beirut

Il brand Tibet diventa realtà

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 04:35

Ci si chiedeva, un po' di giorni fa: l'indignazione - nel mondo occidentale - sui fatti tibetani, da dove nasce? Da una reale partecipazione, o dalla vendita di un altro brand, come si trattasse di spazi pubblicitari spendibili sul pubblico televisivo?  Sul brand Tibet ci sono alcuni post, una discussione con Chen Ying e discussioni sparse per il Web.

In particolare, senza dover essere accusato di filocinesineria, mi chiedevo come mai il Tibet riscuotesse così tanta partecipazione emotiva, pur senza avere dietro una reale conoscenza della storia e delle dinamiche cino tibetane. Mi pareva che il Tibet venisse trattato come un brand, una marca, un immaginario, capace di sviluppare discussione su libertà e diritti umani, in una forma completamente priva di domande e interrogativi.

E guarda caso l'industria dell'abbigliamento italiana, ha provveduto a trasformare il Tibet in un brand spendibile non solo sul mercato politico, ma anche in quello dell'abbigliamento. Ecco il commento di un sito che riporta la notizia e le foto... The clothing of the Italian brand Kappa can be seen at various Chinese stores, especially their line of clothing for different countries in the world.  When Italy won the World Cup in 2006, the blue Italian jackets were popular.  In Milan, a Chinese netizen saw and took photos of a Kappa "Free Tibet" jacket, with the Snow Lion flag in front and a Buddhist figure in the back.  This item could also be found at online store.  The price of the jacket is listed at 150 Euros.

     

 


[Shanghai] Pressione e suicidi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:28

E' di oggi la notizia di due giovani fidanzati, suicidi a Shanghai. Il fatto è di alcuni giorni fa, ma ne abbiamo notizia solo oggi. Si sono buttati giù dal sesto piano di un edificio che ospita un centro commerciale e uffici di rappresentanza di brand importanti. Quello dei suicidi è un fenomeno censurato e oscuro in Cina, per il quale non si usa il mezzo termine: o si oscura, oppure, sul web passano foto tragiche, con la consueta avvertenza: se siete schizzinosi o avete appena mangiato, (con un humor vagamente macabro), non cliccate, viene scritto.

La causa del suicidio pare sia la questione legata alla casa: non poterla comprare, averla, possederla. Qui in Cina, per la maggioranza delle persone, sei quello che hai, purtroppo. Il link è qui: attenzione perché le immagini sono veramente macabre. Interessante, invece, il dibattito sviluppatosi nei commenti, sulla correttezza o meno di mostrare certe foto. Sui media ufficiali, naturalmente, niente di niente.

Tutto questo ha a che vedere con la parola pressione. E' sempre molto difficile spiegare, ad ogni ritorno in Italia, cosa i cinesi intendano con la parola pressione. Tendiamo spesso a confonderlo con lo stress tipico delle nostre metropoli schizoidi, in cui il ricatto del lavoro, il più delle volte, comporta il nostro significato di pressione. In Cina in realtà il significato della parola pressione è molto diverso e il discorso permette di puntare l'attenzione su quello che viene definito controllo sociale distribuito, tipico della moderna società cinese e frutto di mix strambi tra novello avanzamento tecnologico e brodo culturale e tradizionale cinese. Anche quando parliamo di controllo sociale, spesso siamo portati a parlare di telecamere, guardie, guardie private, addetti alla sicurezza e tutto l'armamentario moderno per scrutarci, osservare, tessere statistiche, modelli di comportamento, di vendita, prevenire o dedurre. Qui non si tratta solo di questo: il controllo sociale è triplice e con triplici scopi e finalità, o forse meglio, caratteristiche.

C'è il controllo tipico dell'Occidente, quello che potremmo definire tecnologico, con annessi e connessi ormai, purtroppo, classici e ultraconosciuti.

