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Cronache di un allenatore di calcio a Pechino #1° giornata di campionato

Ho una squadra di leoni giapponesi, tignosi, che lottano. E’ incredbile una sensazione che ho avuto oggi: durante gli allenamenti sembrano sempre sulle nuvole e in partita stamattina, che sensazione!, in campo facevano tutto quanto proviamo durante la settimana.

Cominciano ad avere senso della posizione, si allargano, si passano la palla, si inseriscono, appoggiano, non buttano via il pallone, provano sempre a giocarlo. Oggi ad un certo punto ero in visibilio tanto che mi sono girato verso i genitori come a dire, “non so se mi spiego”.

Uno dei centrocampisti ha appoggiatto alla punta, e si è fondato nello spazio a destra (quando interrompo le partitelle faccio fare sto movimento cento miliardi di volte, per fare capire la giocata invece della cagata che hanno appena fatto). Il puntero ha appoggiato al mediocampista centrale, che ha allargato all’altro sulla corsa. Ero in estasi.

Sono delle spugne, sviluppano un loro modo di interpretare le cose che mi ha esaltato.

Allora esordio contro una squadra (mi pare BSB, poi metterò link al calendario classifiche ecc.) che l’anno scorso ci aveva battuto all’andata, seccamente (4-0) e che al ritorno sconfiggemmo 3-2 al termine di un incontro mozzafiato. Fu anche la vittoria che ci consegnò il secondo posto nel girone, l’ultima della stagione. Arrivammo a quella partita in un continuo crescendo.

Oggi partenza tesissima, uno zero a zero per i primi 7o 8 minuti (si gioca 15 per tempo). Causa defezione di uno dei due difensori che non è potuto venire, ero in difficoltà in quanto a formazione.

Che ho messo così in campo: in porta l’Imperatore, in difesa Davids e il capitano Rikitaro con la fascia del Barca. Centrale, basso, Issa un altro che in partita si trasforma, a sinistra l’Ozil giappo (che sarebbe dovuto stare in panca, ma che ha disputato una grande prima partita), a destra, largo, molto largo, il Redivivo quello che odiavo l’anno scorso, ma anche quello cresciuto di più.

Davanti l’Inzaghi del Sol Levante. Primi 5 minuti non ha toccato boccia. La prima che ha toccato l’ha messa dentro. 1-0 assist di Rikitaro, dopo una sua sfuriata centrale, palla alla punta e gol.

Poco dopo l’apoteosi. Rikitaro appoggia su Ozil, che ci accentra, l’altro vede lo spazio e ci si butta. Ozil appoggi a Inzaghi, che allarga sulla corsa di R. che di giustezza conclude l’uno-due con Inzaghi che appoggia in rete a due metri dalla porta. 2-0 . Marò!

Si chiude il primo tempo, dietro non concediamo niente, ma tipo che non tirano mai in porta. Nel secondo tempo 3-0, poi balliamo per 5 minuti, in cui matura il 3-1 e rischiamo un po’ troppo. Infine, contropiede e sfondiamo: 6-1 il risultato finale. Segna perfino il Redivivo.

La seconda partita era contro i temibili rivali dello Sport Beijing, acerrimi avversari, simpatici come la classica merda sul letto quando torni ciucco e vuoi solo sdraiarti.

L’anno scorso ci riempirono 8 o 9 a zero. E’ che sono tutti stranieri, hanno un anno in più e il loro più nano è di molto più alto e più grosso dei nostri. Oggi incredibile, il primo tempo abbiamo tenuto e solo un tiro da cinquanta metri, finito sotto le gambe del nostro portiere ha sbloccato il risultati in favore dei marrani laowai. A quel punto siamo un po’ calati di corsa e di convinzione, anche perché in ogni caso eravamo molto difensivi e facevamo molta fatica a portare su la palla. Inzaghi, per dire, ha toccato 5 palloni, credo.

Come al solito nel momento sbagliato è arrivato il 2-0 su un altro calcio dalla distanza (questa volta di notevole fattura, senza colpe il nostro portiere). Nel secondo tempo ho insistito con la squadra titolare per vedere come si metteva. Purtroppo un miracolo del loro portiere ha impedito di chiudere con un gol i primi 5 minuti veramente da iene feroci, fantastici. Al solito il calcio è brutale, e arriva il 3-0 al termine di un contropiede in cui la nostra spinta zemaniana è stata forse eccessiva.

