beirut

[Terremoto in Cina] Sangue e aiuti

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:22

Ieri mi chiama il mio amico cinese e mi dice “andiamo a donare il sangue, per i nostri fratelli e sorelle del Sichuan. D'altronde - ha aggiunto - sono pure i tuoi, ormai”. Ho articolato un sì patriottico e sono uscito di casa.

Camminando, osservavo una Shanghai insolita. Se dovessi definirla la definirei una città fredda, la cui consistenza dipende in gran parte dai propri abitanti, spesso concentrati solo sul loro fottuto business e impicci e intrallazzi. Sono uscito e come un novello protagonista di un romanzo di Yu Hua, armato di acqua mi sono diretto verso l'ospedale più vicino, perché le stazioni mobili erano tutte troppo lontane e già si parlava di code chilometriche.

Nella passeggiata per arrivare all'ospedale ogni schermo era circondato da persone desiderose di sapere, capire, scuotere la testa. Quasi mi veniva voglia di sedermi sui talloni e scroccare una sigaretta. Poi ho pensato che forse prima di donare il sangue era meglio respirare, piuttosto che fumare. Quindi procedo. Arrivo e il mio amico ha il viso corrucciato. Un disastro, dice, un disastro. Entriamo e nella televisione passa una straziante canzoncina, vagamente sovietica nell'incedere, che parla di mani nelle mani, cuori nei cuori, stiamo uniti eccetera. Sulla sfondo case distrutte, montagne svenute su se stesse, bambini, tanti e ovviamente lui, il premier Wen Jiabao, in prima linea. "Poi dovremo riposarci, che se si dona il sangue bisogna riposarsi e dormire. Quindi andiamo a casa e ci guardiamo la diretta", mi dice. Va bene.

Arriviamo al piano delle trasfusioni e un dottore ci dice che in quel momento non potevano ricevere altri donatori. Troppa gente, per il loro personale e i mezzi. Abbiamo lasciato il numero di telefono, ci chiameranno loro.

Nel frattempo, sono davvero stupito, il mio amico si è attivato per capire come andare a Chengdu. Dovevamo andare sabato, questo, ma sono sorte complicazioni. Ovvero, per ora, nisba. Bisogna aspettare l'ok per volontari civili.

E allora aspettiamo. Tanto mi sembra di non fare altro, in generale.


[Shanghai] Who's this man?

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:47

This story is an example of chinese police methods...keep the secret...:-)

A week ago fire killed five person and injured twelve other in the explosion of bus 942 in Yangpu district, in Shanghai.

Shanghai's authorities didnt say nothing about it, but we discovered there is a man they are looking for.

The Police Autorithies are looking for him: an unidentified gaunt man about 40 years old and 1.65 meters tall.

There is an artist impression of the man (on the left). Police offered up to 50,000 yuan in reward money for information about him.

Officials haven’t released any other information about the incident, beyond a terse initial statement that the fire that resulted in the deaths and injuries appeared to have occurred because a passenger had carried flammable liquid aboard the city bus.

The suspected drawned looks Han Chinese, the country’s dominant ethnic group.

As Wall Street Journal reports, Police also noted in their appeal for information that the man seemed to be malnourished and had bad teeth–a possible sign that if he were responsible for setting the fire in a terrorist act, he was doing so as a disgruntled have-not.

Such an act wouldn’t be unprecedented in China. It’s possible it was all an accident, but many Shanghai commuters fear the worst, because local police have declined to say one way or another whether they think the bus incident was premeditated.

 



[Terremoto] Assestamenti

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:27

Upgrade:

- Per chi fosse a Pechino: Sichuan Earthquake Benefit Concert, Mao Live House, Gulou Dong Dajie, BJ. Wed May 14th 8pm. 50RMB

- Ancora dal Guardian, le seguenti dichiarazioni di abitanti del centro colpito dal terremoto: These buildings outside have been here for 20 years and didn't collapse - the school was only 10 years old. [Government officials] took the money from investment, so they took the lives of hundreds of kids. They have money for prostitutes and second wives but they don't have money for our children. This is not a natural disaster - this is done by humans.