Poi c'è quello distribuito, alla cinese: cittadini che controllano cittadini attraverso ruoli stabiliti dal Governo (controllori del traffico, delle vie, dei quartieri, dei palazzi, della scala). Queste due tipologie mi fanno pensare alla Cina come un posto che ci ha raggiunto, in termini di controllo sociale occidentale, e che raggiungeremo, in termini di controllo sociale “distribuito”.

Infine c'è la tipologia più specificamente cinese: cittadini che controllano cittadini attraverso ruoli stabiliti dalle consuetudini o abitudini sociali e storico- culturali. Si dice che i cinesi siano curiosi, che non abbiano il concetto di privacy. E' vero. Alcuni degli sfoghi di questa caratteristica sono anche divertenti (come le avventure nei cesui). Altri, hanno epiloghi tragici. E' questo mix a creare le pressioni di cui parlano spesso i cinesi. Un esempio è proprio la questione legata alla casa. Le giovani coppie vivono il loro momento più tormentato quando, in occasione del matrimonio (che qui è scontato), devono trovare, anzi comprare, la casa. Perché affittarla non si può: il controllo sociale storico cinese impone che la casa sia comprata. Un affitto sarebbe considerato un evento di cui vergognarsi (perdere la faccia). Allora molte coppie finiscono per vivere con i genitori. Oppure finiscono per tentare la fortuna, in modo lecito (ad esempio tentando l'avventura con lo stock market) o illecito. Oppure i genitori del maschio, pagano la prima parte della casa (il downpayment, l'anticipo in contanti), quelli della donna l'arredo iniziale. Spesso questo provoca scossoni emotivi e future diatribe sulla restituzione dei soldi. Perché qui i soldi, ora, sono la cosa più importante.

Su questo fenomeno monetario che nelle grandi città è portato da elementi mercantili decisamente occidentali (vedi il caro case), si inseriscono le tradizioni e le consuetudini sociali così presenti e fondamentali nel brodo culturale cinese. Il mix è terribile. Sui suicidi è ingteressante anche la storia che trovate a questo link, ovvero la vicenda dell'ultimo suicidio avvenutaoin una nota azienda cinese, in cui gli ingegneri si ammazzano con straordinara regolarità. L'azienda hig tech è nota per "lo spirito del materasso", poiché appena assunti i dipendenti si vedono piazzare il materasso e i cuscini sotto la scrivania.  Anche in questo caso, qualche verità emerge solo dall'universo dei blog e delle bbs cinesi.

 


[RF e NIE] I miti passati. I miti presenti.

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:14

E' la "storia", non colui che la racconta

Una interessante discussione nasce, ritorna la voglia di scrivere e forse sarà la volta che grazie a questo ci riprenderemo sul serio almeno per un breve periodo, almeno per quello che potrebbe servire per terminare due idee in personal e poi rimettersi a scrivere qualcosa di cui parliamo da troppo tempo. E chissà che il tavolo di lavoro non possa essere qui in Cina, anziché in Italia...:-)

Sto parlando della recensione di Stella del Mattino - creatura del quarto degli ormai noti "filocinesi" - fatta dal mio socio, riportata su Carmilla. Una recensione che è anche un'occasione per raccogliere l'invito alla discussione sulla New Italian Epic e su quanto il nostro concetto di Reality Fiction sia o meno impregnato della sistematizzazione di WM1. Un po' si e un po' no, è la risposta.

Poiché sono un po' più rude e non ho a portata di mano riferimenti bibliografici che mi potrebbero servire a esplicitare meglio, o forse perché Laozi mi sta piano piano conquistando, potrei anche decidere di spiegare meglio il concetto di Reality Fiction senza spiegarlo. Quanto c'è in comune tra RF e NIE lo ha espresso già il mio socio.

Vorrei semplicemente sottolineare che, andando a ritroso, o limitarsi al presente, quello che resta è una battaglia culturale. Parafrasando quel tale, il mio concetto di Reality Fiction è la continuazione della politica con altri mezzi.  Perché qualcosa, nel frattempo, è cambiato e noi con esso.

