orge onanistiche nei cessi della Nord. Ultimo appunto: esultando urlavo a Gesperini: “Lucho deve giocare, sempre!”. In realtà, come lo stesso Figueroa ha confermato, è solo al 30%. Onore a Gasperson: con una squadra mediocre, ma che con un paio di innesti può reggere confronti più intriganti, siamo in piena zona Uefa. Tutti a Cracovia!


Gli avversari hanno il sapore dei datteri

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 13:54

Stanotte l'ho sognato (ognuno sogna quel che cazzo vuole, no?). Mi spiegava i movimenti del play per fare al meglio la diagonale del rombo. Stamattina ho cercato di capirlo meglio. Un vademecum scogliano, roba da venerdì pre match.

-Io non faccio poesia, io verticalizzo!
-A volte penso che Gesù Cristo sia rossoblù
-Si capisce subito quando un giocatore sa fare la diagonale del rombo.
-Sapevo che un mio giocatore la sera andava in discoteca fino a tardi, l'ho seguito e quando è entrato nel locale gli ho lasciato un biglietto nel tergicristalli con scritto:"Stai attento, il tuo allenatore lo sa!"...Non c'è andato mai più.
-La vittoria non mi da emozioni particolari ma odio la sconfitta. Quando
perdo divento una bestia e a casa litigo con mia moglie. Che libidine quando perdo. La sconfitta mi esalta come le vittorie: posso riassaporare degli stimoli insostituibili.
-Lei, laggiù in fondo, mi deve ascoltare. Altrimenti io sto qui a parlare ad minchiam.(Scoglio in conferenza stampa rivolgendosi ad un giornalista)
-In questa squadra ho a disposizione doppioni, triploni, quadripliconi nello stesso ruolo.
-Io al Genoa sono il migliore allenatore al mondo.
-Il Genoa è una cosa particolare, ha un Dio tutto suo...
-Ci sono 21 modi per battere un calcio d'angolo e 12 per battere una
punizione.
-Abbiamo perso per l'errata applicazione di un meccanismo a "elle"
rovesciata.
-La Samp è come Dorian Gray, cultore dell'estetismo.
-La Coppa Italia??? Vale quanto la coppa del Nonno. La Coppa delle Coppe vale la Mitropa!
-Toglietemi di torno 'sti gialli di minchia.... (il riferimento è ai
giornalisti giapponesi ai tempi di Miura).
-Sono un diverso perchè non frequento il gregge: il sistema ti porta
all'alienazione.
-Io non comando i giocatori, io li guido.
-Pagherei 2 biglietti per vedere Maradona.
-Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.
-Il gol preso a Bergamo calcisticamente non esiste.
-Se dici Juve dico no, se dici Inter dico si, se dici Bologna dico no, se
dici Napoli dico si; a Tunisi vado gratis, a Genoa vengo anche in C.
-Il presidente non esiste, la squadra non esiste e la società non esiste, ma nella maniera più assoluta: esiste solo tifoseria e tecnico.
-Miura bravo di testa, bravo di destro, bravo col sinistro ma non adatto al campionato italiano. Ne è sicuro Professore? Nella maniera più assoluta.
-Se qui a Genoa non vinco uno scudetto in tre anni torno a Lipari a fare
l'albergatore.
-Luiso è un ragazzotto maleducato, affettuosamente parlando.
-Bouza è tatticamente come Maldini.
-Gabsi è il Di Livio d'Africa.
-Badra è secondo solo a Baresi.
-Mensah sarà il nuovo Desailly.
-Io per lei non sono il signor Scoglio sono il Professor Scoglio.
-La corsa è il nostro vaccino, la tattica esasperata la nostra minestra.
-Noi siamo il Genoa e chi non ne è convinto posi la borsa e si tolga le
scarpe. Noi non siamo il Roccapepe! Che poi dove cazzo sarà sto Roccapepe, magari è un paese bellissimo...
-Io i colori rosso e blu li ho nel sotto pelle, capisce? Non prendo in giro
nessuno quando dico che il Genoa è tra le prime 10 squadre d'Europa, come nome.
-Mi rilasso con i fumetti di topolino e con i film western: so già che
avranno un lieto fine.
-Nel nostro piccolo, al Genoa, faremo come la Dinamo Kiev. Quando avremo recuperato il tornante Rotella, s'intende.
-Oggi faccio un'analisi a 300 gradi, 60 gradi li tengo per me.
-Codrea è un grande play perchè aggredisce spazio e tempo.
-Io non ho bisogno dello yacht, mi basta una barchetta per pescare.
-Esonerato dal Torino, ho brancolato per 2 anni nell'oscurità.
-Il doping è sempre esistito e i calciatori sono ignoranti, nel senso che
ignorano elementi di chimica e farmacologia.
-Quando mantengo la testa sulle spalle posso combinare qualcosa di buono. Ho sbagliato due stagioni non ero lucido e mi sono prostituito.
-Stagione 88/89, negli spogliatoi: "Ragazzi questa formazione me l'ha
predetta Dio".
-Gli avversari hanno il sapore dei datteri.
-L'uomo discende dall'Africa ed è per questo che sono arrivato qui io ad
allenare.
-Intervista al tg2: "So bene che alcuni mi danno dell'istrione, ma lei sa che faccia fa l'istrione??
-Io le tabelle non le sbaglio mai, Io sono un uomo da numeri.
-Sono un allenatore di strada, un po' prostituta, che si arrangia.
-La vita è una roulotte!
-Le caratteristiche che devono avere i miei giocatori? Senz'altro necessitano di attributi tripallici!!! Quelli che hanno 3 palle fanno il pressing, quelli che ne hanno 2 giocano al calcio, quelli che ne hanno 1 fanno le partite tra scapoli e ammogliati.