 

La terra del Sichuan, ancora non si è fermata. Come previsto dai centri sismici, alle 15 locali una nuova scossa ha provocato altre distruzioni, mentre il numero delle vittime pare aumentare ancora, mentre arrivano i soccorsi, che lottano contro maltempo e una nuova notte che cala su macerie e gente all'addiaccio (30 mila hanno dormito per strada la notte scorsa). Fonte APA (agenzia azera): 12mila morti accertati e 60 mila dispersi. Per il Time, sarebbero ancora 10 mila le persone che mancano all'appello.

Pare che i trasporti si siano ripresi e che ora le zone siano raggiungbili. Proverò ad informarmi. Cominciano a emergere i problemi: necessità di acqua potabile e controlli di dighe e centrali nucleari (nella regione colpita non ce ne sono, ma le scosse sono arrivate molto lontano). Inoltre come già scritto, l'emergenza comincia ad essere anche ambientale, vista la distruzione di impianti chimici della regione.

Nel frattempo a Shanghai sono stati sospesi i titoli di 45 aziende dello Sichuan: impossibili mettersi in comunicazione. E mentre Berlusca chiede l'aiuto di Dio, una inviata del The Guardian, Tanja Branigan, descrive quanto vede nella città di Chengdu, capoluogo del Sichuan: qui link e mp3 da scaricare.

 

[Terremoto in Cina] Il giorno dopo

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 03:58
Si contano i morti in Sichuan, dove pare aumentino di ora in ora. A mezzogiorno ora locale, si parla di 10 mila morti.

Per la Cina l'anno delle Olimpiadi è stato un disastro dietro l'altro: tempeste di neve in inverno, infezioni, inflazione e ora il terremoto.

In questi casi la grande famiglia cinese si raccoglie e si unisce ancora di più, chiamata all'impegno, al sacrificio dai propri leader. Ieri a Shanghai, i grandi schermi nel centro cittadino anziché i consueti spot commerciali, mandavano la diretta della televisione. Tante le persone a guardare, come in un macabro cinema all'aperto, gli aggiornamenti dal Sichuan.

L'attenzione è alta: ieri sera alle 23 circa mi sono preparato un caffè, perché avevo da fare, scrivere, bregare, cercare di capire una parola su cento anziché le conseute trecento, eccetera dalla diretta televisiva. Mi ha suonato alla porta il mio vicino di casa, chiedendomi se anche io sentivo odore di gas. Gli ho detto, a gesti e poche parole, che stavo preparandomi il caffè. La preoccupazione è alta e un minuto prima la CCTV aveva invitato (nelle zone scosse, però, mica a Shanghai!) di chiudere gas e prendere alcune precauzioni. Il tipo era decisamente preoccupato. L'ho rassicurato. E lui mi ha detto "take care", in un inglese abbozzato. Qui è così: se sei nella famiglia, i cazzi tuoi te li puoi scordare...

Il premier Wen è là, in prima linea.

Dalle 12 ha fatto rimuovere i recinti di protezione e megafono alla mano si è portato nei pressi di macerie, in cui ancora si scava alla ricerca di persone miracolosamente rimaste vive.

La notte ha reso le operazioni di salvataggio più difficili e non giova il completo black out delle comunicazioni telefoniche.

Inoltre la caduta di fabbriche chimiche e il conseguente disperdersi nell'aria di sostanze tossiche ha provocato ulteriori evacuazioni. Un vero e proprio disastro. Umano, economico ed ecologico. 

Dall'aereo Wen, intervistato dalla CCTV, ha rivolto un appello accorato ai compagni (tóng zhì, 同志) di partito: ora è il momento di una leadership forte, che sappia sacrificarsi per il proprio popolo.

I topic di cui si parla oggi, insieme alla necessità di ricostruire, mi pare siano i seguenti:

  • predizione della sciagura, un articolo di China Daily

  • riflessi economici (ovvi e disastrosi) per l'economia cinese: il parere del Wall Street Journal e di Bloomberg

  • il terremoto a Shanghai: solo paura, ma nessuna vittima. Oggi per altro a Shanghai tira un vento fortissimo, un mini tái fēng pre estivo. Per i cinesi però, il tái fēng (grande vento) è abbastanza normale. Meno per noi: stamattina mi pareva venissero giù le finestre. Rapide folate, forti e rumorose. Ma tutto ordinario. 

  • Parole di footonearth da Beijing.