Il nostro è il tentativo di smitizzare il presente, creando altri miti in grado di sopravvivere, di tradire, di tornare, di abbracciare quello che manca, una ontologia raccolta da storie e persone che sappia autonarrarsi, prevaricare se stessa e tutto ciò che comporta, che possa essere strattonata e presa e utilizzata da chiunque. Che si peschi nel passato o nel presente non fa differenza. La problematica dell'attualità, al massimo, ci fornisce un doppio binario (sulle ragioni della scelta del presente piuttosto che il passato il mio socio le ha già ampiamente specificate). Perché si effettua una duplice operazione: da un lato spogliare, smascherare, ridurre ai minimi termini culturali i miti in cui siamo incatenati, dall'altro crearne o narrarne di nuovi, attraverso la nostra esperienza e attraverso una sorta di caleidoscopio che permetta una trasfigurazione del fantastico nel reale, nel quotidiano per apparire come vero e utilizzabile da chiunque. Da qui anche la scelta di utilizzare romanzi di genere (noir, gialli, ecc.) per approdare ad un pubblico il più comune possibile. Perché questa è una battaglia, ormai, da fare in campo aperto e spazi larghi.

E perché in fondo, noi siamo questo. Siamo cresciuti tra i cuscini del free software, di Serpica Naro e un linguaggio da sempre oscillante tra il visionario e quello degli antichi cantori. Arriviamo in un posto, mettiamo giù il baracchino, tiriamo fuori gli strumenti e cantiamo. E ancora, il nostro fare politica, era ed è focalizzato sulla costruzione di miti, di immaginari. E come dice il mio socio, il mito non finisce. Il mito persiste. Gli eroi persistono. Le persone persistono. E devono vivere, devono sognare, devono continuare a lottare.

Non conta da dove partono, ma dove vogliono arrivare.


Accarezzare cuoio a Shanghai

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:01

Il campo è sintetico, sotto sabbia nera. Il luogo è l'università di lingue straniere di Shanghai. Nove contro nove. Regola del fuorigioco e conseguenti teatrini, stile Baresi del Milan di Sacchi. Si inizia bene, ci si passa la palla, si rispettano i ruoli. Quando mi pare siano più o meno passati 40 minuti, sento che non ho più benzina, in più ho preso un paio di stecche niente male, su ogni tibia. Insomma sono in apnea, dopo due golletti e un paio di licenze tecniche che hanno sollevato clamore e minuti che comincio a passare in modo immobile, stile guardiano del traffico. Chiedo, “oh quanto manca”. “Un'ora e venti”. “Come un'ora e venti”. “Eh giochiamo due ore”. “...”

Per fortuna al termine della prima ora, i cinesi cominciano a volere fare i Pelè e i Cristiano Ronaldo, rintronati dal football della vecchia Europa e il suo fottuto marketing. Per me però è una buona scusa per salutare, ringraziare, e ci vediamo venerdì prossimo. Prima riesco a farmi tirare allegramente per terra, planare sul campo e appoggiarmi, ovviamente, con la mano dove mi sono beccato i cinque punti cubani. Quanto meno, ho concluso, ottimo intervento quello di Miriam a Cuba, perché la ferita non ha patito troppo, se non per uno sguaro, appena sotto.

Abbiamo vinto, per una volta, tantissimo a tanto, perché nell'ultima ora non ho contato i gol. Poi doccia e massaggio. I cinesi in questi casi, va detto, se la viaggiano. Uno dei miei compagni di squadra mi ha detto “Eh si vede che sei bravo, ma il tempo passa per tutti”. Dall'alto dei suoi vent'anni. Facile eh?

Questo post per dire ai compagni del San Precario C.F.C. che sto rispettando i programmi di allenamento stabiliti con il mister...:-)


What happens in Shenzen?