A quel punto partita finita, ho messo le pippe (non ho cambi e con l’assenza improvvisa del difensore ero veramente messo male, perché devono giocare tutti……) e abbiamo imbarcato, 5-0 finale, ma 3 quarti di partita a grandi ritmi e alla fine ho fatto i complimenti a tutti.

Ora domenica prossima riposiamo e ho due settimane per fare un po’ di esercizi per sfruttare i calci piazzati che ogni volta, scappano tutti e non avendo il calcio, ogni fallo a favore è una cagata in mano per un contropiede matematico.

Jiayou!

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Cronache di un allenatore di calcio a Pechino #6

Alla fine domenica scorsa amichevole rinviata, per pioggia. L’acqua garantisce un paio di giorni senza nebbia da smog, mentre l’aria si è fratta frescolina.
Domenica esordiamo in campionato, alle consuete 9 del fottuto mattino.Oggi allenamento dei 2004. MI sono comprato con somma gioia il Kindleche in pratica porto ovunque. Nel tragitto dalla scuola al campo,in minibus guidato finalmente da uno normale, non da un pazzo scriteriatocome prima, ho letto. Sto leggendo “Educazione Siberiana”, non proprio un ottimo rilassante per poi procedere ad una sana educazione sportiva.

Tant’è. Non ho la picca, né mi piacerebbe averla, ma qualche aneddotomi piacerebbe raccontarlo ai giappo prima delle partite.

Abbiamo fatto amichevole contro i 2002-2003, forse la squadra più forte che abbiamo, allenata molto bene dall’altro mister della scuola calcio, iscritti al campionato dei 2001 perché contro i pari età vincono bendati, ai due tocchi, di prima, segnando solo di tacco, giocando senza portiere, giocando solo con il piede NON abile.

Insomma sono forti. Primo tempo ho schierato la formazia titolare tranne il puntero, l’Inzaghi del Sol levante che non c’è al giovedì. In porta ho messo T. che chiamo the emperor, perché alla sua età ha un ego e una personalità sconfinati. Non l’ho fatto capitano sennò finiva che si presentava al campocon mantello e corona. Sarebbe bravo anche sotto, ma è sveglio e non ha paura e ha un bel calcio e tende a fare brutto agli avversari: in porta!
In difesa D. il Davids de noantri, che finalmente ha capito come marcare l’uomo sui calci d’angolo e come difendere la palla sui rinvii del portiere. Insieme a lui Y. uno che non so neanche voce abbia, ma si mette lì e tutto quello che gli passa vicino lo randella, per essere certo di non doversi spostare troppo.

A centrocampo: R.cui ho consegnato in un rito propiziatorio e di mega imbarazzo per lui e somma commozione da parte mia la fascia da capitano.Una fascia con da una parte i colori del Barca e dall’altra la bandiera catalana. Avevo pensato a dargliene una del Genoa, ma il mio disamore ei confronti di chi detiene la maggioranza delle azioni (boh, si dirà così) e l’impossibilità di averne una in tempo, mi hanno fatto accettareuna proposta direttamente da Barna. Lui lo piazzo centrale, tanto corre come un pazzo e ha una bella progressione, o meglio la lascia intuire, è il faro e il cuore del team.Ai suoi lati I. il più stazzo, ma se gli urlo in testa una decina di volte in tre secondi , si sveglia e picchia e basta.

Oggi in mancanza del centravanti ho messo H. un piccoletto bravissio, con le movenze, insomma cercate di capire, di Ozil, bravo tecnicamente, giudizioso (giudizioso..come parlo?) ma in partita ha un vitello gigantesco. Peccato, speriamo si svegli.