-Morirò parlando di Genoa.


[Genova] Poliziottesco sotto la Lanterna

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 21:15

Ci sono tre principali poliziotteschi ambientati a Genova. Nel loro genere tutti e tre sono dei classici. La cosa più interessante è riconoscere alcune zone di Genova, nella Genova anni 70. Un'altra – e sempre simpatica – curiosità, è quella di percepire la percezione dell'anima di quei tempi.

Ora, il poliziottesco vive su alcuni elementi classici: droga dappertutto, botte da orbi, complotti in ogni dove, sparatorie ovunque (ad esempio proprio in Mark il poliziotto spara per primo, ambientato a Genova, Mark arriva all'ultima scena con almeno 30 delitti alle spalle. Spara di continuo, tipo gli guardi gli stivali o i jeans stretti e lui ti spara. Nell'ultima scena c'è uno dei cattivi (che poi gli attori sono sempre gli stessi e i cattivi diventano buoni, gli sbirri i cattivi, insomma un casino, in ogni film se non sei concentrato rischi di non capire una mazza perché il mafioso di Roma violenta, magari in Il cinico l'infame e il violento è lo sbirro e si rischia di fare confusione) che punta la pistola a un poliziotto, mi pare. O comunque sia è veramente una situazione di merda per le solerti forze dell'ordine. Uno degli altri poliziotti, giunti lì per caso con Mark, messo alle strette, ammazza il cattivo. Mark si incazza come una iena e consegna il tesserino al capo della squadra mobile, improvvisamente, nell'ultima scena del film, prima di allontanarsi solo, contro il mondo. Così. Mark è infatti estremamente deluso, ecco, più che incazzato sembra deluso. Queste mesc un po' bandito, ma anche un po' bambinone, un po' zingaro, un po' peones: Mark è deluso, affranto, triste. Non si capisce però, se sia ravveduto dopo essere diventato in 55 minuti il più grande serial killer della storia o si sia incazzato solo perché non lo ha potuto seccare lui, l'ultimo morto del film).

Il poliziottesco è un cinema a tratti ingenuo nei suoi errori (in certe scene ci sono attori che cambiano tre volte la maglietta, oppure il morto prima è sulla poltrona, poi sul frigo, cose così, ma ne facevano uno al giorno di film, non è che si potesse stare lì a fare filosofia), ma a suo modo preconizzatore e allo stesso tempo, uno dei modi per fare critica sociale con un mezzo, e sceneggiature e soggetti e attori, popolare.

Infatti ha una sua sostanziale biforcazione: da un lato il poliziottesco sociale (Di Leo, ma anche titoli storici come La polizia è al servizio del cittadino? di Romolo Guerrieri), dall'altro il poliziottesco di azione tout court, sangue e merda. Immancabili, in entrambi i casi, gli inseguimenti in auto sfinenti, con sottofondo di musichetta ipnotica, dialoghi fantastici, surreali e cazzo duro, espresso con frasi tipo, conosco solo una legge, la mia. Machista iroso e ribrezzevole, con le donne solitamente confinate a ruoli vagamente retrogradi in tema di diritti, il poliziottesco vive di rude realtà sociale, solitamente sottoproletaria, ma anche di grande ironia. Moltissime le autocitazioni. In un film, mi pare Provincia Violenta, due signore se la chiacchierano. Una è la mamasan di un bordello, l'altro una pischella che l'anziana volpe sta cercando di adescare (robe tipo che la drogano e poi le fanno le foto hard e la ricattano). Parlando una dice all'altra, “potremmo andare al cinema!”. “Eh già, ma a vedere cosa?”. “Uhm basta non andare a vedere quei polizieschi, sempre uguali, sempre le stesse storie”. Autoironici i poliziotteschi!

In La Polizia incrimina, la legge assolve, del grande Enzo Castellari (autore anche de Il Cittadino si ribella, anch'esso ambientato a Genova, nonché de La via della droga e Il grande racket, superbi, nonché autore del sito da cui è tratta la foto di scena pubblicata nel post) Genova è fantastica come teatro di guerra tra due clan che si gestiscono il traffico di robba, con la polizia che, al solito, indaga, indaga, ma le cazzo di prove non bastano mai, perché la rete della mala è un magna magna anche con la società borghese bene. Quindi, nel poliziottesco, è facile imbattersi in poliziotti che dicono sempre “eh ste cazzo di leggi, di processo, di garanzie per la difesa, di coperture, ecc.”. E se possono si fanno giustizia da sé, contro i cattivi che, a parte alcuni rari casi, sono quasi sempre delle macchiette esilaranti (basti pensare a Il Cinico, l'Infame e il Violento), o in ogni caso il confine tra bene e male è sempre labile. Una sorta di precursore dell'hard boiled letterario americano.

Nel film, dicevo (?), a un certo punto fanno una retata a Caricamento. Si portano via un tot di leggere, come si dice a Genova, (informatori, papponi, trans e drughè) in Questura. Uno dei commissari gira intorno e in mezzo alla cinquantina di persone accomodate lì, con sguardo torvo. A un certo punto uno grosso (un pappone bifolco e dai modi spicci) gli fa, Commissario scusi, posso andare al cesso? Con una cadenza genovese da fare paura. Il Commissario lo guarda male. E quello termina la frase: E' che ho da mettere al mondo un polissiotto. Altro che la Squadra, i Ris, I Marescialli e i don Mattei.

Qui sotto Castellari, per due soli minuti, parla di Genova e dei suoi film...

 

 

 

 

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