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 16:52

China is celebrating the Everest enterprise of the Olympic Torch, but according to Asia Sentinel, something happens in Shenzen today. The Olympic torch (the normal one) has apparently been extinguished by local Chinese protesters. Asia Sentinel talk about a video: we are waiting for it.

Here the article.

Here Danwei's opinion


What the hell is a Padania?

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:35

Su Shanghaiist, uno dei siti migliori per capire quanto succede a Shanghai in termini di eventi, sensazioni, cultura e altro, stamattina ho trovato questo:

Listening to the ever-excellent Football Weekly podcast from Guardian Unlimited the other day, we stumbled across the story of the Tibetan "national" team playing against Padania this week in Milan. If you're thinking "how can Tibet have a national team?" or "what the hell is a Padania?" then you've clearly never heard of the Viva World Cup. Frankly, you probably wouldn't be the only one.

The Viva World Cup is a football (or soccer, if you speak American) competition, organised by the New Federation Board, for nations that don't technically exist. The inaugural competition was held in 2006 in the Turkish Republic of Northern Cyprus and the idea is that it will take place every two years. This year's finals will be held in the Swedish town of Gällivare in Sápmi (or Lapland as it's more commonly known), the "nation" that triumphed at the last Viva World Cup finals.

Now, Shanghaiist's friends, Im going to explain u what Padania is: it is some kind of italian politicians invention, to justify the difference between North (Padania) and South Italy (“terroni”, in their speeches). Since about 1989 a Party, called “Lega Nord”, promoted either secession or larger autonomy for Padania, and it went as far as to define its potential flag and potential national anthem. They use to meet in Pontida, every year, to swear by Padania's flag, dressed up with ancient and ridicolous clothes. It seem something of laughable, but alas it's real.

They are in the Italian Government now, with their, because he's not “mine” new...Prime Minister Berlusconi. One of the leader of Lega Nord Party is, starting from yesterday, our Home Office Minister. The LN's leader is our Reform Minister...

Their rallying cry is (literary translation): our dick is very hard (im nok kidding u...).

Their political purpose is to realize the federalism, because they think that North part of Italy is the “hard workers” side and the South is only yobs and mafias...They are against immigrates, Italy's south citizens and everything they consider “different”. Racist, roughs, they are the real winner of the last Italy's political election. So u can uderstand our (italian) political situation: Berlusconi, Lega Nord, and fascists. Long story short: they rules now...:-(


I viaggi di Hu e la capitalist phobia

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:50

Che qui si fa la storia o si muore. Hu Juntao, presidente cinese, è il primo presidente, da dieci anni a questa parte, a recarsi in Giappone. Quattro giorni di vista per rinsaldare le relazioni tra i due paesi. Intrerviste con i giornalisti giapponesi, belle parole, mentre poco distante le proteste dei giapponesi avevano inizio: inni al Tibet e proteste contro il genocidio olimpico.

Le lettura del viaggio del Guardian

Le proteste, guarda caso, penseranno i cinesi, sul sito della CNN

Lo speciale di Xinhua sulla storica visita


Nel frattempo Danwei riporta un articolo di Zhong Peizhang, capo del gabinetto di propaganda cinese in cui parla di riforme, di distruggere la fobia del capitalismo, di rendere sempre più indipendente la giustizia...l'articolo in inglese è qui


Fuoco a Sh. - upgrade -

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:51

Stamattina è esploso un bus a Shanghai, nel distretto dove il primo maggio mi sono guardato il concerto punk...

3 morti e pare un bel po' di feriti, visto che sopra c'erano 50 persone.

Ancora ignote le cause. Mentre le agenzie italiane iniziano a parlare di pericolo uiguro, come si fosse trattato di un attentato terroristico.