Davanti ho messo N. che domenica schiererò al posto di Ozil de Tokyo. N. l’anno scorso era una pippa, lo odiavo, ho anche litigato con il padre che ogni partita stava a massacrarlo e lui andava in tilt, manco fosse Pelè tra l’altro. Era una pippa colossale. Piano piano è cresciuto e quest’anno è tirato a lucido, veramente caparbio (dopo giudizioso) e ha un buon dribbling. Se gli ricordo ogni 2 minuti la posizione si disimpegna anche bene, oggi mi è piaciuto.

Amichevole soddisfacente, abbiamo perso 3-0 ma abbiamo giocato, lottatoe commesso le solite 4mila leggerezze.
Insomma corsa, cuore ci sono. Il contrario, per dire, di Genoa e Inter.

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Cronache di un allenatore di calcio a Pechino #5

All’improvviso, il campionato. Così come succede tutto in Cina, quasi per caso.

Domenica 18 si parte, quindi ieri a quelli del 2003 li ho massacrati. Cazzo un’ora di gradoni gli ho fatto fare! E’ che mi hanno innervosito, erano distratti, si sputavano, davano spinte, cartelle. E infatti uno, spinto da dietro, ha preso una bella ginocchiata su un gradone. Un altro si è fatto male alle mani e a quel punto li ho portati sul campo.
Uno fa sempre la spia e non mi piace, ma se viene e mi dice, “quello mi ha tirato un pungo in faccia”, io a “quello” devo redarguirlo. All’ennesima spiata però non ce l’ho fatta.
Viene e mi dice “quello mi ha sputato l’acqua della bottiglietta”. E gli ho detto: “non andarci vicino e vedi che non ti sputa”. Echecazzo.

Per quanto riguarda i match la formazione c’è, ma da verificare la tenuta, che giochiamo contro 6 squadra alla nostra portata, mentre una, gli acerrimi rivali, tutti biondini e ariani, l’anno scorso ci avevano battuto nettamente.

I miei sono migliorati, ma credo anche loro.
Il loro allenatore odioso. Pensa di essere Guardiola, gli fa fare duecento passaggi, tic e toc, roba da sega grilli, da Louis Enrique in pieno Peyote. Noi abbiamo avuto un atteggiamento prudente e spregiudicato insieme, tra Trapattoni e Zeman. Tipo belli stretti dietro e poi appena preso il pallone in duecento a spingere. Perdemmo 4 a 0. Ma non avevamo il portiere, cioè c’era ma era una delle pippe che non sapendo dove metterlo gli ho detto “gorikipe!”. E lui svogliato è andato, ma vabbè bastava tirare in porta per segnare.

A sto giro vorrei provare un approccio un po’ Guidoliniano. Ci avete mai fatto caso che Guidolin assume in sé la teoria del blocco “palla magica” o anche casino organizzato e poi preparatissimi a buttarsi su palla e spazi (dai che il calcio ormai è come occupare gli spazi tra lo schieramento avversario, mica schemi con la palla). Tutti stretti in mezzo con la palla a carambolare tipo palla magica e i tre davanti pronti subito a infilare la difesa avversaria che in tutto questo giochino si alza piano piano. 😉
Comunque, dietro sono tranquillo. Ho due mastini (giochiamo a 5 + portero) che picchiano come fabbri che sanno calciare solo dove sono girati, ma va bene. Uno di loro gioca con gli occhiali stile Davids, fa veramente paura ed è anche piazziato. E’ uno di quelli che se capisce che deve andare più veloce può diventare bravo.

A centrocampo ho il più forte (ho pronta per lui la fascia di capitano del Barca). Lui è il più piccolo, perché è un 2004, ma ha margini di miglioramento incredibile, spesso gli faccio vedere qualche giochino e vedo che prova a farli perfino in partita. E’ un carroarmato, un buon tiro, ora lo metto in mezzo, ma nel tempo potrebbe diventare un buon giocatore di centrocampo, più mezzala. Diciamo uno Juric coi piedi buoni e la castagna da fuori, un Kucka Giappo!.

Ai suoi lati due che sarebbero anche bravi ma che in partita si cagano in mano e faticano. Davanti ho una iena feroce, l’Inzaghi giapponese. Calcisticamente lo odio, ma ragà è un fenomeno il tipo, appena tocca la palla la mette dentro, ha un senso del gol clamoroso.