Un altro ragionamento, infine, anticipato ieri da una lunga diretta televisiva della CCTV, colma di notizie e tagli a interviste, si occupa di indagare le cause e indicare un dato evidente: le costruzioni poco sicure, spesso vecchie del Sichuan. Case, ma anche fabbriche, scuole.

Seguiranno news. 


[Terremoto in Cina] Shanghai trema! Vittime in Sichuan.

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 07:22

Upgrade:

* E riecco l'ansia di controllo: Not confirmed, but from reliable source: "Propaganda dept has banned news outlets from sending own teams. All stories have to be from Xinhua."

* China Daily se ne è accorta. Hu Juntao manda rinforzi in Sichuan

* Si comincia a parlare di vittime, di scuole distrutte (fonte CNN, riportati dai quotidiani italiani). 4 morti e 100 feriti, secondo altre fonti.

* Inoltre si comincia a discutere della nota diga, secondo alcuni responsabili dell'aumento delle probabilità sismiche.

* China Eastern annulla i voli per Chengdu (nello Sichuan).

* Interessante questa pagina (in cinese) del Governo Provinciale del Sichuan: in pratica la sera del 3 maggio c'erano state le prime avvisaglie.

Da Shanghai: Belin! Prima gli autobus che esplodono, ora pure il terremoto.

Ero lì che mi compravo il caffè, nel primo piano sotterraneo di un mega mall, il City Center, nella zona in cui vivo, ancora smadonnante, dopo avere passato la mattina negli uffici di polizia per il fottuto certificato di residenza.

A un certo punto salgo le scale e vedo tutti, TUTTI, uscire di corsa. Uh, ho pensato, meglio fare esattamente la stessa cosa. Esco e fuori: migliaia di persone. Al cellulare, a fare foto, a urlare, a guardare. A quel punto ho chiesto cosa fosse mai successo. Scossa di terremoto, l'edificio ballava, mi dicono. Torno in ufficio e per la strada è pieno di gente, strade invase. Vado on line e vedo che non è accaduto solo a Shanghai, ma in parte della Cina (partendo dalla regione del Sichuan). Comunque, qui, pare tutto tranquillo. Seguiranno news.

Video, foto, racconti

Per ora, con prese dirette (in inglese), consiglio questo link.

Il racconto dei giornalisti dello Shanghai Daily.

Un video di un'evacuazione a Pechino.

Un video di un'evacuazione alla Xi'an Tech. University.

Immagini su flickr delle varie evacuazioni.

Cronaca su Twitter di un americano a Chengdu

 


Il brand Tibet diventa realtà

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 04:35

Ci si chiedeva, un po' di giorni fa: l'indignazione - nel mondo occidentale - sui fatti tibetani, da dove nasce? Da una reale partecipazione, o dalla vendita di un altro brand, come si trattasse di spazi pubblicitari spendibili sul pubblico televisivo?  Sul brand Tibet ci sono alcuni post, una discussione con Chen Ying e discussioni sparse per il Web.

In particolare, senza dover essere accusato di filocinesineria, mi chiedevo come mai il Tibet riscuotesse così tanta partecipazione emotiva, pur senza avere dietro una reale conoscenza della storia e delle dinamiche cino tibetane. Mi pareva che il Tibet venisse trattato come un brand, una marca, un immaginario, capace di sviluppare discussione su libertà e diritti umani, in una forma completamente priva di domande e interrogativi.

E guarda caso l'industria dell'abbigliamento italiana, ha provveduto a trasformare il Tibet in un brand spendibile non solo sul mercato politico, ma anche in quello dell'abbigliamento. Ecco il commento di un sito che riporta la notizia e le foto... The clothing of the Italian brand Kappa can be seen at various Chinese stores, especially their line of clothing for different countries in the world.  When Italy won the World Cup in 2006, the blue Italian jackets were popular.  In Milan, a Chinese netizen saw and took photos of a Kappa "Free Tibet" jacket, with the Snow Lion flag in front and a Buddhist figure in the back.  This item could also be found at online store.  The price of the jacket is listed at 150 Euros.