Upgrade

Le prime testimonianze raccontano di fiamme che sarebbero iniziate dal retro del bus, mentre sembrano meno credibili le ipotesi di chi ha parlato di una deflagrazione. La polizia cinese sembra orientata ad un incendio, il che forse mediaticamente è meno appetibile di un attacco terroristico, ma per Shanghai si tratterebbe del terzo caso in un anno...I miei amici di qui dicono che i bus spesso sono vecchie carcasse e che l'attuale caldo primaverile, oggi altri 30 gradi in faccia, avrebbe fatto il resto. In attesa di nuove, prendiamo questa per buona...

 


[Shanghai] Tibet e Cina: un complotto dopo l'altro

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:26

Stanotte tirava un vento fortissimo che scuoteva alberi e tutto quanto poteva muoversi, anche solo al respiro. Per una volta la notte era limpida, si vedeva distante, i grattacieli brillavano, perché qui le luci non sono solo luci. Sono identità. Una strana Shanghai, dopo un giorno caldo, spolverato dalla brezza pomeridiana e asciugato nel sudore del pranzo, da fresche cene all'aperto. Le donne che vanno e vengono, gonne che svolazzano, ordini che urlano. Per un attimo, voltandomi indietro nella via alberata dei ristoranti di Xinhua Lu, mi è parso di scorgere una Shanghai antica nel suo scorrere mondano e divertito.

Ognuno poi - pensavo mentre cercavo di afferrare pezzi di pollo viscidi immersi nella soia e accompagnati da centinaia di frammenti da mezzo chilo di aglio - si vive il pezzo di umanità che incontra e su di esso pone le proprie aspettative e da esso trae le proprie emozioni.

Questa notte che ha preceduto il 30 aprile, che precederà la May Day cinese, è: un buio ovattato e fin troppo lineare e fluido. Il vento sembra voler scacciare sensazioni negative, allarmate da sentori, discorsi, sguardi. Solitamente sono circondato da persone che tendono a snobbare quelli che per noi occidentali sono problemi o questioni aperte. Solitamente mi viene detto: sono problemi degli occidentali e del nostro governo, non nostri.

Invece. Invece le Olimpiadi e le contestazioni alla fiaccola hanno aperto spiragli di discorsi inaspettati. Un mio amico si è lamentato della moda lanciata nelle chat cinesi di anticipare il proprio nickname con la scritta I Love China. Si è lamentato anche del boicottaggio a Carrefour, definito una trovata nazionalistica, come se noi, poi, ci guadagnassimo qualcosa, ha aggiunto.

E il boicottaggio riempie la testa di idee e sensazioni.

Andando con ordine: scoppia il casino in Tibet. Scoppiano i casini in Europa, specie in Francia, intorno alla fiaccola. I cinesi dicono che in Francia hanno tentato di rubare la fiaccola. Scatta l'ondata nazionalistica: siti anti Cnn, magliette, boicottaggio alla Carrefour (Ja Le Fu, in cinese: casa felice e prospera). I politici di qua parlano di cricca del Dalai Lama, blindano il Tibet (fino a quando non si sa), ottengono l'ok dal Comitato Olimpico a proseguire come niente fosse e confermano la data di fine giugno per il passaggio della fiaccola sull'Everest (in Tibet). Il percorso è armonioso, perché la Cina è armoniosa.

Poi. Qualcuno dice: secondo me i cinesi si sono fatti tutto da solo, per affrontare ora il problema e non ad agosto e togliersi dalla palle una volta per sempre il Dalai Lama e le sue ciabattine. Poi. Il Governo dice: no no no. Questo nazionalismo non va bene. E: proibiscono la produzione di magliette anti Cnn (salvo scoprire ieri che le bandiere Free Tibet sono Made in China, of course), placano gli animi sul boicottaggio, calmano i bollenti spiriti, si dissociano da iniziative personali e vagamente popolari (ci sono pur sempre un miliardo e passa di persone). Poi. Qualcuno dice: stai a vedere che: il casino del Tibet lo hanno fatto gli americani, per fottere mediaticamente la Cina. E il Governo ha vacillato. Incredibile: il Governo così attento e premuroso, ha cannato in pieno. Si è fatto prendere di sorpresa! Qualcuno dice: qualcuno, nel partito, rimescola nel torbido e spinge per il nazionalismo, per pressare il governo per chissà quali altri scopi. Un grande partito è fatto di: grandi correnti, grandi cricche, grandi competizioni, puntuali epurazioni. Vincitori e vinti. E gli ultimi non scrivono certo la storia. La rendono, semplicemente, più avvincente.