Il problema è portargli il pallone su, vicino alla porta perché non partecipa per niente al gioco della squadra.

E purtroppo questo si allena un altro giorno e non si allena mai con i suoi compagni di squadra.

Anyway, forse dopodomani facciamo un’amichevole altrimenti giovedì partitella in famiglia contro i 2002, così da prendere una bella sambaprima dell’esordio in campionato (preparatorio per altro all’evento dell’anno, ovvero il torneo internazionale in thailandia a novembre).

Prima delle partite porto un quaderno dove gli faccio vedere dove stare in campo.

Fantastico con i ruoli scritti in giappo e in cinese. Loro vanno in brodo di giuggiole.

E poi: difens, middo, fowado! Tanto poi dopo due minuti fanno il cazzo che vogliono, giustamente!
🙂

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Cronache di un allenatore di calcio a Pechino #4

Uella! A Milano hanno occupato la Borsa. Esistono ancora i cantierini!

Anyway. Stavo pensando: dobbiamo organizzare delle amichevoli, che quelli del 2003 devono prendere una bella tranvata nei denti, giocare contro chi non gli faccia mai vedere il pallone e capire che devono migliorare. Però la prima amichevole la faremo contro delle pippe. E’ bello essere conseguenti ai propri pensieri.

Sono in piena paranoia da PCC, preso dai cable di wikileaks e dalla lettura di un libro che dice di svelare come il PCC controlla tutto.  Preso dall’ansia di controllo e di essere controllato di diventare fanalino di coda di un processo di indagine su ogni essere umano nel paese, oggi ho affrontato con straordinaria allegria l’allenamento dei più piccoli. I 2004.

Dei nani da combattimento, cattivi, sempre pronti a prendersi a cartelle durante la corsa. A loro invece li devo sfinire nella prima mezz’ora quaranta minuti sennò mi devono ricoverare. Non stanno mai fermi, si menano, urlano, ballano (anche). Se gli dico di correre per punizione esultano come avessero fatto un gol.

Allora me la rido, cerco di tirare un urlo MOLTO forte ogni ora e poi alla fine tutto si sistema. Certo che se penso a quando giocavo a calcio io a quell’età, eravamo di un altro pianeto. Perché avevamo la piazzetta. Vabbè.

Oggi li ho massacrati con gli ostacoli. A due piedi, con uno, di lato, destra, sinistra, con pausa, veloce. Dato che continuavano ad andare ai duemila allora, specie Messi e Ronaldo, li ho chiamati così e sono i due più forti, ma per ragioni diverse. Ronaldo lo chiamo così perché a 7 anni ha già i pettorali di Ronaldo, intendo C-Luo, Cristiano Ronaldo, non l’omino MIchelin brasiliano, Messi è semplice, si è presentato con la maglia di Messi e tra Soda, Katzutaka, Taiga, Taido, Tuidu, Tudui, Nakanaka, ho benedetto il nome: Messi. Lui è uno di quelli che in un mese è cresciuto di più.

Insomma dopo 40 minuti di ostacoli avevano ancora l’argento vivo addosso, come diceva mia nonna. Allora dopo gli ostacoli ho aggiunto delle listarelle a terra (non so come chiamare sto strumento) per fargli fare scatti nel breve.

Ma niente, continuavano a correre. Gli ho detto di fare due minuti di pausa, mentre preparavo i paletti per altri esercizi, e niente, a prendersi a pallonate, rincorrendosi.
A quel punto 40 minuti di tecnica, avanti e indietro con il pallone di cui venti minuti uno di fronte all’altro a stoppare e passare. Poi partitella. E incredibile: zero a zero con la palla che è stata 20 minuti (la durata della partitella) in 5 metri di campo tra i due schieramenti disposti a carrarmato uno contro l’altro a runsare fino alla caduta del punto debole. Ma non è avvenuto.

p.s. sono sicuro,lo spero!, che _nero conosce il nome dell’attrezzo di cui parlo 🙂

 

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Cronache di un allenatore di calcio a Pechino #3

Per dire, i bambini a 7 o 8 anni quando hanno il pallone tra i piedi, o corrono dritti (se sono giapponesi tentano di andare avanti a contrasti fino a che non trovano un muro) oppure calciano.