     

 


[Shanghai] Pressione e suicidi

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:28

E' di oggi la notizia di due giovani fidanzati, suicidi a Shanghai. Il fatto è di alcuni giorni fa, ma ne abbiamo notizia solo oggi. Si sono buttati giù dal sesto piano di un edificio che ospita un centro commerciale e uffici di rappresentanza di brand importanti. Quello dei suicidi è un fenomeno censurato e oscuro in Cina, per il quale non si usa il mezzo termine: o si oscura, oppure, sul web passano foto tragiche, con la consueta avvertenza: se siete schizzinosi o avete appena mangiato, (con un humor vagamente macabro), non cliccate, viene scritto.

La causa del suicidio pare sia la questione legata alla casa: non poterla comprare, averla, possederla. Qui in Cina, per la maggioranza delle persone, sei quello che hai, purtroppo. Il link è qui: attenzione perché le immagini sono veramente macabre. Interessante, invece, il dibattito sviluppatosi nei commenti, sulla correttezza o meno di mostrare certe foto. Sui media ufficiali, naturalmente, niente di niente.

Tutto questo ha a che vedere con la parola pressione. E' sempre molto difficile spiegare, ad ogni ritorno in Italia, cosa i cinesi intendano con la parola pressione. Tendiamo spesso a confonderlo con lo stress tipico delle nostre metropoli schizoidi, in cui il ricatto del lavoro, il più delle volte, comporta il nostro significato di pressione. In Cina in realtà il significato della parola pressione è molto diverso e il discorso permette di puntare l'attenzione su quello che viene definito controllo sociale distribuito, tipico della moderna società cinese e frutto di mix strambi tra novello avanzamento tecnologico e brodo culturale e tradizionale cinese. Anche quando parliamo di controllo sociale, spesso siamo portati a parlare di telecamere, guardie, guardie private, addetti alla sicurezza e tutto l'armamentario moderno per scrutarci, osservare, tessere statistiche, modelli di comportamento, di vendita, prevenire o dedurre. Qui non si tratta solo di questo: il controllo sociale è triplice e con triplici scopi e finalità, o forse meglio, caratteristiche.

C'è il controllo tipico dell'Occidente, quello che potremmo definire tecnologico, con annessi e connessi ormai, purtroppo, classici e ultraconosciuti.

Poi c'è quello distribuito, alla cinese: cittadini che controllano cittadini attraverso ruoli stabiliti dal Governo (controllori del traffico, delle vie, dei quartieri, dei palazzi, della scala). Queste due tipologie mi fanno pensare alla Cina come un posto che ci ha raggiunto, in termini di controllo sociale occidentale, e che raggiungeremo, in termini di controllo sociale “distribuito”.

Infine c'è la tipologia più specificamente cinese: cittadini che controllano cittadini attraverso ruoli stabiliti dalle consuetudini o abitudini sociali e storico- culturali. Si dice che i cinesi siano curiosi, che non abbiano il concetto di privacy. E' vero. Alcuni degli sfoghi di questa caratteristica sono anche divertenti (come le avventure nei cesui). Altri, hanno epiloghi tragici. E' questo mix a creare le pressioni di cui parlano spesso i cinesi. Un esempio è proprio la questione legata alla casa. Le giovani coppie vivono il loro momento più tormentato quando, in occasione del matrimonio (che qui è scontato), devono trovare, anzi comprare, la casa. Perché affittarla non si può: il controllo sociale storico cinese impone che la casa sia comprata. Un affitto sarebbe considerato un evento di cui vergognarsi (perdere la faccia). Allora molte coppie finiscono per vivere con i genitori. Oppure finiscono per tentare la fortuna, in modo lecito (ad esempio tentando l'avventura con lo stock market) o illecito. Oppure i genitori del maschio, pagano la prima parte della casa (il downpayment, l'anticipo in contanti), quelli della donna l'arredo iniziale. Spesso questo provoca scossoni emotivi e future diatribe sulla restituzione dei soldi. Perché qui i soldi, ora, sono la cosa più importante.

Su questo fenomeno monetario che nelle grandi città è portato da elementi mercantili decisamente occidentali (vedi il caro case), si inseriscono le tradizioni e le consuetudini sociali così presenti e fondamentali nel brodo culturale cinese. Il mix è terribile. Sui suicidi è ingteressante anche la storia che trovate a questo link, ovvero la vicenda dell'ultimo suicidio avvenutaoin una nota azienda cinese, in cui gli ingegneri si ammazzano con straordinara regolarità. L'azienda hig tech è nota per "lo spirito del materasso", poiché appena assunti i dipendenti si vedono piazzare il materasso e i cuscini sotto la scrivania.  Anche in questo caso, qualche verità emerge solo dall'universo dei blog e delle bbs cinesi.