Contemporaneamente: il Governo, tramite il tribunale di Lhasa, condanna a pene dai 3 anni all'ergastolo i tibetani protagonisti degli scontri. Un treno super veloce deraglia nello Shandong, si schianta contro un altro e muoiono 66 persone. La velocità, nuovo mito tardo futurista della Cina Campeon vacilla, pure agli occhi dei cinesi.

Contemporaneamente: il Governo stringe sui visti: delirio. Tra expat (fa schifo il termine, ma credo si scriva così...) si parla solo di quello. Come fare? Gli inglesi, al solito si sono premuniti: hanno detto al Governo cinese: non scherziamo. E per loro mei wen ti (no fucking problems). Per gli altri. Chissà. Alcuni romani irrompono: Me ne frego! - dicono. Gli ricordiamo che siamo in Cina. Comunismo! E noi siamo tutti in coda davanti al bagno. E noi siamo tutti in fila davanti a un segno.

A cena un amico mi dice: se ci fosse stato Mao, col cazzo che succedeva tutto sto casino. Questi invece parlano di armonia. Attenzione. Tanti Mozi (maestro Mo) crescono: abbasso Hu Juntao e il suo confucianesimo moderno. Un altro ammette che, da ambienti politici, il Partito sarebbe nel panico: il timore che qualcuno ciurli nel manico dell'ondata nazionalistica aprirebbe un varco oscuro e che non verrebbe a galla, a meno non succedano danni il primo maggio. Chi può dire, ad esempio, che qualche frangia del partito non stia preparando l'imboscata a Hu Juntao e compagnia armonica?

Chi può dirlo?

E si arriva a oggi, 30 aprile, vigilia di questo primo maggio così teso e vibrante, lucido e carenato, rinfrescato da una colazione al Sofa Bar, navigando in wireless, ascoltando musica mooooolto chill out e asciugando la lacrimuccia perché mi ricorda la Cafeteria di Pergola (Move).

Sul web: Danwei.org, orecchia e antenna ben ben tesa sull'umore sociale cinese, anche se un po' intellettualoide, riposta sul blog alcuni articoli degli anni 80, sugli attacchi ai giornalisti stranieri in Cina.

In questo clima ci si appresta a farsi i giri dei Ja Le Fu cittadini.

In questo clima andrò, se andrà tutto bene, a sciropparmi Metal nella notte rovente della May Day di Shanghai.

 

When Im walking a dark road
I am a man who walkes alone


[Shanghai] Bo Yang

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:08

Bo Yang è morto :-(.

Scrittore nato nella provincia dello Henan nel 1920 e poi trasferitosi a Taiwan nel 1949. Ho scoperto la notizia poco fa, poco dopo aver finito di leggere proprio il suo libro, Brutti Cinesi.

Mi aveva strappato un'ultima risata, poi sono andato on line per cercare altri suoi libri e ho scoperto che è morto.

Xie xie e un sorso di er guo tou. Gambei!


[da Shanghai] Chi ha perso

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:35

Così, an passant, vorrei dire una cosa ai vari intellettuali e giornalisti e tutta l'intellighenzia di questa specie che da vent'anni gestisce la cultura, l'informazione “di sinistra”. Non ci metto i politici. Non me ne frega un cazzo.

Vorrei dire una cosa a chi ha avuto in eredità una supremazia culturale che arrivava dai nostri nonni.