Fondamentale quindi a questa età, oltre a reiterati esercizi di controllo palla e stop e passaggio (su cui poi tornerò, perché è una delle cose inaspettatamente più complicate), da fare in modo giocoso e divertente altrimenti si stracciano le palle, sono i cambi di direzione. Chi è bravo, nel senso che ha il calcio nel sangue (non significa serie A, significa che ha il senso del calcio), lo fa in modo naturale: in quel caso si lavora sulla modalità, la velocità di esecuzione, la precisione.

In generale però si tratta tutti allo stesso modo, invitando, dapprima senza palla, nella mini parte di atletica, a superare ostacoli cambiando direzione, poi si passa alla palla.

Significa fare cambi di marcia con la pianta del piede, interno, esterno, veroniche, indietro-avanti, io gli faccio fare anche pianta e tacco, almeno vedono qualche colpo e capiscono che hanno un obiettivo: farlo uguale!

Il calcio è tecnica, forza e istinto, ma la naturalità va allenata. Sono daccordo con Mourinho: è importante a tutte le età allenare il cervello a districarsi in situazioni da partita, allenare all’imprevisto, a controllare l’istinto portandolo al servizio delle doti naturali e della squadra.

I cambi di direzione sono fondamentali. Pensate a Xavi e guardate quante cazzo di volte cambia marcia prima di passare la palla. Tanto più nel fraseggio, cui ormai tirano tutti gli allenatori, il cambio di direzione è importante. Imprime velocità improvvisa, sbilancia gli avversari, diverte la squadra presa a ipotizzare nuove vie verso la porta avversaria. Semplice, più complessa, il tocco sul cuoio che cambia la direzione del gioco è ormai un fondamentale.

Un gioco che faccio fare per passare alla pratica è lo scontro uno contro uno. (Ovviamente i bambini di 7 e 8 anni non è che facciano tutto alla perfezione e ci mancherebbe, ma in questo modo sono allenati alla conquista del colpo, alla velocità di comprendere le situazioni, alle possibilità che un tocco al pallone con una o un’altra parte del piede scatena davanti a sè, ovvero il corridoio, il movimento del compagno, mentre per i più piccoli finalizziamo tutto al gol, alla rete che si gonfia, quella cazzo di figata che è metterla dentro. Pertanto non sto a massacrarli se non li fanno bene, anche se dopo poco capiscono il senso e lo fanno. quando avranno più forza, lo faranno ancora meglio).

Di solito l’uno contro uno con tiro in porta è così: metà squadra da un lato, metà dall’altro dei lati lunghi di un campo fatto con i “cinesini”. Ai due lati corti, due porticine. Chi ha la palla farà fase difensiva, chi è senza palla, la riceve e deve attaccare una delle due porte.

Quello che fa il passaggio, deve partire a razzo, per andare a contrastare l’avversario, chi riceve, deve scegliere in pochissimo tempo cosa fare. Stoppare, scegliendo il lato (chi stoppa e la palla gli rimane tra i piedi, lo deve rifare, finché non capisce che lo stop è a seguire, indica una direzione, una prima mossa dalla quale dipende l’esito del gioco), deve poi eventualmente difendere il pallone, smarcarsi dal difensore, calciare o appoggiare in rete (deve fare gol).

Sto pensando di fare due variazioni: mettere più distante l’attaccante così che sia costretto al dribbling (ora come ora, a uguale distanza se l’attaccante è più veloce è facile segnare).

Oppure ancora più bastardo: se ad esempio il bambino stoppa con il destro, portandosi (sempre ad esempio) a sinistra, potrà segnare solo nella porta alla sua destra E viceversa.
Giovedì prossimo lo provo. Sarà bello spiegarlo in giappo-inglese.

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Cronache di un allenatore di calcio a Pechino #2

Quest’anno per il secondo anno consecutivo alleno pischelletti del 2003 e del 2004. L’anno scorso abbiamo fatto secondi nel campionato pechinese, ma ci siamo tolti lo sfizio di vincere, post campionato, un torneaccio a Guomao, la city pechinese, stracciando letteralmente le compagini rivali.