 


[RF e NIE] I miti passati. I miti presenti.

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 10:14

E' la "storia", non colui che la racconta

Una interessante discussione nasce, ritorna la voglia di scrivere e forse sarà la volta che grazie a questo ci riprenderemo sul serio almeno per un breve periodo, almeno per quello che potrebbe servire per terminare due idee in personal e poi rimettersi a scrivere qualcosa di cui parliamo da troppo tempo. E chissà che il tavolo di lavoro non possa essere qui in Cina, anziché in Italia...:-)

Sto parlando della recensione di Stella del Mattino - creatura del quarto degli ormai noti "filocinesi" - fatta dal mio socio, riportata su Carmilla. Una recensione che è anche un'occasione per raccogliere l'invito alla discussione sulla New Italian Epic e su quanto il nostro concetto di Reality Fiction sia o meno impregnato della sistematizzazione di WM1. Un po' si e un po' no, è la risposta.

Poiché sono un po' più rude e non ho a portata di mano riferimenti bibliografici che mi potrebbero servire a esplicitare meglio, o forse perché Laozi mi sta piano piano conquistando, potrei anche decidere di spiegare meglio il concetto di Reality Fiction senza spiegarlo. Quanto c'è in comune tra RF e NIE lo ha espresso già il mio socio.

Vorrei semplicemente sottolineare che, andando a ritroso, o limitarsi al presente, quello che resta è una battaglia culturale. Parafrasando quel tale, il mio concetto di Reality Fiction è la continuazione della politica con altri mezzi.  Perché qualcosa, nel frattempo, è cambiato e noi con esso.

Il nostro è il tentativo di smitizzare il presente, creando altri miti in grado di sopravvivere, di tradire, di tornare, di abbracciare quello che manca, una ontologia raccolta da storie e persone che sappia autonarrarsi, prevaricare se stessa e tutto ciò che comporta, che possa essere strattonata e presa e utilizzata da chiunque. Che si peschi nel passato o nel presente non fa differenza. La problematica dell'attualità, al massimo, ci fornisce un doppio binario (sulle ragioni della scelta del presente piuttosto che il passato il mio socio le ha già ampiamente specificate). Perché si effettua una duplice operazione: da un lato spogliare, smascherare, ridurre ai minimi termini culturali i miti in cui siamo incatenati, dall'altro crearne o narrarne di nuovi, attraverso la nostra esperienza e attraverso una sorta di caleidoscopio che permetta una trasfigurazione del fantastico nel reale, nel quotidiano per apparire come vero e utilizzabile da chiunque. Da qui anche la scelta di utilizzare romanzi di genere (noir, gialli, ecc.) per approdare ad un pubblico il più comune possibile. Perché questa è una battaglia, ormai, da fare in campo aperto e spazi larghi.

E perché in fondo, noi siamo questo. Siamo cresciuti tra i cuscini del free software, di Serpica Naro e un linguaggio da sempre oscillante tra il visionario e quello degli antichi cantori. Arriviamo in un posto, mettiamo giù il baracchino, tiriamo fuori gli strumenti e cantiamo. E ancora, il nostro fare politica, era ed è focalizzato sulla costruzione di miti, di immaginari. E come dice il mio socio, il mito non finisce. Il mito persiste. Gli eroi persistono. Le persone persistono. E devono vivere, devono sognare, devono continuare a lottare.

Non conta da dove partono, ma dove vogliono arrivare.


Accarezzare cuoio a Shanghai

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 08:01

Il campo è sintetico, sotto sabbia nera. Il luogo è l'università di lingue straniere di Shanghai. Nove contro nove. Regola del fuorigioco e conseguenti teatrini, stile Baresi del Milan di Sacchi. Si inizia bene, ci si passa la palla, si rispettano i ruoli. Quando mi pare siano più o meno passati 40 minuti, sento che non ho più benzina, in più ho preso un paio di stecche niente male, su ogni tibia. Insomma sono in apnea, dopo due golletti e un paio di licenze tecniche che hanno sollevato clamore e minuti che comincio a passare in modo immobile, stile guardiano del traffico. Chiedo, “oh quanto manca”. “Un'ora e venti”. “Come un'ora e venti”. “Eh giochiamo due ore”. “...”