Vorrei dire una cosa a chi è riuscito a disperdere culturalmente, tutto quanto gli era stato regalato.

Vorrei dire a questi, che se la tirano di avere conquistato qualcosa, che invece, AVETE PERSO TUTTO.

Quindi, se dopo tutto questo bell'andare, si fa per dire, titolate che la sinistra perde Roma, “ma si consola con Vicenza”, è solo perché evidentemente non avete capito un cazzo.

E' perché siete nel 900 insieme ai vostri libri. Peccato che per strada, i vostri libri, sono carta da culo. Come i vostri sindacati, i vostri partiti, i vostri inserti, i vostri articoli ironici su Berlusconi e sulla destra, la vostra cazzo di risata che non seppellisce più neanche i vostri nomi, ahimè, le vostre VECCHIE, perché sono VECCHIE, litanie sulla sfiga di essere di sinistra.

Io non mi sono mai sentito uno sfigato, io mi sono sempre sentito INCAZZATO.

Per favore, fate almeno un gesto sensato, andate a riposare con i nipoti in campagna e lasciate campo a chi ha fame, chi ha voglia, a chi sa che deve ricostruire, piuttosto che guardare le macerie sospirando, “come è stato possibile?”.

La colpa è vostra.

La nostra, di colpa, (sempre sia una colpa essere nati dopo il vostro fottuto periodo d'oro degli anni settanta, in cui vi siete costruiti il vostro successo, tanto in culo sempre agli stessi, lasciandoci crescere nella merda degli anni 80 e regalandoci come periodo di affermazione quest'altra bella merda degli anni 90 in cui non ci avete mai creduto, non ci avete mai considerato, non ci avete mai preso sul serio e ora forse capite le conseguenze) è quella di non avere subito capito e immediatamente dopo detto che i nemici eravate voi.

[per chi capisce il chinao: 748!]



[Shanghai] 仁

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:12

Zigong chiese: “Cosa significa governare?”

Il Maestro rispose: “Significa vigilare affinché il popolo abbia cibo ed armi sufficienza, ed assicurarsi la sua fiducia”.

Zigong chiese ancora: “E se si dovesse fare a meno di una di queste tre cose, quale sarebbe?”

Il Maestro rispose: “Sarebbero le armi”.

L'altro chiese di nuovo: “E delle altre due?”

Il Maestro disse: “Sarebbe il cibo. In ogni epoca gli uomini sono sempre stati soggetti alla morte. Ma un popolo privo di fiducia non è in grado di reggersi”.

--
Buonanotte all'Italia, che ci manca che devo spiegare ai cinesi come mai alcuni italiani per festeggiare una vittoria elettorale fanno i saluti romani. Fanculo, davvero.

 


[Shanghai] Limiti

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:02

Alti e bassi. Corse e respiri forti. Allunghi e pause. E' Shanghai, o forse, la Cina.

Nel frattempo mi godo la casa e il quartiere tutto da scoprire.

C'è un ristorante pechinese di hot pot traditional fantastico, ad esempio.

Gli esperimenti casalinghi invece vanno incontro a problemi pratici.

No scodelle per i noodles e ci si adatta, con pentolini e affini.

Primi spaghetti scolati con l'affare per lavare la verdura. 

Appunti di vita quotidiana.

Frigo pieno di verdure, giganti.

Confucio e spaghetti.

 

Alti e bassi. Shanghai prende, strattona, abbraccia, esaurisce, carica e scarica, abbatte, annoia.

Tutti indaffarati, cantieri aperti di notte, strade invase dal fumo dei barbecue all'aperto, pub patrizi pettinati, localacci sporchi, vetrine ambigue, docce pubbliche accoglienti, odori.

Poi, qui, il senso del limite c'è, si respira, si attenua, si riaccende, si conquista, si comprende e si è prigionieri. Tutto è bene, tutto è male.