La squadra che alleno è composta da giapponesi, su 14 ragazzini, due sono forti, quattro se la giocano, tre sono accettabili, gli altri devono divertirsi e quando saranno più grandi potrebbero anche scegliere di cambiare sport.

La cosa incredibile alla ripresa degli allenamenti è come in un mese un bambino di questa età possa crescere. Gente che non alzava il pallone neanche con le mani, oggi tirava delle castagne che sono rimasto basito.

Altra cosa è che dopo un anno di allenamenti, quest’anno cominciamo a fare esercizi più complessi, e anche in questo caso è molto bello vedere la capacità di apprendimento.

Infine, oggi c’era il sole e si vedeva il cielo. A Pechino!

A me piace fare tecnica, da calciatore odiavo le preparazioni estive, quando il pallone lo vedevi solo nelle borse in magazzino. Quindi tutto l’allenamento è incentrato sul pallone, con la sfera tra i piedi dei ragazzini, che tanto ci sono moltissimi esercizi che sviluppano resistenza e velocità. (Ad acluni ho consigliato di fare muro in casa, facendogli premere il collo del piede o l’interno sulla biglia, ferma contro il muro. Che già una madre si era lamentata che il figlio le sfasciava i vasi Ming).

Oggi ad esempio abbiamo fatto questo (modifica di un esercizio vistofare dagli allenatori del Cesena che quest’estate hanno fatto un campus da noi): una porta, loro a destra del palo, slalom tra paletti (tre) in scioltezza, passaggio a me (preciso sennò gli sparo la palla sul quinto anello), scatto (scatto, gambare!) verso paletto da aggirare, scatto verso la palla e tiro. Fin qui. Una volta tirato in porta il calciatore deve fiondarsi verso la porta, toccare i due pali, girarsi, parare e ritornare in coda. L’altro parte infatti quando il primo aggira il paletto per andare a calciare.

Se non calci e scatti, arrivi in porta, ti giri e ci sono molte probabilità che il successivo compagno ti abbia appena marchiato il brand del pallone in fronte, o sui denti, o tra le palle. Insomma, controllo palla in scioltezza e passaggio anche, poi tiro sotto stress, e scatto per salvarsi la vita. A nastro per venti minuti, in pratica sono sempre in movimento, si va rapidi, uno via l’altro (resistenza quindi e per i più svegli, anche salti quando si è in porta, (concetto di porta, difesa, che deve essere concepita fin da subito come una menata, io sono zemaniano)).

Vabbè poi Pechino ti inghiotte, anche se stasera ho pensato a un nuovo esercizio. Ho finito “La Carta e il territorio” e mi è piaciuto, ho finito”Riportando tutto a casa” e non mi è piaciuto. Ho spedito una mail a due amici e oggi mi sento umano.
Parola più urlata oggi: NARANDE! (In fila!)

 

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[Cronache di un allenatore di calcio a Pechino]

Oggi ricominciamo gli allenamenti all’Olè Footbal School di Pechino. E ricomincerò sto blog.

Quest’anno ho una squadra classe 2003, una classe 2004, gli stessi che avevo l’anno scorso, ma sono curioso di vedere quanto sono cresciuti in un paio di mesi.

 

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Riccardo Reis

Si
è molto brutto lasciare un blog così in aridità.

Poi
ti viene la voglia di scrivere e qualcosa. E muore Saramago.

E
non c’è più un cazzo da scrivere.

p.s.
I pischelli che alleno hanno vinto il campionato 🙂
Purtroppo
assente all’ultima partita causa ritorno nella mia prima Cina, ovvero
Shanghai.

Altrimenti
sarei stato come Diego, implacabile anche in panca.

p.p.s.
Durante le Olimpiadi ci furono le Cazzate Olimpiche. Certo anche in
Sudafrica….

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[Cronache di un allenatore di calcio a Pechino] Presente, passato, futuro.

Pensavo
a quanto sto bene. Ho pensato a quanto sono stato bene. Pensa, ho avuto una voglia incredibile di dirtelo.
Perché
le cose non vanno mai come vuoi tu
, anzi
è più facile cambino ancora di più.