Per fortuna al termine della prima ora, i cinesi cominciano a volere fare i Pelè e i Cristiano Ronaldo, rintronati dal football della vecchia Europa e il suo fottuto marketing. Per me però è una buona scusa per salutare, ringraziare, e ci vediamo venerdì prossimo. Prima riesco a farmi tirare allegramente per terra, planare sul campo e appoggiarmi, ovviamente, con la mano dove mi sono beccato i cinque punti cubani. Quanto meno, ho concluso, ottimo intervento quello di Miriam a Cuba, perché la ferita non ha patito troppo, se non per uno sguaro, appena sotto.

Abbiamo vinto, per una volta, tantissimo a tanto, perché nell'ultima ora non ho contato i gol. Poi doccia e massaggio. I cinesi in questi casi, va detto, se la viaggiano. Uno dei miei compagni di squadra mi ha detto “Eh si vede che sei bravo, ma il tempo passa per tutti”. Dall'alto dei suoi vent'anni. Facile eh?

Questo post per dire ai compagni del San Precario C.F.C. che sto rispettando i programmi di allenamento stabiliti con il mister...:-)


What happens in Shenzen?

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 16:52

China is celebrating the Everest enterprise of the Olympic Torch, but according to Asia Sentinel, something happens in Shenzen today. The Olympic torch (the normal one) has apparently been extinguished by local Chinese protesters. Asia Sentinel talk about a video: we are waiting for it.

Here the article.

Here Danwei's opinion


What the hell is a Padania?

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 06:35

Su Shanghaiist, uno dei siti migliori per capire quanto succede a Shanghai in termini di eventi, sensazioni, cultura e altro, stamattina ho trovato questo:

Listening to the ever-excellent Football Weekly podcast from Guardian Unlimited the other day, we stumbled across the story of the Tibetan "national" team playing against Padania this week in Milan. If you're thinking "how can Tibet have a national team?" or "what the hell is a Padania?" then you've clearly never heard of the Viva World Cup. Frankly, you probably wouldn't be the only one.

The Viva World Cup is a football (or soccer, if you speak American) competition, organised by the New Federation Board, for nations that don't technically exist. The inaugural competition was held in 2006 in the Turkish Republic of Northern Cyprus and the idea is that it will take place every two years. This year's finals will be held in the Swedish town of Gällivare in Sápmi (or Lapland as it's more commonly known), the "nation" that triumphed at the last Viva World Cup finals.

Now, Shanghaiist's friends, Im going to explain u what Padania is: it is some kind of italian politicians invention, to justify the difference between North (Padania) and South Italy (“terroni”, in their speeches). Since about 1989 a Party, called “Lega Nord”, promoted either secession or larger autonomy for Padania, and it went as far as to define its potential flag and potential national anthem. They use to meet in Pontida, every year, to swear by Padania's flag, dressed up with ancient and ridicolous clothes. It seem something of laughable, but alas it's real.

They are in the Italian Government now, with their, because he's not “mine” new...Prime Minister Berlusconi. One of the leader of Lega Nord Party is, starting from yesterday, our Home Office Minister. The LN's leader is our Reform Minister...

Their rallying cry is (literary translation): our dick is very hard (im nok kidding u...).

Their political purpose is to realize the federalism, because they think that North part of Italy is the “hard workers” side and the South is only yobs and mafias...They are against immigrates, Italy's south citizens and everything they consider “different”. Racist, roughs, they are the real winner of the last Italy's political election. So u can uderstand our (italian) political situation: Berlusconi, Lega Nord, and fascists. Long story short: they rules now...:-(


I viaggi di Hu e la capitalist phobia

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 11:50

Che qui si fa la storia o si muore. Hu Juntao, presidente cinese, è il primo presidente, da dieci anni a questa parte, a recarsi in Giappone. Quattro giorni di vista per rinsaldare le relazioni tra i due paesi. Intrerviste con i giornalisti giapponesi, belle parole, mentre poco distante le proteste dei giapponesi avevano inizio: inni al Tibet e proteste contro il genocidio olimpico.