E' un topic classico: la nostra libertà e il loro senso del limite. Anche i grattacieli, quando si abbassa il sole, scompaiono nella nebbiolina. Le loro punte non si vedono a testimonianza che non tutto è raggiungibile.

Più sono in Cina, più odio l'Occidente.

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che sarò domani,
non parlare non dire più niente, se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani

 


[Shanghai] Uno

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:25

Prima di partire per l'Italia la volta scorsa, avevo lasciato a Ly un libro scritto da un inglese sull'Italia.

Appena arrivato in casa, dopo essermi sistemato, avere guardato dalla finestra, avere respirato un'aria leggera e un poco frizzante di questa primavera shanghaiese Ly mi ha chiesto: “senti ma mi spieghi sta storia di Piazza Fontana?”.

Avevo fame e la scoperta della casa è stata divertente. Tipo: tirare fuori i cassetti e scoprire dentro solo chopstik.

Oppure: aspettare un'ora che ti portino l'acqua.

Oppure: facciamo gli spaghetti. Come li coliamo? Allora ho guardato Ly e gli ho chiesto di farmi una domanda secondaria.

Ok – mi ha detto – dimmi come mai ha vinto Berlusconi”.

 

Gli ho proposto di andarci a fare un giro, che bene o male devo scoprire un po' il nuovo quartiere in cui sono. E poi lui mi ha sempre detto di non interessarsi alla politica. Non vedo perché debba cominciare proprio dall'Italia.

In questo giovane quartiere mi piacciono: alcuni viali alberati tranquilli che sembra di essere a Beijing, un teatro che funziona anche da multisala, ottima soluzione per la noia shanghaiese, un immenso spazio espositivo, incredibilmente a free, con capannoni con dentro robe assurde, baretti, pub e un po' di vita, pare.

Domenica lunatica, sognando l'Europa.

Sing us a song
A song to keep us warm
There's such a chill, such a chill

 


[Libri] La congiura degli stopper

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 12:41

Il mio nome è Nedo Ludi, Pippo Russo.

Nedo Ludi è uno stopper. Ha 29 anni. Gioca nell'Empoli, campionato 1988-89. Segna il gol salvezza, per alcuni giorni è un eroe. Va in vacanza, si prepara al campionato pre mondiali, l'Italia presenta la sua modernità al mondo. Il nuovo avanza. Nedo Ludi è un onesto stopper, gioca a uomo, piedi ruvidi, ma grande grinta. Ha un corretto concetto del calcio: qualcosa di semplice: strappare la palla agli avversari, correre, buttarla di là.

In vacanza scopre una cosa: l'Empoli cambia allenatore. L'Empoli esonera il mister che aveva fatto di Nedo uno stopper da serie A. L'Empoli prende un allenatore sacchiano: zonista. Il nuovo che avanza.

La zona si sta imponendo nel calcio, grazie al Milan di Sacchi. Tanti discepoli crescono e cambia il modo di concepire il calcio. Via i sentimenti, via i cuori puri, nuove parole, nuovi vocabili, scienza applicata al calcio. Per Nedo Ludi tutto ciò significa una sola cosa: complicare il calcio. Il nuovo mister rilascia le prime dichiarazioni. Per Nedo Ludi parla di parole, non di calcio. Intensità, esterni, fase difensiva, rigore, schemi, tattica, tattica, Progetto, con la P maiuscola.

Nedu Ludi finisce ai margini, non è adatto. Non è adatto al Progetto. E allora, ricordando l'assonanza con Ned Ludd, che un tifoso locale gli spiega, Nedo Ludi, figlio di operai comunisti, decide di sabotare la zona.

Nasce la congiura degli stopper.

Come raccontare in modo lieve, ma determinato e duro, il cambiamento del calcio, insieme a quello del mondo che gli girava intorno. E' la storia di una sconfitta e della nascita del neo calcio, calcio moderno, accompagnato da un cambio d'epoca sociale, le cui dimensioni, forse, le stiamo comprendendo solo oggi.


Powered by LifeType