Allenatore
side: 2 partite, 4 punti, domani terzo turno. Ho un fenomeno in
squadra.

Poi.
Ho visto un film tratto da un racconto di Auster. C’erano delle
storie, sotto forma di donne, diverse, morbide, strazianti e
impercettibili. Mi sono ritrovato a pensare al futuro, finendo per
appoggiarmi alla sensazione di dovere ancora cominciare tutto, con la
consueta nostalgia e la fretta di non avere abbastanza tempo.

Ho
trovato in un buco profondo un’istanza di luce e ne sono rimasto
affascinato, come davanti alla vetrine di una pasticceria. Stamattina
del resto, il sole mi ha sorpreso. E’ la prima volta da mesi che mi
sento caldo.

Ho
pensato normale, finendo per trovare sensazioni normali.

 

Così
io ti prendo per mano e ti porto con me.

Poi
ho buttato tutto via, sognando una strada di Francia. O una spiaggia
alla Barceloneta e semplicemente ho pensato a quello che ho perso nel
frattempo. E’ una battaglia con sconfitta, perdite, rammarico. Mi è
venuta voglia di guardare delle foto. Nel momento in cui ho provato
felicità, ho pianto pensando a tutto quello che non ho potuto
tenere con me. Mio malgrado. Ti ricordi quei giorni? Gli amici
bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano, vicino a
te, vicino a me.

Poi
hai vomitato…:-)

Che
cosa dici ora quando qualcuno ti abbraccia?

Ne
è valsa la pena, anche di cullare un ricordo, sentendolo così
vivo. Strano, pensarci ora.

Perché
a darsi un appuntamento che speranza c’è.

Mi
manca l’Europa, se significa non tornare più.

Posted in Pizi Wenxue.


Telegramma dall’Italia

Clicca
il pomodoro: i santi non hanno stronzi in paradiso

5
anni e 9 mesi per un brindisi all’interno di una Esselunga, vola in
borsa il titolo degli spumanti!

Non
è uno scoop, bensì la sentenza contro una trentina di
precari e precarie di Milano e Monza, accusati di violenza privata e
furto aggravato. Il gravissimo reato di cui si sono resi protagonisti
è aver organizzato un banchetto e un brindisi per celebrare
San Precario, dentro il supermercato Esselunga di via Ripamonti il 31
ottobre del 2004.

Un’azione
colorata, comunicativa, che incontrò la solidarietà e
la partecipazione della maggior parte dei lavoratori della catena
commerciale di Caprotti, per non parlare dei suoi clienti,
momentaneamente recuperati all’umanità dal calore dei
dimostranti. Un’azione che evidentemente colpiva nel segno
l’avidità dell’Esselunga.

Il
danno che avrebbe fatto irrigidire l’attuale giustizia italiana? Un
paio di bottiglie di vino, che costano condanne dai 5 ai 9 mesi. E
deve essere stato davvero buono, il vino, se lo si paragona a un
Milko Pennisi, due anni per tangenti da 15mila euro, o a un
Piergianni Prosperini, tre anni per tangenti da 230mila
euro.
D’altronde si sa: toglietegli tutto, ma non il loro
brand.
Non solo: per condannarci hanno dovuto inventarsi 30 mila
euro di “merce consumata” a sbafo: peccato che per 
consumare così tanta roba avremmo dovuto stare sei mesi dentro
il supermercato (e se ci fosse scappata la pipì: tragedia!) Ma
la menzogna per chi ogni giorno inganna i suoi dipendenti vessandoli,
non è certo una novità. All’epoca, sullo stendardo
che portammo dentro il supermercato, scrivemmo che “i santi” nel
mondo del lavoro
stanno tutti dalla stessa parte, quella dei
precari e delle lavoratrici, dei migranti e degli sfruttati;
dall’altra parte, solo una banda di stronzi e approfittatori.

Questa
prima condanna, però, è solo una battaglia. La prima e
più importante l’abbiamo vinta noi durante la
nostra azione
(il video è in fondo…). E la prossima sarà ancora nostra quando
l’appello smentirà le fantasiose ricostruzioni dei fatti di
Esselunga.

Fidaty:
i santi non si fermano.

Posted in Pizi Wenxue.