Le lettura del viaggio del Guardian

Le proteste, guarda caso, penseranno i cinesi, sul sito della CNN

Lo speciale di Xinhua sulla storica visita


Nel frattempo Danwei riporta un articolo di Zhong Peizhang, capo del gabinetto di propaganda cinese in cui parla di riforme, di distruggere la fobia del capitalismo, di rendere sempre più indipendente la giustizia...l'articolo in inglese è qui


Fuoco a Sh. - upgrade -

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:51

Stamattina è esploso un bus a Shanghai, nel distretto dove il primo maggio mi sono guardato il concerto punk...

3 morti e pare un bel po' di feriti, visto che sopra c'erano 50 persone.

Ancora ignote le cause. Mentre le agenzie italiane iniziano a parlare di pericolo uiguro, come si fosse trattato di un attentato terroristico.

Upgrade

Le prime testimonianze raccontano di fiamme che sarebbero iniziate dal retro del bus, mentre sembrano meno credibili le ipotesi di chi ha parlato di una deflagrazione. La polizia cinese sembra orientata ad un incendio, il che forse mediaticamente è meno appetibile di un attacco terroristico, ma per Shanghai si tratterebbe del terzo caso in un anno...I miei amici di qui dicono che i bus spesso sono vecchie carcasse e che l'attuale caldo primaverile, oggi altri 30 gradi in faccia, avrebbe fatto il resto. In attesa di nuove, prendiamo questa per buona...

 


[Shanghai] Tibet e Cina: un complotto dopo l'altro

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 05:26

Stanotte tirava un vento fortissimo che scuoteva alberi e tutto quanto poteva muoversi, anche solo al respiro. Per una volta la notte era limpida, si vedeva distante, i grattacieli brillavano, perché qui le luci non sono solo luci. Sono identità. Una strana Shanghai, dopo un giorno caldo, spolverato dalla brezza pomeridiana e asciugato nel sudore del pranzo, da fresche cene all'aperto. Le donne che vanno e vengono, gonne che svolazzano, ordini che urlano. Per un attimo, voltandomi indietro nella via alberata dei ristoranti di Xinhua Lu, mi è parso di scorgere una Shanghai antica nel suo scorrere mondano e divertito.

Ognuno poi - pensavo mentre cercavo di afferrare pezzi di pollo viscidi immersi nella soia e accompagnati da centinaia di frammenti da mezzo chilo di aglio - si vive il pezzo di umanità che incontra e su di esso pone le proprie aspettative e da esso trae le proprie emozioni.

Questa notte che ha preceduto il 30 aprile, che precederà la May Day cinese, è: un buio ovattato e fin troppo lineare e fluido. Il vento sembra voler scacciare sensazioni negative, allarmate da sentori, discorsi, sguardi. Solitamente sono circondato da persone che tendono a snobbare quelli che per noi occidentali sono problemi o questioni aperte. Solitamente mi viene detto: sono problemi degli occidentali e del nostro governo, non nostri.

Invece. Invece le Olimpiadi e le contestazioni alla fiaccola hanno aperto spiragli di discorsi inaspettati. Un mio amico si è lamentato della moda lanciata nelle chat cinesi di anticipare il proprio nickname con la scritta I Love China. Si è lamentato anche del boicottaggio a Carrefour, definito una trovata nazionalistica, come se noi, poi, ci guadagnassimo qualcosa, ha aggiunto.

E il boicottaggio riempie la testa di idee e sensazioni.

Andando con ordine: scoppia il casino in Tibet. Scoppiano i casini in Europa, specie in Francia, intorno alla fiaccola. I cinesi dicono che in Francia hanno tentato di rubare la fiaccola. Scatta l'ondata nazionalistica: siti anti Cnn, magliette, boicottaggio alla Carrefour (Ja Le Fu, in cinese: casa felice e prospera). I politici di qua parlano di cricca del Dalai Lama, blindano il Tibet (fino a quando non si sa), ottengono l'ok dal Comitato Olimpico a proseguire come niente fosse e confermano la data di fine giugno per il passaggio della fiaccola sull'Everest (in Tibet). Il percorso è armonioso, perché la Cina è armoniosa.

Poi. Qualcuno dice: secondo me i cinesi si sono fatti tutto da solo, per affrontare ora il problema e non ad agosto e togliersi dalla palle una volta per sempre il Dalai Lama e le sue ciabattine. Poi. Il Governo dice: no no no. Questo nazionalismo non va bene. E: proibiscono la produzione di magliette anti Cnn (salvo scoprire ieri che le bandiere Free Tibet sono Made in China, of course), placano gli animi sul boicottaggio, calmano i bollenti spiriti, si dissociano da iniziative personali e vagamente popolari (ci sono pur sempre un miliardo e passa di persone). Poi. Qualcuno dice: stai a vedere che: il casino del Tibet lo hanno fatto gli americani, per fottere mediaticamente la Cina. E il Governo ha vacillato. Incredibile: il Governo così attento e premuroso, ha cannato in pieno. Si è fatto prendere di sorpresa! Qualcuno dice: qualcuno, nel partito, rimescola nel torbido e spinge per il nazionalismo, per pressare il governo per chissà quali altri scopi. Un grande partito è fatto di: grandi correnti, grandi cricche, grandi competizioni, puntuali epurazioni. Vincitori e vinti. E gli ultimi non scrivono certo la storia. La rendono, semplicemente, più avvincente.

Contemporaneamente: il Governo, tramite il tribunale di Lhasa, condanna a pene dai 3 anni all'ergastolo i tibetani protagonisti degli scontri. Un treno super veloce deraglia nello Shandong, si schianta contro un altro e muoiono 66 persone. La velocità, nuovo mito tardo futurista della Cina Campeon vacilla, pure agli occhi dei cinesi.

Contemporaneamente: il Governo stringe sui visti: delirio. Tra expat (fa schifo il termine, ma credo si scriva così...) si parla solo di quello. Come fare? Gli inglesi, al solito si sono premuniti: hanno detto al Governo cinese: non scherziamo. E per loro mei wen ti (no fucking problems). Per gli altri. Chissà. Alcuni romani irrompono: Me ne frego! - dicono. Gli ricordiamo che siamo in Cina. Comunismo! E noi siamo tutti in coda davanti al bagno. E noi siamo tutti in fila davanti a un segno.

A cena un amico mi dice: se ci fosse stato Mao, col cazzo che succedeva tutto sto casino. Questi invece parlano di armonia. Attenzione. Tanti Mozi (maestro Mo) crescono: abbasso Hu Juntao e il suo confucianesimo moderno. Un altro ammette che, da ambienti politici, il Partito sarebbe nel panico: il timore che qualcuno ciurli nel manico dell'ondata nazionalistica aprirebbe un varco oscuro e che non verrebbe a galla, a meno non succedano danni il primo maggio. Chi può dire, ad esempio, che qualche frangia del partito non stia preparando l'imboscata a Hu Juntao e compagnia armonica?

Chi può dirlo?

E si arriva a oggi, 30 aprile, vigilia di questo primo maggio così teso e vibrante, lucido e carenato, rinfrescato da una colazione al Sofa Bar, navigando in wireless, ascoltando musica mooooolto chill out e asciugando la lacrimuccia perché mi ricorda la Cafeteria di Pergola (Move).

Sul web: Danwei.org, orecchia e antenna ben ben tesa sull'umore sociale cinese, anche se un po' intellettualoide, riposta sul blog alcuni articoli degli anni 80, sugli attacchi ai giornalisti stranieri in Cina.

In questo clima ci si appresta a farsi i giri dei Ja Le Fu cittadini.

In questo clima andrò, se andrà tutto bene, a sciropparmi Metal nella notte rovente della May Day di Shanghai.

 

When Im walking a dark road
I am a man who walkes alone


[Shanghai] Bo Yang

Pizi Wenxue — Inviato da beirut @ 15:08

Bo Yang è morto :-(.

Scrittore nato nella provincia dello Henan nel 1920 e poi trasferitosi a Taiwan nel 1949. Ho scoperto la notizia poco fa, poco dopo aver finito di leggere proprio il suo libro, Brutti Cinesi.

Mi aveva strappato un'ultima risata, poi sono andato on line per cercare altri suoi libri e ho scoperto che è morto.

Xie xie e un sorso di er guo tou. Gambei!


Powered by LifeType